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“IO UN PADRE CHE SI È TOLTO LA VITA CON UN’ARMA DA FUOCO CE L’HO AVUTO…” – DOPO L’ONDATA DI STRAGI IN FAMIGLIA, LUCA DI BARTOLOMEI, FIGLIO DELLO STORICO CAPITANO DELLA ROMA, AGOSTINO, MORTO SUICIDA NEL 1994, CHIEDE IN UNA LETTERA AL “CORRIERE DELLA SERA” DI “REVOCARE PORTO E DETENZIONE DI ARMI A CHI HA FRAGILITÀ PSICOLOGICA. LA NORMA, CHE CONSENTIREBBE L’INCROCIO DEI DATI FRA I DATABASE DELLA SANITÀ E QUELLI DELL’INTERNO, ESISTE” – “PERCHÉ MIO PADRE HA SCELTO, RESTANDO SOLO CON IL SUO DOLORE, DI NON PORTARE VIA ANCHE NOI E DI TRASFORMARLO IN UNA CONDANNA PER CHI AMAVA? HO SEMPRE PENSATO CHE LA SUA FEDE CATTOLICA, PROFONDA E MAI ESIBITA, ABBIA AVUTO UN PESO IN QUELLA SCELTA…”
Da corriere.it – Estratti
Troppo facile parlare di «omicidio-suicidio». Serve un approfondimento. Una luce che possa scongiurare altre tragedie. Lo chiede in una lettera accorata al «Corriere della Sera» Luca Di Bartolomei, figlio dello storico capitano della Roma, Agostino, morto suicida nel 1994, analista e consulente nel settore dell’energia e istituzionale.
(…) «Sono passati poco più di tre giorni fra Pietralata, Apice e Finale Ligure – riflette il 44enne -. Un padre e una madre che uccidono la figlia disabile di cinque anni e poi si tolgono la vita. Un uomo che spara ai due fratelli nel ristorante di famiglia e si toglie la vita. Un padre che uccide la moglie e il figlio quindicenne e si spara. Tre episodi, in meno di una settimana, tutti riconducibili a quella sequenza che i cronisti
chiamano ormai con troppa naturalezza “omicidio-suicidio”».
Ricorda: «Io un padre che si è tolto la vita con un’arma da fuoco ce l’ho avuto, ed è da lui che vorrei partire, perché in questi giorni un pensiero mi accompagna e non riesco a scacciarlo. Agostino si è sparato il 30 maggio 1994 e da allora porto dentro una domanda che le cronache di questi giorni hanno reso ancora più urgente: perché, nel momento più buio che si possa attraversare, mio padre ha scelto di non portare via anche noi
Perché ha scelto, restando solo con il suo dolore, di non trasformarlo in una condanna per chi amava? Ho sempre pensato che la sua fede cattolica, profonda e mai esibita, abbia avuto un peso in quella scelta: un argine che ha tenuto anche quando tutto il resto stava cedendo.
Non lo dico per fare, io ateo, della teologia a buon mercato – precisa -, né per giudicare chi non ce l’ha fatta; perché chi arriva a quel punto è, prima di tutto, malato di un dolore che va compreso, non condannato. Lo dico perché credo che qualsiasi discorso sulle armi debba tenere insieme due piani che i giornali, per necessità di sintesi, tendono a separare: la fragilità psichica di chi si arma o è già armato, e la disponibilità materiale, semplicissima nel nostro Paese, dello strumento che trasforma quella fragilità in strage».
«Da tredici anni – prosegue – esiste una norma che consentirebbe l’incrocio dei dati fra i database della Sanità e quelli dell’Interno, per revocare temporaneamente porto e detenzione a chi è in cura per depressione, in terapia con psicofarmaci o ha avuto un ricovero psichiatrico. Undici anni, e quella norma resta lettera morta. Non sapremo mai quante tragedie si sarebbero potute evitare, o almeno rendere meno probabili, con un sistema che segnalasse in tempo reale una crisi in corso. Ma so che continuare a rimandare l’attuazione di controlli incrociati fra Asl, servizi di assistenza e questure, è una scelta politica (trasversale), non un destino».
agostino di bartolomei
luca e marisa di bartolomei
presentazione associazione agostino di bartolomei 4
luca di bartolomei post
luca di bartolomei
agostino di bartolomei
luca di bartolomei cover
Da corriere.it – Estratti
Troppo facile parlare di «omicidio-suicidio». Serve un approfondimento. Una luce che possa scongiurare altre tragedie. Lo chiede in una lettera accorata al «Corriere della Sera» Luca Di Bartolomei, figlio dello storico capitano della Roma, Agostino, morto suicida nel 1994, analista e consulente nel settore dell’energia e istituzionale.
(…) «Sono passati poco più di tre giorni fra Pietralata, Apice e Finale Ligure – riflette il 44enne -. Un padre e una madre che uccidono la figlia disabile di cinque anni e poi si tolgono la vita. Un uomo che spara ai due fratelli nel ristorante di famiglia e si toglie la vita. Un padre che uccide la moglie e il figlio quindicenne e si spara. Tre episodi, in meno di una settimana, tutti riconducibili a quella sequenza che i cronisti
chiamano ormai con troppa naturalezza “omicidio-suicidio”».
Ricorda: «Io un padre che si è tolto la vita con un’arma da fuoco ce l’ho avuto, ed è da lui che vorrei partire, perché in questi giorni un pensiero mi accompagna e non riesco a scacciarlo. Agostino si è sparato il 30 maggio 1994 e da allora porto dentro una domanda che le cronache di questi giorni hanno reso ancora più urgente: perché, nel momento più buio che si possa attraversare, mio padre ha scelto di non portare via anche noi
Perché ha scelto, restando solo con il suo dolore, di non trasformarlo in una condanna per chi amava? Ho sempre pensato che la sua fede cattolica, profonda e mai esibita, abbia avuto un peso in quella scelta: un argine che ha tenuto anche quando tutto il resto stava cedendo.
Non lo dico per fare, io ateo, della teologia a buon mercato – precisa -, né per giudicare chi non ce l’ha fatta; perché chi arriva a quel punto è, prima di tutto, malato di un dolore che va compreso, non condannato. Lo dico perché credo che qualsiasi discorso sulle armi debba tenere insieme due piani che i giornali, per necessità di sintesi, tendono a separare: la fragilità psichica di chi si arma o è già armato, e la disponibilità materiale, semplicissima nel nostro Paese, dello strumento che trasforma quella fragilità in strage».
«Da tredici anni – prosegue – esiste una norma che consentirebbe l’incrocio dei dati fra i database della Sanità e quelli dell’Interno, per revocare temporaneamente porto e detenzione a chi è in cura per depressione, in terapia con psicofarmaci o ha avuto un ricovero psichiatrico. Undici anni, e quella norma resta lettera morta. Non sapremo mai quante tragedie si sarebbero potute evitare, o almeno rendere meno probabili, con un sistema che segnalasse in tempo reale una crisi in corso. Ma so che continuare a rimandare l’attuazione di controlli incrociati fra Asl, servizi di assistenza e questure, è una scelta politica (trasversale), non un destino».
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DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO – I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… – VIDEO

