Metti i pedaggi, togli i pedaggi: a pagare il conto del caos trumpiano saranno i consumatori…

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donald trump guerra iran stretto di hormuz petrolio

METTI I PEDAGGI, TOGLI I PEDAGGI: A PAGARE IL CONTO DEL CAOS TRUMPIANO SARANNO I CONSUMATORI – LA MINACCIA DEL TYCOON, POI RITIRATA, DI IMPORRE UNA “TASSA” DEL 20% SUI CARICHI COMMERCIALI IN TRANSITO NELLO STRETTO DI HORMUZ, HA FATTO TREMARE I MERCATI ENERGETICI GLOBALI – IL REGIME IRANIANO FA SAPERE CHE IMPORRÀ UNA SUA TARIFFA, E I PREZZI DI GAS E PETROLIO TORNANO A SALIRE – I PRODUTTORI DI GREGGIO DEL GOLFO ACCELERANO I PIANI PER EMANCIPARSI DAL “RICATTO” GEOGRAFICO DI HORMUZ. GLI EMIRATI ARABI STUDIANO NUOVI TERMINALI ESTERNI, L’ARABIA SAUDITA POTENZIA IL GIGANTESCO OLEODOTTO “EAST-WEST”…

Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “La Stampa”

 

donald trump jd vance marco rubio

Il conto lo pagheranno, alla fine, i consumatori. L’annuncio, e la retromarcia dopo nemmeno 24 ore, del presidente statunitense Donald Trump di voler imporre un pedaggio del 20% sui carichi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz ha fatto tremare i mercati energetici globali.

 

«Non manderemo più le nostre petroliere nell’area», spiega Herbjørn Hansson, amministratore delegato del colosso Nordic American Tankers, sintetizzando il caos che avvolge l’industria marittima. La Casa Bianca rivendica il ruolo di “guardiano” armato del canale per chiedere rimborsi – sotto forma di investimenti negli Usa – agli alleati, a cominciare dai Paesi del Golfo Persico.

 

il transito di petrolio e gas per lo stretto di hormuz

L’Iran dice che imporrà comunque dazi, incuranti del rumore geopolitico di fondo. Secondo gli esperti, il risultato sarà comunque un rincaro sistemico con prezzi più elevati per l’energia in tutto il mondo.

 

[…] L’idea di un rimborso obbligatorio calcolato sul valore totale delle merci che attraversano uno dei più cruciali snodi marittimi del pianeta ha fatto sussultare il prezzo del petrolio. E indotto gli Stati del Golfo a chiedere una dietrofront a Trump. Che è arrivato, a seguito della promessa di investimenti diretti negli Stati Uniti. «Ma dipenderà se le promesse saranno mantenute», ricordano gli analisti di Rand in una nota.

 

MOTOSCAFI DRONI AMERICANI PATTUGLIANO LO STRETTO DI HORMUZ

Lo spauracchio del pedaggio del 20% non si può quindi ancora escludere, come evidenzia una fonte diplomatica a La Stampa. La quale sottolinea che, per una petroliera standard con un carico di due milioni di barili di greggio, la tassa si traduce in un esborso extra calcolato tra i 30 e i 34 milioni di dollari per un singolo viaggio.

 

Una quota monstre che, secondo le proiezioni elaborate dall’analista Andy Lipow, numero uno dell’omonima casa d’affari, andrà ad aggiungere «circa 16 dollari al costo di ogni barile di petrolio». Non a caso, sia il greggio Wti sia il Brent sono rimasti intorno – se non oltre – a quota 80 dollari al barile. Rincari tutti trasmissibili ai consumatori, ricorda Goldman Sachs.

 

CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN

La frattura è emersa non solo nel Golfo, bensì anche all’interno della stessa amministrazione Usa, in un cortocircuito istituzionale in grado di esporre il piano a inevitabili ricorsi nelle aule dei tribunali federali. La direttiva di Trump sarebbe entrata in collisione frontale con la linea diplomatica del Dipartimento di Stato.

 

Solo poche settimane fa il Segretario di Stato Marco Rubio aveva scandito un principio inequivocabile, ricordando che «nessun Paese è autorizzato a imporre pedaggi o tasse su un corso d’acqua internazionale. Questa è la legge internazionale esistente». Un paradosso che mina la credibilità del provvedimento e offre un assist legale formidabile agli oppositori.

 

EMIRATI ARABI – PETROLIO

L’Organizzazione Marittima Internazionale delle Nazioni Unite ha rigettato la proposta con una nota ufficiale, ribadendo che l’agenzia «si oppone con fermezza all’imposizione di tariffe per il passaggio attraverso stretti utilizzati per la navigazione internazionale». L’International Chamber of Shipping rincara la dose e condanna la misura parlando di un inaccettabile passo «retrogrado» per le catene di approvvigionamento.

 

L’organizzazione, spiegano fonti qualificate, teme l’effetto domino e avverte che «per noi cedere su Hormuz aprirebbe le porte a simili tariffe protezionistiche in altri passaggi marittimi vitali».

 

guerra in iran – inflazione e aumento del prezzo del petrolio negli stati uniti

[…] Nel frattempo, i produttori di greggio del Golfo, sebbene chiamati in causa per il rimborso dei costi militari, stanno accelerando i piani per emanciparsi dal ricatto geografico dello stretto.

