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E VAI COL RISIKO! LA FUSIONE MPS-BPM SI FA O NON SI FA? LA FUSIONE CREEREBBE IL TERZO POLO COME CAPITALIZZAZIONE DI MERCATO (50 MILIARDI) E IL SECONDO PER ASSET (450 MILIARDI). C’È CHI DICE CHE L’OPERAZIONE SIA IMMINENTE, MA BISOGNA FARE I CONTI CON CREDIT AGRICOLE, AZIONISTA CON IL 22,9% DELL’EX POPOLARE MILANESE (E SI DILUIREBBE AL 10% IN CASO DI ACQUISIZIONE). MA I FRANCESI POTREBBERO ESSERE INTERESSATI ALLE FILIALI: SARANNO CEDUTI ALMENO 130 SPORTELLI (IL 4% DELLA FUTURA BANCA)
Estratto dell’articolo di Daniela Polizzi e Andrea Rinaldi per www.corriere.it
Tutte le strade portano a Siena, ha detto martedì l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio. Ma molte sembrano portare anche a Milano, in piazza Meda per la precisione, dove il ceo Giuseppe Castagna alla trimestrale di maggio aveva detto «aspettiamo e vediamo, cercando di capire cosa è disposta a fare l’altra controparte» a proposito di Siena.
Tra Monte Paschi e Banco Bpm si discute del possibile merger molto più rispetto a un mese fa, quando teneva banco la possibile scalata dell’Agricole all’ex popolare milanese.
giuseppe castagna foto lapresse
Suggestioni corroborate anche dalla riconferma di Lovaglio al timone dell’istituto toscano, appoggiata in assemblea da Bpm, socio al 3,7%. I contatti tra le due banche starebbero accelerando, con Goldman Sachs che parrebbe affiancarsi agli advisor storici del Banco, Citi e Lazard.
Ad accendere le speculazioni pure la corsa del titolo Bpm, in salita del 9,1% in appena un mese mentre il ceo di Mps in questi giorni è alla Deutsche Bank Global Financial Services Conference di New York per incontrare alcuni investitori.
Dunque qualcosa di vero c’è se le banche d’affari si stanno esercitando. Ad esempio Bnp Paribas stima che le nozze potrebbero creare sì un terzo polo bancario, ma il secondo per asset (450 miliardi circa), con un 15% di market share nei prestiti, il 13% nei depositi, 2.900 filiali e 10 mila clienti.
«Banco Mps» diventerebbe un big da 50 miliardi di market cap, secondo gli esperti, una cifra evocata dallo stesso Lovaglio martedì al congresso Uilca, anche senza citare la fusione. Il nuovo gruppo si confronterebbe con i 110 miliardi di capitalizzazione di Unicredit e i 101 di Intesa Sanpaolo.
C’è chi vede l’operazione imminente, prima ancora che si arrivi alla fusione tra Mps e Mediobanca e all’integrazione dei rispettivi business. Altri sono invece convinti che sarebbe meglio aspettare la piena combinazione anche in Borsa, dove viaggerebbe solo il titolo Monte Paschi, con un peso sugli indici ricalcolato e valorizzato.
Gli analisti francesi prefigurano tre scenari per un’unione amichevole: un’Ops di Mps su Bpm; un’Opas di Mps su Bpm; un’opas di Mps su Bpm vendendo la quota di Generali che porterebbe a uno scambio 45% cash e 55% in titoli, opzione, quest’ultima, smentita da Siena.
Ovviamente il matrimonio non si fa senza dote e Bnp Paribas stima che in tutte le ipotesi dovrà essere corrisposto un premio, anche in virtù di quelli offerti nei casi precedenti (Ifis-Illimity, Bper-Sondrio, Mps-Mediobanca): del 20% nel caso Banco prenda Siena o del 5% se sarà Monte Paschi a muovere, dato che la banca toscana viaggia su multipli maggiori.
Al di là dei tecnicismi finanziari, il matrimonio dovrà per forza passare dalla cessione degli sportelli: ben 130, il 4% della futura banca, calcolano Bnp Paribas e Morgan Stanley, a causa di una concentrazione di filiali che raggiungerebbe il 20-30% in Toscana, Lombardia, Liguria e Veneto, ben oltre i limiti Antitrust. Il prezzo per rilevarle sarebbe di circa 730 milioni.
LUIGI LOVAGLIO AL SENATO – COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE – FOTO LAPRESSE
Ed è proprio parlando di succursali che entra in scena il convitato di pietra del merger: il Crédit Agricole, azionista con il 22,9% dell’ex popolare milanese. Se Mps acquisisse Bpm, la Banque Verte si diluirebbe al 10%, con Delfin in discesa all’11%, Caltagirone al 6% e il Tesoro al 3%.
In questo scenario è importante sottolineare la presenza di queste filiali in regioni in cui l’Agricole detiene una quota di mercato ridotta: una bella occasione, dunque, per irrobustire la propria presenza fisica come avvenne nel 2006, quando i francesi scambiarono la propria partecipazione in Intesa con Cariparma. Anche se non è da escludere come concambio alternativo l’acquisto del 31% del credito al consumo di Agos, in mano al Banco, o quello delle partnership nell’assicurativo.
MONTEBASCHI – VIGNETTA BY ROLI PER IL GIORNALONE – LA STAMPA
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
monte dei paschi di siena
giuseppe castagna – banco bpm
Estratto dell’articolo di Daniela Polizzi e Andrea Rinaldi per www.corriere.it
Tutte le strade portano a Siena, ha detto martedì l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio. Ma molte sembrano portare anche a Milano, in piazza Meda per la precisione, dove il ceo Giuseppe Castagna alla trimestrale di maggio aveva detto «aspettiamo e vediamo, cercando di capire cosa è disposta a fare l’altra controparte» a proposito di Siena.
