«Noi ristoratori, indifesi davanti agli scrocconi. Bisognerebbe segnalarli»: le voci dei titolari dei locali colpiti dai ‘clienti senza vergogna’
Il conto da 700 euro non pagato al Chat Qui Rit: «Capita con i locali più rinomati. Il comandante dei carabinieri: «Siamo a disposizione, ci chiamino quando serve»
domenica 7 dicembre 2025di Giacomo Costa

VENEZIA– «Da me è successo più di quindici anni fa, ma non era mica un turista, erano due gondolieri che si sono alzati e sono scappati senza pagare. Pare assurdo, a ripensarci: li conoscevamo bene tutti, conoscevamo i loro nomi e pure lo stazio dove trovarli, ma è evidente che quando ti comporti così hai qualcosa che non va, a chiederne conto rischiamo di rimetterci noi». Maurizio Gasparini, dell’Hostaria da Franz, rievoca l’episodio dando sfoggio di tutta la sua ironia, merito anche del tanto tempo trascorso, ma ad approfondire la questione anche lui si abbandona a un laconico «non possiamo farci niente».
Il suo racconto è quello di tanti, tantissimi ristoratori del centro storico che si sono visti lasciare un “chiodo” da qualche cliente senza vergogna, e più il locale è prestigioso, più il rischio è alto – undici anni fa, d’altronde, aveva fatto notizia il “pagherò” a carico di San Precario lasciato addirittura all’Harry’s bar; ma se la comitiva di dieci persone che non ha saldato il conto da Arrigo Cipriani ha usato la scusa di una protesta politica (erano i giorni del cinquantesimo vertice Nato al Lido), la gran parte dei truffatori e dei fuggitivi non si preoccupano neppure di usare pretesti.
IL CONTO DA 700 EURO
Non l’ha fatto l’imbroglione spagnolo che, nei giorni scorsi, ha evitato di pagare lo scontrino da 700 euro per una cena al Chat qui rit, in calle Tron (ne riferiamo a pagina 10 del fascicolo nazionale). «Si è presentato da solo, ha ordinato una bottiglia costosa e quattro portate, ma non c’è niente di strano in un locale come il nostro», sospira il titolare del bistrot gourmet dietro San Marco, «D’altronde cosa possiamo fare? Mica si può chiedere l’estratto conto a chi si siede al tavolo». Anzi: tanto più l’insegna è prestigiosa, tanto la clientela va trattata con i guanti. «E non è un caso che, infatti, si prendano di mira solo ristoranti di un certo livello – conferma Raffaele Alajmo, dal Quadri – Qui da noi non è capitato, ma da ragazzo ho visto più di qualche assegno scoperto usato per pagare, e nelle pagine di cronaca leggiamo persino di chi, in questa maniera, vive a sbafo nelle suite degli hotel di lusso. Bisognerebbe fotografarli, riprenderli, metterli online e segnalare a tutti i colleghi di non servire più queste persone». Una bella inversione di ruoli, nell’era di Tripadvisor e delle recensioni al vetriolo.
«Di questo problema si è parlato anche a livello nazionale, ma poi non si è mai arrivati a un punto perché, purtroppo, la legge ci lascia impotenti davanti a questi comportamenti – rimarca il presidente dell’Associazione pubblici esercizi di Venezia, Elio Dazzo – Oggi succede con i turisti, ma una volta erano gli stessi veneziani a scappare “alla proletaria”, all’epoca di mio padre capitava eccome. Fa male sempre, che siano settecento euro o solo sette». Nicola Dinato, di Zanze XVI, non nasconde la sua irritazione: sta ancora aspettando che gli saldino almeno due cene e mezzo Negroni. «Ci hanno lasciato il conto appeso sette anni fa, e ancora tre anni dopo. Ma abbiamo assistito a tanti altri tentativi, magari risolti solo quando qualcun altro ha provveduto a coprire la spesa per i furbetti di turno. E non è passato molto da quando un turista, sentendo il prezzo del cocktail già bevuto, ha lasciato lì appena qualche moneta ed è filato via a gambe levate. Mica potevamo corrergli dietro».
Dinato ricorda le precauzioni di certi grandi nomi: «C’è chi fa pagare prima il menù, lasciando fuori solo gli extra, ma te lo puoi permettere solo se sei un gigante e hai la sala sempre piena. Noi ci limitiamo a domandare gli estremi della carta di credito al momento della prenotazione, ma è più un deterrente che altro». E serve soprattutto per evitare che chi ha fermato un tavolo non si presenti, come conferma ancora Gasparini.
L’AIUTO DELLE DIVISE
Al “Gatto che ride”, l’altra sera, sono arrivati subito i carabinieri, è scattata la denuncia per insolvenza fraudolenta. E forse quel truffatore internazionale se la farà scivolare addosso, cambiando paese e magari pure passaporto, ma per tanti altri casi l’intervento delle forze dell’ordine può essere risolutivo: «Bisogna chiamare subito le autorità – raccomanda il comandante provinciale dell’Arma, Marco Aquilio – Il ristoratore non si deve preoccupare che l’arrivo delle divise possa dare una cattiva impressione agli altri clienti, come se i controlli fossero contro di lui: polizia e carabinieri sanno agire con discrezione e, comunque, è sempre evidente il motivo per cui si muovono. Piuttosto è bene ricordare che la mediazione delle forze dell’ordine può scongiurare momenti di tensione ben maggiori: l’episodio più recente tradisce una forma di premeditazione che non ha molti precedenti, ma a volte questi scontri sono più estemporanei, sono litigi mirati a ottenere qualche sconto, qualche extra. Una telefonata al 112 può essere provvidenziale».
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