Antonio padellaro:tutte quelle locuzioni che inventa, tipo ‘morti di fama’ mi fanno sganasciare…

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antonio padellaro

“LA COSA CHE MI FA PIÙ RIDERE È LEGGERE DAGOSPIA” –  ANTONIO PADELLARO FA OTTANTA E TROVA CONSOLAZIONE IN QUESTO DISGRAZIATO SITO: “TUTTE QUELLE LOCUZIONI CHE INVENTA, TIPO ‘MORTI DI FAMA’ MI FANNO SGANASCIARE: LA PERFIDIA DI DAGO NUTRE LA MIA, E LA PERFIDIA A VOLTE RALLEGRA” – IL NUOVO LIBRO, “QUANDO ERAVAMO FELICI”: “FACCIO IL GIORNALISTA DAL 1967, QUANDO SONO STATO ASSUNTO ALL’ANSA, SU RACCOMANDAZIONE DI MIO PADRE. CHE TRA L’ALTRO QUANDO GLI HO DETTO CHE AVREI VOLUTO DIVENTARE GIORNALISTA, MI CHIESE: ‘SÌ, MA DI LAVORO, COSA VUOI FARE?’” – LA CHICCA SUL PADRE E I FRATELLI, TRE GRAND COMMIS E UN QUESTORE: “ANTONIO, MIO PAPÀ NAZARENO E GIUSEPPE, RISPETTIVAMENTE DIRETTORI GENERALI AI MINISTERI DELL’INDUSTRIA, DELL’ISTRUZIONE E DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO. ALLORA LA BUROCRAZIA STATALE CONTAVA MOLTO, E IO MI SENTIVO UN PRIVILEGIATO”

Estratto dell’articolo di Silvia Truzzi per “il Fatto quotidiano”

 

antonio padellaro in altre parole.

[…] Antonio Padellaro fa ottanta.

 

[…] è vero che il cuore resta ragazzo?

Nel mio caso assolutamente sì: penso di avere l’età di un vecchio e la maturità di un adolescente…

 

Hai raccontato molto della tua vita pubblica, nulla della tua vita privata fino a Quando eravamo felici, dedicato a tua moglie Paola, in libreria da giovedì.  C’è il vostro lunghissimo amore e anche la vostra giovinezza nella Versilia degli anni Sessanta. Com’era quel 1962?

ANTONIO PADELLARO – QUANDO ERAVAMO FELICI

Formidabile: basta pensare che fu l’anno del primo Centro-sinistra, della morte di Marilyn Monroe, della crisi dei missili a Cuba. La nostra letteratura era, come il cinema, sfavillante, la musica meravigliosa: vivevamo immersi in una bolla di bellezza. Avevamo Fellini, Visconti, il Gattopardo: e oggi? Meglio non fare confronti.

 

Hai scritto questo libro durante la malattia di Paola, che se n’è andata pochi mesi fa. Ti chiedi se si possono cancellare i bei ricordi quando fanno male: perché?

Ricordare il tempo della gioia – quando era tutto intatto, tutto possibile – è servito a me e anche a Paola. Quella domanda può sembrare assurda, in realtà non lo è perché i bei ricordi uno li tiene vicini quando fanno bene, ma possono anche fare un male boia. Quell’epoca ora è sospesa nel tempo del libro: lì i bei ricordi erano, sono e rimangono bei ricordi. E non fanno male.

 

C’è anche la famiglia Padellaro. Quattro fratelli, tre grand commis tra cui il tuo papà, e un questore.

C’era, su quelle spiagge, una concentrazione mai vista di alta burocrazia: Antonio, mio papà Nazareno e Giuseppe, rispettivamente direttori generali ai ministeri dell’Industria, dell’Istruzione e della Presidenza del Consiglio. Allora la burocrazia statale contava molto, e io mi sentivo un privilegiato.

 

ANTONIO PADELLARO MARCO TRAVAGLIO FURIO COLOMBO

Nel libro racconti del professore di Matematica che per disporvi nei banchi chiedeva “Che lavoro fa tuo padre?”.

