‘a fare i ganassa col presidente degli stati uniti c’È da farsi male, ma male davvero’

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donald trump giorgia meloni

“A FARE I GANASSA COL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI C’È DA FARSI MALE, MA MALE DAVVERO” – IL GIORNALISTA VALERIO VALENTINI E LA CRISI DIPLOMATICA TRA MELONI E TRUMP: “ESSERE SEGUACE DEL VERBO MAGA NEI GIORNI PARI E NOVELLA BETTINA CRAXI NEI GIORNI DISPARI NON FUNZIONA PIÙ. MELONI NON HA COMPRESO CHE TRUMP NON AMMETTE AMICIZIA CHE NON SIA DEVOZIONE, LEALTÀ CHE NON SIA ASSERVIMENTO” – L’INSOFFERENZA DI CROSETTO PER IL MANCATO ACQUISTO DI ARMI DAGLI USA: “STIAMO FACENDO UNA FIGURA DA PERACOTTARI, ANZI DI PIÙ” – LE SPESE MILITARI, RICALCOLATE ALL’ITALIANA, ILLUDENDOCI CHE AL PENTAGONO FOSSERO TUTTI FESSI COME AD ATREJU E LA RABBIA DEGLI IMPRENDITORI: “L’OSTENTAZIONE DI ORGOGLIO PATRIOTTICO METTE A RISCHIO AFFARI OLTREOCEANO” – IL DAGOREPORT

DAGOREPORT – ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA’ VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA “GIGIORGIA” PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E’ CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… – VIDEO

https://www.dagospia.com/politica/volta-diventata-inaffidabile-agli-occhi-trump-puo-servire-giorgia-478503

 

Dalla Newsletter “Montecit.” di Valerio Valentini per “Il Post”

 

Donald Trump Giorgia Meloni

La mattina che venne sbandierato il fattaccio di Sigonella, il 31 marzo, Lorenzo Guerini condivise una premonizione coi suoi colleghi del PD: «Vedrete che a Washington se la ricorderanno…». Parole non banali, se a dirle è un ex ministro della Difesa che può vantare rapporti con gli apparati statunitensi solidi come pochi altri in parlamento.

 

Non era tanto il diniego all’uso della base siciliana: anche Guerini, per un paio di volte, e pure Roberta Pinotti prima di lui, e altri ancora, s’erano opposti a richieste dell’aviazione statunitense ritenute troppo spregiudicate. Il punto era rivelarlo così, e farsene un vanto per fini di propaganda interna, per confutare le accuse di chi descriveva Giorgia Meloni troppo succube al Pazzoide in Chief della Casa Bianca. «E questo se lo ricorderanno – diceva Guerini – se un po’ li conosco…».

 

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI – TEMPTATION ISLAND – 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Un po’, vabbè, si fa per dire. Il 3 gennaio del 2020, quando fu ucciso il potentissimo generale iraniano Qassem Suleimani – e anche in quel caso i droni partiti da Sigonella ebbero un ruolo – Guerini fu avvertito prima che la notizia venisse diffusa dal segretario alla Difesa di Donald Trump, Mark Esper, utilizzando il telefono con linea protetta che da qualche giorno l’allora ministro si portava dietro, essendo stato avvertito che qualcosa stava per succedere. Quando le cose tra Roma e Washington vanno bene, cioè quasi sempre, funziona così.

 

Quando vanno male, invece, funziona che il segretario generale della NATO, il sempre più irreprensibile Mark Rutte, si sente in dovere di dare una mano per favorire una riconciliazione, e finisce un po’ come l’ispettore Clouseau, i cui slanci geniali finiscono ogni volta col combinare disastri. Altro che trappolone deliberato: Rutte, provando a stemperare le intemerate della Fox trumpiana che lamentava la codardia degli europei mollaccioni, ha replicato che no, che gli alleati della NATO hanno aiutato, eccome, gli Stati Uniti nella loro guerra all’Iran. «Prendete l’Italia, per esempio…».

 

SALUTI E BASI – PRIMA PAGINA DEL MANIFESTO SULLO SCAZZO TRUMP-MELONI PER LE BASI USA

E lì è successo il patatrac. Dicendo che dalle basi di Aviano e Sigonella erano decollati circa 500 aerei americani, impegnati nelle missioni contro Teheran e dintorni, Rutte pensava di fare un favore.

