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DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ”BRICS” (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA”, PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI – CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL’IMPERO AMERICANO: IL VERDONE” VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L’80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO – LA DECISIONE E’ NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA’ ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ”BRICS”? – SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) – PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA…
vladimir putin, xi jinping e narendra modi al vertice sco in kirghizistan
DAGOREPORT
La frattura tra i BRICS, che unisce gli stati più influente del mondo extra-occidentale (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e gli Stati Uniti è sempre più profonda.
Le bombe, i razzi e i dazi di Donald Trump hanno creato una voragine, sono saltati tutti i paradigmi politici ed economici, trasformando gli Usa, un tempo sommo sceriffo degli equilibri mondiali, in agente del caos.
La demenza politica del Trumpone ha oltrepassato il punto di non ritorno da compiere il miracolo di ribaltare agli occhi del mondo l’immagine di un regime totalitario come la Cina e trasformando di Xi Jinping in un leader “affidabile” alle democrazie occidentali.
A Bishkek, in Kirghizistan, il summit di Xi Jinping e Vladimir Putin e Narendra Modi, nell’ambito del vertice in corso dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, lo Sco, che riunisce dieci stati dell’Eurasia (una sorta di antipasto del vertice dei BRICS che si terrà a Nuova Delhi tra due settimane), avrà di sicuro fatto stra-incazzare il “deragliato mentale” che farnetica nella Sala Ovale della Casa Bianca.
Se l’incontro tra Putin e il presidente cinese è stato al bacio, rinnovando l’amicizia “porofonda” e l’alleanza “senza limiti” fra i due paesi, sulla questione di sostenere l’Iran, sotto schiaffo delle sanzioni americane, non c’è stato una completa convergenza.
Xi Jinping e Vladimir Putin si sono già esposti, foraggiando Teheran di armamenti, intelligence e denaro. Ma l’India che farà? Narendra Modi conserva legami economici molto stretti con gli Stati Uniti (primo partner commerciale) e teme la vendetta di Trump.
Con il Pakistan musulmano che si avvicina a Teheran, Modi avrà il coraggio di prendere posizione a favore dei pasdaran? Intanto, ha incontrato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Domani, si vedrà…
Ma il piatto forte del triangolare, già squadernato in passato, ma questa volta più fumante del solito, è arrivato con il progetto di dar vita a una “moneta unica” dei BRICS, per ridurre il dollaro a carta straccia.
LA MONETA DA UN DOLLARO CON DONALD TRUMP
Il “verdone” è infatti la valuta dominante nel sistema finanziario globale e viene utilizzato in oltre l’80% delle transazioni commerciali e in più della metà dei pagamenti internazionali delle materie prime, come il petrolio.
Inoltre, gran parte del debito pubblico e privato mondiale è emesso e denominato in dollari, rappresentando circa il 56%-60% delle riserve valutarie ufficiali detenute a livello globale.
Se i cinque stati più influenti e potenti del mondo extra-occidentale creassero una moneta unica, con il debito pubblico americano che vola a livelli mai visti (40mila miliardi di dollari) per il bigliettone verde sarebbe la mazzata finale: sancirebbe la fine del dominio valutario a stelle e strisce, già fortemente compromesso dalle “daziate” a pene di segugio del tycoon.
Sul progetto di “moneta unica”, che trova d’accordo Russia, India, Brasile e Sudafrica, le uniche “perplessità” arrivano dal quinto e più importante socio dei BRICS, la Cina. Che farà Xi Jinping: metterà in cantina la moneta nazionale, lo Yuan, pur consapevole che la potenza di fuoco della sua economia lo metterebbe al vertice dei BRICS?
Nel frattempo, Xi guarda già alla sua prossima visita negli Stati Uniti per il vertice del 24 settembre alla Casa Bianca. dove mira ad arrivare con un capitale politico rafforzato dai summit di SCO e BRICS (in agenda il 12 e 13 settembre a Nuova Delhi).
LA DISTRUZIONE DI VALORE DEL DOLLARO
IL DECLINO DEL DOLLARO SECONDO IL FINANCIAL TIMES
+
IL TRACOLLO DEL DOLLARO USA RISPETTO ALLE ALTRE VALUTE
lula – vertice dei brics a rio de janeiro
NARENDRA MODI E DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
Trump Xi
DONALD TRUMP IN VERSIONE JOKER – GENERATA DA IA
VLADIMIR PUTIN NARENDRA MODI XI JINPING
narendra modi vladimir putin xi jinping 2
xi jinping vladimir putin narendra modi – vertice brics a Kazan
donald trump foto lapresse
NARENDRA MODI E DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
xi jinping donald trump foto lapresse
vladimir putin, xi jinping e narendra modi al vertice sco in kirghizistan
DAGOREPORT
La frattura tra i BRICS, che unisce gli stati più influente del mondo extra-occidentale (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e gli Stati Uniti è sempre più profonda.
Le bombe, i razzi e i dazi di Donald Trump hanno creato una voragine, sono saltati tutti i paradigmi politici ed economici, trasformando gli Usa, un tempo sommo sceriffo degli equilibri mondiali, in agente del caos.
La demenza politica del Trumpone ha oltrepassato il punto di non ritorno da compiere il miracolo di ribaltare agli occhi del mondo l’immagine di un regime totalitario come la Cina e trasformando di Xi Jinping in un leader “affidabile” alle democrazie occidentali.
A Bishkek, in Kirghizistan, il summit di Xi Jinping e Vladimir Putin e Narendra Modi, nell’ambito del vertice in corso dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, lo Sco, che riunisce dieci stati dell’Eurasia (una sorta di antipasto del vertice dei BRICS che si terrà a Nuova Delhi tra due settimane), avrà di sicuro fatto stra-incazzare il “deragliato mentale” che farnetica nella Sala Ovale della Casa Bianca.
Se l’incontro tra Putin e il presidente cinese è stato al bacio, rinnovando l’amicizia “porofonda” e l’alleanza “senza limiti” fra i due paesi, sulla questione di sostenere l’Iran, sotto schiaffo delle sanzioni americane, non c’è stato una completa convergenza.
Xi Jinping e Vladimir Putin si sono già esposti, foraggiando Teheran di armamenti, intelligence e denaro. Ma l’India che farà? Narendra Modi conserva legami economici molto stretti con gli Stati Uniti (primo partner commerciale) e teme la vendetta di Trump.
Con il Pakistan musulmano che si avvicina a Teheran, Modi avrà il coraggio di prendere posizione a favore dei pasdaran? Intanto, ha incontrato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Domani, si vedrà…
Ma il piatto forte del triangolare, già squadernato in passato, ma questa volta più fumante del solito, è arrivato con il progetto di dar vita a una “moneta unica” dei BRICS, per ridurre il dollaro a carta straccia.
LA MONETA DA UN DOLLARO CON DONALD TRUMP
Il “verdone” è infatti la valuta dominante nel sistema finanziario globale e viene utilizzato in oltre l’80% delle transazioni commerciali e in più della metà dei pagamenti internazionali delle materie prime, come il petrolio.
Inoltre, gran parte del debito pubblico e privato mondiale è emesso e denominato in dollari, rappresentando circa il 56%-60% delle riserve valutarie ufficiali detenute a livello globale.
Se i cinque stati più influenti e potenti del mondo extra-occidentale creassero una moneta unica, con il debito pubblico americano che vola a livelli mai visti (40mila miliardi di dollari) per il bigliettone verde sarebbe la mazzata finale: sancirebbe la fine del dominio valutario a stelle e strisce, già fortemente compromesso dalle “daziate” a pene di segugio del tycoon.
Sul progetto di “moneta unica”, che trova d’accordo Russia, India, Brasile e Sudafrica, le uniche “perplessità” arrivano dal quinto e più importante socio dei BRICS, la Cina. Che farà Xi Jinping: metterà in cantina la moneta nazionale, lo Yuan, pur consapevole che la potenza di fuoco della sua economia lo metterebbe al vertice dei BRICS?
Nel frattempo, Xi guarda già alla sua prossima visita negli Stati Uniti per il vertice del 24 settembre alla Casa Bianca. dove mira ad arrivare con un capitale politico rafforzato dai summit di SCO e BRICS (in agenda il 12 e 13 settembre a Nuova Delhi).
LA DISTRUZIONE DI VALORE DEL DOLLARO
IL DECLINO DEL DOLLARO SECONDO IL FINANCIAL TIMES
+
IL TRACOLLO DEL DOLLARO USA RISPETTO ALLE ALTRE VALUTE
lula – vertice dei brics a rio de janeiro
NARENDRA MODI E DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
Trump Xi
DONALD TRUMP IN VERSIONE JOKER – GENERATA DA IA
VLADIMIR PUTIN NARENDRA MODI XI JINPING
narendra modi vladimir putin xi jinping 2
xi jinping vladimir putin narendra modi – vertice brics a Kazan
donald trump foto lapresse
NARENDRA MODI E DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
xi jinping donald trump foto lapresse

