Angelo Motta, un deltino tra i tedofori di Milano Cortina 2026, la selezione a sei anni dal gesto di fair play a Valencia: «Un sogno che si avvera»
Ci sarà anche un deltino tra i 10.001 tedofori che porteranno la fiamma olimpica delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 lungo il grande percorso che attraverserà l’Italia da nord a sud, da città d’arte a piccoli borghi
lunedì 8 dicembre 2025di Anna Nani

DELTA – Ci sarà anche un deltino tra i 10.001 tedofori che porteranno la fiamma olimpica delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 lungo il grande percorso che attraverserà l’Italia da nord a sud, da città d’arte a piccoli borghi. Tra questi c’è Angelo Motta, classe 1985, originario di Scardovari e oggi residente a Porto Viro: una vita divisa tra il lavoro in un istituto di credito ad Adria e la sua passione più autentica, il podismo, coltivata con dedizione.
LA SODDISFAZIONE
Per lui essere scelto come portatore della fiamma è molto più di un riconoscimento: è il coronamento di un sogno che l’ha accompagnato per tutta la vita. «Finalmente posso urlarlo a squarciagola commenta . È una notizia che so dal 20 ottobre, e avrei voluto correre per strada gridandolo perché è il mio sogno di bambino che si avvera». Motta però ha preferito attendere prima di condividere la bella notizia, e la ragione affonda le sue radici in un episodio che, nel 2019, segnò indelebilmente la sua storia sportiva.
«Oggi si è svolta la Maratona di Valencia racconta il podista , l’evento durante il quale nel 2019 decisi di anteporre la salute di un perfetto sconosciuto, al raggiungimento dell’obiettivo cronometrico per il quale mi ero preparato duramente». Fu infatti proprio a Valencia, sei anni fa, che il deltino compì un gesto entrato ormai nel piccolo mito del fair play sportivo locale: a soli 200 metri dal traguardo, notò un corridore spagnolo crollato a terra, privo di forze. Invece di sprintare verso il proprio tempo, si fermò, lo aiutò a rialzarsi e lo accompagnò fino al traguardo, sostenendolo sotto braccio. Un gesto naturale per lui, ma profondo nella sua portata umana, tanto da consentirgli comunque di mantenere il proprio personale. Quell’episodio, ricordato con emozione dagli appassionati di corsa del Delta, torna oggi come una sorta di segno del destino.
IL DESTINO
«Quel gesto apparentemente normale, ma sportivamente importante, dopo sei anni mi ha fatto diventare tedoforo afferma con orgoglio il giovane corridore che prosegue . Tra trenta giorni esatti a partire da oggi, il 7 gennaio, sarò uno dei 10.001 portatori della sacra fiamma di Olimpia, partita il 26 novembre e giunta ieri in Italia, a Roma». La sua frazione di percorso non è ancora stata comunicata, ma Motta non nasconde l’emozione dell’attesa. «A breve saprò il punto preciso della mia frazione, per ora so solo che sarà tra Bologna e Ferrara. Nelle settimane successive passerà anche per Adria, ma io correrò fuori regione».
Il significato simbolico di questo traguardo, per lui, va oltre la dimensione personale. Motta infatti rappresenterà non solo sé stesso, ma anche il suo territorio, la comunità sportiva che lo ha visto crescere e quel legame profondo con il Gruppo Podisti Porto Tolle “Daniele e Nano Laurenti”, che proprio quest’anno festeggia il cinquantenario.
«Mi scoppia il cuore – conclude -. Orgoglioso di poter portare la fiaccola l’anno del cinquantenario del mio meraviglioso gruppo podistico, del quale sono segretario, e durante la mia vicepresidenza della Federazione Italiana di Atletica Leggera di Rovigo. Vi porterò con me, e vi racconterò tutto di questa meravigliosa esperienza in cui percorrerò una minuscola parte di quei 12.000 km di viaggio del sacro fuoco di Olimpia». Un frammento minuscolo, sì, ma destinato a rimanere scolpito per sempre nella sua storia e in quella del Delta.
Ultimo aggiornamento: 12:30
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