 

C’è però un dato politico reale, in questa commedia degli equivoci transatlantica: ed è l’insostenibile ambiguità di Meloni. Fare l’antitrumpiana a casa, perché Trump è odiato dall’elettorato nostrano, ma mostrarsi trumpiana all’estero, perché sennò quello, cioè Trump, s’incazza. Essere l’amica prediletta e al tempo stesso l’alleata schizzinosa; seguace del verbo MAGA nei giorni pari e novella Bettina Craxi nei giorni dispari. Non funziona. Non funziona più.

 

MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34

È la stessa ansia bipolare che ha portato all’incidente del G7 di Èvian. Per giorni, ai suoi confidenti, ai suoi adulatori della TV pubblica, Meloni rispondeva privatamente «vedrai, vedrai», dando consistenza all’ipotesi che il presidente statunitense le avrebbe concesso un bilaterale, e insomma una riabilitazione con tutti gli onori dopo gli scazzi degli ultimi mesi.

 

Poi invece il bilaterale no, ma almeno un pull-aside, un colloquio riservato come quelli concessi da Trump all’indiano Modi “a margine dei lavori”, come si dice. Una stretta di mano en plein air: insomma, qualcosa.

 

E dunque forse ha ragione Meloni quando dice che Trump non la racconta giusta, sostenendo che lei lo abbia implorato; ma ha ragione pure Trump, a suo modo, perché le richieste arrivate non dalla presidente del Consiglio, ma dal suo staff ai consiglieri di Trump sono state tante, e ripetute, e un pochino moleste. Ed esaudite quando ormai si disperava di ricevere la grazia.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

Però neppure si può ridurre il tutto al fastidio estemporaneo di Trump, al capriccio di una giornata in cui s’è svegliato con la luna storta: «Su chi posso buttare letame, oggi?». Il pastrocchio di Meloni nasce prima: nasce dal non aver compreso che Trump non ammette amicizia che non sia devozione, lealtà che non sia asservimento.

 

Tocca dare ragione ad Andrea Stroppa (a questo siamo!), il factotum di Elon Musk, quando dice che in fondo Meloni ha pensato di poter gabbare il padrone della Casa Bianca come aveva fatto con il capo di SpaceX: ha dispensato promesse per accreditarsi con loro, pensando poi di poter fare spallucce quando il peso di quelle promesse diventava eccessivo.

 

friedrich merz donald trump giorgia meloni g7 evian francia

Le armi che dovevamo comprare dagli Stati Uniti, e non abbiamo comprato perché «Meloni non vuole», come spiegò Guido Crosetto agli imprenditori del settore a dicembre, rifiutando perfino di aderire ai programmi di spesa concordati, come il PURL («Stiamo facendo una figura da peracottari, anzi di più», sbuffò il ministro della Difesa). Il grande accordo su Starlink, finito in gloria pure quello. Le spese militari, ricalcolate all’italiana, in modo ridicolo, conteggiando pure la guardia costiera e il ponte sullo Stretto, illudendoci che al Pentagono fossero tutti fessi come ad Atreju. E poi le resistenze sulla Groenlandia, le titubanze sul Board of Peace. Fino allo strappo clamoroso: quello con Leone XIV.

 

donald trump dice a giorgia meloni di sentirsi abbandonato

D’altronde, è stato ingenuo pensare che tutte quelle smancerie di Trump fossero a gratis, che si potesse essere la sua amica del cuore ma poi, alla bisogna, dirgli che c’erano delle linee rosse che non era possibile oltrepassare. Per Trump è come ai tempi di quando c’era lui: o con me o contro di me. Di un’alleata un po’ trumpiana e un po’ no non sa che farsene.

 

Il resto, poi, è smania da social network. La risposta accalorata, col video registrato da Bruxelles a caldo.

 

(Oddio, a caldo mica tanto: per ore Meloni ha intavolato una trattativa con La7, dopo essere stata avvertita dell’esistenza di quella telefonata tra l’inviato Daniele Compatangelo e Trump, e ha comunque ottenuto che il tutto venisse messo in onda non all’alba, com’era successo in passato, ma in tarda mattinata, così da avere più tempo per calibrare la risposta.)

