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PER SALVARE LA SUA CADREGA SALVINI DOVRÀ ACCONTENTARE I “RIBELLI” – IL CAPITONE IPOTECA LA RIELEZIONE A SEGRETARIO DELLA LEGA AL CONGRESSO STRAORDINARIO DEL PARTITO, MA SA CHE DOVRÀ FARE QUALCHE CONCESSIONE AI “NORDISTI” CHE DA MESI LO BERSAGLIANO DI CRITICHE – TUTTO DIPENDERÀ DA QUANTI CONSENSI RACCOGLIERÀ LO SFIDANTE GARAVAGLIA, VICINISSIMO A GIORGETTI – NELLA MOZIONE DI COMPROMESSO APPROVATA DAL CONGRESSO SI PARLA DELLA “QUESTIONE SETTENTRIONALE” COME “PILASTRO IRRINUNCIABILE” – IL VICESEGRETARIO USCENTE, CLAUDIO DURIGON, PUNZECCHIA QUEL CACADUBBI DI ZAIA, CHIEDENDO UN SUO COINVOLGIMENTO NELLA NUOVA SEGRETERIA POLITICA: “LUCA, ADESSO METTICI LA FACCIA”
1.LEGA, SALVINI IPOTECA IL BIS DURIGON PUNZECCHIA ZAIA “ADESSO METTICI LA FACCIA”
Estratto dell’articolo di Francesco Moscatelli e Francesca Del Vecchio per “La Stampa”
MASSIMO GARAVAGLIA E MATTEO SALVINI – CONGRESSO DELLA LEGA
[…] Quanto è davvero profonda la frattura? Un’indicazione arriverà dal voto di oggi. Gli allibratori interni (quelli favorevoli al candidato della minoranza) sostengono che potrebbe finire 70 a 30 per Salvini. L’altra incognita è come voterà il ministro Giancarlo Giorgetti, seduto accanto a Salvini in felpa e jeans. Un militante storico come Elio Fagioli non ha dubbi: «Sicuro sceglie Garavaglia».
Per capire cosa potrà succedere da domani, però, al di là dei numeri è interessante notare l’inedita sintonia tra il il ras del centro-sud Durigon e il doge del nord-est Zaia, mister preferenze in Veneto con oltre 200 mila voti. Dal palco, il primo invita il compagno di partito a metterci la faccia e a entrare nella nuova segreteria politica.
«Sono un militante e non ho mai cercato incarichi» è la risposta interlocutoria arrivata a stretto giro. A colpire, però, è soprattutto lo scambio di battute davanti alla sala stampa: «C’è un nuovo asse?» chiedono i cronisti. «Io sono sempre stato veneto», risponde Durigon giocando con l’origine del suo cognome. «Asse? Semmai uno stecchetto», dice ironicamente Zaia. Poi, vicini per un paio di scatti davanti ai fotografi, scherzano: «Dovremmo fare un partito insieme. I voti li abbiamo».
2. CAPILISTA E AUTONOMIA LO SCAMBIO DI SALVINI PER RESTARE SEGRETARIO
Estratto dall’articolo di Giovanni Tizian e Stefano Vergine per “Domani”
Il congresso della Lega «di lotta e di governo» è diventato il luogo in cui i salviniani hanno accusato i dissidenti silenziosi di parlare troppo in pubblico, cioè di criticare Matteo Salvini alimentando così la narrazione di un partito diviso.
Claudio Durigon, già vice del Capitano, l’ha spiegata così: «Andare sui giornali a screditarci non è gioco di squadra. Da oggi si deve ripartire con un altro spirito». E il mood si capisce quale sarà quando annuncia che «sono convinto che Salvini vorrà Luca Zaia in segreteria».
In pratica il più ortodosso degli autonomisti al fianco del segretario che ha portato la Lega verso i lidi nazionalisti. Zaia dal canto suo ha risposto vago, «Vedremo». La segreteria di cui parla Durigon è la prima vera novità dell’assemblea, che ha votato all’unanimità l’istituzione della segreteria politica che affiancherà il segretario: qualcuno vede questa nuova creatura come una forma di commissariamento futuro di Salvini. […]
Matteo Salvini Maurizio Fugatti Luca Zaia Massimiliano Fedriga Attilio Fontana
Il congresso, il cui slogan «di lotta e di governo» non ha entusiasmato gli alleati dell’esecutivo, doveva farsi ma come molti dei nordisti pensavano sarà una semplice passerella. Nonostante la candidatura di Massimo Garavaglia, uomo di Giancarlo Giorgetti che incarna l’ala autonomista, messa in minoranza dal nuovo corso nazionalista in questi lunghi anni di regno salvianiano.
Che Garavaglia possa vincere, però, lo escludono tutti. Piuttosto dipende da come perderà. Se sarà una sconfitta rovinosa, Salvini ne uscirà rafforzato e l’ala nordista, compresi i governatori regionali in rivolta, dovranno farsene una ragione una volta per tutte.
LUCA ZAIA CON UN CARTELLO CON IL NUMERO DI PREFERENZE OTTENUTE ALLE REGIONALI
Dovranno arrendersi al fatto che il Capitano (turbato dai flop ministeriali sui trasporti e dai consensi crollati) ai leghisti piace così com’è. Ma se Garavaglia raccoglierà abbastanza consensi – l’asticella tra i suoi sostenitori fissa il numero della sconfitta di successo al 30 per cento – allora le cose dovranno cambiare: «Il segretario dovrà tenerne conto», dice un dirigente molto vicino al governatore Attilio Fontana. E nascerebbe così per la prima volta un qualcosa che assomiglierebbe a una corrente interna. […]
