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“INFANTINO, IL BURATTINO DI TRUMP” – “L’EQUIPE” ATTACCA IL PRESIDENTE DELLA FIFA E LO RAFFIGURA COME UN PUPAZZO NELLE MANI DEL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: “CON L’ARBITRO SOMALO A CUI E’ STATO VIETATO L’INGRESSO NEGLI USA E IL TRATTAMENTO RISERVATO ALL’IRAN È VENUTA MENO L’UNIVERSALITÀ DELLA FIFA” – IL QUOTIDIANO FRANCESE RICORDA IL “GROTTESCO” PREMIO PER LA PACE CHE LA FIFA DI INFANTINO ASSEGNÒ LO SCORSO DICEMBRE A TRUMP – PER SEPP BLATTER, EX PRESIDENTE FIFA: “NON C’È NULLA DI PIÙ UFFICIALE DI UN ARBITRO. SE UN PAESE GLI RIFIUTA L’INGRESSO È UN PROBLEMA SERIO E LA COPPA DEL MONDO NON DOVREBBE TENERSI LÌ” – LE POLEMICHE SUL CARO-BIGLIETTI E I TIMORI CHE SI RIPETA LO SPETTACOLO INDEGNO OFFERTO DAL MONDIALE PER CLUB, DELL’ESTATE SCORSA NEGLI STATI UNITI…
“Benvenuto in America, titola L’Equipe. Benvenuti negli Stati Uniti. “A poche ore dall’inizio del Mondiale, la politica migratoria dell’Amministrazione Trump colpisce la Coppa del Mondo e affonda la promessa di universalità della Fifa”.
Il riferimento è all’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan cui è stato vietato l’ingresso negli Usa. Non solo, è stato prima interrogato per undici ore dai funzionari della dogana e poi rispedito in patria dove peraltro è stato accolto come un eroe.
Athletic ha fornito la versione dell’Amministrazione Trump che ha denunciato sospetti legami dell’arbitro con organizzazioni terroristiche. Sullo sfondo c’è la guerra della casa Bianca alla Somalia Paese finito sulla black list del governo.
L’Equipe ha preso una chiara posizione politica con una prima pagina in cui Infantino è un pupazzo nelle mani di Trump. Un Muppet. La copertina è stata ripresa anche dal Telegraph.
Il quotidiano francese ha ricordato il premio per la pace che la Fifa di Infantino assegnò lo scorso dicembre a Donald Trump. Premio definito grottesco.
La prima pagina di L’Équipe raffigura Trump che tiene in una mano la Coppa del Mondo e nell’altra un Infantino in miniatura come un burattino.
Il quotidiano ha ricordato che la Nazionale iraniana ha già dovuto spostare il quartier generale di allenamento da Tucson, Arizona, alla città messicana di Tijuana, dopo aver che gli Stati Uniti hanno affermato che non erano disponibili ad ospitarli. Ogni giorno della partita la squadra dell’Iran sarà costretta a entrare e a uscire dagli Stati Uniti. La Federazione calcistica iraniana ha aggiunto che “gli Stati Uniti hanno adottato misure per ostacolare la presenza dei tifosi iraniani negli stadi”. L’Iran è nel girone G con Nuova Zelanda, Egitto e Belgio. L’Equipe ha scritto che tutte le federazioni hanno ricevuto biglietti per i loro tifosi tranne l’Iran.
INIZIANO I MONDIALI
Emanuela Audisio per la Repubblica – Estratti
E così s’inizia con un cartellino rosso: l’arbitro somalo Omar Abdulkakie Artan, miglior fischietto africano, è atterrato a Mogadiscio accolto come un eroe. L’America, appena è arrivato a Miami, lo ha rispedito a casa senza mai fargli toccare palla dopo 11 ore di controlli (senza Var check). Visto e passaporto diplomatico non gli sono bastati.
«È un terrorista». Colpa dell’omonimia con un leader del gruppo militare Al Shabab. Ora va bene Homeland, ma un direttore di gara non è un clandestino, non potevano verificare prima? Sono 19 i paesi sulla lista nera degli Usa. Per Sepp Blatter, ex presidente Fifa: «Non c’è nulla di più ufficiale di un arbitro. Se un Paese gli rifiuta l’ingresso è un problema serio e la Coppa del Mondo non dovrebbe tenersi lì».
