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FAKIR NON ERA UNO STINCO DI SANTO: I PRECEDENTI PENALI DEL 43ENNE MAROCCHINO MORTO DURANTE UN INTERVENTO DI POLIZIA A BOLOGNA – A INIZIO ANNI 2000 VENNE COINVOLTO IN UNA IMPORTANTE INDAGINE PER TRAFFICO DI DROGA – NELLA PRIMAVERA DEL 2006, MENTRE SCONTAVA AI DOMICILIARI UNA CONDANNA A 4 ANNI E TRE MESI PER DETENZIONE E SPACCIO, VENNE SORPRESO PIÙ VOLTE A NON RISPETTARE L’OBBLIGO DI RESIDENZA NELLA CASA DOVE VIVEVA – SPOSATO CON UNA DONNA ITALIANA, SI ERA SEPARATO, AVEVA L’AUTORIZZAZIONE DEL GIUDICE A RESTARE NEL NOSTRO PAESE NELL’AMBITO DEL PROCEDIMENTO PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE SPECIALE DA LUI CHIESTA- VIDEO
Mauro Giordano per corrieredibologna.corriere.it
Abderrahim Fakir, 43 anni, morto in tarda mattinata in via Svevo al Pilastro, durante un intervento della polizia, era titolare di un’impresa di facchinaggio, impegnata nella logistica.
L’uomo di origine marocchina era sposato e viveva a Borgonuovo di Sasso Marconi, nel Bolognese. Era in Italia da diversi anni, a quanto si apprende era in via Svevo per fare visita ad alcuni parenti. A quanto sembra aveva anche alcuni precedenti di polizia.
I precedenti penali di Abderrahim Fakir
A inizio anni 2000 venne coinvolto in una importante indagine per traffico di droga della Dda di Bologna e della squadra mobile. Nella primavera del 2006, mentre scontava ai domiciliari una condanna a quattro anni e tre mesi per detenzione e spaccio, venne sorpreso più volte a non rispettare l’obbligo di residenza nella casa dove viveva, all’epoca a Medicina, in provincia, e finì in carcere.
presidio per abderrahim fakir a bologna foto lapresse
A lungo è stato sposato con una donna italiana, da cui ormai da alcuni anni è separato. Di recente era tornato per un periodo in Marocco, dove aveva alcuni familiari, fino alla morte della madre. «Sono sotto choc per quello che è successo, lo reputo un bravissimo ragazzo. Tuttavia la famiglia non si è rivolta a me», dice l’avvocata Donata Malmusi, storica penalista di Fakir.
La richiesta di protezione speciale
Era regolarmente presente in Italia e aveva l’autorizzazione del giudice a rimanere nel Paese nell’ambito del procedimento per il riconoscimento della protezione speciale da lui chiesta. Lo spiega l’avvocata Barbara Spinelli, che assisteva il 42enne morto al Pilastro al termine di un intervento della polizia.
bologna messa a ferro e fuoco corteo per la morte di abderrahim fakir foto lapresse20
«Dal 2024 seguivo il procedimento pendente davanti al tribunale – spiega la legale – Avevamo chiesto la protezione speciale e avevo depositato tutta la documentazione che dimostrava come avesse maturato i requisiti: il casellario penale, i carichi pendenti, la prova che aveva sempre lavorato, pagato le tasse e la documentazione relativa alla sua attività imprenditoriale».
In pratica Fakir aveva avuto una sospensiva del tribunale, sezione immigrazione, a seguito di una decisione negativa della commissione territoriale, per manifesta infondatezza. «Aveva il decreto del giudice che lo autorizzava a restare in Italia – sottolinea – ed era regolarmente presente sul territorio. L’iter amministrativo dei suoi permessi di soggiorno non cambia questo dato».
Spinelli aggiunge che, nel procedimento in corso, erano stati depositati anche «l’estratto contributivo Inps, che dimostra un’attività lavorativa continuativa dal 2012 al 2026, e tutta la documentazione relativa alla nuova società».
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 1
«Se non ci fossero stati i requisiti di integrazione e di regolarità – conclude – il giudice non avrebbe potuto concedere l’autorizzazione a rimanere in Italia. Tutti i tentativi di dipingerlo come il solito straniero irregolare e spacciatore lasciano il tempo che trovano: Abderrahim Fakir era un imprenditore».
bologna messa a ferro e fuoco corteo per la morte di abderrahim fakir foto lapresse19
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 2
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 6
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 4
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 5
La morte di Abderrahim Fakir
Abderrahim Fakir
il corpo di Abderrahim Fakir
ABDERRAHIM FAKIR
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 3
Mauro Giordano per corrieredibologna.corriere.it
Abderrahim Fakir, 43 anni, morto in tarda mattinata in via Svevo al Pilastro, durante un intervento della polizia, era titolare di un’impresa di facchinaggio, impegnata nella logistica.
