Arianna Meloni: «Trump critica l’Europa? Lo dicevamo prima di lui. Dobbiamo aggiustare l’Ue»
La responsabile FdI e sorella della premier: «Corro alle Politiche? Sono un soldato». E sull’attacco della Casa Bianca: «Dobbiamo aggiustare l’Ue. E il riarmo la rafforza»
domenica 7 dicembre 2025di Francesco Bechis

Mettetevi in fila. Nello sguardo di Arianna Meloni c’è come un guizzo di orgoglio. «Donald Trump critica l’Europa? Noi certe cose le dicevamo da molto prima che arrivasse Trump…». Roma, Castel Sant’Angelo. Scoviamo la sorella della premier a capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia dietro un tendone della storica kermesse della destra italiana. Sempre più formato maxi, sempre più festa di governo. Stringe mani, abbraccia militanti e questuanti, un selfie. Prende fiato. Avvicinarla è un’impresa.
TRUMPIANI D’ITALIA
«Cos’è, un’intervista?». Le chiediamo cosa pensano i “patrioti” di Atreju delle saette scagliate dall’amico Trump contro l’Europa in declino, prossima al tramonto. Come sono state prese da una destra che storicamente accoglie malvolentieri consigli e lezioni dagli amici “yankee”. Arianna ha la risposta pronta. «Allora, Trump ci ha regalato tante volte delle espressioni colorite…» sospira ai microfoni de Il Messaggero. Quasi a prendere le distanze, se non dalla sostanza, almeno dai toni belligeranti del presidente americano, scelti per redarre un documento della Casa Bianca ricco di accuse contro l’Europa che censura «la libertà di parola» e rischia la «reale prospettiva di cancellazione della sua civiltà». Strali che hanno provocato un’ondata di sdegno nelle cancellerie europee. Non a Roma: ci ha pensato la presidente del Consiglio, intervistata da Enrico Mentana su La7, a contestualizzare le bordate di Trump, spiegare che semmai rappresentano «un’occasione» politica per l’Europa. Arianna sottoscrive. Anzi rincara e precisa che “The Don” è arrivato fin troppo tardi.
«Quelle critiche che ha fatto in maniera colorita le facevamo noi molto prima di lui. Per questo stiamo lavorando per cambiare l’Europa, aggiustarla, intervenendo ad esempio sulle politiche migratorie». È trumpiana fino all’osso questa edizione di Atreju. Ovunque, tra un padiglione e l’altro allestiti in pieno centro, a due passi dal Tevere, spuntano riferimenti al mondo Maga. Mentre parliamo con la super-dirigente di via della Scrofa, nonché responsabile ai tesseramenti, da un pannello ci fissa il volto di Charlie Kirk, il giovane ideologo trumpiano assassinato durante un comizio in Utah. Arianna Meloni riprende. Si lancia in una accorata difesa del Tycoon americano. «Sappiamo che sta lavorando per la pace in Ucraina, per la pace in Medio Oriente. E poi che l’Europa abbia dei problemi non ce lo dice Trump». Insomma, è il senso, inutile stracciarsi le vesti davanti alle intemerate euroscettiche del presidente americano. Tanto più se ricalcano uno spartito che la destra italiana conosce bene, perché lo ha scritto prima di lui. Lo stesso vale per lo spauracchio di un’America che rischia di sganciarsi dalla Nato – come ha riportato venerdì Reuters – lasciando all’Europa il compito di difendersi da sola.
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SÌ AL RIARMO UE
«Il riarmo? Abbiamo spiegato varie volte che ti puoi difendere solo quando diventi forte e centrale. Solo così puoi contare e diventi davvero grande. L’Europa ha bisogno di fare questo passo» riflette la maggiore di casa Meloni. Sfidando i tanti mal di pancia leghisti che tornano a farsi sentire in queste ore proprio contro il riarmo Ue. «Arianna, dobbiamo andare» sussurrano impazienti dallo staff. Il tempo sta per scadere. Incombe il taglio del nastro di Atreju, all’ombra della mole Adriana, e fra qualche minuto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri farà il suo ingresso trionfale tra gli stand, scortato da un cordone di militanti in felpa e pettorina. A proposito di Roma – insistiamo- lo sa che qualcuno vocifera di una sua candidatura per il Campidoglio? Arianna sgrana gli occhi. Sorriso sornione. «No dai, io sindaco di Roma la vedo proprio difficile…». Sarà. Resta che tra le fila di FdI candiderebbero ovunque la “sorella d’Italia”. Di sicuro alla Camera o al Senato alle prossime politiche e questo è molto più di un pensiero al vento, è un piano d’azione che prende forma man mano che il traguardo finale della legislatura si avvicina.
Lei si schermisce, ma solo in parte. «Non ne abbiamo discusso. Tanti parlano di questa figura di Arianna che vuole restare di lato. È la verità: preferisco stare dietro le quinte, sono un po’ timida». E se glielo chiede sua sorella? «Sono un soldato, vediamo…». Soldato semplice, si descrive così. Tutti però le parlano come si parla a un generale, qui ad Atreju come in Parlamento, a tre anni dall’ingresso della “fiamma” a Palazzo Chigi.
«Sicuramente sono cresciuta insieme al partito, ma resta lo spirito di servizio di quando ho iniziato a fare politica, una missione quotidiana» replica schiva Arianna, quasi a ridimensionare un potere che ormai in tanti, e non solo tra le fila della destra, le attribuiscono. «Ho solo un’ambizione personale: che siano cinque anni molto belli. Quando dovesse mancare la fiducia dei cittadini ci ritireremo di buon ordine».
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