Lavitola: non ho nulla a che fare con l’attentato a ranucci. non so chi possa essere stato, nÉ…

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valter lavitola sigfrido ranucci

“NON HO NULLA A CHE FARE CON L’ATTENTATO A RANUCCI. NON SO CHI POSSA ESSERE STATO, NÉ PERCHÉ” – VALTER LAVITOLA NON RISPONDE ALLE DOMANDE DEI PM MA FA DICHIARAZIONI SPONTANEE: “SONO SCONVOLTO, TRA ME E RANUCCI C’E’ UN’AMICIZIA FRATERNA, IL NOSTRO LEGAME È STRETTISSIMO E INCOMPATIBILE CON QUALSIASI MOVENTE” – “GOMES CELESIO TAVARES NON C’ENTRA NULLA. PER ME È COME UN FIGLIO. NON È SCAPPATO. È IN CAMERUN, A PARLARE CON I CAPI TRIBÙ PER UN PROGETTO SUI CARBON CREDITS” – PER I MAGISTRATI, LAVITOLA È IL MANDANTE DELL’ATTENTATO DEL 16 OTTOBRE CONTRO IL CONDUTTORE DI “REPORT”, QUANDO UNA BOMBA ESPLOSE SOTTO L’ABITAZIONE DEL GIORNALISTA A CAMPO ASCOLANO – IL FACCENDIERE NEGA MA CI SONO LE PROVE: LE CONVERSAZIONI, L’UTILIZZO DELL’AUTOMOBILE DELLA MOGLIE DI TAVARES, CONSEGNATA AGLI ATTENTATORI, LE CELLE TELEFONICHE – PERCHÉ ORDINARE UN ATTENTATO CONTRO UN AMICO?

Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”

 

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

 “Non ho nulla a che fare con l’attentato a Ranucci. Non so chi possa essere stato, né perché. Gomes Celesio Tavares non c’entra nulla. Per me è come un figlio. Non è scappato. È in Camerun, a parlare con i capi tribù per un progetto sui carbon credits».

 

Valter Lavitola si presenta a piazzale Clodio poco dopo le 15.30. Ad accompagnarlo fino all’ingresso del tribunale di Roma è un cordone di telecamere. Ad attenderlo […] sette uomini della vigilanza interna, tre poliziotti in abiti civili, quattro agenti in uniforme, due graduati dell’Arma.

 

[…] L’ex parlamentare socialista, già uomo di fiducia del berlusconismo e protagonista di vicende giudiziarie che riportano indietro l’orologio di vent’anni, è stato convocato per essere interrogato. Ma l’interrogatorio, di fatto, non c’è. Per quasi due ore affida la propria difesa a dichiarazioni spontanee. Poi si avvale della facoltà di non rispondere.

 

Gomes Celesio Tavares

Per i pm Carlo Villani ed Edoardo De Santis è il mandante dell’attentato del 16 ottobre contro il conduttore di Report. Avrebbe incaricato il suo uomo di fiducia, Gomes Celesio Tavares — «per me è come un figlio», ripete — di reclutare un commando di pregiudicati irpini. Una bomba collocata sotto l’abitazione di Ranucci, a Campo Ascolano, ha distrutto le due automobili della famiglia.

 

Per quell’azione sono finiti in carcere Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Antonio Passariello. Ai domiciliari Marika De Filippis. Indagato anche Luca Amato. E infine Lavitola, presunto mandante di una «strage aggravata dal metodo mafioso».

 

Poi c’è Gomes Celesio Tavares, 47 anni, originario del Camerun, impiegato nel ristorante di Lavitola ma di fatto bodyguard, anche per importanti musicisti. Per i carabinieri del Nucleo Investigativo, dopo l’attentato si è rifugiato nel suo Paese d’origine. «Non è scappato. L’ho mandato io in Camerun. Guardate il suo passaporto, ci va spesso». Sostiene Lavitola: «È in Africa per seguire un progetto sui carbon credits».

VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI

Ripete di non sapere nulla. «Inspiegabile» è il termine che utilizza per il movente.