L’uomo di origine marocchina era sposato e viveva a Borgonuovo di Sasso Marconi, nel Bolognese. Era in Italia da diversi anni, a quanto si apprende era in via Svevo per fare visita ad alcuni parenti. A quanto sembra aveva anche alcuni precedenti di polizia.
I precedenti penali di Abderrahim Fakir
A inizio anni 2000 venne coinvolto in una importante indagine per traffico di droga della Dda di Bologna e della squadra mobile. Nella primavera del 2006, mentre scontava ai domiciliari una condanna a quattro anni e tre mesi per detenzione e spaccio, venne sorpreso più volte a non rispettare l’obbligo di residenza nella casa dove viveva, all’epoca a Medicina, in provincia, e finì in carcere.
presidio per abderrahim fakir a bologna foto lapresse
A lungo è stato sposato con una donna italiana, da cui ormai da alcuni anni è separato. Di recente era tornato per un periodo in Marocco, dove aveva alcuni familiari, fino alla morte della madre. «Sono sotto choc per quello che è successo, lo reputo un bravissimo ragazzo. Tuttavia la famiglia non si è rivolta a me», dice l’avvocata Donata Malmusi, storica penalista di Fakir.
La richiesta di protezione speciale
Era regolarmente presente in Italia e aveva l’autorizzazione del giudice a rimanere nel Paese nell’ambito del procedimento per il riconoscimento della protezione speciale da lui chiesta. Lo spiega l’avvocata Barbara Spinelli, che assisteva il 42enne morto al Pilastro al termine di un intervento della polizia.
bologna messa a ferro e fuoco corteo per la morte di abderrahim fakir foto lapresse20
«Dal 2024 seguivo il procedimento pendente davanti al tribunale – spiega la legale – Avevamo chiesto la protezione speciale e avevo depositato tutta la documentazione che dimostrava come avesse maturato i requisiti: il casellario penale, i carichi pendenti, la prova che aveva sempre lavorato, pagato le tasse e la documentazione relativa alla sua attività imprenditoriale».
In pratica Fakir aveva avuto una sospensiva del tribunale, sezione immigrazione, a seguito di una decisione negativa della commissione territoriale, per manifesta infondatezza. «Aveva il decreto del giudice che lo autorizzava a restare in Italia – sottolinea – ed era regolarmente presente sul territorio. L’iter amministrativo dei suoi permessi di soggiorno non cambia questo dato».
Spinelli aggiunge che, nel procedimento in corso, erano stati depositati anche «l’estratto contributivo Inps, che dimostra un’attività lavorativa continuativa dal 2012 al 2026, e tutta la documentazione relativa alla nuova società».
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 1
«Se non ci fossero stati i requisiti di integrazione e di regolarità – conclude – il giudice non avrebbe potuto concedere l’autorizzazione a rimanere in Italia. Tutti i tentativi di dipingerlo come il solito straniero irregolare e spacciatore lasciano il tempo che trovano: Abderrahim Fakir era un imprenditore».
bologna messa a ferro e fuoco corteo per la morte di abderrahim fakir foto lapresse19
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 2
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 6
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 4
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 5
La morte di Abderrahim Fakir
Abderrahim Fakir
il corpo di Abderrahim Fakir
ABDERRAHIM FAKIR
abderrahim fakir ammanettato dalla polizia 3

DAGOREPORT – L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A “PASSARE IL RUBICONE”. CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE – ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

DAGOREPORT – L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI – ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD – DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

FLASH! – SIGFRIDO RANUCCI SMENTISCE LE INDISCREZIONI CHE LO VEDREBBERO SOSPESO DALLA GUIDA DELLA PROSSIMA EDIZIONE DI “REPORT” – SECONDO QUANTO INFORMA IL “FATTO QUOTIDIANO” DI OGGI: “IN REDAZIONE SONO TRANQUILLI, FORTI DELLA SERIETA’ E VERICIDITA’ DELLE INCHIESTE: SI TEME PERO’ UNA POSSIBILE SOSPENSIONE DI RANUCCI, CHE LA RAI POTREBBE PRENDERE A SCOPO CAUTELATIVO, MA SOPRATTUTTO SU PRESSIONI DELA POLITICA…”

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE – C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

DAGOREPORT – MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL “CAMPO LARGO” VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL’ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA – SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN “PAPA STRANIERO” (IL FAVORITO E’ ROBERTO GUALTIERI) – MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…




















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