Per la prima volta 48 squadre, 104 partite in 39 giorni, 1248 calciatori. 206 militano nei club inglesi, il Manchester City ne ha 19, quelli che giocano in Italia sono 70. È un Mondiale affollato di tutti i mali del mondo.
Tutto si mischia: l’elicottero Apache abbattuto a Hormuz e le spille dei giocatori dell’Iran che sono arrivati nel ritiro di Tijuana (Messico) con pin dorati e la cifra 168.
Per ricordare le vittime, per la maggior parte bambine, uccise nel bombardamento americano di febbraio contro una scuola elementare a Minab. La squadra, controllata da 500 agenti di sicurezza, risiede all’hotel Marriott.
E si allena presso le strutture del Xoloitzcuintle Center. Il proprietario del club è un politico messicano di nome Jorge Hank, accusato dagli Usa di presunti legami con il traffico di droga. Nel 2011 è stato arrestato dall’esercito messicano: nell’irruzione nella sua villa hanno trovato 89 armi da fuoco.
L’Iran per giocare a Los Angeles ha un visto giornaliero. Valido solo per il tempo della partita. Poi si deve togliere dalle scatole. A L.A. la comunità musulmana conta 500 mila persone, però non tutti gradiscono l’attuale regime, il team Melli (così si chiama l’Iran) ha già fatto sapere che abbandonerà il campo in presenza di simboli non graditi.
Debutterà dopo gli Usa nello stesso SoFi stadium dove è stato appena scongiurato con un aumento delle paghe lo sciopero del sindacato che rappresenta duemila tra baristi, camerieri, cuochi e addetti all’impianto di Inglewood. Sospiro di sollievo, si sa che lo sport statunitense senza hot-dogs, donuts e pop-corn non va da nessuna parte. Anche perché negli stadi si torna a bere alcol.
cristiano ronaldo musk infantino
È il Mondiale dei migranti: quasi un quarto dei partecipanti gioca in una nazionale diversa da quella del Paese dove è nato.
Capita che fratelli abbiamo maglie differenti. Segno che a fare il calcio sono la fame, le occasioni, la voglia di cercare un destino diverso. La Francia è quella che ha più giocatori (98) disseminati nelle varie squadre. L’otto per cento. Più della metà degli allenatori siede su una panchina che non è quella della loro nazionalità: l’Italia ha Ancelotti, Montella, Cannavaro.
È un pallone che inquina: tante distanze da coprire e fusi diversi, nella prima fase va male all’Algeria, le toccano 5936 chilometri, mentre va meglio all’Egitto, appena 287. Problemi per quei tifosi che l’amministrazione americana giudica non graditi: niente visto, inutile agitare i biglietti. 180mila sono finiti sul mercato della rivendita. Scoraggiano i 300 dollari per un parcheggio allo stadio, 98 di mezzo pubblico per andarci.
La parola più usata è: estorsione. E chissà chi è il fan che ha pagato 17.199 euro per un posto per Spagna-Uruguay a Guadalajara. È il biglietto più caro della storia nella fase a gironi. Ma è anche il Mondiale che con 13 miliardi di ricavi dovrebbe superare tutti gli altri. Per Messi e Ronaldo e gli altri ci sarà tempo. E anche per giocare davvero a pallone. Dai, dai, canta Shakira nell’inno mentre Papa Leone ricorda: «Chi non passa palla perde». (…)
INFANTINOPOLI
Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport – Estratti
Vorrei vedere un Mondiale che non mi facesse pesare troppo l’assenza dell’Italia. Un’abitudine inaccettabile che è diventata rassegnata assuefazione, dolore e soprattutto regola.
Vorrei che chi è stato chiamato ad arbitrare per il suo talento non fosse sottoposto agli altrui arbitrisolo perché è nato in Somalia, non piace al potente di turno e non ha il passaporto giusto. Vorrei che la bellezza fosse anteposta al calcolo e il coraggio alla speculazione, anche economica.
Vorrei che il calcio tornasse a divertire ed emozionare, ma qualche dubbio lo coltivo, perché ho buona memoria – una condanna a volte – e ricordo fin troppo bene lo spettacolo indegno offerto dal Mondiale per club, Infantinopoli, dell’estate scorsa proprio negli Stati Uniti.