 

Gli Emirati Arabi Uniti studiano nuovi terminali esterni, mentre l’Arabia Saudita potenzia a ritmi serrati il gigantesco oleodotto East-West per dirottare il greggio verso il Mar Rosso. Un modo per evitare nuovi ricatti geopolitici.

EMIRATI ARABI – PETROLIO

Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “La Stampa”

 

donald trump jd vance marco rubio

Il conto lo pagheranno, alla fine, i consumatori. L’annuncio, e la retromarcia dopo nemmeno 24 ore, del presidente statunitense Donald Trump di voler imporre un pedaggio del 20% sui carichi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz ha fatto tremare i mercati energetici globali.

 

«Non manderemo più le nostre petroliere nell’area», spiega Herbjørn Hansson, amministratore delegato del colosso Nordic American Tankers, sintetizzando il caos che avvolge l’industria marittima. La Casa Bianca rivendica il ruolo di “guardiano” armato del canale per chiedere rimborsi – sotto forma di investimenti negli Usa – agli alleati, a cominciare dai Paesi del Golfo Persico.

 

il transito di petrolio e gas per lo stretto di hormuz

L’Iran dice che imporrà comunque dazi, incuranti del rumore geopolitico di fondo. Secondo gli esperti, il risultato sarà comunque un rincaro sistemico con prezzi più elevati per l’energia in tutto il mondo.

 

[…] L’idea di un rimborso obbligatorio calcolato sul valore totale delle merci che attraversano uno dei più cruciali snodi marittimi del pianeta ha fatto sussultare il prezzo del petrolio. E indotto gli Stati del Golfo a chiedere una dietrofront a Trump. Che è arrivato, a seguito della promessa di investimenti diretti negli Stati Uniti. «Ma dipenderà se le promesse saranno mantenute», ricordano gli analisti di Rand in una nota.

 

MOTOSCAFI DRONI AMERICANI PATTUGLIANO LO STRETTO DI HORMUZ

Lo spauracchio del pedaggio del 20% non si può quindi ancora escludere, come evidenzia una fonte diplomatica a La Stampa. La quale sottolinea che, per una petroliera standard con un carico di due milioni di barili di greggio, la tassa si traduce in un esborso extra calcolato tra i 30 e i 34 milioni di dollari per un singolo viaggio.

 

Una quota monstre che, secondo le proiezioni elaborate dall’analista Andy Lipow, numero uno dell’omonima casa d’affari, andrà ad aggiungere «circa 16 dollari al costo di ogni barile di petrolio». Non a caso, sia il greggio Wti sia il Brent sono rimasti intorno – se non oltre – a quota 80 dollari al barile. Rincari tutti trasmissibili ai consumatori, ricorda Goldman Sachs.

 

CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN

La frattura è emersa non solo nel Golfo, bensì anche all’interno della stessa amministrazione Usa, in un cortocircuito istituzionale in grado di esporre il piano a inevitabili ricorsi nelle aule dei tribunali federali. La direttiva di Trump sarebbe entrata in collisione frontale con la linea diplomatica del Dipartimento di Stato.

 

Solo poche settimane fa il Segretario di Stato Marco Rubio aveva scandito un principio inequivocabile, ricordando che «nessun Paese è autorizzato a imporre pedaggi o tasse su un corso d’acqua internazionale. Questa è la legge internazionale esistente». Un paradosso che mina la credibilità del provvedimento e offre un assist legale formidabile agli oppositori.

 

EMIRATI ARABI – PETROLIO

L’Organizzazione Marittima Internazionale delle Nazioni Unite ha rigettato la proposta con una nota ufficiale, ribadendo che l’agenzia «si oppone con fermezza all’imposizione di tariffe per il passaggio attraverso stretti utilizzati per la navigazione internazionale». L’International Chamber of Shipping rincara la dose e condanna la misura parlando di un inaccettabile passo «retrogrado» per le catene di approvvigionamento.

 

L’organizzazione, spiegano fonti qualificate, teme l’effetto domino e avverte che «per noi cedere su Hormuz aprirebbe le porte a simili tariffe protezionistiche in altri passaggi marittimi vitali».

 

guerra in iran – inflazione e aumento del prezzo del petrolio negli stati uniti

[…] Nel frattempo, i produttori di greggio del Golfo, sebbene chiamati in causa per il rimborso dei costi militari, stanno accelerando i piani per emanciparsi dal ricatto geografico dello stretto.

 

Gli Emirati Arabi Uniti studiano nuovi terminali esterni, mentre l’Arabia Saudita potenzia a ritmi serrati il gigantesco oleodotto East-West per dirottare il greggio verso il Mar Rosso. Un modo per evitare nuovi ricatti geopolitici.

EMIRATI ARABI – PETROLIO

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… – IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ – ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L’INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE – E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42%CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI – UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO – NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT – TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? – IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! – CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO – IL CELEBRATO ERASMUS E’ TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ – IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) – E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT – SE C’È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL’ALTRO, È IL TRASFORMISMO – SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO – L’”AMICIZIA FRATERNA” CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI – L’EX DIRETTORE DELL’”ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E’ PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA – TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT – DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP – NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” – MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  – “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT – CON L’ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE – LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L’AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L’EUROPA SI E’ INVENTATA LA “MINACCIA PUTIN” – ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA “GAMBA CENTRISTA”, HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY – IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI…

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