Ai benemeriti padri gesuiti ti presentavi come ‘figlio di…’. E lì avevamo il figlio di Draghi, il figlio di Montezemolo, il figlio di De Gennaro. Se poi non eri particolarmente brillante a scuola, come capitava a me, essere ‘figlio di’ aiutava parecchio, non solo a essere in prima fila. Ma sono in debito con il professore di Letteratura del liceo, Mario Scotti, che mi ha indirizzato verso la scrittura.

 

antonio padellaro (6)

A proposito, da quanto fai il giornalista?

Dal 1967, quando sono stato assunto all’Ansa, su raccomandazione di mio padre. Che tra l’altro quando gli ho detto che avrei voluto diventare giornalista, mi chiese: ‘Sì, ma di lavoro, cosa vuoi fare?’. Il direttore era Sergio Lepri, un maestro di giornalismo.

 

Sembra impossibile da credere per chi ti ha avuto come direttore, ma un giorno tu sei stato convocato dal direttore…

L’avevo visto una mezza volta, Lepri. Vado e mi dice: ‘Sono rimasto molto negativamente colpito dal take in cui lei ha fatto scrivere all’Ansa che il Messico si trova nell’America del Sud mentre si trova nell’America del Nord. È un gravissimo errore’.

 

ettore bernabei amintore fanfani sergio lepri

Poi mi congeda: ‘È ora che lei cominci a brillare di luce propria’. Come dire, basta fare il raccomandato: una bella umiliazione. Fui tentato di mollare, anche perché era un’estate meravigliosa e in ufficio soffrivo. Invece quel primo ceffone, di cui sono ancora grato a Lepri, mi è servito tantissimo.

 

Cos’è il giornalismo per te?

Un mestiere fantastico, tanto che per molto tempo mi sono meravigliato che mi pagassero alla fine del mese. Ho avuto la fortuna di avere grandi direttori che mi hanno insegnato a tenere la schiena dritta.

 

Rimpianti?

marco travaglio antonio padellaro (3)

A lungo mi sono pentito di aver lasciato il Corriere, dove ero capo della redazione romana: pensavo di aver fatto la più grande cazzata della mia vita. E invece poi quella scelta mi ha portato a fare il vicedirettore all’Espresso, poi il direttore dell’Unità. E ancora dopo a fondare, con tutti voi, il nostro Fatto.

 

Una cosa che ti fa ridere?

Leggere Dagospia. Tutte quelle locuzioni che inventa, tipo ‘morti di fama’ mi fanno sganasciare: la perfidia di Dago nutre la mia, e la perfidia a volte rallegra.

 

Torniamo ai giornali: qual è il ricordo del Fatto a cui sei più legato?

Ne ho uno per ciascuno di voi. In generale il ricordo più bello è la prima sera: eravamo in apnea perché non sapevamo se il giornale sarebbe vissuto e per quanto. Quando sono arrivate le foto delle edicole romane in cui c’era il cartello ‘Il Fatto Quotidiano è esaurito’, be’ è stato un momento irripetibile. Eravamo veramente una ‘sporca dozzina’ e stavamo in due camere cucina, con i colleghi che scrivevano per terra perché non c’erano abbastanza scrivanie…

 

[…] Travaglio: risposta a piacere.

antonio padellaro maratona mentana

Adesso ci vediamo un po’ meno, ma ci sentiamo molto spesso. Telefonata fissa la domenica: ci facciamo delle gran risate leggendo i titoli di alcuni giornaloni, come li chiama lui. Mi piacciono moltissimo queste telefonate perché non servono a niente, solo alla gioia di parlare con un amico. A queste nostre chiacchierate non rinuncerò mai, sono troppo importanti per me.