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ”BRICS” (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA”, PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI – CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL’IMPERO AMERICANO: IL VERDONE” VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L’80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO – LA DECISIONE E’ NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA’ ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ”BRICS”? – SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) – PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA…

DAGOREPORT – ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L’HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE – CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO – È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” – SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA’ DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE…

DAGOREPORT – A QUALCUNO NON PIACE ‘STO FEDOROV – PIU’ CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL’EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE – IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE “ATTENZIONATO”, VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L’EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK – È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA – CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

FLASH! – I “DRAGHI BOYS” DEL POTERE ECONOMICO ITALIANO AVREBBERO ESPRESSO QUALCHE PERPLESSITA’ ALL’EX PREMIER SULLA PRESENZA DEL MISTERIOSO MILIARDARIO ANDREA PIGNATARO E DEL FONDATORE DI ILIAD, IL FRANCESE XAVIER NIEL, CHE NEL 2004 FU CONDANNATO A DUE ANNI DI GALERA (CON LA CONDIZIONALE), NEL “RHINE GROUP”, IL THINK TANK FONDATO DA “MARIOPIO” PER DARE UNA SFERZATA ALL’UNIONE EUROPEA, COMPOSTO DA 54 MANAGER, ECONOMISTI, ACCADEMICI E IMPRENDITORI TECNOLOGICI….

DAGOREPORT – MA QUALE “EPISODIO”! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) – NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET – ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI “REPORT”, CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

DAGOREPORT – IL RISIKO S’INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L’OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA – SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA – ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA’ CHIAMATA AD APPROVARE L’ACQUISIZIONE E TUTTO PUO’ SUCCEDERE…




















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