Garavaglia è un parlamentare della Lega da una vita. È stato assessore al bilancio in Regione Lombardia, sottosegretario al ministero dell’Economia nel governo Conte I, ministro del Turismo con Mario Draghi, ma nonostante gli incarichi non è uno dei volti noti della Lega. […]
I numeri su cui si baserà il congresso federale straordinario sono semplici. A votare per il nuovo segretario saranno 700 persone. Parlamentari, ministri, assessori, consiglieri regionali e delegati dalle varie sedi locali del partito.
MATTEO SALVINI – MASSIMO GARAVAGLIA
Metà del gruppo arriva dal nord Italia, l’altra metà dal centro e dal sud. Per i leghisti che stanno guardando da vicino i numeri, le regioni settentrionali dovrebbero essere ovviamente quelle più favorevoli a Garavaglia. Per riuscire a contare nel futuro della Lega, lo sfidante di Salvini dovrebbe però ottenere numeri molto alti al nord. Perché tutti lo sanno dentro la Lega, salviniani e non, che al centro e al sud il segretario uscente farà il pieno di consensi, dunque serve il contributo settentrionale. […]
Il compromesso tra federalisti e nazionalisti della Lega potrebbe in realtà già in parte essere scritto su carta, contenuto in una delle mozioni presentate al congresso. Al fianco delle varie istanze presentate dalle due fazioni, ce n’è una che cita la questione settentrionale come «pilastro irrinunciabile di un progetto politico nazionale basato sull’attenzione alla specificità di ogni territorio». È la cosiddetta mozione nord: chiede la «piena attuazione del federalismo» e dichiara indispensabile una «riforma costituzionale federalista».
Al di là delle richieste, già note, la mozione porta la firma di entrambe le anime leghiste. Ventitré persone in tutto: dai dissidenti Fontana, Fugatti, Fedriga ai salviniani Stefani e Molinari.
La mozione che per ora mette d’accordo tutti non prevede solo promesse per una maggiore attenzione al nord, ma anche qualcosa di molto pratico, che Salvini ha promesso di fare a Roma: l’eliminazione dei limiti di mandato per i governatori regionali.
Si vedrà, perché di mezzo ci sono le elezioni parlamentari e gli equilibri potrebbero cambiare, ma questo è ciò che è riuscito a mettere sul tavolo Salvini finora per cercare di sedare la rivolta interna. Un’apertura ai dirigenti del nord, una promessa di esaudire le loro richieste. In ballo, è bene ricordarlo, ci sono i posti da capilista nelle liste per le prossime politiche, posti bloccati, garantiti, che potrebbero servire per silenziare qualche dissidente. […]
SILVIA SARDONE E MATTEO SALVINI
gli schieramenti nella lega
CLAUDIO DURIGON
Maurizio Fugatti Luca Zaia Attilio Fontana Massimiliano Fedriga
MATTEO SALVINI E MASSIMO GARAVAGLIA – CONGRESSO DELLA LEGA
1.LEGA, SALVINI IPOTECA IL BIS DURIGON PUNZECCHIA ZAIA “ADESSO METTICI LA FACCIA”
Estratto dell’articolo di Francesco Moscatelli e Francesca Del Vecchio per “La Stampa”
MASSIMO GARAVAGLIA E MATTEO SALVINI – CONGRESSO DELLA LEGA
[…] Quanto è davvero profonda la frattura? Un’indicazione arriverà dal voto di oggi. Gli allibratori interni (quelli favorevoli al candidato della minoranza) sostengono che potrebbe finire 70 a 30 per Salvini. L’altra incognita è come voterà il ministro Giancarlo Giorgetti, seduto accanto a Salvini in felpa e jeans. Un militante storico come Elio Fagioli non ha dubbi: «Sicuro sceglie Garavaglia».
Per capire cosa potrà succedere da domani, però, al di là dei numeri è interessante notare l’inedita sintonia tra il il ras del centro-sud Durigon e il doge del nord-est Zaia, mister preferenze in Veneto con oltre 200 mila voti. Dal palco, il primo invita il compagno di partito a metterci la faccia e a entrare nella nuova segreteria politica.
«Sono un militante e non ho mai cercato incarichi» è la risposta interlocutoria arrivata a stretto giro. A colpire, però, è soprattutto lo scambio di battute davanti alla sala stampa: «C’è un nuovo asse?» chiedono i cronisti. «Io sono sempre stato veneto», risponde Durigon giocando con l’origine del suo cognome. «Asse? Semmai uno stecchetto», dice ironicamente Zaia. Poi, vicini per un paio di scatti davanti ai fotografi, scherzano: «Dovremmo fare un partito insieme. I voti li abbiamo».
2. CAPILISTA E AUTONOMIA LO SCAMBIO DI SALVINI PER RESTARE SEGRETARIO
Estratto dall’articolo di Giovanni Tizian e Stefano Vergine per “Domani”
Il congresso della Lega «di lotta e di governo» è diventato il luogo in cui i salviniani hanno accusato i dissidenti silenziosi di parlare troppo in pubblico, cioè di criticare Matteo Salvini alimentando così la narrazione di un partito diviso.