(…)
melania trump donald trump gianni infantino
GIANNI INFANTINO DONALD TRUMP
Gianni Infantino e John Elkann nello Studio Ovale con Donald Trump
“Benvenuto in America, titola L’Equipe. Benvenuti negli Stati Uniti. “A poche ore dall’inizio del Mondiale, la politica migratoria dell’Amministrazione Trump colpisce la Coppa del Mondo e affonda la promessa di universalità della Fifa”.
Il riferimento è all’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan cui è stato vietato l’ingresso negli Usa. Non solo, è stato prima interrogato per undici ore dai funzionari della dogana e poi rispedito in patria dove peraltro è stato accolto come un eroe.
Athletic ha fornito la versione dell’Amministrazione Trump che ha denunciato sospetti legami dell’arbitro con organizzazioni terroristiche. Sullo sfondo c’è la guerra della casa Bianca alla Somalia Paese finito sulla black list del governo.
L’Equipe ha preso una chiara posizione politica con una prima pagina in cui Infantino è un pupazzo nelle mani di Trump. Un Muppet. La copertina è stata ripresa anche dal Telegraph.
Il quotidiano francese ha ricordato il premio per la pace che la Fifa di Infantino assegnò lo scorso dicembre a Donald Trump. Premio definito grottesco.
La prima pagina di L’Équipe raffigura Trump che tiene in una mano la Coppa del Mondo e nell’altra un Infantino in miniatura come un burattino.
Il quotidiano ha ricordato che la Nazionale iraniana ha già dovuto spostare il quartier generale di allenamento da Tucson, Arizona, alla città messicana di Tijuana, dopo aver che gli Stati Uniti hanno affermato che non erano disponibili ad ospitarli. Ogni giorno della partita la squadra dell’Iran sarà costretta a entrare e a uscire dagli Stati Uniti. La Federazione calcistica iraniana ha aggiunto che “gli Stati Uniti hanno adottato misure per ostacolare la presenza dei tifosi iraniani negli stadi”. L’Iran è nel girone G con Nuova Zelanda, Egitto e Belgio. L’Equipe ha scritto che tutte le federazioni hanno ricevuto biglietti per i loro tifosi tranne l’Iran.
INIZIANO I MONDIALI
Emanuela Audisio per la Repubblica – Estratti
E così s’inizia con un cartellino rosso: l’arbitro somalo Omar Abdulkakie Artan, miglior fischietto africano, è atterrato a Mogadiscio accolto come un eroe. L’America, appena è arrivato a Miami, lo ha rispedito a casa senza mai fargli toccare palla dopo 11 ore di controlli (senza Var check). Visto e passaporto diplomatico non gli sono bastati.
«È un terrorista». Colpa dell’omonimia con un leader del gruppo militare Al Shabab. Ora va bene Homeland, ma un direttore di gara non è un clandestino, non potevano verificare prima? Sono 19 i paesi sulla lista nera degli Usa. Per Sepp Blatter, ex presidente Fifa: «Non c’è nulla di più ufficiale di un arbitro. Se un Paese gli rifiuta l’ingresso è un problema serio e la Coppa del Mondo non dovrebbe tenersi lì».
Per la prima volta 48 squadre, 104 partite in 39 giorni, 1248 calciatori. 206 militano nei club inglesi, il Manchester City ne ha 19, quelli che giocano in Italia sono 70. È un Mondiale affollato di tutti i mali del mondo.
Tutto si mischia: l’elicottero Apache abbattuto a Hormuz e le spille dei giocatori dell’Iran che sono arrivati nel ritiro di Tijuana (Messico) con pin dorati e la cifra 168.
Per ricordare le vittime, per la maggior parte bambine, uccise nel bombardamento americano di febbraio contro una scuola elementare a Minab. La squadra, controllata da 500 agenti di sicurezza, risiede all’hotel Marriott.
E si allena presso le strutture del Xoloitzcuintle Center. Il proprietario del club è un politico messicano di nome Jorge Hank, accusato dagli Usa di presunti legami con il traffico di droga. Nel 2011 è stato arrestato dall’esercito messicano: nell’irruzione nella sua villa hanno trovato 89 armi da fuoco.