 

E nell’ansia del momento, nella concitazione che si fa sbornia di like, s’è deciso di trascendere. E così Antonio Tajani, ricordandosi di essere il ministro degli Esteri, ha deciso di annullare il Business Forum previsto a Miami per lunedì scorso. E tanto che c’era, ha fatto trapelare anche la notizia che avrebbe disertato il ricevimento a Villa Taverna del 2 luglio

MARK RUTTE E DONALD TRUMP

 

(l’immancabile cerimonia presso la residenza dell’ambasciatore americano per celebrare l’Independence Day, il non plus ultra della mondanità transatlantica, ma che essendo molto romana, oltre che transatlantica, finisce sempre per essere anche un po’ cafona). E pure quella, sulle prime, deve essere sembrata una mossa geniale per raccattare retweet. Meloni e Tajani in versione Coma Cose: crolla il mondo, ma tu volevi solo cuoricini.

 

Solo che, smaltita l’ebbrezza, ci si è accorti che nel mondo reale, fuori dai social, a fare i ganassa col presidente degli Stati Uniti c’è da farsi male, ma male davvero. Lo si è capito già lunedì scorso, quando all’assemblea dell’AmCham, l’influente Camera di commercio italo-americana, a Milano, gli imprenditori si sono lamentati con gli esponenti del centrodestra presenti perché questa ostentazione di orgoglio patriottico mette a rischio affari oltreoceano: c’è stato perfino chi ha mostrato i biglietti aerei già comprati per il Forum di Miami.

guido crosetto e giorgia meloni alla festa dell arma dei carabinieri a reggio calabria

 

Il console generale americano, Douglass Benning, s’è pure lasciato scappare una battuta velenosa, sull’inconsueto eccesso di zelo di Tajani.

 

E allora – contrordine, patrioti! – ecco il ravvedimento. Prima il coro dei «vengo anch’io» a Villa Taverna, che poi significa andare lì a mangiare hamburger di dubbio gusto, dire vari «yes, sir» a casaccio agli sconosciuti che si danno un tono, e far finta di conoscere almeno il nome del governatore del Montana.

 

Poi, gli elogi sperticati a Tilman Fertitta, il gaudentissimo milionario ambasciatore trumpiano a Roma che però a Roma non c’è quasi mai, visto che vive pressoché ininterrottamente sul suo panfilo stellare ormeggiato sul litorale laziale, col quale ha iniziato un tour nelle varie città costiere italiane per celebrare, questa è la scusa, il 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti. […]

Giorgia Meloni e Guido Crosetto – Festa dei Carabinieri a reggio calabria VESPA TAJANI MASSERIA LI RENIGiorgia Meloni e Guido Crosetto – Festa dei Carabinieri a reggio calabria brunella orecchio e antonio tajani (2)MARK RUTTE E DONALD TRUMP

DAGOREPORT – ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA’ VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA “GIGIORGIA” PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E’ CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… – VIDEO

https://www.dagospia.com/politica/volta-diventata-inaffidabile-agli-occhi-trump-puo-servire-giorgia-478503

 

Dalla Newsletter “Montecit.” di Valerio Valentini per “Il Post”

 

Donald Trump Giorgia Meloni

La mattina che venne sbandierato il fattaccio di Sigonella, il 31 marzo, Lorenzo Guerini condivise una premonizione coi suoi colleghi del PD: «Vedrete che a Washington se la ricorderanno…». Parole non banali, se a dirle è un ex ministro della Difesa che può vantare rapporti con gli apparati statunitensi solidi come pochi altri in parlamento.

 

Non era tanto il diniego all’uso della base siciliana: anche Guerini, per un paio di volte, e pure Roberta Pinotti prima di lui, e altri ancora, s’erano opposti a richieste dell’aviazione statunitense ritenute troppo spregiudicate. Il punto era rivelarlo così, e farsene un vanto per fini di propaganda interna, per confutare le accuse di chi descriveva Giorgia Meloni troppo succube al Pazzoide in Chief della Casa Bianca. «E questo se lo ricorderanno – diceva Guerini – se un po’ li conosco…».

 

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI – TEMPTATION ISLAND – 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Un po’, vabbè, si fa per dire. Il 3 gennaio del 2020, quando fu ucciso il potentissimo generale iraniano Qassem Suleimani – e anche in quel caso i droni partiti da Sigonella ebbero un ruolo – Guerini fu avvertito prima che la notizia venisse diffusa dal segretario alla Difesa di Donald Trump, Mark Esper, utilizzando il telefono con linea protetta che da qualche giorno l’allora ministro si portava dietro, essendo stato avvertito che qualcosa stava per succedere. Quando le cose tra Roma e Washington vanno bene, cioè quasi sempre, funziona così.