 

Hai la stessa età della Repubblica: come state, entrambi?

quotazione del fatto quotidiano marco lillo antonio padellaro peter gomez cinzia monteverdi marco travaglio

Parliamo della Repubblica, che secondo me non sta malissimo. Ha resistito alle ruberie della politica, alle Br, all’eversione nera, alle stragi, alla mafia: malgrado tutti questi flagelli che avrebbero messo in ginocchio qualsiasi altro paese, l’Italia va avanti. È una vecchia signora con meno talenti e meno spinte ideali, ma molto coriacea.A dispetto della grammatica giornalistica, correndo il rischio di una sgridata, l’ultima riga è nostra: buon compleanno Antonio. E grazie, per tutto da tutti noi.

antonio padellaro foto di bacco (3)antonio padellaro a piazzapulita 1carlo freccero e antonio padellaroantonio padellaro foto di bacco

Estratto dell’articolo di Silvia Truzzi per “il Fatto quotidiano”

 

antonio padellaro in altre parole.

[…] Antonio Padellaro fa ottanta.

 

[…] è vero che il cuore resta ragazzo?

Nel mio caso assolutamente sì: penso di avere l’età di un vecchio e la maturità di un adolescente…

 

Hai raccontato molto della tua vita pubblica, nulla della tua vita privata fino a Quando eravamo felici, dedicato a tua moglie Paola, in libreria da giovedì.  C’è il vostro lunghissimo amore e anche la vostra giovinezza nella Versilia degli anni Sessanta. Com’era quel 1962?

ANTONIO PADELLARO – QUANDO ERAVAMO FELICI

Formidabile: basta pensare che fu l’anno del primo Centro-sinistra, della morte di Marilyn Monroe, della crisi dei missili a Cuba. La nostra letteratura era, come il cinema, sfavillante, la musica meravigliosa: vivevamo immersi in una bolla di bellezza. Avevamo Fellini, Visconti, il Gattopardo: e oggi? Meglio non fare confronti.

 

Hai scritto questo libro durante la malattia di Paola, che se n’è andata pochi mesi fa. Ti chiedi se si possono cancellare i bei ricordi quando fanno male: perché?

Ricordare il tempo della gioia – quando era tutto intatto, tutto possibile – è servito a me e anche a Paola. Quella domanda può sembrare assurda, in realtà non lo è perché i bei ricordi uno li tiene vicini quando fanno bene, ma possono anche fare un male boia. Quell’epoca ora è sospesa nel tempo del libro: lì i bei ricordi erano, sono e rimangono bei ricordi. E non fanno male.

 

C’è anche la famiglia Padellaro. Quattro fratelli, tre grand commis tra cui il tuo papà, e un questore.

C’era, su quelle spiagge, una concentrazione mai vista di alta burocrazia: Antonio, mio papà Nazareno e Giuseppe, rispettivamente direttori generali ai ministeri dell’Industria, dell’Istruzione e della Presidenza del Consiglio. Allora la burocrazia statale contava molto, e io mi sentivo un privilegiato.

 

ANTONIO PADELLARO MARCO TRAVAGLIO FURIO COLOMBO

Nel libro racconti del professore di Matematica che per disporvi nei banchi chiedeva “Che lavoro fa tuo padre?”.

Ai benemeriti padri gesuiti ti presentavi come ‘figlio di…’. E lì avevamo il figlio di Draghi, il figlio di Montezemolo, il figlio di De Gennaro. Se poi non eri particolarmente brillante a scuola, come capitava a me, essere ‘figlio di’ aiutava parecchio, non solo a essere in prima fila. Ma sono in debito con il professore di Letteratura del liceo, Mario Scotti, che mi ha indirizzato verso la scrittura.

 

antonio padellaro (6)

A proposito, da quanto fai il giornalista?

Dal 1967, quando sono stato assunto all’Ansa, su raccomandazione di mio padre. Che tra l’altro quando gli ho detto che avrei voluto diventare giornalista, mi chiese: ‘Sì, ma di lavoro, cosa vuoi fare?’. Il direttore era Sergio Lepri, un maestro di giornalismo.

 

Sembra impossibile da credere per chi ti ha avuto come direttore, ma un giorno tu sei stato convocato dal direttore…

L’avevo visto una mezza volta, Lepri. Vado e mi dice: ‘Sono rimasto molto negativamente colpito dal take in cui lei ha fatto scrivere all’Ansa che il Messico si trova nell’America del Sud mentre si trova nell’America del Nord. È un gravissimo errore’.