L’Iran per giocare a Los Angeles ha un visto giornaliero. Valido solo per il tempo della partita. Poi si deve togliere dalle scatole. A L.A. la comunità musulmana conta 500 mila persone, però non tutti gradiscono l’attuale regime, il team Melli (così si chiama l’Iran) ha già fatto sapere che abbandonerà il campo in presenza di simboli non graditi.
Debutterà dopo gli Usa nello stesso SoFi stadium dove è stato appena scongiurato con un aumento delle paghe lo sciopero del sindacato che rappresenta duemila tra baristi, camerieri, cuochi e addetti all’impianto di Inglewood. Sospiro di sollievo, si sa che lo sport statunitense senza hot-dogs, donuts e pop-corn non va da nessuna parte. Anche perché negli stadi si torna a bere alcol.
cristiano ronaldo musk infantino
È il Mondiale dei migranti: quasi un quarto dei partecipanti gioca in una nazionale diversa da quella del Paese dove è nato.
Capita che fratelli abbiamo maglie differenti. Segno che a fare il calcio sono la fame, le occasioni, la voglia di cercare un destino diverso. La Francia è quella che ha più giocatori (98) disseminati nelle varie squadre. L’otto per cento. Più della metà degli allenatori siede su una panchina che non è quella della loro nazionalità: l’Italia ha Ancelotti, Montella, Cannavaro.
È un pallone che inquina: tante distanze da coprire e fusi diversi, nella prima fase va male all’Algeria, le toccano 5936 chilometri, mentre va meglio all’Egitto, appena 287. Problemi per quei tifosi che l’amministrazione americana giudica non graditi: niente visto, inutile agitare i biglietti. 180mila sono finiti sul mercato della rivendita. Scoraggiano i 300 dollari per un parcheggio allo stadio, 98 di mezzo pubblico per andarci.
La parola più usata è: estorsione. E chissà chi è il fan che ha pagato 17.199 euro per un posto per Spagna-Uruguay a Guadalajara. È il biglietto più caro della storia nella fase a gironi. Ma è anche il Mondiale che con 13 miliardi di ricavi dovrebbe superare tutti gli altri. Per Messi e Ronaldo e gli altri ci sarà tempo. E anche per giocare davvero a pallone. Dai, dai, canta Shakira nell’inno mentre Papa Leone ricorda: «Chi non passa palla perde». (…)
INFANTINOPOLI
Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport – Estratti
Vorrei vedere un Mondiale che non mi facesse pesare troppo l’assenza dell’Italia. Un’abitudine inaccettabile che è diventata rassegnata assuefazione, dolore e soprattutto regola.
Vorrei che chi è stato chiamato ad arbitrare per il suo talento non fosse sottoposto agli altrui arbitrisolo perché è nato in Somalia, non piace al potente di turno e non ha il passaporto giusto. Vorrei che la bellezza fosse anteposta al calcolo e il coraggio alla speculazione, anche economica.
Vorrei che il calcio tornasse a divertire ed emozionare, ma qualche dubbio lo coltivo, perché ho buona memoria – una condanna a volte – e ricordo fin troppo bene lo spettacolo indegno offerto dal Mondiale per club, Infantinopoli, dell’estate scorsa proprio negli Stati Uniti.