 

Quando vanno male, invece, funziona che il segretario generale della NATO, il sempre più irreprensibile Mark Rutte, si sente in dovere di dare una mano per favorire una riconciliazione, e finisce un po’ come l’ispettore Clouseau, i cui slanci geniali finiscono ogni volta col combinare disastri. Altro che trappolone deliberato: Rutte, provando a stemperare le intemerate della Fox trumpiana che lamentava la codardia degli europei mollaccioni, ha replicato che no, che gli alleati della NATO hanno aiutato, eccome, gli Stati Uniti nella loro guerra all’Iran. «Prendete l’Italia, per esempio…».

 

SALUTI E BASI – PRIMA PAGINA DEL MANIFESTO SULLO SCAZZO TRUMP-MELONI PER LE BASI USA

E lì è successo il patatrac. Dicendo che dalle basi di Aviano e Sigonella erano decollati circa 500 aerei americani, impegnati nelle missioni contro Teheran e dintorni, Rutte pensava di fare un favore.

 

C’è però un dato politico reale, in questa commedia degli equivoci transatlantica: ed è l’insostenibile ambiguità di Meloni. Fare l’antitrumpiana a casa, perché Trump è odiato dall’elettorato nostrano, ma mostrarsi trumpiana all’estero, perché sennò quello, cioè Trump, s’incazza. Essere l’amica prediletta e al tempo stesso l’alleata schizzinosa; seguace del verbo MAGA nei giorni pari e novella Bettina Craxi nei giorni dispari. Non funziona. Non funziona più.

 

MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34

È la stessa ansia bipolare che ha portato all’incidente del G7 di Èvian. Per giorni, ai suoi confidenti, ai suoi adulatori della TV pubblica, Meloni rispondeva privatamente «vedrai, vedrai», dando consistenza all’ipotesi che il presidente statunitense le avrebbe concesso un bilaterale, e insomma una riabilitazione con tutti gli onori dopo gli scazzi degli ultimi mesi.

 

Poi invece il bilaterale no, ma almeno un pull-aside, un colloquio riservato come quelli concessi da Trump all’indiano Modi “a margine dei lavori”, come si dice. Una stretta di mano en plein air: insomma, qualcosa.

 

E dunque forse ha ragione Meloni quando dice che Trump non la racconta giusta, sostenendo che lei lo abbia implorato; ma ha ragione pure Trump, a suo modo, perché le richieste arrivate non dalla presidente del Consiglio, ma dal suo staff ai consiglieri di Trump sono state tante, e ripetute, e un pochino moleste. Ed esaudite quando ormai si disperava di ricevere la grazia.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

Però neppure si può ridurre il tutto al fastidio estemporaneo di Trump, al capriccio di una giornata in cui s’è svegliato con la luna storta: «Su chi posso buttare letame, oggi?». Il pastrocchio di Meloni nasce prima: nasce dal non aver compreso che Trump non ammette amicizia che non sia devozione, lealtà che non sia asservimento.

 

Tocca dare ragione ad Andrea Stroppa (a questo siamo!), il factotum di Elon Musk, quando dice che in fondo Meloni ha pensato di poter gabbare il padrone della Casa Bianca come aveva fatto con il capo di SpaceX: ha dispensato promesse per accreditarsi con loro, pensando poi di poter fare spallucce quando il peso di quelle promesse diventava eccessivo.

 

friedrich merz donald trump giorgia meloni g7 evian francia

Le armi che dovevamo comprare dagli Stati Uniti, e non abbiamo comprato perché «Meloni non vuole», come spiegò Guido Crosetto agli imprenditori del settore a dicembre, rifiutando perfino di aderire ai programmi di spesa concordati, come il PURL («Stiamo facendo una figura da peracottari, anzi di più», sbuffò il ministro della Difesa). Il grande accordo su Starlink, finito in gloria pure quello. Le spese militari, ricalcolate all’italiana, in modo ridicolo, conteggiando pure la guardia costiera e il ponte sullo Stretto, illudendoci che al Pentagono fossero tutti fessi come ad Atreju. E poi le resistenze sulla Groenlandia, le titubanze sul Board of Peace. Fino allo strappo clamoroso: quello con Leone XIV.

