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“UMBERTO ECO AMAVA RIDERE ED ERA BIZZARRO. PENSAVA FOSSI PAZZO A PUNTARE SU SEAN CONNERY” – JEAN-JACQUES ANNAUD, REGISTA PREMIO OSCAR DE “IL NOME DELLA ROSA”, RACCONTA CHE ECO PRESE UN CLAMOROSO ABBAGLIO SUL FILM: NON CAPI’ IL VALORE DI SEAN CONNERY E LO LIQUIDO’ CON UNA BATTUTA (“E’ DAVVERO COMPETENTE…NEL CALCIO”) QUANDO ANNAUD LO PROPOSE PER IL RUOLO DI GUGLIELMO DA BASKERVILLE – IL RICORDO DEL REGISTA: “SAPEVO CHE GLI NON SAREBBE ANDATO BENE. GLI DICO IL NOME. SI GIRA VERSO SUA MOGLIE: ‘JEAN-JACQUES È PAZZO!’, URLA, GESTICOLA, FA UNA SCENEGGIATA DA DISPERATO”
Estratto dell’articolo di Riccardo La Grotta per “la Stampa”
«Probabilmente la persona che ho preferito di più al mondo. E di persone ne ho conosciute tante». Jean-Jacques Annaud , regista Premio Oscar del Nome della rosa, si concede un tuffo nel passato in occasione della proiezione della versione restaurata della pellicola, a 40 anni dall’uscita e 10 dalla morte di Umberto Eco, per Annaud molto più dello scrittore che ha ispirato il film: amico, spalla comica, spalla su cui piangere, modello da imitare, maestro da ascoltare, fratello da tediare.
Scena del film Il nome della Rosa
Ad Alessandria, la città del semiologo […] ci arriva un giorno in anticipo. «Ieri attraversavo il tunnel del Monte Bianco – racconta –, e passata la frontiera ho pensato che alla fine i nostri Paesi sono uguali. Quando passeggio tra le vie di questa città penso lo stesso, che anche io e Umberto siamo uguali».
Eco? Un tipo «drôle – lo ricorda –, buffo, bizzarro, incredibilmente simpatico, amava ridere. Per questo ha scelto il riso come motore del Nome della rosa. Aveva una cultura strepitosa: mi piaceva fargli domande su qualsiasi argomento. Una volta gli chiesi che somiglianza ci fosse tra una farfalla di notte e una locomotiva a vapore. Lui sapeva sempre darmi una risposta con esempi minuziosi, dalla letteratura al cinema ai fumetti. Si parla oggi di intelligenza artificiale. Bene, lui aveva un’intelligenza naturale incredibile, stupefacente. Sua moglie Renate con me si lamentava sempre: “troppa memoria, troppa memoria”».
Nessuno dimentica la sua sagacia, rovescio della medaglia di una certa puntigliosità.
«Una sera eravamo a cena con le rispettive mogli in un ristorante di lusso – racconta Annaud –. Una serata piovosa. A un certo punto mi chiede: «A proposito, chi hai scelto per il ruolo di Guglielmo da Baskerville?». Io sapevo che non sarebbe andata bene. Gli dico il nome. Si gira verso sua moglie: «Jean-Jacques è pazzo!», urla, gesticola, fa una sceneggiata da disperato. Poi l’incontro: «Costretto, organizzo il momento. Busso alla porta della stanza di Sean Connery, lo faccio entrare, io aspetto fuori. Una decina di minuti e Umberto esce di questo colore».
Compiaciuto, si indica la camicia bianca. «È davvero competente – il commento di Eco –. Nel calcio». Mesi dopo, la prima del film. A cui Eco partecipa, e Annaud no. «All’uscita mi abbraccia. E mi dice: “Quello che ti è riuscito meglio è ciò che temevo di più”».
Cosa intendesse rimane un mistero. Ma su questo era granitico: «Umberto mi ha detto fin dall’inizio: “Il mio libro è in vendita nelle librerie. “Il tuo film, al cinema. Non voglio partecipare alla sceneggiatura e non dirò nulla al riguardo, perché sono due oggetti diversi”».
Il nome della rosa «è l’idea di mischiare un poliziesco con una riflessione teologica e storica sulla chiesa dell’epoca», riflette il regista. Certo, con modalità espressive differenti. «Un libro attraversa la mente, bisogna visualizzare il concetto. Perché un film di due ore racconta un sacco di cose che il libro non può. Tuttavia ho voluto capire chi fosse Umberto per davvero, poiché volevo essere fedele alla sua anima e al suo cuore. Secondo me per interpretate tutto il libro fino in fondo, sono stato portato a tradirlo. Perché se avessi voluto rispettarlo davvero avrei dovuto filmare le pagine. E ce ne sono più di 500». [….]
Con questa tenerezza Annaud si siede sul palco della Milanesiana. Il tema di quest’anno è «Il desiderio e la legge» e lo tiene insieme all’affetto per Eco passando – come altrimenti? – per l’ironia. Il desiderio nel romanzo è quello di Adso, la legge è quella ferrea, dogmatica, repressiva dell’Inquisizione. «Metafora potente, vivendo in un’epoca caratterizzata dall’ambiguità e dalla repressione. Penso ai Paesi in cui il desiderio omosessuale è un reato». C’è un personaggio nella storia, l’inquisitore Bernardo Gui, che invece di condurre indagini meticolose incolpa le streghe e gli eretici. «È il simbolo di un certo tipo di politica», commenta il regista. […]
sean connery e jean jacques annaud set del nome della rosa
umberto eco 7
umberto eco
JEAN JACQUES ANNAUD
umberto eco
Jean-Jacques Annaud3
Estratto dell’articolo di Riccardo La Grotta per “la Stampa”
«Probabilmente la persona che ho preferito di più al mondo. E di persone ne ho conosciute tante». Jean-Jacques Annaud , regista Premio Oscar del Nome della rosa, si concede un tuffo nel passato in occasione della proiezione della versione restaurata della pellicola, a 40 anni dall’uscita e 10 dalla morte di Umberto Eco, per Annaud molto più dello scrittore che ha ispirato il film: amico, spalla comica, spalla su cui piangere, modello da imitare, maestro da ascoltare, fratello da tediare.
Scena del film Il nome della Rosa
