L’ex biancorosso Zanini: «Così ho portato il Dolomiti in C e ora spero di non affrontare il Lane»

Sulla foto profilo di whatsapp c’è lui che bacia la coppa che vale la promozione in serie C. «Una gioia incredibile, infinita», racconta l’allenatore del Dolomiti Bellunesi. Nicola Zanini è un ragazzo di Vicenza a cui tutti vogliono bene, gli consegneresti le chiavi di casa perchè sai che ti puoi fidare di questo 51enne cresciuto a pane, calcio e Vicenza. Sarà per quella volta che vinse i playout in serie C con il Lane, evitando l’onta della retrocessione. Era il 2018, gli affidarono la squadra distrutta da tutto e tutti e lui riuscì a salvarla. Ma oggi è iniziato un nuovo capitolo della sua storia.

Zanini come si vince un campionato?

Credo che il segreto sia stata la continuità, l’anno scorso siamo arrivati secondi, abbiamo tenuto il blocco storico e trovato gli innesti giusti inserendoli al meglio grazie al lavoro dello staff e della società. Abbiamo trovato la gente giusta e siamo partiti.

L’obiettivo era quello di vincere il campionato?

La società non mi ha mai fatto pressione in tal senso, e anche questo è stato importante. Il presidente mi ha chiesto piuttosto di stare nella parte alta della classifica per giocarcela, ma non avevamo l’obbligo di salire tra i pro. E questa leggerezza ci ha aiutato in tutto il cammino.

Poi però c’è stata la svolta

Più passava il tempo e più aumentava la consapevolezza della nostra forza e cresceva l’entusiasmo. E poi abbiamo fatto un filotto di vittorie che hanno cambiato la prospettiva. Volevamo stare là in alto, abbiamo alzato l’asticella ed è iniziato un duello avvincente con il Treviso. Nello scontro diretto siamo stati bravi a non perdere e poi abbiamo tenuto fino alla fine.

Eppure i momenti duri ci sono stati ad un certo punto

Tra gennaio e febbraio c’erano tanti giocatori infortunati, abbiamo perso male contro il Villa Valle e il Lignano, ma anche lì nessuno ha fatto drammi, la società ci ha dato serenità e siamo ripartiti con leggerezza. La soddisfazione più grande per tutti è stato unire un’intera provincia, il Dolomiti è nato dalla fusione di tre società (Feltre, Sedico e Belluno) e conquistando la C abbiamo superato i campanilismi.

Fa paura la serie C?

È senz’altro un grande salto ma già quest’anno ci siamo allenati da professionisti, dal punto di vista atletico e tattico. Il primo anno in C è durissimo, c’è tanto lavoro da fare, in campo e fuori.

Un Dolomiti che parla vicentino con tanti giovani cresciuti nel vivaio biancorosso.

Hanno avuto un ruolo da protagonisti, mi riferisco soprattutto a Parlato, Pellizzari che reputo un giocatore straordinario e poi Tardivo. Li considero “miei” giocatori.

Vicenza ai playoff, previsioni?

È una squadra che non ha punti deboli e in casa è una garanzia, con il Padova ha fatto un percorso incredibile, alla fine la differenza l’hanno fatta i dettagli. Vedo che sta salendo un grande entusiasmo in vista dei playoff da parte dei tifosi, è questa la carta in più del Lane, comunque spero proprio da tifoso di non giocarci contro.

Zanini allenatore in serie C dopo tanta gavetta. Che effetto fa?

Sono stra felice, ma anche sereno. La serie D è una palestra difficile, complicata e non ho alcun rimpianto. Per me conta allenare, in ogni squadra che ho guidato ci ho messo la stessa passione. Di una cosa però sono fiero, ai professionisti ci sono arrivato con le mie gambe senza santi in paradiso. Da calciatore, allenatore e nella vita me la sono sempre cavata da solo.

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