 

donald trump dice a giorgia meloni di sentirsi abbandonato

D’altronde, è stato ingenuo pensare che tutte quelle smancerie di Trump fossero a gratis, che si potesse essere la sua amica del cuore ma poi, alla bisogna, dirgli che c’erano delle linee rosse che non era possibile oltrepassare. Per Trump è come ai tempi di quando c’era lui: o con me o contro di me. Di un’alleata un po’ trumpiana e un po’ no non sa che farsene.

 

Il resto, poi, è smania da social network. La risposta accalorata, col video registrato da Bruxelles a caldo.

 

(Oddio, a caldo mica tanto: per ore Meloni ha intavolato una trattativa con La7, dopo essere stata avvertita dell’esistenza di quella telefonata tra l’inviato Daniele Compatangelo e Trump, e ha comunque ottenuto che il tutto venisse messo in onda non all’alba, com’era successo in passato, ma in tarda mattinata, così da avere più tempo per calibrare la risposta.)

 

E nell’ansia del momento, nella concitazione che si fa sbornia di like, s’è deciso di trascendere. E così Antonio Tajani, ricordandosi di essere il ministro degli Esteri, ha deciso di annullare il Business Forum previsto a Miami per lunedì scorso. E tanto che c’era, ha fatto trapelare anche la notizia che avrebbe disertato il ricevimento a Villa Taverna del 2 luglio

MARK RUTTE E DONALD TRUMP

 

(l’immancabile cerimonia presso la residenza dell’ambasciatore americano per celebrare l’Independence Day, il non plus ultra della mondanità transatlantica, ma che essendo molto romana, oltre che transatlantica, finisce sempre per essere anche un po’ cafona). E pure quella, sulle prime, deve essere sembrata una mossa geniale per raccattare retweet. Meloni e Tajani in versione Coma Cose: crolla il mondo, ma tu volevi solo cuoricini.

 

Solo che, smaltita l’ebbrezza, ci si è accorti che nel mondo reale, fuori dai social, a fare i ganassa col presidente degli Stati Uniti c’è da farsi male, ma male davvero. Lo si è capito già lunedì scorso, quando all’assemblea dell’AmCham, l’influente Camera di commercio italo-americana, a Milano, gli imprenditori si sono lamentati con gli esponenti del centrodestra presenti perché questa ostentazione di orgoglio patriottico mette a rischio affari oltreoceano: c’è stato perfino chi ha mostrato i biglietti aerei già comprati per il Forum di Miami.

guido crosetto e giorgia meloni alla festa dell arma dei carabinieri a reggio calabria

 

Il console generale americano, Douglass Benning, s’è pure lasciato scappare una battuta velenosa, sull’inconsueto eccesso di zelo di Tajani.

 

E allora – contrordine, patrioti! – ecco il ravvedimento. Prima il coro dei «vengo anch’io» a Villa Taverna, che poi significa andare lì a mangiare hamburger di dubbio gusto, dire vari «yes, sir» a casaccio agli sconosciuti che si danno un tono, e far finta di conoscere almeno il nome del governatore del Montana.

 

Poi, gli elogi sperticati a Tilman Fertitta, il gaudentissimo milionario ambasciatore trumpiano a Roma che però a Roma non c’è quasi mai, visto che vive pressoché ininterrottamente sul suo panfilo stellare ormeggiato sul litorale laziale, col quale ha iniziato un tour nelle varie città costiere italiane per celebrare, questa è la scusa, il 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti. […]

Giorgia Meloni e Guido Crosetto – Festa dei Carabinieri a reggio calabria VESPA TAJANI MASSERIA LI RENIGiorgia Meloni e Guido Crosetto – Festa dei Carabinieri a reggio calabria brunella orecchio e antonio tajani (2)MARK RUTTE E DONALD TRUMP

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT – L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? – AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L’ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO – OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? – IN SOCCORSO DI “GIGIORGIA”, ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” – FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL “FALSARIO” RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L’ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” – IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE – SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% – A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? – MA IN TAL CASO, L’USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE…

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT – ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA’ VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA “GIGIORGIA” PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E’ CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… – VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE – E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL’INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? – CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU’ LIBICHE (“PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO”), CHISSA’ QUANTO SARA’ COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI… – VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI “REPORT” PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA “GRAZIA” A NICOLE MINETTI – DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N’E’ USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ”REPORT”. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” – VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT – DRAG QUEEN, “POLPETTE DEMOCRATICHE” E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L’APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E’ UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI –LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL’IMMIGRAZIONE – ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI’ SARA’ L’INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO – AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%…

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2026-07-01 17:52:54

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