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ORA CHE ORBAN È CADUTO, EMERGE TUTTA L’IPOCRISIA DEGLI STATI UE: VENGONO FUORI TUTTI QUELLI CHE SI ERANO NASCOSTI DIETRO AL “NO” DEL “VIKTATOR” UNGHERESE ALL’INGRESSO DELL’UCRAINA NELL’UE – TRA QUESTI C’È OVVIAMENTE L’ITALIA. DOPO IL NO PREVEDIBILE DI SALVINI È ARRIVATA A RUOTA FRATELLI D’ITALIA CON IL NASO BIFORCUTO DI GIOVANNI DONZELLI: “SIGNIFICHEREBBE ESTENDERE LA GUERRA A TUTTA L’EUROPA”. E INFINE TAJANI, CHE SI È GIUSTIFICATO CON LA NECESSITÀ DI FAR ENTRARE PRIMA I PAESI BALCANICI (ANNAMO BENE) – GIORGIA MELONI S’ACCODA AL TEDESCO MERZ CHE HA OFFERTO A KIEV LO STATUS DI “ASSOCIATO”
Estratto dell’articolo di Marco Bresolin e Ilario Lombardo per “La Stampa”
[…] Sullo sfondo resta poi la questione del processo di adesione dell’Ucraina, che dovrebbe portare l’Ue a dare il via all’apertura dei capitoli negoziali a metà giugno. Il nuovo premier ungherese, Peter Magyar, ha aperto a questa possibilità, ma «a patto che ci sia un accordo sui diritti delle minoranze ungheresi in Transcarpazia». In Italia, intanto, la destra viene allo scoperto e ammette la propria contrarietà.
Il silenzio con cui Fratelli d’Italia mercoledì aveva accolto le parole, nette, di Matteo Salvini contro l’ingresso di Kiev in Ue era in realtà già abbastanza rivelatore di cosa pensasse Giorgia Meloni. Ieri Giovanni Donzelli ha confermato i dubbi della premier: «In questo momento di non raggiunta pace con la Russia, significherebbe estendere la guerra a tutta l’Europa, per quelle che sono le norme internazionali». […]
GIORGIA MELONI – VIKTOR ORBAN – FOTO LAPRESSE
Non c’è una reale spaccatura nel governo. Sono posizionamenti tattici e politici. Nessuno dei tre partiti di maggioranza è favorevole all’ingresso immediato dell’Ucraina. Ma lo sostengono con toni e sfumature diverse.
Da Cipro, il leader di Forza Italia Antonio Tajani ha ribadito a nome del governo che bisogna aspettare: quando l’Ucraina avrà «abbattuto» la corruzione e senza «mettere in un angolo l’adesione dei Balcani, che per noi è una priorità».
Il che impone tempi, appunto, più lunghi. Un orizzonte che avvicina alle tesi della maggioranza anche il M5S. Il presidente Giuseppe Conte ha usato parole simili a Donzelli: «Non ci sono adesso le condizioni, saremmo in guerra. Più plausibile ipotesi di partner strategico per l’Ue».
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse
Meloni guarda alla proposta del cancelliere tedesco Friedrich Merz di offrire a Kiev lo status di “associato” senza diritto di voto. Una mossa che a Palazzo Chigi interpretano come un modo per rallentare l’adesione.
I leader potrebbero parlarne a Berlino, al vertice con Francia, Regno Unito e Polonia previsto nella seconda metà della prossima settimana. Di certo, a un anno dal voto è evidente quanto nelle scelte di Meloni pesi il calcolo elettorale. La competizione a destra con Roberto Vannacci, schierato più con la Russia che con l’Ucraina, rendono il tema dell’allargamento più insidioso e non più così urgente per Meloni. Tra l’altro, secondo il partito della premier, l’ingresso di un Paese come l’Ucraina, potentemente agricolo e uscito a pezzi dalla guerra, renderebbe più esigua la fetta che spetta all’Italia dei fondi di coesione e per l’agricoltura.
giorgia meloni peter magyar
VIKTOR ORBAN – GIORGIA MELONI – FOTO LAPRESSE
Estratto dell’articolo di Marco Bresolin e Ilario Lombardo per “La Stampa”
[…] Sullo sfondo resta poi la questione del processo di adesione dell’Ucraina, che dovrebbe portare l’Ue a dare il via all’apertura dei capitoli negoziali a metà giugno. Il nuovo premier ungherese, Peter Magyar, ha aperto a questa possibilità, ma «a patto che ci sia un accordo sui diritti delle minoranze ungheresi in Transcarpazia». In Italia, intanto, la destra viene allo scoperto e ammette la propria contrarietà.