(…)
melania trump donald trump gianni infantino
GIANNI INFANTINO DONALD TRUMP
Gianni Infantino e John Elkann nello Studio Ovale con Donald Trump

A UN ANNO DALLE ELEZIONI POLITICHE, BISOGNA PARLARE AGLI ELETTORI O SCACCIARLI? – LA “FESTA DELL’UNITÀ” 2026 DEL PD E’ UNA SBOBBA INDIGERIBILE DI DIBATTITI SU FEMMINISMO, QUESTIONI LGBTQ+ E SUPERCAZZOLE DA ACCHIAPPANUVOLE – SCHIERATO UN PARTERRE DI SCACCIAVOTI, DA LAURA BOLDRINI A MARTA BONAFONI – MICHELA DI BIASE MARITATA IN FRANCESCHINI CI SPIEGHERA’ COME LOTTARE CONTRO IL PATRIARCATO; LA SCRITTRICE IGIABA SCEGO CI FARA’ PENTIRE DEL PASSATO COLONIALE; L’EURODEPUTATA ANNALISA CORRADO RIBADIRA’ CHE NON BISOGNA USARE IL FERRO DA STIRO PER RISPARMIARE ENERGIA – IN COMPENSO ZERO ATTENZIONE AI TEMI CHE INTERESSANO AI CITTADINI: BOLLETTE, SALARI, TASSE, LAVORO, IMMIGRAZIONE – I RIFORMISTI DEM NON PERVENUTI, ELLY SCHLEIN E IL SUO RADICALISMO WOKE TRIONFANO (E POI DICI CHE UNO VOTA VANNACCI…)

DAGOREPORT – IL BLITZ DI INTESA SANPAOLO SU MPS INTRECCIA LA STRATEGIA FINANZIARIA E IL SISTEMA POLITICO – CON L’OPAS, PER ORA SOLO ANNUNCIATA, CARLO MESSINA PUNTA A NEUTRALIZZARE IL SUO RIVALE PIÙ INTIMO: L’UNICREDIT DI ANDREA ORCEL, CHE AVREBBE POTUTO FARE BINGO RILEVANDO LE PARTECIPAZIONI DI DELFIN DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO IN MPS E GENERALI – SUL LATO POLITICO, SE L’OPERAZIONE VA IN CULO ALLA LEGA, CHE TIFAVA LA FUSIONE BPM-MPS, FA CONTENTI I FRATELLI D’ITALIA CHE VOGLIONO TUTELARE “L’ITALIANITÀ” DEL LEONE DI TRIESTE, FORZIERE DEL RISPARMIO ITALIANO, DAL PRIMO AZIONISTA DI BPM, LA FRANCESE CREDIT AGRICOLE – E CHI MEGLIO DELLA ”BANCA DI SISTEMA” PUÒ FARLO? – NEL BLITZ CI SONO GROSSI DUE PUNTI DEBOLI, ENTRAMBI LEGATI ALL’ANTITRUST (ANCORA SENZA PRESIDENTE): I 625 SPORTELLI DEL “MONTE” E LE ASSICURAZIONI DEL RAMO VITA, SU CUI INTESA È IL PRIMO CONCORRENTE DI GENERALI – SAREBBE UN UNICUM: IL NUMERO DUE È ANCHE AZIONISTA DEL NUMERO UNO, SUO RIVALE DIRETTO…

DAGOREPORT – L’ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI HA BISOGNO DI FARE CASSA. E IL PRESIDENTE, CARLO BARTOLI, HA PENSATO BENE DI “TASSARE” LE SCUOLE DI GIORNALISMO, INTIMANDO LORO DI VERSARE I DUE TERZI DEI DIRITTI DI SEGRETERIA CHE INCASSANO PER EFFETTUARE LE SELEZIONI DEGLI ASPIRANTI PROFESSIONISTI – LA DELIBERA È GIÀ STATA APPROVATA E UN INVITO PERENTORIO È ARRIVATO ALLE SCUOLE TRAMITE PEC, CON TANTO DI IBAN DELL’ODG – NON SOLO, BARTOLI E I SUOI CONSIGLIERI VOGLIO IMPORRE UNA TASSA DEL 10% SULLE RETTE DI TUTTI GLI ALLIEVI. UNA NORMA CHE VERREBBE INTRODOTTA NEL NUOVO “QUADRO DI INDIRIZZI” – PROVVEDIMENTI CHE HANNO SCATENATO ALLARME TRA GLI ATENEI, AI QUALI FANNO CAPO LE SCUOLE DI GIORNALISMO, GIÀ ALLE PRESE CON CONTI PRECARI – COSA ACCADRÀ ORA? SI RISCHIA UNA BATTAGLIA LEGALE…

