Il genio di Sclavi ben oltre Dylan Dog

Tiziano Sclavi è uno degli autori italiani più rilevanti per la storia del fumetto: colto, enigmatico, innovativo, continua a esercitare un’influenza fondamentale sia fuori sia dentro l’universo della sua creatura principale: Dylan Dog.
Tiziano Sclavi (testi), Emiliano Mammucari (disegni), “Zardo”, Sergio Bonelli Editore
Era il 1992. Tiziano Sclavi viveva la sua stagione più creativa: scrisse il romanzo Nero. (con il punto) che divenne anche un film diretto da Giancarlo Soldi. Molti anni dopo riemerse la sceneggiatura di un fumetto omonimo: Sclavi ci rimise le mani e propose all’antica casa madre, che affidò il lavoro grafico al talento di Emiliano Mammucari. Il fumetto uscì nel 2020 e fu un successo, che ora la Bonelli ripresenta in una collana dedicata al Dylan Dog di Sclavi, anche se di Dylan Dog non vi è traccia.
Zardo, nuovo titolo del fumetto, è un vero incubo horror, e l’assenza del tormentato investigatore mette alla prova la strategia narrativa e la produzione di emozioni dello sceneggiatore. Prove superate, perché Sclavi, assecondato dal tratto realista di Mammucari – che sa crescere freneticamente di intensità drammatica nel volgere di una vignetta – costruisce un’ossessione su un fatto piuttosto comune. Una tale Francesca lascia un certo Zardo per andare a vivere con un altro. Zardo ha preso la cosa senza fare drammi. Ma poi, per una assurda dimenticanza di Francesca, il nuovo fidanzato deve recarsi a casa di Zardo. E qui l’incubo lo attende, perché Zardo – che gli somiglia – è stato ucciso. Sta per chiamare la polizia ma si blocca, raggelato: come giustificherebbe la propria presenza in quella casa? Si mette a pulire come un pazzo e infila il cadavere in un’enorme valigia, ma qualcuno suona alla porta. È la polizia. I vicini hanno chiamato dicendo che in quell’appartamento c’è stata una lotta furibonda. Lui non trova di meglio che farsi passare per Zardo e riesce a convincere gli agenti che la chiamata era stata un errore. Ma l’incubo muove solo i suoi primi passi: in un crescendo allucinatorio, il nuovo Zardo scoprirà presto che qualcuno lo ha visto trasportare il cadavere e che intende ricattarlo. L’incubo si espande in varie direzioni, mentre Francesca e il nuovo Zardo si scoprono capaci di ogni violenza. Per gli amanti del genere, vale la pena leggere il fumetto anche perché rivela qualcosa che Dylan Dog occulta: la scrittura di Sclavi ha radici ben piantate nella tradizione italiana dei visionari del ‘900, in particolare in quel settore eccentrico rappresentato da scrittori come Dino Buzzati e Tommaso Landolfi, autori che riescono a passare da tono leggero a un tono drammatico in poche righe, sorretti da un afflato allucinatorio che devasta la vita quotidiana dei loro personaggi.
Dylan Dog, “L’enciclopedia della paura”, 2025
Fra i format dylandoghiani che non trovano mai pace e stabilità, un posto d’onore è da riservare all’Enciclopedia della Paura. L’unico punto fermo è la cadenza annuale e il mix di storie inedite con articoli sulla produzione culturale horror; ma in origine si chiamava “Almanacco della paura” e usciva insieme ad altri “almanacchi” dedicati ai generi più rappresentativi dell’universo editoriale Bonelli (Western, Fantascienza, Avventura, Giallo, Mistero).
Dal 2015 l’almanacco cambia denominazione e grafica, diventando “Magazine” e facendo diretto riferimento al personaggio e non al genere (nel nostro caso, Dylan Dog); dal 2023, si passa all’Enciclopedia della Paura, tornando al concetto e non al personaggio. A conferma dell’irrequietezza del formato, quest’anno l’Enciclopedia cambia il lettering del dorso, con grande sconforto del collezionista che amerebbe più uniformità tra i dorsi dei volumi amorevolmente riposti sugli scaffali.
Detto ciò, fra le quattro storie inedite pubblicate sull’Enciclopedia di Dylan Dog 2025 ce n’è una di appena trenta tavole ma davvero memorabile, che piacerà da matti agli adoratori di Jorge Luis Borges. Protagonista è uno scrittore angustiato da un singolare problema: ogni volta che si addormenta, sogna la vita di un altro, il quale vive solo quando lo scrittore dorme, mentre crolla in stato di sonno ogni volta che lo scrittore si sveglia. La presenza di Dylan Dog, in tutto questo, è abbastanza esornativa, ma l’intreccio è notevole e gestito con sagacia dalla penna di Marco Nucci, uno degli autori più prolifici di “Topolino”; di grande pregio il lavoro grafico di Sergio Gerasi, l’impareggiabile disegnatore di “Eternity”.
Questa storia mostra come l’estensione breve, adatta a volumi antologici come l’Enciclopedia, possa ispirare spunti narrativi più sfidanti e stimolanti rispetto alle dimensioni più lunghe, quasi romanzesche, dell’albo ordinario; basti ricordare la geniale invenzione di Bilotta in una breve storia di “Dylan Dog Color Fest” (altra collana inquieta), che immaginava un universo alternativo, post-apocalittico, in cui Dylan Dog viveva in un mondo di zombie, invenzione che anni dopo diede l’avvio a una saga autonoma molto apprezzata.
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