Dietro alle battaglie anti-migranti dell’ultradestra si nasconde lo spauracchio della…

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roberto vannacci remigrazione e riconquista

SI SCRIVE “REMIGRAZIONE” MA SI LEGGE “DEPORTAZIONE DI MASSA” – DIETRO ALLE BATTAGLIE ANTI-MIGRANTI DELL’ULTRADESTRA SI NASCONDE LO SPAURACCHIO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, CIOE’ LA CONVINZIONE CHE UN’IDENTITÀ PURA (L’ITALIANO, L’EUROPEO, IL BIANCO) SI DISTRUGGA PER CONTAMINAZIONE (D’ALTRONDE CON LA NATALITA’ IN CALO E’ FACILE SOSTITUIRE CHIUNQUE IN EUROPA. MA AL NETTO DELLE STRAMPALATE TEORIE, I CASI DI CRONACA CON PROTAGONISTI GLI STRANIERI PESANO MOLTO NELL’ORIENTARE GLI ELETTORI) – A VANNACCI CONVIENE STARE FUORI DAL CENTRODESTRA: COSI’ PUO’ INCASSARE VOTI DANDO VOCE ALLE TESI PIU’ ESTREMISTE E…

Estratto dell’articolo di Simona Forti per “la Stampa”

 

roma manifestazione ‘remigrazione subito!’ foto lapresse 3

C’è un lago in Germania dove, prima di fare il bagno, bisogna superare un esame. Non di nuoto: di lingua. All’Heidesee, una vecchia miniera a cielo aperto, oggi allagata, alle porte di Halle, da qualche settimana un addetto all’ingresso valuta se il tedesco dell’aspirante bagnante sia abbastanza buono — abbastanza, dice il regolamento, da capire le istruzioni di sicurezza. Chi non passa, resta fuori.

 

Il gestore giura che è solo prudenza: l’acqua è profonda, la riva scende a picco, «e la morte non si può escludere». Potrebbe sembrare una delle tante cronache di questo caldo straordinario — un lido preso d’assalto, una regola in più al cancello. Ma in un Land che a settembre va al voto — la Sassonia-Anhalt, dove l’AfD è data oltre il 40% —, su quel divieto si allunga l’ombra della remigrazione.

IL POST DI ROBERTO VANNACCI SULLA REMIGRAZIONE

 

La prospettiva del «ritorno al Paese d’origine» non mira soltanto a sanare le irregolarità. Allude all’espulsione, su base etnica, di milioni di persone — richiedenti asilo e stranieri regolari, ma anche, ed è il punto che la rende esplosiva, cittadini di seconda generazione: secondo i teorici del progetto, ogni straniero «non assimilato» sarebbe passibile di rimpatrio.

 

Per quanto i suoi sostenitori la presentino come una tecnica giuridica, capace di sciogliere situazioni di conflitto e di rischio, la remigrazione è la «soluzione» pratica che la teoria della Grande Sostituzione — o «sostituzione etnica» — porta con sé: il vero collante della galassia della destra estrema globale.

 

Il testo che le ha dato nuova vita è Le Grand Remplacement (2012) di Renaud Camus: un autore colto e raffinato, capace di vestire di letteratura un’idea da pogrom. La sua tesi è che l’«uomo bianco» stia per essere sostituito da un tipo umano meticcio, «svuotato». Di quel libro, e della genealogia antisemita da cui discende, ho già scritto su queste pagine;

 

roma manifestazione ‘remigrazione subito!’ foto lapresse 35

qui mi basta ribadirne il presupposto, perché è il perno su cui tutto poggia: l’idea che esista un’identità pura, un’essenza data in origine, e che mescolarla significhi distruggerla.

 

È una convinzione antica — premessa di tutte le teorie della razza — che oggi ritorna nel discorso pubblico con una leggerezza inquietante: fino a pochi anni fa slogan eversivo, essa circola ormai a grande velocità e con una legittimità nuova.

