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LA DISCESA IN CAMPO DI “DIBBA”, IL VANNACCI DEI PROGRESSISTI, E’ UN CETRIOLONE PER CONTE (E IL CAMPO LARGO) – L’EX FRONTMAN GRILLINO VUOLE PRESENTARSI ALLE POLITICHE DEL 2027. PEPPINIELLO HA CAPITO DI ESSERE LA VITTIMA PREDESTINATA DELL’ASCESA DI DI BATTISTA: CHE DIETRO CI SIA O NO LA MANO DI BEPPE GRILLO, LA MANOVRA È CONTRO DI LUI – UNA DISCESA IN CAMPO DI “DIBBA” SPOSTEREBBE IL MOVIMENTO 5 STELLE A POSIZIONI PIÙ ESTREME, PER NON LASCIARSI RUBARE VOTI DALL’EX, CONTRARISSIMO ALL’ALLEANZA CON IL PD CON IL RISCHIO DI FAR SALTARE IL CAMPO LARGO – GLI ANNUSAMENTI TRA DI BATTISTA E VANNACCI (ENTRAMBI FILO-PUTIN). IL LORO INGRESSO IN CAMPO RENDEREBBE COMPLICATA PER LE COALIZIONI LA SOGLIA DEL 42 PER CENTO E QUINDI IL DIRITTO AL PREMIO DI MAGGIORANZA…
Stefano Folli per la Repubblica – Estratti
di battista in piazza per gaza
Il caso Vannacci per ora non produce voti reali, ma qualche fenomeno imitativo. Alessandro Di Battista ne è l’esempio più evidente. Il personaggio ha un passato nell’ala intransigente del “grillismo” prima maniera.
In quel mondo si è distinto per essere una specie di Trotsky del populismo anti-sistema (…)
Il successo di Vannacci come re dei sondaggi deve aver turbato non poco Di Battista: tutto quello spazio virtuale da accaparrarsi è quasi lo stesso in cui potrebbe incunearsi l’ex grillino. E così si è venuti a conoscenza che esiste anche una sigla (“Schierarsi”), quasi un embrione di partito, di cui i più ignoravano l’esistenza.
ALESSANDRO DI BATTISTA CON LA FOCACCIA A RIVA LIGURE
Quali siano le differenze fra il movimento di Di Battista e quello di Vannacci è difficile da dire: forse sulla Palestina.
Ma nessuno si stupirebbe se i due unissero le forze e tentassero insieme di far fallire la legge elettorale: non tanto quella in vigore oggi, ben avviata verso il pareggio tra gli schieramenti, quanto quella promessa per l’immediato futuro, poiché l’ingresso in campo del binomio Vannacci-Di Battista renderebbe complicata per le coalizioni la soglia del 42 per cento e quindi il diritto al premio di maggioranza.
In fondo anche il governo Conte-1 nacque a suo tempo da un intreccio improbabile tra due forze in apparenza antagoniste, in realtà compatibili in nome del potere: M5S e Lega salviniana. In questo caso si tratterebbe, viceversa, di mettere in piedi un blocco d’opposizione, quel “terzo polo” in chiave demagogica che i “centristi” non sono riusciti a organizzare, se non su percentuali sconfortanti.
Va anche detto che la fusione tra il generale e il grillino non è oggi al centro dell’agenda. Ognuno per il momento gioca una partita all’interno del proprio campo. Con una differenza da non trascurare. A destra il generale vorrebbe essere assimilato nella coalizione meloniana: e non esita a proporre a tal fine le sue condizioni. Ma per ora il rifiuto di Forza Italia sembra condiviso con decisione dalla premier e ovviamente dalla Lega, il partito sfiancato dall’esistenza di Futuro Nazionale. In un modo o nell’altro, tutti si rendono conto del rischio costituito dal “vannaccismo”.
A sinistra invece l’impressione è opposta.
Giuseppe Conte capisce di essere la vittima predestinata dell’ascesa di Di Battista. Che dietro ci sia o no la mano di Beppe Grillo, la manovra è contro di lui e la tessitura in atto per fare dell’ex presidente del Consiglio il punto di equilibrio dei “progressisti”. Così, nel silenzio una volta di più del Pd, Conte ha già detto che sarebbe felice di aprire le porte a un uomo che egli “stima moltissimo”. Si capisce: ampliare il “campo largo” sotto la bandiera dei 5S significa tenere sulla difensiva il partito di Elly Schlein e magari spostare l’attenzione dall’indagine sulle mascherine in epoca Covid su cui la stampa di destra insiste.
Senza contare che Di Battista è un nemico di Renzi e anche a Conte farebbe comodo ridurre al minimo la presenza di Italia Viva nella coalizione. Al minimo e soprattutto senza rilievo politico. Per adesso il gruppetto di “Schierarsi” pensa invece di starsene all’opposizione per ottenere il massimo dalla linea demagogica. Ma è una storia in via di sviluppo. Se ne riparlerà in autunno.
ALESSANDRO DI BATTISTA CON FRANCESCA ALBANESE
alessandro di battista in senato con le firme pro palestina. 5
Roberto Vannacci2
raggi di battista
Stefano Folli per la Repubblica – Estratti
di battista in piazza per gaza
Il caso Vannacci per ora non produce voti reali, ma qualche fenomeno imitativo. Alessandro Di Battista ne è l’esempio più evidente. Il personaggio ha un passato nell’ala intransigente del “grillismo” prima maniera.
In quel mondo si è distinto per essere una specie di Trotsky del populismo anti-sistema (…)
Il successo di Vannacci come re dei sondaggi deve aver turbato non poco Di Battista: tutto quello spazio virtuale da accaparrarsi è quasi lo stesso in cui potrebbe incunearsi l’ex grillino. E così si è venuti a conoscenza che esiste anche una sigla (“Schierarsi”), quasi un embrione di partito, di cui i più ignoravano l’esistenza.