Claudio Durigon, già vice del Capitano, l’ha spiegata così: «Andare sui giornali a screditarci non è gioco di squadra. Da oggi si deve ripartire con un altro spirito». E il mood si capisce quale sarà quando annuncia che «sono convinto che Salvini vorrà Luca Zaia in segreteria».
In pratica il più ortodosso degli autonomisti al fianco del segretario che ha portato la Lega verso i lidi nazionalisti. Zaia dal canto suo ha risposto vago, «Vedremo». La segreteria di cui parla Durigon è la prima vera novità dell’assemblea, che ha votato all’unanimità l’istituzione della segreteria politica che affiancherà il segretario: qualcuno vede questa nuova creatura come una forma di commissariamento futuro di Salvini. […]
Matteo Salvini Maurizio Fugatti Luca Zaia Massimiliano Fedriga Attilio Fontana
Il congresso, il cui slogan «di lotta e di governo» non ha entusiasmato gli alleati dell’esecutivo, doveva farsi ma come molti dei nordisti pensavano sarà una semplice passerella. Nonostante la candidatura di Massimo Garavaglia, uomo di Giancarlo Giorgetti che incarna l’ala autonomista, messa in minoranza dal nuovo corso nazionalista in questi lunghi anni di regno salvianiano.
Che Garavaglia possa vincere, però, lo escludono tutti. Piuttosto dipende da come perderà. Se sarà una sconfitta rovinosa, Salvini ne uscirà rafforzato e l’ala nordista, compresi i governatori regionali in rivolta, dovranno farsene una ragione una volta per tutte.
LUCA ZAIA CON UN CARTELLO CON IL NUMERO DI PREFERENZE OTTENUTE ALLE REGIONALI
Dovranno arrendersi al fatto che il Capitano (turbato dai flop ministeriali sui trasporti e dai consensi crollati) ai leghisti piace così com’è. Ma se Garavaglia raccoglierà abbastanza consensi – l’asticella tra i suoi sostenitori fissa il numero della sconfitta di successo al 30 per cento – allora le cose dovranno cambiare: «Il segretario dovrà tenerne conto», dice un dirigente molto vicino al governatore Attilio Fontana. E nascerebbe così per la prima volta un qualcosa che assomiglierebbe a una corrente interna. […]
Garavaglia è un parlamentare della Lega da una vita. È stato assessore al bilancio in Regione Lombardia, sottosegretario al ministero dell’Economia nel governo Conte I, ministro del Turismo con Mario Draghi, ma nonostante gli incarichi non è uno dei volti noti della Lega. […]
I numeri su cui si baserà il congresso federale straordinario sono semplici. A votare per il nuovo segretario saranno 700 persone. Parlamentari, ministri, assessori, consiglieri regionali e delegati dalle varie sedi locali del partito.
MATTEO SALVINI – MASSIMO GARAVAGLIA
Metà del gruppo arriva dal nord Italia, l’altra metà dal centro e dal sud. Per i leghisti che stanno guardando da vicino i numeri, le regioni settentrionali dovrebbero essere ovviamente quelle più favorevoli a Garavaglia. Per riuscire a contare nel futuro della Lega, lo sfidante di Salvini dovrebbe però ottenere numeri molto alti al nord. Perché tutti lo sanno dentro la Lega, salviniani e non, che al centro e al sud il segretario uscente farà il pieno di consensi, dunque serve il contributo settentrionale. […]
Il compromesso tra federalisti e nazionalisti della Lega potrebbe in realtà già in parte essere scritto su carta, contenuto in una delle mozioni presentate al congresso. Al fianco delle varie istanze presentate dalle due fazioni, ce n’è una che cita la questione settentrionale come «pilastro irrinunciabile di un progetto politico nazionale basato sull’attenzione alla specificità di ogni territorio». È la cosiddetta mozione nord: chiede la «piena attuazione del federalismo» e dichiara indispensabile una «riforma costituzionale federalista».
Al di là delle richieste, già note, la mozione porta la firma di entrambe le anime leghiste. Ventitré persone in tutto: dai dissidenti Fontana, Fugatti, Fedriga ai salviniani Stefani e Molinari.
La mozione che per ora mette d’accordo tutti non prevede solo promesse per una maggiore attenzione al nord, ma anche qualcosa di molto pratico, che Salvini ha promesso di fare a Roma: l’eliminazione dei limiti di mandato per i governatori regionali.
Si vedrà, perché di mezzo ci sono le elezioni parlamentari e gli equilibri potrebbero cambiare, ma questo è ciò che è riuscito a mettere sul tavolo Salvini finora per cercare di sedare la rivolta interna. Un’apertura ai dirigenti del nord, una promessa di esaudire le loro richieste. In ballo, è bene ricordarlo, ci sono i posti da capilista nelle liste per le prossime politiche, posti bloccati, garantiti, che potrebbero servire per silenziare qualche dissidente. […]
SILVIA SARDONE E MATTEO SALVINI
gli schieramenti nella lega
CLAUDIO DURIGON
Maurizio Fugatti Luca Zaia Attilio Fontana Massimiliano Fedriga
MATTEO SALVINI E MASSIMO GARAVAGLIA – CONGRESSO DELLA LEGA