CARLO FRECCERO ANALIZZA PER DAGOSPIA IL SUCCESSO TELEVISIVO DI ROBERTO VANNACCI – ‘’FUNZIONA PERCHÉ È IN GRADO DI PROPORSI AL PUBBLICO CON UN DISCORSO SEMPLICE E LINEARE CHE INDUCE ALL’IDENTIFICAZIONE. LUI INCARNA LA NORMALITÀ – È UN GENERALE CHE DALLA GRUBER SI PRESENTA IN TENUTA CASUAL, COME UNO STUDENTE FUORICORSO – RISPONDE DISINVOLTO, DIVERTITO, RILASSATO OSTENTANDO UNA NATURALEZZA CHE OGGI LA DESTRA GESTISCE MEGLIO DELLA SINISTRA. MA IN REALTÀ NON DICE NULLA – L’IMMAGINE DI VANNACCI È RITAGLIATA SULLE ATTESE E GLI STEREOTIPI DELLA DESTRA: È UN GENERALE, DI VALORI TRADIZIONALI, DEVOTO ALLA FAMIGLIA. TUTTAVIA È IN GRADO DI GESTIRE QUESTI VALORI CON NATURALEZZA, SPONTANEITÀ E NEI LIMITI DEL BUON SENSO COMUNE – LA SUA PERFORMANCE A “OTTO E MEZZO”, DA ESAME POLITICO SI È TRASFORMATA BEN PRESTO IN UN FORMAT DI CONFESSIONI, COME ‘’BELVE’’. E L’UNICA BELVATA È L’ATTACCO CONTRO MARINA BERLUSCONI” – VIDEO

DAGOREPORT – CON IL PASSAGGIO A MEDIASET DI MILO INFANTE, PIER SILVIO BERLUSCONI AVVIA LA RIFONDAZIONE DELL’INFORMAZIONE DEL “BISCIONE”: INFANTE, NON E’ DESTINATO SOLO ALLA CONDUZIONE DI QUALCHE PROGRAMMA TV, MA SARA’ ANCHE CONDIRETTORE DI VIDEONEWS AFFIANCANDO MAURO CRIPPA, VICINO ALLA PENSIONE – E’ UN PASSAGGIO CHIAVE PER LA LINEA POLITICA DI MEDIASET: CON LA FINE DEL TANDEM CRIPPA-CONFALONIERI, SUONA LA CAMPANA ANCHE PER LA FILIERA, PRIMA PRO-SALVINI POI PRO-MELONI, DEI VARI PORRO, GIORDANO E DEL DEBBIO – NON SOLO: “PIERDUDI” SI AGGIUDICA UN CAMPIONE DI ASCOLTI DEL FILONE “CRIME” CHE, CON IL SUO “ORE14 SERA”, ARGINAVA IL SUCCESSO DI “QUARTO GRADO”, SU RETE4…

DAGOREPORT – LI VANNACCI VOSTRI! SE I FRATELLINI D’ITALIA AVESSERO SEGUITO LA LINEA DEL MINISTRO DELLA DIFESA GUIDO CROSETTO, ADESSO NON SI RITROVEREBBERO IL CETRIOLO DI “FUTURO NAZIONALE” IN QUEL POSTO – DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”, IL GENERALE ANDAVA PROCESSATO E CACCIATO DALL’ESERCITO PER INSUBORDINAZIONE – IL MINISTRO, CHE SI MUOVEVA CON IL CONSENSO DEL CAPO DELLE FORZE ARMATE, OVVERO SERGIO MATTARELLA, DIFENDEVA IL PRINCIPIO CHE LE FIGURE APICALI DELL’ESERCITO, IN VIRTÙ DEL PROPRIO RUOLO DI GARANZIA, NON POTESSERO INTERVENIRE A GAMBA TESA NEL DIBATTITO PUBBLICO. IL RISCHIO ERA QUELLO DI CREARE UN PRECEDENTE PERICOLOSO CHE POTESSE “MINARE DALL’INTERNO L’ORDINE E LA DISCIPLINA NELL’ESERCITO” – INVECE DI DEGRADARLO E CACCIARLO A PEDATE, NEL GOVERNO MELONI HA PREVALSO IL TIMORE DI FAR PASSARE IL GENERALE IN VESTAGLIETTA FROU-FROU PER UN MARTIRE DEL LIBERO PENSIERO – E L’EX PARA’ DIVENTATO PARA-GURO SE L’E’ CAVATA CON UN MITE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE: LA SOSPENSIONE DALL’ESERCITO PER 11 MESI… – VIDEO





















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