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“BRUTTA A UNA DONNA, SI PUÒ DIRE. BASTA CON QUESTE FISSAZIONI SUI GENERI” – LA SUBLIME PATRIZIA VALDUGA, DIVA DELLA POESIA, DIFENDE NELLA POLEMICA DELLO STREGA MICHELE MARI CHE SI SAREBBE LASCIATO ANDARE CON TERESA CIABATTI A GIUDIZI (POI SMENTITI) CONTRO MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA. E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”): “SE MICHELE MARI LO PENSA SOLTANTO, È DEGNO. SE POI LO DICE IN PRESENZA DI UN TESTIMONE, COSA CAMBIA? E’ SEMPRE DEGNO DI PARTECIPARE AL PREMIO STREGA. È UNA FOLLIA CHE QUALCUNO LO VOGLIA ESCLUDERE” – “UNA DELLE PERSONE COINVOLTE HA VOLUTO RENDERE PUBBLICA UNA CONVERSAZIONE PRIVATA. BISOGNAVA IGNORARLA – MURGIA? QUEL CHE CONTA È COME SI PARLA, NON L’ASTERISCO. MA LEI LO SA CHE ADESSO DICONO ‘LA’ POETA?” IO MI SENTO MORIRE. QUESTE PAROLE MI DISGUSTANO”
Ginevra Leganza per ilfoglio.it – Estratti
Roma. “Se Michele Mari lo pensa soltanto, è degno. Se lo dice fra sé e sé, è degno. Se poi lo dice in presenza di un testimone, cosa cambia? E’ sempre degno”. Degno di partecipare al Premio Strega? “Sì. E è una follia che qualcuno lo voglia escludere”. La regina dell’endecasillabo Patrizia Valduga ha letto della polemichetta al Premio Strega. “Ne ho letto su Facebook”, dice al Foglio. Su Facebook? “Non penserà che per capire il mondo io legga un grande quotidiano o guardi la tivù”.
Non legge la narrativa, Valduga. Figurarsi i giornali. Chiediamo allora all’autrice di Medicamenta e altri medicamenta e Poesie erotiche (il Me too, qui, non è di casa) cosa pensa del pulviscolo d’indignazione. “Ho letto commenti molto intelligenti. Qualcuno ha scritto che di questo passo si può arrivare al reato di pensiero, allo psicoreato”.
Michele Mari, in effetti, ha rischiato di essere escluso. Anzi, per molte intellettuali l’avrebbero dovuto cacciare. “Una conversazione privata non può diventare pubblica”, dice Valduga. “O ci vogliono leggere nel pensiero?”.
Mari l’ha detto nel pulmino con Teresa Ciabatti, l’amica di Michela che poi s’è offesa. “Lo avesse detto pubblicamente, che non trova gradevole l’aspetto della Murgia, come ha fatto tante volte Vittorio Feltri, sarebbe stato di cattivo gusto. E tuttavia nulla sarebbe cambiato perché nulla ha che fare, questo giudizio di Mari, con le sue doti di scrittore”.
Lei ha amato per molti anni, fino alla sua morte, Giovanni Raboni. Insieme siete stati uno dei più vivi amori della letteratura italiana. Entrambi poeti. Entrambi di sinistra. Pensa che oggi la libertà di espressione sia meno ampia per un uomo? “Non so. Me lo dica lei. Si può dire che un uomo è brutto?”. Mi pare di sì. “Si può dire e non succede niente. Si può dire che una donna è brutta?”. Lo chieda a Ciabatti. “Non si può dire. Ma perché, santo cielo!”. Cosa? “Non esistono i generi in questi casi! Esiste l’intelligenza, l’onestà, la passione, il senso della responsabilità. Basta con queste fissazioni sui generi”
.
Perché ogni premio, rassegna, appuntamento culturale in Italia è accompagnato dalla polemica? “La verità è che non si dovrebbe neppure prendere in considerazione chiacchiere simili”.
La verità, forse, è che Murgia non si tocca. “Una delle persone coinvolte ha voluto rendere pubblica una conversazione privata. Bisognava ignorarla”. Accade perché il livello letterario è basso? “Non so. Non sono una lettrice di narrativa. Mi sono fermata a Volponi. Però quando ho tradotto Sade, ho chiesto a Mari la prefazione”. Lo apprezza, dunque. E l’altra Michela? Ha mai letto Michela Murgia?
“Ma santo cielo!”. No? “Io ho settantatré anni, e sono settantatré anni che il plurale maschile comprende anche il femminile”. Anche di più, cara Patrizia. “La Murgia teneva a tutte queste cose. Ma io non mi sono mai sentita offesa né umiliata né esclusa dalle regole della grammatica. Quel che conta è come si parla, cosa si legge, cosa si dice. Non l’asterisco. Ma lei lo sa che adesso dicono ‘la’ poeta?” Purtroppo lo so. “Io mi sento morire. Queste parole mi disgustano.
E soprattutto mi rattrista che a tenerci siano le donne”. I cappelli a tesa larga, in effetti, si abbinano meglio a “poetessa”. “Sì. Ma quando mi dicono: ‘Facciamo un’antologia di poesia femminile’, la mia risposta è: ‘Accetterò di essere presente quando faranno un’antologia di poesia maschile”. Perché? “Io sono per la parità vera. Economica e sociale. Non linguistica”
michela murgia
michele mari cover i convitati di pietra
patrizia valduga
patrizia valduga
patrizia valduga giovanni raboni
michele mari 2
Ginevra Leganza per ilfoglio.it – Estratti
Roma. “Se Michele Mari lo pensa soltanto, è degno. Se lo dice fra sé e sé, è degno. Se poi lo dice in presenza di un testimone, cosa cambia? E’ sempre degno”. Degno di partecipare al Premio Strega? “Sì. E è una follia che qualcuno lo voglia escludere”. La regina dell’endecasillabo Patrizia Valduga ha letto della polemichetta al Premio Strega. “Ne ho letto su Facebook”, dice al Foglio. Su Facebook? “Non penserà che per capire il mondo io legga un grande quotidiano o guardi la tivù”.