ALESSANDRO DI BATTISTA CON LA FOCACCIA A RIVA LIGURE
Quali siano le differenze fra il movimento di Di Battista e quello di Vannacci è difficile da dire: forse sulla Palestina.
Ma nessuno si stupirebbe se i due unissero le forze e tentassero insieme di far fallire la legge elettorale: non tanto quella in vigore oggi, ben avviata verso il pareggio tra gli schieramenti, quanto quella promessa per l’immediato futuro, poiché l’ingresso in campo del binomio Vannacci-Di Battista renderebbe complicata per le coalizioni la soglia del 42 per cento e quindi il diritto al premio di maggioranza.
In fondo anche il governo Conte-1 nacque a suo tempo da un intreccio improbabile tra due forze in apparenza antagoniste, in realtà compatibili in nome del potere: M5S e Lega salviniana. In questo caso si tratterebbe, viceversa, di mettere in piedi un blocco d’opposizione, quel “terzo polo” in chiave demagogica che i “centristi” non sono riusciti a organizzare, se non su percentuali sconfortanti.
Va anche detto che la fusione tra il generale e il grillino non è oggi al centro dell’agenda. Ognuno per il momento gioca una partita all’interno del proprio campo. Con una differenza da non trascurare. A destra il generale vorrebbe essere assimilato nella coalizione meloniana: e non esita a proporre a tal fine le sue condizioni. Ma per ora il rifiuto di Forza Italia sembra condiviso con decisione dalla premier e ovviamente dalla Lega, il partito sfiancato dall’esistenza di Futuro Nazionale. In un modo o nell’altro, tutti si rendono conto del rischio costituito dal “vannaccismo”.
A sinistra invece l’impressione è opposta.
Giuseppe Conte capisce di essere la vittima predestinata dell’ascesa di Di Battista. Che dietro ci sia o no la mano di Beppe Grillo, la manovra è contro di lui e la tessitura in atto per fare dell’ex presidente del Consiglio il punto di equilibrio dei “progressisti”. Così, nel silenzio una volta di più del Pd, Conte ha già detto che sarebbe felice di aprire le porte a un uomo che egli “stima moltissimo”. Si capisce: ampliare il “campo largo” sotto la bandiera dei 5S significa tenere sulla difensiva il partito di Elly Schlein e magari spostare l’attenzione dall’indagine sulle mascherine in epoca Covid su cui la stampa di destra insiste.
Senza contare che Di Battista è un nemico di Renzi e anche a Conte farebbe comodo ridurre al minimo la presenza di Italia Viva nella coalizione. Al minimo e soprattutto senza rilievo politico. Per adesso il gruppetto di “Schierarsi” pensa invece di starsene all’opposizione per ottenere il massimo dalla linea demagogica. Ma è una storia in via di sviluppo. Se ne riparlerà in autunno.
ALESSANDRO DI BATTISTA CON FRANCESCA ALBANESE
alessandro di battista in senato con le firme pro palestina. 5
Roberto Vannacci2
raggi di battista

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

FLASH! – CHE SUCCEDE A “LA REPUBBLICA”? IERI SI E’ DIMESSO L’INVIATO LIRIO ABBATE, OGGI MARIO ORFEO HA COMUNICATO ALLA REDAZIONE CHE LASCIA LA DIREZIONE DEL QUOTIDIANO FONDATO DA EUGENIO SCALFARI, PUNTO DI RIFERIMENTO DEL CENTROSINISTRA – E MARTEDI’ E’ ATTESO A ROMA L’EDITORE, IL MAGNATE GRECO THEO KIRIAKOU – ORFEO POTREBBE PASSARE ALLA CORTE DI LEONARDINO DEL VECCHIO, MAGARI ALLA DIREZIONE EDITORIALE DEL GRUPPO “QN”

FLASH! – ALL’INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN’IDEA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL “SECOLO XIX”, MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL’EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L’ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE – PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL’EX DIRETTORE DE “LA STAMPA”, ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)….

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! – CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L’AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA’ DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO- NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

DAGOREPORT – QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN’ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME “L’AIRONE” E “L’APOLLO” E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO – ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE – VA INOLTRE RICORDATO CHE…

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L’ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D’ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER – CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO – MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA – CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? – INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…





















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