‘sia gli stati uniti che l’iran stanno perdendo la guerra’ – federico fubini…

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donald turmp mojatba khamenei

“SIA GLI STATI UNITI CHE L’IRAN STANNO PERDENDO LA GUERRA, MA LO FANNO A VELOCITA’ DIVERSE” – FEDERICO FUBINI: “IL REGIME DI TEHERAN E’ DECAPITATO E DIVISO. L’IRAN E’ SOTTO PRESSIONE PERCHE’ I BOMBARDAMENTI AMERICANI CONTINUANO A DISTRUGGERE INFRASTRUTTURE E SITI PRODUTTIVE” – “LA CASA BIANCA E’ SOTTO PRESSIONE PER L’AUMENTO DELLO SCARTO TRA IL PREZZO DEL PETROLIO E QUELLO DEL CARBURANTE RAFFINATO. IL SECONDO FATTORE CHE PESA SU TRUMP RIGUARDA L’ARSENALE AMERICANO”

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Sia gli Stati Uniti che l’Iran stanno perdendo la guerra, ma lo fanno a velocità diverse. Gli Stati Uniti perdono perché l’obiettivo del cambio di regime per ora è fallito, l’Iran non rinuncia al suo programma nucleare e lo stretto di Hormuz resta chiuso, alterando ogni giorno di più i fragili equilibri dei mercati dell’energia. 

 

TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN

Il regime di Teheran perde invece per tutte le altre ragioni: è decapitato e diviso in versioni diverse di estremismo e intransigenza, il contro-blocco americano di Hormuz è destinato ad impoverirlo progressivamente e i bombardamenti continuano a distruggere infrastrutture e siti produttivi nel Paese per un totale cumulato di centinaia di miliardi di dollari.

 

attacco usa all iran 3

La differenza fra queste forme parallele di sconfitta è però decisiva, perché esse non maturano allo stesso tempo. La situazione non diventerà insostenibile per entrambe le parti simultaneamente e questa asimmetria finirà per contare: chi subisce prima i danni maggiori dovrà offrire nuove concessioni.

 

DONNA PIANGE DI FRONTE A UN PALAZZO DISTRUTTO DALLE BOMBE A TEHERAN – FOTO LAPRESSE

Quanto a questo, l’Iran è sotto pressione. Il Paese in primavera ha subito per due mesi un parziale blocco americano della sua capacità di esportare greggio; adesso il blocco è tornato dopo un mese di sospensione. Nella prima fase sembra che il Paese sia passato da un export di quasi due milioni di barili al giorno a circa 300 mila, con una perdita di ricavi da 130 milioni di dollari al giorno e per otto miliardi in totale. […]

 

C’è poi un altro fattore-tempo a giocare contro il regime: si avvicina il momento in cui gli altri Paesi del Golfo avranno sviluppato oleodotti per esportare petrolio aggirando Hormuz. Le nuove condutture potranno trasportare quasi due terzi dei barili che fino a febbraio scorso passavano dallo stretto e, quando funzioneranno, l’Iran avrà perso la sua arma geopolitica.

 

Ma non sarà per domani: solo a metà 2027, al più presto, gli Emirati Arabi Uniti avranno completato il raddoppio della linea esistente (1,8 milioni di barili in più); ma perché il quadro possa iniziare a cambiare bisognerà attendere il 2028 con nuovi oleodotti sauditi ed emiratini. I pasdaran, dunque, oggi potrebbero pensare di essere in grado di attendere che Trump si stanchi.