Tra Monte Paschi e Banco Bpm si discute del possibile merger molto più rispetto a un mese fa, quando teneva banco la possibile scalata dell’Agricole all’ex popolare milanese.
giuseppe castagna foto lapresse
Suggestioni corroborate anche dalla riconferma di Lovaglio al timone dell’istituto toscano, appoggiata in assemblea da Bpm, socio al 3,7%. I contatti tra le due banche starebbero accelerando, con Goldman Sachs che parrebbe affiancarsi agli advisor storici del Banco, Citi e Lazard.
Ad accendere le speculazioni pure la corsa del titolo Bpm, in salita del 9,1% in appena un mese mentre il ceo di Mps in questi giorni è alla Deutsche Bank Global Financial Services Conference di New York per incontrare alcuni investitori.
Dunque qualcosa di vero c’è se le banche d’affari si stanno esercitando. Ad esempio Bnp Paribas stima che le nozze potrebbero creare sì un terzo polo bancario, ma il secondo per asset (450 miliardi circa), con un 15% di market share nei prestiti, il 13% nei depositi, 2.900 filiali e 10 mila clienti.
«Banco Mps» diventerebbe un big da 50 miliardi di market cap, secondo gli esperti, una cifra evocata dallo stesso Lovaglio martedì al congresso Uilca, anche senza citare la fusione. Il nuovo gruppo si confronterebbe con i 110 miliardi di capitalizzazione di Unicredit e i 101 di Intesa Sanpaolo.
C’è chi vede l’operazione imminente, prima ancora che si arrivi alla fusione tra Mps e Mediobanca e all’integrazione dei rispettivi business. Altri sono invece convinti che sarebbe meglio aspettare la piena combinazione anche in Borsa, dove viaggerebbe solo il titolo Monte Paschi, con un peso sugli indici ricalcolato e valorizzato.
Gli analisti francesi prefigurano tre scenari per un’unione amichevole: un’Ops di Mps su Bpm; un’Opas di Mps su Bpm; un’opas di Mps su Bpm vendendo la quota di Generali che porterebbe a uno scambio 45% cash e 55% in titoli, opzione, quest’ultima, smentita da Siena.
Ovviamente il matrimonio non si fa senza dote e Bnp Paribas stima che in tutte le ipotesi dovrà essere corrisposto un premio, anche in virtù di quelli offerti nei casi precedenti (Ifis-Illimity, Bper-Sondrio, Mps-Mediobanca): del 20% nel caso Banco prenda Siena o del 5% se sarà Monte Paschi a muovere, dato che la banca toscana viaggia su multipli maggiori.
Al di là dei tecnicismi finanziari, il matrimonio dovrà per forza passare dalla cessione degli sportelli: ben 130, il 4% della futura banca, calcolano Bnp Paribas e Morgan Stanley, a causa di una concentrazione di filiali che raggiungerebbe il 20-30% in Toscana, Lombardia, Liguria e Veneto, ben oltre i limiti Antitrust. Il prezzo per rilevarle sarebbe di circa 730 milioni.
LUIGI LOVAGLIO AL SENATO – COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE – FOTO LAPRESSE
Ed è proprio parlando di succursali che entra in scena il convitato di pietra del merger: il Crédit Agricole, azionista con il 22,9% dell’ex popolare milanese. Se Mps acquisisse Bpm, la Banque Verte si diluirebbe al 10%, con Delfin in discesa all’11%, Caltagirone al 6% e il Tesoro al 3%.
In questo scenario è importante sottolineare la presenza di queste filiali in regioni in cui l’Agricole detiene una quota di mercato ridotta: una bella occasione, dunque, per irrobustire la propria presenza fisica come avvenne nel 2006, quando i francesi scambiarono la propria partecipazione in Intesa con Cariparma. Anche se non è da escludere come concambio alternativo l’acquisto del 31% del credito al consumo di Agos, in mano al Banco, o quello delle partnership nell’assicurativo.
MONTEBASCHI – VIGNETTA BY ROLI PER IL GIORNALONE – LA STAMPA
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
monte dei paschi di siena
giuseppe castagna – banco bpm

FLASH! – CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI – CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ ‘A GIO’, SE VEDEMO…”

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? – SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA – NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA “CRYSTAL SYMPHONY” PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D’OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL – PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L’EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO “BARCLAYS”, JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E’ STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO…

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

POSTA FLASH! – RICCARDO CHIABERGE: “CARO DAGO, CACCIARI L’AVEVA GIÀ DETTO NEL MAGGIO 1968, QUANDO ANDREA MARTELLA NON ERA ANCORA NATO: “MIO NIPOTE AVREBBE PRESO PIÙ VOTI. COLPA DI CHI NON VUOLE MAI PASSARE IL TESTIMONE”. GIUSTO. ANCHE LUI, INFATTI, DALLA GRUBER ADESSO CI MANDERÀ SUO NIPOTE…”

DAGOREPORT – IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA – LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA – RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) – CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ – MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…





















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