FLASH – È LUI O NON È LUI? MA CERTO CHE È LUI! IL MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (IN QUOTA MARINA) PAOLO ZANGRILLO, CHE SCALPITA PER FARE LE SCARPE A TAJANI, È STATO AVVISTATO POCO FA IN UN VOLO DI LINEA DA LAMEZIA TERME A MILANO LINATE, IN MEZZO A IGNARI PASSEGGERI. CHE COSA LO ASPETTA ALL’OMBRA DELLA MADUNINA? RIFERIRÀ A “MADRINA” BERLUSCONI L’ESITO DEL SUO TETE-A-TETE CON ROBERTO OCCHIUTO, ALTRO COCCO DELLA REAL CASATA DI ARCORE?

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L’ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L’AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI – PIU’ IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE’ ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L’UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL’AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA – DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L’UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE – SA CHE L’ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO’ REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO – MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA’ IL COLLE? AH, SAPERLO…

DAGOREPORT – MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA “SPORCA DOZZINA” DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI – DALL’IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA’ A VILLA D’ESTE – SDEGNATI PER LA PRESENZA E “TRATTAMENTO PREFERENZIALE” DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO – NON SOLO: E’ L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI” (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)…

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELEPIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE). SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ”BRICS” (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA”, PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI – CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL’IMPERO AMERICANO: IL VERDONE” VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L’80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO – LA DECISIONE E’ NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA’ ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ”BRICS”? – SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) – PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA…





















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