Luca Da Prato, campione paralimpico dopo l’incidente: «Tutto è cominciato con la riabilitazione in acqua. Sarò tedoforo per Milano Cortina 2026»
Da Prato porterà la fiamma olimpica il 24 gennaio prossimo a Udine
domenica 7 dicembre 2025di Sara Orlandini

MEDEA (GORIZIA) – La storia di Luca Da Prato non è semplicemente quella di un atleta che “ce l’ha fatta”, certo lui di successi ne ha collezionati davvero parecchi ma, la sua esperienza di vita è la testimonianza che da un brutto episodio ci si può riscoprire e si possono aprire scenari che, prima, non si pensavano possibili. Nella storia di Luca, ciò che ha dell’incredibile è che tutti i successi che ha collezionato sono arrivati nel giro di un anno.
Nuotatore professionista, sub appassionato e campione del mondo di nuoto, originario di Medea (Gorizia), Da Prato ha 42 anni e nel giro di solo 12 mesi ha collezionato ori, argenti, bronzi e infranto record nazionali. Non solo, il 24 gennaio prossimo sarà anche tedoforo per i Giochi di Milano Cortina 2026. «La cornice è il nuoto, le esperienze che ho vissuto il quadro», il suo motto che esclama senza riuscire a contenere l’entusiasmo dall’altra parte della cornetta.
Il 6 marzo 2023 è la data che fa da crocevia alla sua storia…
Sì, quel giorno a causa di un guasto alla mia auto, sono finito in un fosso profondo tre metri. Mi ha salvato un signore che passava di là con la moto e che ha chiamato immediatamente i vigili del fuoco. Mi hanno estratto dalle lamiere che mi avevano procurato diversi tagli e ferite. Per tutto quel tempo, sono sempre rimasto cosciente e, nonostante, mi rendessi conto della gravità della situazione ero felice che con me non ci fossero state mia moglie e le mie figlie. Poi sono stato portato con l’elicottero all’ospedale di Santa Maria di Udine.
Poi cos’è successo?
I dottori mi hanno detto che le lesioni al midollo, provocate dall’esplosione di due vertebre, erano troppo gravi e i danni permanenti. Sarei rimasto sulla sedia a rotelle per sempre.
Come si è ripreso da un trauma del genere?
Dopo l’operazione sono rimasto all’ospedale per tre mesi e cercavo di non pensare all’incidente o a come fossi prima di quella mattina. Ormai era successo. Ho voluto concentrarmi sul presente, su come avrei potuto gestire e riorganizzare il mio tempo nel modo migliore. All’istituto ospedaliero Gervasutta ho fatto molta fisioterapia per autonomia gestionale e fisica ma anche riabilitazione per mantenere stabile la condizione fisica e mantenere una certa qualità di vita.
E poi è arrivata la riabilitazione in acqua…
Dopo l’incidente ho provato vari sport: monosci, basket in sedia a rotelle, tennis da tavolo e pallavolo ma, a novembre dell’anno scorso, i medici mi consigliarono di fare riabilitazione in acqua per fare esercizi a gravità ridotta. Il nuoto era uno sport che conoscevo già perché l’ho praticato fino ai 14 anni, poi, ho smesso e per 28 anni non sono più entrato in una vasca.
Poi che cos’è cambiato?
Sono andato al Gorizia nuoto per cominciare la riabilitazione e mi sono sentito subito accolto: nessuno mi ha mai trattato come una persona con disabilità, anzi, hanno subito visto che in me c’era un potenziale. Anche a livello mentale ho dimostrato di essere determinato: non mi arrendo mai, quando ho un obiettivo cerco di raggiungerlo in tutti i modi e poi non mi piace perdere».
Da questo momento, un successo dopo l’altro
A gennaio dell’anno scorso, la società ha messo a mia disposizione un allenatore, dei tecnici e anche un nutrizionista: avevamo deciso di credere nel sogno di gareggiare. A marzo, ho vinto il titolo italiano a Lignano Sabbiadoro nella specialità dei 100 metri dorso e il bronzo nei 50 metri stile libero. Qualche mese dopo, a luglio, ho ottenuto il titolo italiano a Napoli nei 50 metri stile libero, l’argento nei 50 metri farfalla e il bronzo nei 200 metri misti.
Fino ad arrivare ai mondiali…
La prima gara mondiale è arrivata a ottobre perché ho partecipato alle World Series paralimpiche a Lima, in Perù dove ho vinto la medaglia d’oro e ho battuto il record nazionale italiano nei 100 metri dorso, ho anche vinto tre argenti nei 50 metri farfalla e segnato il record nazionale italiano. Poi, ho aggiunto al mio palmares altri 2 argenti sui 50 e 100 metri stile libero. Un mese più tardi, a novembre 2024, ho preso parte ai campionati italiani a Fabriano: un successone. Tre medaglie d’oro (con record nazionale) per i 50 metri e 100 metri dorso e i 50 metri farfalla e la migliore prestazione nei 50 metri dorso su 550 gare.
Arriviamo ad oggi, una chiamata improvvisa e una nuova opportunità?
Sarò tedoforo alle Olimpiadi di Milano Cortina il 24 gennaio prossimo, nella tappa di Udine. L’ho saputo ad agosto di quest’anno e solo il 4 gennaio saprò il percorso preciso che farò.
Cosa significa per lei?
Per me, portare la fiamma è un onore grandissimo. Sono felice di mostrare a tutti i veri valori dello sport, che sono anche quelli che mi accompagnano nella vita di tutti i giorni. Dare un messaggio di inclusività, uguaglianza e amicizia, dimostrare che gli sport paralimpici sono magici perché uniscono riabilitazione fisica a passione aumentando la qualità della vita degli atleti che li praticano. Credo che quello che farò con la fiamma olimpica sarà un viaggio che mi accompagnerà per tutta la vita. La fiaccola rappresenta tutti i valori, ciò che per me è fondamentale.
Ultimo aggiornamento: 8 dicembre, 08:15
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