 

ettore bernabei amintore fanfani sergio lepri

Poi mi congeda: ‘È ora che lei cominci a brillare di luce propria’. Come dire, basta fare il raccomandato: una bella umiliazione. Fui tentato di mollare, anche perché era un’estate meravigliosa e in ufficio soffrivo. Invece quel primo ceffone, di cui sono ancora grato a Lepri, mi è servito tantissimo.

 

Cos’è il giornalismo per te?

Un mestiere fantastico, tanto che per molto tempo mi sono meravigliato che mi pagassero alla fine del mese. Ho avuto la fortuna di avere grandi direttori che mi hanno insegnato a tenere la schiena dritta.

 

Rimpianti?

marco travaglio antonio padellaro (3)

A lungo mi sono pentito di aver lasciato il Corriere, dove ero capo della redazione romana: pensavo di aver fatto la più grande cazzata della mia vita. E invece poi quella scelta mi ha portato a fare il vicedirettore all’Espresso, poi il direttore dell’Unità. E ancora dopo a fondare, con tutti voi, il nostro Fatto.

 

Una cosa che ti fa ridere?

Leggere Dagospia. Tutte quelle locuzioni che inventa, tipo ‘morti di fama’ mi fanno sganasciare: la perfidia di Dago nutre la mia, e la perfidia a volte rallegra.

 

Torniamo ai giornali: qual è il ricordo del Fatto a cui sei più legato?

Ne ho uno per ciascuno di voi. In generale il ricordo più bello è la prima sera: eravamo in apnea perché non sapevamo se il giornale sarebbe vissuto e per quanto. Quando sono arrivate le foto delle edicole romane in cui c’era il cartello ‘Il Fatto Quotidiano è esaurito’, be’ è stato un momento irripetibile. Eravamo veramente una ‘sporca dozzina’ e stavamo in due camere cucina, con i colleghi che scrivevano per terra perché non c’erano abbastanza scrivanie…

 

[…] Travaglio: risposta a piacere.

antonio padellaro maratona mentana

Adesso ci vediamo un po’ meno, ma ci sentiamo molto spesso. Telefonata fissa la domenica: ci facciamo delle gran risate leggendo i titoli di alcuni giornaloni, come li chiama lui. Mi piacciono moltissimo queste telefonate perché non servono a niente, solo alla gioia di parlare con un amico. A queste nostre chiacchierate non rinuncerò mai, sono troppo importanti per me.

 

Hai la stessa età della Repubblica: come state, entrambi?

quotazione del fatto quotidiano marco lillo antonio padellaro peter gomez cinzia monteverdi marco travaglio

Parliamo della Repubblica, che secondo me non sta malissimo. Ha resistito alle ruberie della politica, alle Br, all’eversione nera, alle stragi, alla mafia: malgrado tutti questi flagelli che avrebbero messo in ginocchio qualsiasi altro paese, l’Italia va avanti. È una vecchia signora con meno talenti e meno spinte ideali, ma molto coriacea.A dispetto della grammatica giornalistica, correndo il rischio di una sgridata, l’ultima riga è nostra: buon compleanno Antonio. E grazie, per tutto da tutti noi.

antonio padellaro foto di bacco (3)antonio padellaro a piazzapulita 1carlo freccero e antonio padellaroantonio padellaro foto di bacco

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT – L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? – AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L’ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO – OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? – IN SOCCORSO DI “GIGIORGIA”, ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” – FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL “FALSARIO” RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L’ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” – IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE – SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% – A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? – MA IN TAL CASO, L’USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE…

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT – ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA’ VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA “GIGIORGIA” PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E’ CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… – VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE – E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL’INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? – CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU’ LIBICHE (“PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO”), CHISSA’ QUANTO SARA’ COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI… – VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI “REPORT” PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA “GRAZIA” A NICOLE MINETTI – DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N’E’ USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ”REPORT”. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” – VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT – DRAG QUEEN, “POLPETTE DEMOCRATICHE” E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L’APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E’ UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI –LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL’IMMIGRAZIONE – ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI’ SARA’ L’INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO – AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%…

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