Ad Alessandria, la città del semiologo […] ci arriva un giorno in anticipo. «Ieri attraversavo il tunnel del Monte Bianco – racconta –, e passata la frontiera ho pensato che alla fine i nostri Paesi sono uguali. Quando passeggio tra le vie di questa città penso lo stesso, che anche io e Umberto siamo uguali».
Eco? Un tipo «drôle – lo ricorda –, buffo, bizzarro, incredibilmente simpatico, amava ridere. Per questo ha scelto il riso come motore del Nome della rosa. Aveva una cultura strepitosa: mi piaceva fargli domande su qualsiasi argomento. Una volta gli chiesi che somiglianza ci fosse tra una farfalla di notte e una locomotiva a vapore. Lui sapeva sempre darmi una risposta con esempi minuziosi, dalla letteratura al cinema ai fumetti. Si parla oggi di intelligenza artificiale. Bene, lui aveva un’intelligenza naturale incredibile, stupefacente. Sua moglie Renate con me si lamentava sempre: “troppa memoria, troppa memoria”».
Nessuno dimentica la sua sagacia, rovescio della medaglia di una certa puntigliosità.
«Una sera eravamo a cena con le rispettive mogli in un ristorante di lusso – racconta Annaud –. Una serata piovosa. A un certo punto mi chiede: «A proposito, chi hai scelto per il ruolo di Guglielmo da Baskerville?». Io sapevo che non sarebbe andata bene. Gli dico il nome. Si gira verso sua moglie: «Jean-Jacques è pazzo!», urla, gesticola, fa una sceneggiata da disperato. Poi l’incontro: «Costretto, organizzo il momento. Busso alla porta della stanza di Sean Connery, lo faccio entrare, io aspetto fuori. Una decina di minuti e Umberto esce di questo colore».
Compiaciuto, si indica la camicia bianca. «È davvero competente – il commento di Eco –. Nel calcio». Mesi dopo, la prima del film. A cui Eco partecipa, e Annaud no. «All’uscita mi abbraccia. E mi dice: “Quello che ti è riuscito meglio è ciò che temevo di più”».
Cosa intendesse rimane un mistero. Ma su questo era granitico: «Umberto mi ha detto fin dall’inizio: “Il mio libro è in vendita nelle librerie. “Il tuo film, al cinema. Non voglio partecipare alla sceneggiatura e non dirò nulla al riguardo, perché sono due oggetti diversi”».
Il nome della rosa «è l’idea di mischiare un poliziesco con una riflessione teologica e storica sulla chiesa dell’epoca», riflette il regista. Certo, con modalità espressive differenti. «Un libro attraversa la mente, bisogna visualizzare il concetto. Perché un film di due ore racconta un sacco di cose che il libro non può. Tuttavia ho voluto capire chi fosse Umberto per davvero, poiché volevo essere fedele alla sua anima e al suo cuore. Secondo me per interpretate tutto il libro fino in fondo, sono stato portato a tradirlo. Perché se avessi voluto rispettarlo davvero avrei dovuto filmare le pagine. E ce ne sono più di 500». [….]
Con questa tenerezza Annaud si siede sul palco della Milanesiana. Il tema di quest’anno è «Il desiderio e la legge» e lo tiene insieme all’affetto per Eco passando – come altrimenti? – per l’ironia. Il desiderio nel romanzo è quello di Adso, la legge è quella ferrea, dogmatica, repressiva dell’Inquisizione. «Metafora potente, vivendo in un’epoca caratterizzata dall’ambiguità e dalla repressione. Penso ai Paesi in cui il desiderio omosessuale è un reato». C’è un personaggio nella storia, l’inquisitore Bernardo Gui, che invece di condurre indagini meticolose incolpa le streghe e gli eretici. «È il simbolo di un certo tipo di politica», commenta il regista. […]
sean connery e jean jacques annaud set del nome della rosa
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JEAN JACQUES ANNAUD
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Jean-Jacques Annaud3

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL “CORRIERE”. E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A “GIGIORGIA”? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 – NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO – AL DI LA’ DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 – E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL’UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… – VIDEO

FLASH! – A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E’ INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) – E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! – IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP (“SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO”) FU IL “CORRIERE DELLA SERA” A FIRMA DI VIVIANA MAZZA – IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON (“MELONI MI FA PENA”) E’ STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA “L’ARIA CHE TIRA” DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) – PER DARE UN SEGNALE DI “BUONA FEDE”, IL “CORRIERE” IERI HA PUBBLICATO UN’INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI “THE DONALD”, CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO…

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A…”

DAGOREPORT – MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” – IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! – AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E’ SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L’EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI – AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?





















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