Non legge la narrativa, Valduga. Figurarsi i giornali. Chiediamo allora all’autrice di Medicamenta e altri medicamenta e Poesie erotiche (il Me too, qui, non è di casa) cosa pensa del pulviscolo d’indignazione. “Ho letto commenti molto intelligenti. Qualcuno ha scritto che di questo passo si può arrivare al reato di pensiero, allo psicoreato”.
Michele Mari, in effetti, ha rischiato di essere escluso. Anzi, per molte intellettuali l’avrebbero dovuto cacciare. “Una conversazione privata non può diventare pubblica”, dice Valduga. “O ci vogliono leggere nel pensiero?”.
Mari l’ha detto nel pulmino con Teresa Ciabatti, l’amica di Michela che poi s’è offesa. “Lo avesse detto pubblicamente, che non trova gradevole l’aspetto della Murgia, come ha fatto tante volte Vittorio Feltri, sarebbe stato di cattivo gusto. E tuttavia nulla sarebbe cambiato perché nulla ha che fare, questo giudizio di Mari, con le sue doti di scrittore”.
Lei ha amato per molti anni, fino alla sua morte, Giovanni Raboni. Insieme siete stati uno dei più vivi amori della letteratura italiana. Entrambi poeti. Entrambi di sinistra. Pensa che oggi la libertà di espressione sia meno ampia per un uomo? “Non so. Me lo dica lei. Si può dire che un uomo è brutto?”. Mi pare di sì. “Si può dire e non succede niente. Si può dire che una donna è brutta?”. Lo chieda a Ciabatti. “Non si può dire. Ma perché, santo cielo!”. Cosa? “Non esistono i generi in questi casi! Esiste l’intelligenza, l’onestà, la passione, il senso della responsabilità. Basta con queste fissazioni sui generi”
.
Perché ogni premio, rassegna, appuntamento culturale in Italia è accompagnato dalla polemica? “La verità è che non si dovrebbe neppure prendere in considerazione chiacchiere simili”.
La verità, forse, è che Murgia non si tocca. “Una delle persone coinvolte ha voluto rendere pubblica una conversazione privata. Bisognava ignorarla”. Accade perché il livello letterario è basso? “Non so. Non sono una lettrice di narrativa. Mi sono fermata a Volponi. Però quando ho tradotto Sade, ho chiesto a Mari la prefazione”. Lo apprezza, dunque. E l’altra Michela? Ha mai letto Michela Murgia?
“Ma santo cielo!”. No? “Io ho settantatré anni, e sono settantatré anni che il plurale maschile comprende anche il femminile”. Anche di più, cara Patrizia. “La Murgia teneva a tutte queste cose. Ma io non mi sono mai sentita offesa né umiliata né esclusa dalle regole della grammatica. Quel che conta è come si parla, cosa si legge, cosa si dice. Non l’asterisco. Ma lei lo sa che adesso dicono ‘la’ poeta?” Purtroppo lo so. “Io mi sento morire. Queste parole mi disgustano.
E soprattutto mi rattrista che a tenerci siano le donne”. I cappelli a tesa larga, in effetti, si abbinano meglio a “poetessa”. “Sì. Ma quando mi dicono: ‘Facciamo un’antologia di poesia femminile’, la mia risposta è: ‘Accetterò di essere presente quando faranno un’antologia di poesia maschile”. Perché? “Io sono per la parità vera. Economica e sociale. Non linguistica”
michela murgia
michele mari cover i convitati di pietra
patrizia valduga
patrizia valduga
patrizia valduga giovanni raboni
michele mari 2

DAGOREPORT – UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI “REPORT” PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA “GRAZIA” A NICOLE MINETTI – DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N’E’ USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ”REPORT”. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” – VIDEO

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI – LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV – IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA…

DAGOREPORT – DRAG QUEEN, “POLPETTE DEMOCRATICHE” E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L’APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E’ UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI – LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL’IMMIGRAZIONE – ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI’ SARA’ L’INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO – AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%…

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL “DEGRADO”, IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA – PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL “DEGRADO” POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? – DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO’: “AO’ SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE ‘STA PINA!”

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL “CORRIERE”. E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…





















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