 

Saremmo tentati di liquidarla come una deriva tedesca; in realtà è la trama di una rete internazionale che dall’Europa arriva fino agli Stati Uniti e all’Australia. In poco più di due anni la remigrazione è passata da tabù impronunciabile a proposta da discutere nel Parlamento europeo. E l’Italia non è certo in seconda fila: nel maggio 2025 si è tenuto a Gallarate, organizzato dall’identitario Andrea Ballarati, il primo «Remigration Summit»,

COMITATO REMIGRAZIONE E RICONQUISTA

 

con esponenti dell’AfD tedesca e della destra radicale francese; ne è seguito un secondo in Toscana, a settembre, alla vigilia delle Regionali.

 

A quei summit Roberto Vannacci ha dato la propria benedizione: se nel 2025, da eurodeputato e vicesegretario della Lega, aveva definito la remigrazione «una battaglia per la libertà e la civiltà» e promesso di portarla «a Bruxelles», nel febbraio 2026, proprio intorno a quell’idea, ha lasciato la Lega e ha fondato il suo partito, «Futuro Nazionale».

 

Io credo che questo passo fuori dalla coalizione di governo, lungi dall’essere una rottura, possa rivelarsi, semmai, una mossa che la rafforza. Un partito di governo non può permettersi di pronunciare certe parole: quando, qualche anno fa, un ministro usò proprio l’espressione «sostituzione etnica», dovette correre a precisare che non intendeva ciò che pure aveva detto.

 

remigrazione e conquista – conferenza stampa alla camera

Chi siede nei consessi europei e tratta con le cancellerie deve mantenere una faccia rispettabile: non può abbracciare apertamente un piano di deportazione su base etnica.

 

E allora, a farsi carico delle posizioni impresentabili, dev’essere qualcun altro. Sganciandosi dal vincolo di governo e mettendosi a capo di un partito tutto suo, Vannacci — che dell’incorrettezza ha fatto un capitale politico — si è reso libero di fare esattamente questo: dare voce alle tesi impronunciabili, tenere salda la rete dei movimenti di estrema destra, spostare in avanti il confine di ciò che si può non solo pensare, ma anche progettare.

 

È un lavoro opaco e insieme astuto, che risponde a una precisa divisione dei ruoli: prestare la voce agli estremisti — da CasaPound alla Rete dei Patrioti, dai Veneto Fronte Skinheads a Forza Nuova — e lasciare che la destra di governo incassi la radicalizzazione senza pagarne il prezzo; anzi, che si presenti come l’argine ragionevole rispetto a ciò che essa stessa ha contribuito a rendere pensabile.

 

roma manifestazione ‘remigrazione subito!’ foto lapresse 39

Ma qual è il presupposto della «sostituzione etnica» che renderebbe necessaria la remigrazione?

 

È la convinzione che esista un’identità pura — l’italiano, l’europeo, il bianco — la cui essenza, data in origine, si distruggerebbe per contaminazione. Com’è possibile credervi? Nessuna identità è incontaminata, perché nessuna identità è una realtà univoca.

 

[…] L’italiano di oggi non è quello di un secolo fa, e non sarà quello di un secolo a venire; ed è precisamente in questo scarto da sé che una persona, un insieme di persone, un popolo rimane vivo.

 

lena kotre

In questo senso la «sostituzione etnica» accade ogni giorno. Accade ogni volta che un bambino impara una parola nuova, che una cucina adotta una spezia, che due persone provenienti da spazi lontani mettono al mondo qualcuno.

 

È semplicemente il movimento che la storia porta con sé: un’identità le cui componenti smettessero davvero di essere «sostituite» — di trasformarsi, di contaminarsi, di accogliere — sarebbe un’identità morta. I custodi della purezza non difendono un popolo vivo: congelano un cadavere, e lo chiamano nazione.

