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MENO DISOCCUPATI NON VUOL DIRE PIÙ OCCUPATI – È VERO COME STROMBAZZANO I MEDIA VICINO A GIORGIA MELONI CHE IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE IN ITALIA È AI MINIMI STORICI (5,2%). QUEL CHE NON VIENE SPECIFICATO È CHE IN PARALLELO NON È AUMENTATA L’OCCUPAZIONE, MA L’INATTIVITÀ. LE PERSONE CHE NON LAVORANO NÉ LO CERCANO SONO AUMENTATE DI 351MILA UNITÀ, I DISOCCUPATI SONO DIMINUITI DI 304MILA. IL SALDO È NEGATIVO: SONO USCITE DAL MERCATO PIÙ PERSONE DI QUANTE NE SIANO ENTRATE. CHI SONO? CAREGIVER, INABILI E “INATTIVI PER SCELTA”, CHE SPESSO HANNO CONVENIENZA A LAVORARE AL NERO O HANNO SMESSO DI CERCARE UN’OCCUPAZIONE (E CAMPANO CON LE RENDITE FAMILIARI)
Estratto dell’articolo di Sandro Trento* per “Domani”
*Economista, professore ordinario di economia e gestione delle imprese e direttore della School of Innovation nell’Università di Trento
Il dato più celebrato del Rapporto annuale Istat presentato il 21 maggio è il tasso di disoccupazione: 5,2 per cento a marzo 2026, ai minimi storici dall’inizio delle rilevazioni. Il governo lo cita, i titoli lo riportano, i comunicati stampa lo mettono in apertura.
È un dato reale. Ma racconta una storia incompleta e la parte che manca è quella più importante.
A marzo 2026, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, i disoccupati sono diminuiti di 304mila unità. Nello stesso periodo gli inattivi, le persone che non lavorano, non cercano lavoro, e quindi non compaiono nelle statistiche sulla disoccupazione, sono aumentati di 351mila unità. Il saldo è negativo: più persone sono uscite dal mercato del lavoro di quante ne siano entrate. Il tasso di inattività è salito al 34,1 per cento.
GIANCARLO GIORGETTI – GIORGIA MELONI – FOTO LAPRESSE
La disoccupazione cala anche perché chi non trova lavoro smette di cercarlo e sparisce dai radar. Non è una ripresa: è una ritirata silenziosa.
[…] Questo spiega il secondo paradosso, quello che i titoli non riportano: nonostante i minimi storici sulla disoccupazione, l’Italia è ultima nell’Unione europea per tasso di occupazione nella fascia 20-64 anni. Il 67,6 per cento contro una media Ue del 76,1 per cento. Meno disoccupati, ma meno persone al lavoro in proporzione alla popolazione.
Chi sono questi invisibili? Il grosso sono donne: 7,85 milioni, pari al 42 per cento di tutte le donne in età lavorativa (dati Istat 2024). […] Ma accanto a loro ci sono 4,52 milioni di uomini inattivi.
giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse2
Una ricerca dell’Università Cattolica […] li scompone in cinque profili. Ci sono i “caregiver”, fuori mercato perché accudiscono genitori anziani o familiari malati: in quasi 8 casi su 10 vorrebbero tornare a lavorare. Ci sono gli “inabili”, spesso ex operai di lavori usuranti, con percorsi segnati da depressione e precarietà.
I tre gruppi più rivelatori sul piano strutturale sono però altri. Il primo: gli “inattivi per scelta”, circa il 13 per cento del campione maschile. Il 60 per cento sono laureati, poco meno dei due terzi vivono di rendite da capitali o affitti; in 6 casi su 10 non tornerebbero a lavorare a nessun livello salariale.
Molti non hanno mai lavorato: non sono usciti dal mercato, non vi sono mai entrati.
Un sistema fiscale che tassa i redditi da lavoro molto più delle rendite finanziarie e patrimoniali li aiuta a mantenere quella scelta.
Gli altri due gruppi – gli “sfiduciati” e gli “stabilmente inattivi” – coprono circa due terzi del campione. In 8 casi su 10 lavorano in nero continuativamente o hanno smesso di cercare dopo ripetuti fallimenti.
[…] La ricerca demolisce una narrativa politica diffusa: non sono i sussidi pubblici a tenerli fuori dal mercato. È l’economia sommersa – normalizzata, accettata socialmente, conveniente. Questo si incrocia con un dato strutturale: la forza lavoro inutilizzata ammontava, già nel Rapporto Istat 2024, a circa 4,2 milioni di persone, di cui 2,3 milioni inattivi involontari e 1,9 milioni disoccupati ufficiali.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA
Gli invisibili, già allora, erano più numerosi dei disoccupati dichiarati. Nel frattempo le imprese segnalano difficoltà di reperimento per il 47 per cento delle assunzioni programmate, dovute nel 30 per cento dei casi alla semplice mancanza numerica di candidati. Milioni di persone in età lavorativa fuori dal mercato, e imprese che non trovano chi assumere.
Il paradosso si completa guardando al futuro. Il 42 per cento degli occupati italiani ha almeno 50 anni […]. E solo il 19,9 per cento degli italiani usa strumenti di Intelligenza artificiale, contro il 32,7 per cento della media europea. […]
Sullo sfondo c’è il dato che il Rapporto Istat mette sul tavolo senza enfatizzarlo abbastanza. Dal 2007 al 2025 il Pil reale italiano è cresciuto dell’1,9 per cento, mentre Francia, Germania e Spagna crescevano in media di quasi il 20 per cento. Non è una recessione, non è una crisi: è quasi vent’anni di immobilità mentre il resto d’Europa avanzava. I salari reali sono ancora dell’8,6 per cento sotto i livelli del 2019. […]
giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse3
disoccupazione usa
great resignation 3
disoccupazione
Estratto dell’articolo di Sandro Trento* per “Domani”
*Economista, professore ordinario di economia e gestione delle imprese e direttore della School of Innovation nell’Università di Trento
Il dato più celebrato del Rapporto annuale Istat presentato il 21 maggio è il tasso di disoccupazione: 5,2 per cento a marzo 2026, ai minimi storici dall’inizio delle rilevazioni. Il governo lo cita, i titoli lo riportano, i comunicati stampa lo mettono in apertura.
È un dato reale. Ma racconta una storia incompleta e la parte che manca è quella più importante.