 

L’amicizia «fraterna» con Ranucci renderebbe incompatibile qualunque movente. Però ci sono le prove, le conversazioni, l’utilizzo dell’automobile della moglie di Tavares, consegnata agli attentatori, le celle telefoniche. Quindi si ritorna alla domanda che attraversa il fascicolo: perché ordinare un attentato contro un amico? […]

sigfrido ranucci (3)bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 4bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 2bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 7bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 6bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 5bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 8bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 9I QUATTRO INDAGATI FINITI AGLI ARRESTI CON L’ACCUSA DI AVERE MESSO LA BOMBA A CASA DI SIGFRIDO RANUCCI

Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”

 

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

 “Non ho nulla a che fare con l’attentato a Ranucci. Non so chi possa essere stato, né perché. Gomes Celesio Tavares non c’entra nulla. Per me è come un figlio. Non è scappato. È in Camerun, a parlare con i capi tribù per un progetto sui carbon credits».

 

Valter Lavitola si presenta a piazzale Clodio poco dopo le 15.30. Ad accompagnarlo fino all’ingresso del tribunale di Roma è un cordone di telecamere. Ad attenderlo […] sette uomini della vigilanza interna, tre poliziotti in abiti civili, quattro agenti in uniforme, due graduati dell’Arma.

 

[…] L’ex parlamentare socialista, già uomo di fiducia del berlusconismo e protagonista di vicende giudiziarie che riportano indietro l’orologio di vent’anni, è stato convocato per essere interrogato. Ma l’interrogatorio, di fatto, non c’è. Per quasi due ore affida la propria difesa a dichiarazioni spontanee. Poi si avvale della facoltà di non rispondere.

 

Gomes Celesio Tavares

Per i pm Carlo Villani ed Edoardo De Santis è il mandante dell’attentato del 16 ottobre contro il conduttore di Report. Avrebbe incaricato il suo uomo di fiducia, Gomes Celesio Tavares — «per me è come un figlio», ripete — di reclutare un commando di pregiudicati irpini. Una bomba collocata sotto l’abitazione di Ranucci, a Campo Ascolano, ha distrutto le due automobili della famiglia.

 

Per quell’azione sono finiti in carcere Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Antonio Passariello. Ai domiciliari Marika De Filippis. Indagato anche Luca Amato. E infine Lavitola, presunto mandante di una «strage aggravata dal metodo mafioso».

 

Poi c’è Gomes Celesio Tavares, 47 anni, originario del Camerun, impiegato nel ristorante di Lavitola ma di fatto bodyguard, anche per importanti musicisti. Per i carabinieri del Nucleo Investigativo, dopo l’attentato si è rifugiato nel suo Paese d’origine. «Non è scappato. L’ho mandato io in Camerun. Guardate il suo passaporto, ci va spesso». Sostiene Lavitola: «È in Africa per seguire un progetto sui carbon credits».

VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI

Ripete di non sapere nulla. «Inspiegabile» è il termine che utilizza per il movente.

 

L’amicizia «fraterna» con Ranucci renderebbe incompatibile qualunque movente. Però ci sono le prove, le conversazioni, l’utilizzo dell’automobile della moglie di Tavares, consegnata agli attentatori, le celle telefoniche. Quindi si ritorna alla domanda che attraversa il fascicolo: perché ordinare un attentato contro un amico? […]

sigfrido ranucci (3)bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 4bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 2bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 7bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 6bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 5bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 8bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 9I QUATTRO INDAGATI FINITI AGLI ARRESTI CON L’ACCUSA DI AVERE MESSO LA BOMBA A CASA DI SIGFRIDO RANUCCI

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! – ALL’INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN’IDEA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL “SECOLO XIX”, MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL’EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L’ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE – PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL’EX DIRETTORE DE “LA STAMPA”, ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)….

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! – CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L’AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA’ DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO- NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

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DAGOREPORT – QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN’ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME “L’AIRONE” E “L’APOLLO” E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO – ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE – VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L’ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D’ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER – CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO – MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA – CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? – INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

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AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT – CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? – UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI – SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA – DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L’EX “GIORGIA DEI DUE MONDI” PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

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