Rapine nei supermercati, telecamere al vaglio ma i responsabili si muovono a piedi. L’ipotesi: non una banda ma singoli sbandati
I sospetti ricadono su azioni singole di malviventi intenzionati ad arraffare denaro facile
lunedì 8 dicembre 2025di Cesare Arcolini

PADOVA– Tre rapine a mano armata in quattro giorni sono un segnale che non può passare inosservato. Come accade da diversi anni, il mese di dicembre segna un picco di assalti ai supermercati: tre episodi, in rapida sequenza, hanno interessato la città, la Bassa e l’Alta padovana. Un dato è certo: non è un’unica banda, non siamo di fronte ad una organizzazione criminale specializzata in questo genere di reati.
Il comando provinciale dell’Arma impegnato a stroncare ogni forma di reato e tutelare clienti e dipendenti dei singoli esercizi commerciali, già da tempo ha ulteriormente potenziato i servizi specifici nei centri abitati in prossimità di market. Le autoradio girano puntualmente con le luci d’emergenza blu accese come deterrente e per contrastare l’operato di malintenzionati. Gli episodi capitati nella prima settimana di dicembre in comune hanno solamente l’orario a ridosso della chiusura o nell’intervallo pranzo e il modico bottino arraffato. Non ci sono elementi, ad oggi, che facciano pensare che vi sia un’unica regia dietro gli assalti.
GLI EPISODI
Il primo caso è avvenuto il 3 dicembre al supermercato Alì di via Tre Garofani. All’interno dell’esercizio è entrato un rapinatore solitario armato di coltello. Nell’occasione dopo aver minacciato la cassiera, è fuggito con qualche centinaio di euro. Il giorno dopo questa volta all’orario di chiusura due malviventi sempre travisati sono entrati al Prix di via Pacinotti a Piombino Dese. Questa volta il bottino sarebbe leggermente più importante. I banditi per essere convincenti hanno operato impugnando una pistola probabilmente “giocattolo” e un punteruolo. Poi la fuga indisturbati. Si arriva poi a sabato sera con l’assalto solitario all’Aliper di via Squero a Monselice con l’ausilio di un coltello. Gli aspetti che tengono in considerazione maggiormente i carabinieri del comando provinciale coordinati dal colonnello Simone Pacioni sono due e non sono rassicuranti.
LE IPOTESI
Non esiste una banda organizzata da seguire, monitorare e possibilmente assicurare alla giustizia. Gli assalti operati fino ad ora sarebbero riconducibili a sbandati alla ricerca di denaro facile, difficilmente intercettabili. Il fatto che non siano dei professionisti fa alzare il livello d’allerta perché le rapine potrebbero degenerare nel caso qualcuno ipotizzasse una resistenza al reato predatorio. Da questi due dettagli non trascurabili, vista l’oggettiva difficoltà di effettuare un arresto in flagranza, la strada più concreta è quella di un pattugliamento serrato negli orari di chiusura ed intervallo pranzo dove la quasi assenza di clienti convince malviventi ad entrare in azione. Gente senza scrupoli, pronta a tutto pur di arraffare qualche banconota. Altro aspetto può essere quello dell’ausilio della videosorveglianza, tuttavia nelle prime tre rapine andate a segno, è forte il rischio che gli autori si siano defilati a piedi: diventa quindi inutile ricercare targhe sospette. L’appello che in questo delicato momento dell’anno le forze dell’ordine lanciano alla collettività è sempre lo stesso: non esitare a contattare il 112 nel caso ci si imbattesse in persone sospette. Un sopralluogo effettuato nell’immediatezza, in certi casi può risultare decisivo per sventare un evento delittuoso.
Detto questo è più che concreto il rischio che le rapine nei supermercati del padovano non siano finite e per questo l’asticella d’attenzione è salita a livelli di guardia. Massima allerta soprattutto su aree isolate, che abbiano una facile via di fuga lontano dal traffico.
Ultimo aggiornamento: 13:08
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