A marzo 2026, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, i disoccupati sono diminuiti di 304mila unità. Nello stesso periodo gli inattivi, le persone che non lavorano, non cercano lavoro, e quindi non compaiono nelle statistiche sulla disoccupazione, sono aumentati di 351mila unità. Il saldo è negativo: più persone sono uscite dal mercato del lavoro di quante ne siano entrate. Il tasso di inattività è salito al 34,1 per cento.
GIANCARLO GIORGETTI – GIORGIA MELONI – FOTO LAPRESSE
La disoccupazione cala anche perché chi non trova lavoro smette di cercarlo e sparisce dai radar. Non è una ripresa: è una ritirata silenziosa.
[…] Questo spiega il secondo paradosso, quello che i titoli non riportano: nonostante i minimi storici sulla disoccupazione, l’Italia è ultima nell’Unione europea per tasso di occupazione nella fascia 20-64 anni. Il 67,6 per cento contro una media Ue del 76,1 per cento. Meno disoccupati, ma meno persone al lavoro in proporzione alla popolazione.
Chi sono questi invisibili? Il grosso sono donne: 7,85 milioni, pari al 42 per cento di tutte le donne in età lavorativa (dati Istat 2024). […] Ma accanto a loro ci sono 4,52 milioni di uomini inattivi.
giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse2
Una ricerca dell’Università Cattolica […] li scompone in cinque profili. Ci sono i “caregiver”, fuori mercato perché accudiscono genitori anziani o familiari malati: in quasi 8 casi su 10 vorrebbero tornare a lavorare. Ci sono gli “inabili”, spesso ex operai di lavori usuranti, con percorsi segnati da depressione e precarietà.
I tre gruppi più rivelatori sul piano strutturale sono però altri. Il primo: gli “inattivi per scelta”, circa il 13 per cento del campione maschile. Il 60 per cento sono laureati, poco meno dei due terzi vivono di rendite da capitali o affitti; in 6 casi su 10 non tornerebbero a lavorare a nessun livello salariale.
Molti non hanno mai lavorato: non sono usciti dal mercato, non vi sono mai entrati.
Un sistema fiscale che tassa i redditi da lavoro molto più delle rendite finanziarie e patrimoniali li aiuta a mantenere quella scelta.
Gli altri due gruppi – gli “sfiduciati” e gli “stabilmente inattivi” – coprono circa due terzi del campione. In 8 casi su 10 lavorano in nero continuativamente o hanno smesso di cercare dopo ripetuti fallimenti.
[…] La ricerca demolisce una narrativa politica diffusa: non sono i sussidi pubblici a tenerli fuori dal mercato. È l’economia sommersa – normalizzata, accettata socialmente, conveniente. Questo si incrocia con un dato strutturale: la forza lavoro inutilizzata ammontava, già nel Rapporto Istat 2024, a circa 4,2 milioni di persone, di cui 2,3 milioni inattivi involontari e 1,9 milioni disoccupati ufficiali.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA
Gli invisibili, già allora, erano più numerosi dei disoccupati dichiarati. Nel frattempo le imprese segnalano difficoltà di reperimento per il 47 per cento delle assunzioni programmate, dovute nel 30 per cento dei casi alla semplice mancanza numerica di candidati. Milioni di persone in età lavorativa fuori dal mercato, e imprese che non trovano chi assumere.
Il paradosso si completa guardando al futuro. Il 42 per cento degli occupati italiani ha almeno 50 anni […]. E solo il 19,9 per cento degli italiani usa strumenti di Intelligenza artificiale, contro il 32,7 per cento della media europea. […]
Sullo sfondo c’è il dato che il Rapporto Istat mette sul tavolo senza enfatizzarlo abbastanza. Dal 2007 al 2025 il Pil reale italiano è cresciuto dell’1,9 per cento, mentre Francia, Germania e Spagna crescevano in media di quasi il 20 per cento. Non è una recessione, non è una crisi: è quasi vent’anni di immobilità mentre il resto d’Europa avanzava. I salari reali sono ancora dell’8,6 per cento sotto i livelli del 2019. […]
giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse3
disoccupazione usa
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disoccupazione

BASTA STRONZATE! LA FIGA E’ IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E’ APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU – LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA – NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI – IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE…” – VIDEO

DAGOREPORT – MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) – CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? – C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE – C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI – (CHISSA’ POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO…)

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN – OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E’ SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER “RESTITUIRE SOVRANITÀ” AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE “NOMINE DALL’ALTO” DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! – BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L’AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA – MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA – SE IL SISTEMA DELLE “LISTE BLOCCATE” DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

FLASH! – ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI “SCHIERARE” DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE “IL GIORNALE” – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

FLASH! – CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI – CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ ‘A GIO’, SE VEDEMO…”

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? – SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…





















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