Colf, badanti e baby sitter: ecco quanto costano alle famiglie gli aumenti di stipendio del nuovo contratto
Il rinnovo contrattuale prevede un aumento progressivo dei minimi retributivi che, a regime, corrisponderà a circa 100 euro lordi in più al mese per i livelli medi del settore

Il nuovo contratto collettivo del lavoro domestico – entrato in vigore a partire dal 1° novembre 2025 – porta con sé una serie di aumenti retributivi e nuove tutele che coinvolgono oltre 800 mila lavoratori tra colf, badanti e baby sitter.
Per le famiglie italiane che si avvalgono del loro supporto, si tratta di un cambiamento significativo, sia sul piano economico sia organizzativo.
Aumenti in busta paga: quanto costerà in più
Il rinnovo contrattuale prevede un aumento progressivo dei minimi retributivi che, a regime, corrisponderà a circa 100 euro lordi in più al mese per i livelli medi del settore.
A questo si aggiunge un importo una tantum legato al recupero dell’inflazione accumulata negli ultimi anni, che per molti lavoratori supera i 130 euro.
Nel complesso, secondo alcune stime, l’impatto sul budget familiare può arrivare fino a 200–230 euro mensili, considerando anche l’effetto dei contributi e la rivalutazione dei salari minimi.
Non solo aumenti: le altre novità del contratto
Il nuovo contratto non si limita a ritoccare la busta paga, ma introduce cambiamenti strutturali che incideranno sul rapporto di lavoro domestico:
- Adeguamento annuale all’inflazione più ampio, che passa dall’80% al 90%.
- Permessi aggiuntivi, in particolare per l’assistenza a familiari con gravi disabilità.
- Maggiore attenzione alla genitorialità, con diritti più estesi per i lavoratori con figli.
- Nuove misure di formazione e trasparenza, pensate per professionalizzare ulteriormente il settore.
Per un comparto in continua crescita – soprattutto nel settore dell’assistenza agli anziani – queste novità puntano a migliorare sia la qualità del servizio che le condizioni di chi vi lavora.
Cosa cambia per le famiglie
Gli aumenti salariali, pur attesi da tempo, spingono molte famiglie a rivedere i propri conti. Le situazioni più delicate riguardano i rapporti di lavoro a tempo pieno o di convivenza, dove la spesa complessiva può crescere in modo più marcato.
Allo stesso tempo, il nuovo contratto potrebbe favorire una maggiore regolarizzazione del lavoro domestico, riducendo il ricorso al lavoro irregolare e garantendo standard più uniformi in tutto il Paese. Migliorano infatti la qualità del servizio, la continuità dell’assistenza e la professionalità dei lavoratori, elementi che possono incidere positivamente sul benessere familiare.
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