Istituti tecnici, presidi in balìa della riforma: entro il 10 dicembre la decisione sul percorso 4+2. Ma mancano i decreti attuativi. Cosa cambia

Avviata come sperimentazione scolastica nel 2023 da quest’anno è diventata ordinamento. I tempi sono però stretti, i dirigenti scolastici entro il 10 dicembre dovranno decidere se vorranno aderire alla riforma della filiera tecnico-professionale del 4 + 2. Una rivoluzione degli istituti tecnici e professionali che a pochi giorni dalla scadenza non è ancora accompagnata dai decreti attuativi che dovrebbero definire gli orari dei singoli indirizzi e i loro effetti sull’organizzazione delle attività didattiche e del lavoro dei docenti. «I presidi sono in difficoltà e reagiscono con l’attesa, preferiscono aspettare l’uscita dei decreti attuativi» dice Luigi Zennaro, referente nel Veneziano dell’Associazione nazionale presidi, pur dicendosi favorevole a percorsi più brevi «per avvicinarci ai modelli europei, dove i ragazzi a 18 anni si diplomano e dopo un triennio universitario a 21 anni lavorano».
Cinque le scuole venete che avevano aderito alla sperimentazione: “Antonio Della Lucia” di Belluno, “Vendramin Corner” di Venezia, “Carlo Anti” di Verona, “Masotto” di Vicenza e “Einaudi” di Bassano del Grappa. Una sperimentazione partita a rilento, malgrado l’entusiasmo di chi ha aderito. «Oltre alle lezioni tradizionali, in classe accedono artigiani e tecnici che insegnano ai ragazzi come realizzare progetti, e le ore del quinto anno vengono recuperate attraverso stage in azienda e all’estero» spiega Michelangelo Lamonica, preside del Vendramin-Corner che ha raccolto sedici studenti alla sperimentazione per i corsi di “Navigazione interna e Cantieristica navale” e a settembre con i ragazzi è stato accolto dal presidente Sergio Mattarella per l’inaugurazione dell’anno scolastico.
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