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TRUMP, LA JATTURA DELL’EUROPA – IL “WALL STREET JOURNAL” RIVELA CHE, NEL GENNAIO 2026, I LEADER DEL VECCHIO CONTINENTE SI SONO RIUNITI IN UN VERTICE RISERVATO A BRUXELLES, SENZA TELEFONI NÉ COLLABORATORI, PER PREPARARSI ALLA RITIRATA MILITARE AMERICANA – L’ATMOSFERA ERA COSÌ TESA CHE ALCUNI PARTECIPANTI HANNO SOPRANNOMINATO L’INCONTRO “THERAPY NIGHT” (CIOÈ “SERATA DI TERAPIA”) – ALL’EPOCA, L’UNICA CHE ANCORA CREDEVA DI POTER CONVINCERE TRUMP A RESTARE IN EUROPA ERA GIORGIA MELONI, MA DOPO GLI ATTACCHI AMERICANI CONTRO L’IRAN, PERFINO L’EX TRUMPETTA HA CAMBIATO IDEA, RENDENDOSI CONTO CHE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA “NON È RAGIONEVOLE” – LE AUTORITÀ FRANCESI E OLANDESI STANNO SMETTENDO DI USARE LE TECNOLOGIE USA, ADOTTANDO SOFTWARE OPEN SOURCE EUROPEI…
meme pubblicato da donald trump contro giorgia meloni
(askanews) – I leader europei hanno iniziato a discutere in modo sempre più esplicito come ridurre la dipendenza dagli Stati uniti, dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa bianca e una serie di crisi che hanno incrinato il rapporto transatlantico. Lo scrive il Wall Street Journal, ricostruendo riunioni riservate tra capi di governo, ministri e alti funzionari europei.
Secondo il quotidiano, uno dei momenti chiave è stata una riunione d’emergenza del Consiglio europeo a Bruxelles, convocata a gennaio dopo le minacce di Trump sulla Groenlandia. L’incontro, durato ore e descritto da alcuni partecipanti come una “therapy night”, aveva un tema di fondo: come gestire un possibile distacco dall’America.
“Stiamo tirando qui la linea”, avrebbe detto il presidente francese Emmanuel Macron, sostenendo che l’eccessiva dipendenza europea dagli Stati uniti fosse ormai un rischio per la sicurezza.
Secondo il Wsj, in quel momento soldati francesi erano in Groenlandia accanto alle forze speciali danesi, in un contesto di tensione con Washington. Nel confronto, diversi leader avrebbero accusato l’amministrazione Trump di essere più interessata ad accordi su miniere ed energia che al ruolo tradizionale degli Stati uniti nella sicurezza occidentale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe inizialmente dissentito, sostenendo che Trump, pur non piacendo a molti leader europei, potesse ancora essere convinto con il dialogo.
Ma dopo gli attacchi americani contro l’Iran e il conseguente rialzo dei prezzi energetici, anche Meloni avrebbe rivisto il suo giudizio, affermando che Trump “non è ragionevole”. Il Wsj scrive che le discussioni riservate indicano l’avvio di un esperimento senza precedenti di “de-americanizzazione”.
Autorità di Paesi come Francia e Paesi bassi starebbero rimuovendo in modo discreto tecnologie statunitensi dai propri sistemi, adottando software open source europei e invitando i funzionari pubblici a non usare più Microsoft Teams o Office.
emmanuel macron donald tusk giorgia meloni consiglio europeo
Parallelamente, i governi europei starebbero studiando dove conservare i dati, come processare i pagamenti in caso di nuove tensioni con Washington e quanto le armi prodotte negli Stati uniti possano funzionare senza autorizzazione americana. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da tecnologia, infrastrutture digitali e potenza militare statunitensi senza provocare una rottura aperta con Washington.
Un ruolo centrale, secondo il giornale, è stato assunto dal primo ministro canadese Mark Carney, che avrebbe avvertito diversi leader europei che “la vecchia America non tornerà”. Carney avrebbe spinto gli alleati a considerare la dipendenza dagli Stati uniti non come un problema temporaneo legato a Trump, ma come una vulnerabilità strutturale.
MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34
La linea di Carney si contrappone a quella del segretario generale della Nato Mark Rutte, impegnato a preservare l’Alleanza mantenendo Trump coinvolto attraverso una strategia di elogi pubblici e concessioni politiche. Il Wsj parla di “flattery diplomacy”, una diplomazia dell’adulazione usata per dare a Trump una vittoria visibile, in particolare sull’aumento della spesa militare europea. Rutte avrebbe insistito con i leader Nato sulla necessità di accettare il nuovo obiettivo del 5% del Pil per la difesa entro il 2035, spiegando che il numero era la vittoria di cui Trump aveva bisogno.
Dopo resistenze di vari Paesi, tra cui Belgio, Slovacchia e soprattutto Spagna, il vertice dell’Aja aveva consentito a Trump di rivendicare un risultato politico: l’Alleanza, aveva detto il presidente, non era più una fregatura per gli Stati uniti. Ma secondo il Wsj, la strategia degli elogi ha mostrato limiti crescenti.
GIORGIA MELONI – CONSIGLIO EUROPEO