 

alice weidel e tino chrupalla

Ecco perché non possiamo sorridere della storia del lago come di una bizzarria tedesca dell’estate. È, semmai, la prova di quanto sia facile far passare l’esclusione per buon senso, e farla fruttare come serbatoio di voti. Al cancello di un lido, come nei progetti di una politica nazionalista, si pretende di decidere chi appartiene e chi è di troppo, riducendo la cittadinanza a un fatto di sangue. La remigrazione non è una politica migratoria: è la pretesa di fondare, su un’identità che non esiste, il diritto di stabilire chi sia abbastanza umano da poter restare.

martin sellner

Estratto dell’articolo di Simona Forti per “la Stampa”

 

roma manifestazione ‘remigrazione subito!’ foto lapresse 3

C’è un lago in Germania dove, prima di fare il bagno, bisogna superare un esame. Non di nuoto: di lingua. All’Heidesee, una vecchia miniera a cielo aperto, oggi allagata, alle porte di Halle, da qualche settimana un addetto all’ingresso valuta se il tedesco dell’aspirante bagnante sia abbastanza buono — abbastanza, dice il regolamento, da capire le istruzioni di sicurezza. Chi non passa, resta fuori.

 

Il gestore giura che è solo prudenza: l’acqua è profonda, la riva scende a picco, «e la morte non si può escludere». Potrebbe sembrare una delle tante cronache di questo caldo straordinario — un lido preso d’assalto, una regola in più al cancello. Ma in un Land che a settembre va al voto — la Sassonia-Anhalt, dove l’AfD è data oltre il 40% —, su quel divieto si allunga l’ombra della remigrazione.

IL POST DI ROBERTO VANNACCI SULLA REMIGRAZIONE

 

La prospettiva del «ritorno al Paese d’origine» non mira soltanto a sanare le irregolarità. Allude all’espulsione, su base etnica, di milioni di persone — richiedenti asilo e stranieri regolari, ma anche, ed è il punto che la rende esplosiva, cittadini di seconda generazione: secondo i teorici del progetto, ogni straniero «non assimilato» sarebbe passibile di rimpatrio.

 

Per quanto i suoi sostenitori la presentino come una tecnica giuridica, capace di sciogliere situazioni di conflitto e di rischio, la remigrazione è la «soluzione» pratica che la teoria della Grande Sostituzione — o «sostituzione etnica» — porta con sé: il vero collante della galassia della destra estrema globale.

 

Il testo che le ha dato nuova vita è Le Grand Remplacement (2012) di Renaud Camus: un autore colto e raffinato, capace di vestire di letteratura un’idea da pogrom. La sua tesi è che l’«uomo bianco» stia per essere sostituito da un tipo umano meticcio, «svuotato». Di quel libro, e della genealogia antisemita da cui discende, ho già scritto su queste pagine;

 

roma manifestazione ‘remigrazione subito!’ foto lapresse 35

qui mi basta ribadirne il presupposto, perché è il perno su cui tutto poggia: l’idea che esista un’identità pura, un’essenza data in origine, e che mescolarla significhi distruggerla.

 

È una convinzione antica — premessa di tutte le teorie della razza — che oggi ritorna nel discorso pubblico con una leggerezza inquietante: fino a pochi anni fa slogan eversivo, essa circola ormai a grande velocità e con una legittimità nuova.

 

Saremmo tentati di liquidarla come una deriva tedesca; in realtà è la trama di una rete internazionale che dall’Europa arriva fino agli Stati Uniti e all’Australia. In poco più di due anni la remigrazione è passata da tabù impronunciabile a proposta da discutere nel Parlamento europeo. E l’Italia non è certo in seconda fila: nel maggio 2025 si è tenuto a Gallarate, organizzato dall’identitario Andrea Ballarati, il primo «Remigration Summit»,

COMITATO REMIGRAZIONE E RICONQUISTA

 

con esponenti dell’AfD tedesca e della destra radicale francese; ne è seguito un secondo in Toscana, a settembre, alla vigilia delle Regionali.

 

A quei summit Roberto Vannacci ha dato la propria benedizione: se nel 2025, da eurodeputato e vicesegretario della Lega, aveva definito la remigrazione «una battaglia per la libertà e la civiltà» e promesso di portarla «a Bruxelles», nel febbraio 2026, proprio intorno a quell’idea, ha lasciato la Lega e ha fondato il suo partito, «Futuro Nazionale».