DAGOREPORT – A GUARDARE I TIGGÌ RAI, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI! I “MARANZA” SONO FREGATI, LE PIAZZE TORNERANNO PACIFICHE! OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: IL NOME DI SIHER ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, E LA SENSAZIONE È CHE SIA STATO TIRATO FUORI DI PROPOSITO COME CAPRONE ESPIATORIO PER ALIMENTARE LA NARRAZIONE DI “ASSEDIO” CHE FA COMODO ALLA DUCETTA (COME SUCCESSO CON LE PROTESTE DEI TIR AL SUD “NASCOSTE” PER DARE SPAZIO ALLE VETRINE SPACCATE DAI TEPPISTELLI DI SECONDA GENERAZIONE) – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE – SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL’ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN’ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE…”

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO – “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…

DAGOREPORT – GIORGIA D’ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI “FRATELLINI” DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! – RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI “AMICI” CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO – IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE – PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI – INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L’INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L’EUROPA – LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L’ENDORSEMENT ALL’AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO… – VIDEO!

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

FLASH! – S’E’ APERTO L’UFFICIO DI COLLOCAMENTO AL MINISTERO DELL’ECONOMIA? – SI REGISTRA UN CERTO ATTIVISMO DA PARTE DEL DIRETTORE GENERALE DEL MEF, FRANCESCO SORO – L’AVVOCATO SI STA GUARDANDO INTORNO: SI VOCIFERA ABBIA AVUTO CONTATTI CON BANCHE D’AFFARI PER UN FUTURO ALTROVE E AVREBBE CHIESTO AD ALCUNI “CACCIATORI DI TESTE” DI INSERIRE IL SUO NOME NELLE LISTE CHE CONTANO (OPEN FIBER, FIBERCOP, SPARKLE)…

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA – DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: “SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” – BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” – MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA – MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO…





















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