TRUMP GUERRA USA IN IRAN

 

Due fattori invece mettono la Casa Bianca sotto pressione. Il primo non è tanto il prezzo del petrolio, ma l’aumento senza precedenti dello scarto fra quest’ultimo e il carburante raffinato: lo spread fra questi due valori non era mai stato sopra i 60 dollari al barile in più da pagare per i carburanti, rispetto al greggio. […] 

 

Il secondo fattore che pesa su Trump riguarda invece l’arsenale americano. Nei primi 40 giorni di guerra il Pentagono ha consumato circa un terzo dei suoi missili Tomahawk e due terzi delle difese terra-aria Thaad. […] 

attacco usa all iran 1RADAR BOMBARDATO DA USA E ISRAELE IN IRANDonald Trump Donald Trump 21Mojtaba Khamenei

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Sia gli Stati Uniti che l’Iran stanno perdendo la guerra, ma lo fanno a velocità diverse. Gli Stati Uniti perdono perché l’obiettivo del cambio di regime per ora è fallito, l’Iran non rinuncia al suo programma nucleare e lo stretto di Hormuz resta chiuso, alterando ogni giorno di più i fragili equilibri dei mercati dell’energia. 

 

TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN

Il regime di Teheran perde invece per tutte le altre ragioni: è decapitato e diviso in versioni diverse di estremismo e intransigenza, il contro-blocco americano di Hormuz è destinato ad impoverirlo progressivamente e i bombardamenti continuano a distruggere infrastrutture e siti produttivi nel Paese per un totale cumulato di centinaia di miliardi di dollari.

 

attacco usa all iran 3

La differenza fra queste forme parallele di sconfitta è però decisiva, perché esse non maturano allo stesso tempo. La situazione non diventerà insostenibile per entrambe le parti simultaneamente e questa asimmetria finirà per contare: chi subisce prima i danni maggiori dovrà offrire nuove concessioni.

 

DONNA PIANGE DI FRONTE A UN PALAZZO DISTRUTTO DALLE BOMBE A TEHERAN – FOTO LAPRESSE

Quanto a questo, l’Iran è sotto pressione. Il Paese in primavera ha subito per due mesi un parziale blocco americano della sua capacità di esportare greggio; adesso il blocco è tornato dopo un mese di sospensione. Nella prima fase sembra che il Paese sia passato da un export di quasi due milioni di barili al giorno a circa 300 mila, con una perdita di ricavi da 130 milioni di dollari al giorno e per otto miliardi in totale. […]

 

C’è poi un altro fattore-tempo a giocare contro il regime: si avvicina il momento in cui gli altri Paesi del Golfo avranno sviluppato oleodotti per esportare petrolio aggirando Hormuz. Le nuove condutture potranno trasportare quasi due terzi dei barili che fino a febbraio scorso passavano dallo stretto e, quando funzioneranno, l’Iran avrà perso la sua arma geopolitica.

 

Ma non sarà per domani: solo a metà 2027, al più presto, gli Emirati Arabi Uniti avranno completato il raddoppio della linea esistente (1,8 milioni di barili in più); ma perché il quadro possa iniziare a cambiare bisognerà attendere il 2028 con nuovi oleodotti sauditi ed emiratini. I pasdaran, dunque, oggi potrebbero pensare di essere in grado di attendere che Trump si stanchi.

TRUMP GUERRA USA IN IRAN

 

Due fattori invece mettono la Casa Bianca sotto pressione. Il primo non è tanto il prezzo del petrolio, ma l’aumento senza precedenti dello scarto fra quest’ultimo e il carburante raffinato: lo spread fra questi due valori non era mai stato sopra i 60 dollari al barile in più da pagare per i carburanti, rispetto al greggio. […] 

 

Il secondo fattore che pesa su Trump riguarda invece l’arsenale americano. Nei primi 40 giorni di guerra il Pentagono ha consumato circa un terzo dei suoi missili Tomahawk e due terzi delle difese terra-aria Thaad. […] 

attacco usa all iran 1RADAR BOMBARDATO DA USA E ISRAELE IN IRANDonald Trump Donald Trump 21Mojtaba Khamenei

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL “CAMPO LARGO” VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL’ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA – SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN “PAPA STRANIERO” (IL FAVORITO E’ ROBERTO GUALTIERI) – MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) – L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE’ SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL “GIOCATTOLO” FORZA ITALIA…

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO…

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… – IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ – ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L’INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE – E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42%CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI – UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO – NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT – TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? – IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! – CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO – IL CELEBRATO ERASMUS E’ TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ – IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) – E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

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