Il silenzio con cui Fratelli d’Italia mercoledì aveva accolto le parole, nette, di Matteo Salvini contro l’ingresso di Kiev in Ue era in realtà già abbastanza rivelatore di cosa pensasse Giorgia Meloni. Ieri Giovanni Donzelli ha confermato i dubbi della premier: «In questo momento di non raggiunta pace con la Russia, significherebbe estendere la guerra a tutta l’Europa, per quelle che sono le norme internazionali». […]
GIORGIA MELONI – VIKTOR ORBAN – FOTO LAPRESSE
Non c’è una reale spaccatura nel governo. Sono posizionamenti tattici e politici. Nessuno dei tre partiti di maggioranza è favorevole all’ingresso immediato dell’Ucraina. Ma lo sostengono con toni e sfumature diverse.
Da Cipro, il leader di Forza Italia Antonio Tajani ha ribadito a nome del governo che bisogna aspettare: quando l’Ucraina avrà «abbattuto» la corruzione e senza «mettere in un angolo l’adesione dei Balcani, che per noi è una priorità».
Il che impone tempi, appunto, più lunghi. Un orizzonte che avvicina alle tesi della maggioranza anche il M5S. Il presidente Giuseppe Conte ha usato parole simili a Donzelli: «Non ci sono adesso le condizioni, saremmo in guerra. Più plausibile ipotesi di partner strategico per l’Ue».
volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse
Meloni guarda alla proposta del cancelliere tedesco Friedrich Merz di offrire a Kiev lo status di “associato” senza diritto di voto. Una mossa che a Palazzo Chigi interpretano come un modo per rallentare l’adesione.
I leader potrebbero parlarne a Berlino, al vertice con Francia, Regno Unito e Polonia previsto nella seconda metà della prossima settimana. Di certo, a un anno dal voto è evidente quanto nelle scelte di Meloni pesi il calcolo elettorale. La competizione a destra con Roberto Vannacci, schierato più con la Russia che con l’Ucraina, rendono il tema dell’allargamento più insidioso e non più così urgente per Meloni. Tra l’altro, secondo il partito della premier, l’ingresso di un Paese come l’Ucraina, potentemente agricolo e uscito a pezzi dalla guerra, renderebbe più esigua la fetta che spetta all’Italia dei fondi di coesione e per l’agricoltura.
giorgia meloni peter magyar
VIKTOR ORBAN – GIORGIA MELONI – FOTO LAPRESSE

FLASH! – ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI “SCHIERARE” DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE “IL GIORNALE” – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

FLASH! – CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI – CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ ‘A GIO’, SE VEDEMO…”

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? – SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA – NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA “CRYSTAL SYMPHONY” PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D’OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL – PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L’EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO “BARCLAYS”, JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E’ STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO…

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

POSTA FLASH! – RICCARDO CHIABERGE: “CARO DAGO, CACCIARI L’AVEVA GIÀ DETTO NEL MAGGIO 1968, QUANDO ANDREA MARTELLA NON ERA ANCORA NATO: “MIO NIPOTE AVREBBE PRESO PIÙ VOTI. COLPA DI CHI NON VUOLE MAI PASSARE IL TESTIMONE”. GIUSTO. ANCHE LUI, INFATTI, DALLA GRUBER ADESSO CI MANDERÀ SUO NIPOTE…”





















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