 

Io credo che questo passo fuori dalla coalizione di governo, lungi dall’essere una rottura, possa rivelarsi, semmai, una mossa che la rafforza. Un partito di governo non può permettersi di pronunciare certe parole: quando, qualche anno fa, un ministro usò proprio l’espressione «sostituzione etnica», dovette correre a precisare che non intendeva ciò che pure aveva detto.

 

remigrazione e conquista – conferenza stampa alla camera

Chi siede nei consessi europei e tratta con le cancellerie deve mantenere una faccia rispettabile: non può abbracciare apertamente un piano di deportazione su base etnica.

 

E allora, a farsi carico delle posizioni impresentabili, dev’essere qualcun altro. Sganciandosi dal vincolo di governo e mettendosi a capo di un partito tutto suo, Vannacci — che dell’incorrettezza ha fatto un capitale politico — si è reso libero di fare esattamente questo: dare voce alle tesi impronunciabili, tenere salda la rete dei movimenti di estrema destra, spostare in avanti il confine di ciò che si può non solo pensare, ma anche progettare.

 

È un lavoro opaco e insieme astuto, che risponde a una precisa divisione dei ruoli: prestare la voce agli estremisti — da CasaPound alla Rete dei Patrioti, dai Veneto Fronte Skinheads a Forza Nuova — e lasciare che la destra di governo incassi la radicalizzazione senza pagarne il prezzo; anzi, che si presenti come l’argine ragionevole rispetto a ciò che essa stessa ha contribuito a rendere pensabile.

 

roma manifestazione ‘remigrazione subito!’ foto lapresse 39

Ma qual è il presupposto della «sostituzione etnica» che renderebbe necessaria la remigrazione?

 

È la convinzione che esista un’identità pura — l’italiano, l’europeo, il bianco — la cui essenza, data in origine, si distruggerebbe per contaminazione. Com’è possibile credervi? Nessuna identità è incontaminata, perché nessuna identità è una realtà univoca.

 

[…] L’italiano di oggi non è quello di un secolo fa, e non sarà quello di un secolo a venire; ed è precisamente in questo scarto da sé che una persona, un insieme di persone, un popolo rimane vivo.

 

lena kotre

In questo senso la «sostituzione etnica» accade ogni giorno. Accade ogni volta che un bambino impara una parola nuova, che una cucina adotta una spezia, che due persone provenienti da spazi lontani mettono al mondo qualcuno.

 

È semplicemente il movimento che la storia porta con sé: un’identità le cui componenti smettessero davvero di essere «sostituite» — di trasformarsi, di contaminarsi, di accogliere — sarebbe un’identità morta. I custodi della purezza non difendono un popolo vivo: congelano un cadavere, e lo chiamano nazione.

 

alice weidel e tino chrupalla

Ecco perché non possiamo sorridere della storia del lago come di una bizzarria tedesca dell’estate. È, semmai, la prova di quanto sia facile far passare l’esclusione per buon senso, e farla fruttare come serbatoio di voti. Al cancello di un lido, come nei progetti di una politica nazionalista, si pretende di decidere chi appartiene e chi è di troppo, riducendo la cittadinanza a un fatto di sangue. La remigrazione non è una politica migratoria: è la pretesa di fondare, su un’identità che non esiste, il diritto di stabilire chi sia abbastanza umano da poter restare.

martin sellner

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT – L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? – AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L’ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO – OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? – IN SOCCORSO DI “GIGIORGIA”, ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” – FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL “FALSARIO” RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L’ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” – IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE – SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% – A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? – MA IN TAL CASO, L’USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE…

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT – ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA’ VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA “GIGIORGIA” PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E’ CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… – VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE – E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL’INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? – CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU’ LIBICHE (“PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO”), CHISSA’ QUANTO SARA’ COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI… – VIDEO

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