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E TANTI SALUTI AL MELONELLUM! – IL CENTRODESTRA FA SLITTARE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE: E’ IL PRELUDIO DI UN ACCANTONAMENTO DELLA RIFORMA DOPO L’ESTATE, COME GIÀ AVVENUTO CON IL PREMIERATO – SORGI: “IL MECCANISMO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA NON DA’ PIÙ CERTEZZE DA QUANDO A DESTRA È ENTRATO IN SCENA VANNACCI. E LA CRESCITA INARRESTABILE DEL GENERALE È TALE DA IPOTIZZARE UN CENTRODESTRA AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DEL 42%. SE POI, IN ZONA VOTO DI PROTESTA, DOVESSE AGGIUNGERSI L’EX 5 STELLE DI BATTISTA, L’AREA DEI NON COALIZZATI TENDEREBBE AD ALLARGARSI. INVECE DI AVERE IL PAREGGIO DI UN MEZZO VINCITORE E UN MEZZO PERDENTE, SI AVREBBE QUELLO DI DUE ALLEANZE NON IN GRADO DI GOVERNARE…”
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
giovanni donzelli giorgia meloni (2)
Può darsi che sia solo un rinvio. Ma in materia di riforme, anche più importanti, il centrodestra ha abituato a far precedere gli accantonamenti proprio da rinvii. Basti solo l’esempio del premierato, costruito su misura per Meloni e poi abbandonato.
E così quando ieri la riunione dei capigruppo ha […]un rinvio almeno di una settimana per consentire un approfondimento sul tema delle preferenze, il punto che divide la premier (che vorrebbe reintrodurle) dai suoi alleati (che non vogliono sentirne parlare), si è capito chiaramente che la fretta che aveva portato a ipotizzare l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale prima della pausa feriale è tramontata.
[…] Salvini è il solo che dica a chiare lettere di non essere interessato al Melonellum. Meloni e Tajani tacciono. La verità è che si fa strada il dubbio che il meccanismo del premio di maggioranza, al centro della nuova legge, non dia più certezze da quando a destra è entrato in scena Vannacci.
E la crescita inarrestabile del partito del generale sia tale da ipotizzare un centrodestra al di sotto della soglia del 42 per cento, senza la quale il premio rimane nel libro dei sogni. Oppure, peggio, finisce nelle mani degli avversari, che in un modo o nell’altro a quel traguardo potrebbero arrivarci.
A meno di non far entrare in coalizione Vannacci, scelta inaccettabile per Tajani e Salvini, perché cambierebbe i connotati della coalizione, trasformando il generale nel secondo socio per grandezza dell’alleanza e Forza Italia e la Lega di fatto in due alleati minori.
Se poi, come circolava voce ieri, a Vannacci, in zona voto di protesta, dovesse aggiungersi l’ex 5 stelle Di Battista, l’area dei non coalizzati tenderebbe ulteriormente ad allargarsi. E se arrivasse a sfiorare, tutta insieme, il 18-20 per cento, nessuna delle due coalizioni avrebbe più dimensioni tali da poter concorrere al premio.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
Bel capolavoro: invece di avere il pareggio di un mezzo vincitore e un mezzo perdente, si avrebbe quello di due alleanze non in grado di governare. E si ripresenterebbe il dilemma: governo tecnico o nuove elezioni?
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
giovanni donzelli giorgia meloni (2)
Può darsi che sia solo un rinvio. Ma in materia di riforme, anche più importanti, il centrodestra ha abituato a far precedere gli accantonamenti proprio da rinvii. Basti solo l’esempio del premierato, costruito su misura per Meloni e poi abbandonato.
E così quando ieri la riunione dei capigruppo ha […]un rinvio almeno di una settimana per consentire un approfondimento sul tema delle preferenze, il punto che divide la premier (che vorrebbe reintrodurle) dai suoi alleati (che non vogliono sentirne parlare), si è capito chiaramente che la fretta che aveva portato a ipotizzare l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale prima della pausa feriale è tramontata.
[…] Salvini è il solo che dica a chiare lettere di non essere interessato al Melonellum. Meloni e Tajani tacciono. La verità è che si fa strada il dubbio che il meccanismo del premio di maggioranza, al centro della nuova legge, non dia più certezze da quando a destra è entrato in scena Vannacci.
E la crescita inarrestabile del partito del generale sia tale da ipotizzare un centrodestra al di sotto della soglia del 42 per cento, senza la quale il premio rimane nel libro dei sogni. Oppure, peggio, finisce nelle mani degli avversari, che in un modo o nell’altro a quel traguardo potrebbero arrivarci.
A meno di non far entrare in coalizione Vannacci, scelta inaccettabile per Tajani e Salvini, perché cambierebbe i connotati della coalizione, trasformando il generale nel secondo socio per grandezza dell’alleanza e Forza Italia e la Lega di fatto in due alleati minori.
Se poi, come circolava voce ieri, a Vannacci, in zona voto di protesta, dovesse aggiungersi l’ex 5 stelle Di Battista, l’area dei non coalizzati tenderebbe ulteriormente ad allargarsi. E se arrivasse a sfiorare, tutta insieme, il 18-20 per cento, nessuna delle due coalizioni avrebbe più dimensioni tali da poter concorrere al premio.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
Bel capolavoro: invece di avere il pareggio di un mezzo vincitore e un mezzo perdente, si avrebbe quello di due alleanze non in grado di governare. E si ripresenterebbe il dilemma: governo tecnico o nuove elezioni?

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL’8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL “CASO STRIANO”, CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL “CASO EQUALIZE”, SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO “SQUADRA FIORE”, COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

DAGOREPORT – LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE – INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA – CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE – IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM – VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO – MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN’OPAS SU SIENA CONTRO L’OPAS DI INTESA…

FLASH! – A PROPOSITO DI DESTRA E QUIRINALE: AVVISATE MELONI CHE NEL DICEMBRE 1971 GIORGIO ALMIRANTE, GIÀ FUNZIONARIO DEL REGIME FASCISTA DURANTE LA REPUBBLICA DI SALO’, E TUTTO IL GRUPPO DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO (MSI) VOTARONO A FAVORE DEL DEMOCRISTIANO GIOVANNI LEONE ALL’ELEZIONE PER LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA…





















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