Dopo il vertice tra Trump e Vladimir Putin in Alaska, ad agosto, i leader europei si sono allarmati per l’apertura del presidente americano a un piano russo per l’Ucraina più vicino alle posizioni di Mosca che a quelle europee. Macron avrebbe quindi spinto, in una chat criptata con altri leader, per una missione comune a Washington a sostegno di Volodymyr Zelensky. Sei tra presidenti e primi ministri europei, insieme a Rutte e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, si sono recati alla Casa bianca per cercare di influenzare Trump.
GIORGIA MELONI AL CONSIGLIO EUROPEO INFORMALE DI BUDAPEST – FOTO LAPRESSE.
Ma, scrive il quotidiano, l’intervento avrebbe prodotto solo una tregua temporanea. Nel giro di poche settimane, Trump sarebbe tornato a esprimere dubbi sulle possibilità ucraine e a considerare un piano russo che includeva opportunità per imprese statunitensi. Per alcuni partecipanti, l’esperienza avrebbe mostrato quanto poco peso abbiano ormai gli alleati più stretti degli Stati uniti sull’amministrazione americana, anche quando si presentano insieme.
Secondo una valutazione dell’MI6 citata dal Wsj, la diplomazia dell’adulazione sarebbe ormai soggetta alla “legge dei rendimenti decrescenti” dell’economista David Ricardo, secondo la quale in un sistema produttivo generico, a ogni apporto di un fattore qualsiasi – l’adulazione, in questo caso – non corrisponde un incremento di produzione proporzionalmente crescente.
donald trump europa
giorgia meloni al consiglio europeo 9
VLADIMIR PUTIN E DONALD TRUMP – IL PEGGIOR INCUBO PER L EUROPA- PRIMA PAGINA THE ECONOMIST
VIGNETTA ELLEKAPPA – TRUMP MAKE EUROPA NAZI AGAIN
donald trump europa
DONALD TRUMP CONTRO L EUROPA – VIGNETTA BY ELLEKAPPA
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP
donald trump
MELONI TRUMP QUARTA REPUBBLICA
meme pubblicato da donald trump contro giorgia meloni
(askanews) – I leader europei hanno iniziato a discutere in modo sempre più esplicito come ridurre la dipendenza dagli Stati uniti, dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa bianca e una serie di crisi che hanno incrinato il rapporto transatlantico. Lo scrive il Wall Street Journal, ricostruendo riunioni riservate tra capi di governo, ministri e alti funzionari europei.
Secondo il quotidiano, uno dei momenti chiave è stata una riunione d’emergenza del Consiglio europeo a Bruxelles, convocata a gennaio dopo le minacce di Trump sulla Groenlandia. L’incontro, durato ore e descritto da alcuni partecipanti come una “therapy night”, aveva un tema di fondo: come gestire un possibile distacco dall’America.
“Stiamo tirando qui la linea”, avrebbe detto il presidente francese Emmanuel Macron, sostenendo che l’eccessiva dipendenza europea dagli Stati uniti fosse ormai un rischio per la sicurezza.
Secondo il Wsj, in quel momento soldati francesi erano in Groenlandia accanto alle forze speciali danesi, in un contesto di tensione con Washington. Nel confronto, diversi leader avrebbero accusato l’amministrazione Trump di essere più interessata ad accordi su miniere ed energia che al ruolo tradizionale degli Stati uniti nella sicurezza occidentale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe inizialmente dissentito, sostenendo che Trump, pur non piacendo a molti leader europei, potesse ancora essere convinto con il dialogo.
Ma dopo gli attacchi americani contro l’Iran e il conseguente rialzo dei prezzi energetici, anche Meloni avrebbe rivisto il suo giudizio, affermando che Trump “non è ragionevole”. Il Wsj scrive che le discussioni riservate indicano l’avvio di un esperimento senza precedenti di “de-americanizzazione”.
Autorità di Paesi come Francia e Paesi bassi starebbero rimuovendo in modo discreto tecnologie statunitensi dai propri sistemi, adottando software open source europei e invitando i funzionari pubblici a non usare più Microsoft Teams o Office.
emmanuel macron donald tusk giorgia meloni consiglio europeo
Parallelamente, i governi europei starebbero studiando dove conservare i dati, come processare i pagamenti in caso di nuove tensioni con Washington e quanto le armi prodotte negli Stati uniti possano funzionare senza autorizzazione americana. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da tecnologia, infrastrutture digitali e potenza militare statunitensi senza provocare una rottura aperta con Washington.
Un ruolo centrale, secondo il giornale, è stato assunto dal primo ministro canadese Mark Carney, che avrebbe avvertito diversi leader europei che “la vecchia America non tornerà”. Carney avrebbe spinto gli alleati a considerare la dipendenza dagli Stati uniti non come un problema temporaneo legato a Trump, ma come una vulnerabilità strutturale.
MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34
La linea di Carney si contrappone a quella del segretario generale della Nato Mark Rutte, impegnato a preservare l’Alleanza mantenendo Trump coinvolto attraverso una strategia di elogi pubblici e concessioni politiche. Il Wsj parla di “flattery diplomacy”, una diplomazia dell’adulazione usata per dare a Trump una vittoria visibile, in particolare sull’aumento della spesa militare europea. Rutte avrebbe insistito con i leader Nato sulla necessità di accettare il nuovo obiettivo del 5% del Pil per la difesa entro il 2035, spiegando che il numero era la vittoria di cui Trump aveva bisogno.
Dopo resistenze di vari Paesi, tra cui Belgio, Slovacchia e soprattutto Spagna, il vertice dell’Aja aveva consentito a Trump di rivendicare un risultato politico: l’Alleanza, aveva detto il presidente, non era più una fregatura per gli Stati uniti. Ma secondo il Wsj, la strategia degli elogi ha mostrato limiti crescenti.
GIORGIA MELONI – CONSIGLIO EUROPEO
Dopo il vertice tra Trump e Vladimir Putin in Alaska, ad agosto, i leader europei si sono allarmati per l’apertura del presidente americano a un piano russo per l’Ucraina più vicino alle posizioni di Mosca che a quelle europee. Macron avrebbe quindi spinto, in una chat criptata con altri leader, per una missione comune a Washington a sostegno di Volodymyr Zelensky. Sei tra presidenti e primi ministri europei, insieme a Rutte e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, si sono recati alla Casa bianca per cercare di influenzare Trump.
GIORGIA MELONI AL CONSIGLIO EUROPEO INFORMALE DI BUDAPEST – FOTO LAPRESSE.
Ma, scrive il quotidiano, l’intervento avrebbe prodotto solo una tregua temporanea. Nel giro di poche settimane, Trump sarebbe tornato a esprimere dubbi sulle possibilità ucraine e a considerare un piano russo che includeva opportunità per imprese statunitensi. Per alcuni partecipanti, l’esperienza avrebbe mostrato quanto poco peso abbiano ormai gli alleati più stretti degli Stati uniti sull’amministrazione americana, anche quando si presentano insieme.
Secondo una valutazione dell’MI6 citata dal Wsj, la diplomazia dell’adulazione sarebbe ormai soggetta alla “legge dei rendimenti decrescenti” dell’economista David Ricardo, secondo la quale in un sistema produttivo generico, a ogni apporto di un fattore qualsiasi – l’adulazione, in questo caso – non corrisponde un incremento di produzione proporzionalmente crescente.
donald trump europa
giorgia meloni al consiglio europeo 9
VLADIMIR PUTIN E DONALD TRUMP – IL PEGGIOR INCUBO PER L EUROPA- PRIMA PAGINA THE ECONOMIST
VIGNETTA ELLEKAPPA – TRUMP MAKE EUROPA NAZI AGAIN
donald trump europa
DONALD TRUMP CONTRO L EUROPA – VIGNETTA BY ELLEKAPPA
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP
donald trump
MELONI TRUMP QUARTA REPUBBLICA

DAGOREPORT – CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ DOMANI AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? – UN “MEME” CHE VUOLE DI DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI – SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA – DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L’EX “GIORGIA DEI DUE MONDI” PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

DAGOREPORT – ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L”’EMINENZA NERA” FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL’”EMINENZA BIANCA”, ALFREDO MANTOVANO – IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E’ ANDATA PRIMA!) – L’EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E’ FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL’ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) – E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI…

DAGOREPORT – CON L’ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L’IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL’OPPOSIZIONE – LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ”SECCHE” O CON BALLOTTAGGIO? – RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO – RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO’ POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA – A FAVORE DI ELLY: L’ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA’ DI DAR VITA ALLA ”TERZA GAMBA” CENTRISTA – IL CASO SALIS – RENZI, “IL MALE NECESSARIO” PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI…

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! – SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE, I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA – CHE FARE? NIENT’ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE – ALTRIMENTI, TENERSI L’ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO…..

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E’ ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? – È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO – LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI – MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L’AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE – FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL’8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?





















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