Giorgia da’ i numeri – il fmi È stato lapidario: la crescita italiana È troppo debole, il debito…

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giorgia meloni economia italiana crisi

GIORGIA DA’ I NUMERI – IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE È STATO LAPIDARIO: LA CRESCITA ITALIANA È TROPPO DEBOLE, IL DEBITO PUBBLICO TROPPO ALTO. COSÌ IL PIL RIMARRÀ INCHIODATO ALLO 0,5% QUEST’ANNO E ANCHE NEL 2027 – IL FMI BOCCIA I SUSSIDI GENERALIZZATI DECISI DAL GOVERNO, PER PRIMO IL TAGLIO DELLE ACCISE – DI FRONTE A TUTTO QUESTO, MELONI CHE FA? SI AUTOELOGIA PER IL PNRR (“SIAMO STATI ALL’ALTEZZA DEL COMPITO”). E SI DIMENTICA DI CITARE I PROGETTI RIDIMENSIONATI E CANCELLATI E DI DIRE CHE SUI 166 MILIARDI INCASSATI DA BRUXELLES, RESTANO DA SPENDERE IN TUTTA FRETTA 80,9 MILIARDI. L’EFFETTO DEL RECOVERY SULLA CRESCITA ITALIANA È STATO SCARSO ED È SERVITO SOPRATTUTTO A EVITARE LA RECESSIONE…

1. ALLARME FMI SUI CONTI

Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti foto lapresse 1

La crescita è troppo debole, il debito pubblico troppo alto. Così l’Italia rimane a galleggiare, a un soffio dall’andare a fondo ma incapace di muoversi in direzione della crescita. E con misure da accantonare perché orizzontali, prima tra tutte il taglio delle accise.

 

Autore dell’analisi: il Fondo monetario internazionale, nell’esame annuale sulla situazione economica, in cui certifica che il Pil italiano rimarrà inchiodato allo 0,5 per cento quest’anno e anche nel 2027 e mette in guardia sul fatto che il Paese rimane fragile: «Le prospettive a breve termine sono sempre più difficili a causa dell’incertezza globale e dell’aumento dei prezzi dell’energia». […]

 

PNRR

[…]  La doccia fredda del Fmi è arrivata nel giorno in cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – fresca di assemblea di Confindustria in cui ha addossato all’Ue le colpe della stagnazione – ha rivendicato i successi del governo nella gestione del Pnrr: «Qualcuno la considerava una sfida persino impossibile», ha detto durante un confronto a Milano sul “modello Pnrr”, invece «oggi possiamo rivendicare con un pizzico di orgoglio che siamo stati all’altezza del compito», ma «questo è il momento decisivo». […]

 

2. IL PNRR HA PERSO I PEZZI MA MELONI SI PROMUOVE “VINTA SFIDA IMPOSSIBILE”

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

giorgia meloni – videomessaggio al convegno L’Italia del Pnrr

Rivendica un impegno «all’altezza del compito». Bacchetta i gufi che parlavano di «una sfida impossibile da vincere». Parla di «primato europeo». Snocciola numeri da bilancio finale e detta impegni per affrontare «l’ultimo miglio» spingendo «il più possibile sull’acceleratore».

 

Ecco il Pnrr di Giorgia Meloni. A tre mesi dalla scadenza, la premier fa capolino con un videomessaggio alla due giorni governativa a Milano dedicata al Piano nazionale di ripresa e resilienza […]

 

È il tentativo di monetizzare, oggi che il governo è in affanno, la svolta predicata appena arrivata a palazzo Chigi nell’autunno del 2022: un Piano più tangibile e vicino ai cittadini rispetto a quello messo a punto dai tecnici del governo Draghi. Ecco perché l’intervento si focalizza sulla considerazione di un Pnrr che, «grazie al lavoro fatto», ora «non è più qualcosa di astratto».

 

È invece – aggiunge la presidente del Consiglio – «più capace di rispondere ai bisogni concreti delle famiglie e delle imprese». A sostegno della tesi arrivano anche i dati freschi sulla tabella di marcia. Eccoli: 166 miliardi ricevuti su 194,4 complessivi, 416 traguardi raggiunti e 660mila progetti finanziati (550mila conclusi e circa 100mila in fase avanzata di realizzazione).

 

giorgia meloni tommaso foti – foto lapresse

 Il ministro per il Pnrr Tommaso Foti mette la ciliegina sulla torta: «Se non fossimo intervenuti – annota – oggi probabilmente non potremmo dire che il nostro obiettivo futuro è la decima rata». L’ultima. Vale 28,4 miliardi, il 15% di tutta la dote. Per incassarla bisognerà mettere in fila 159 obiettivi, il numero più alto per singola tranche. Più del triplo rispetto a quelli della nona.

 

[…] . Nella narrazione meloniana ci sono “omissis”. Progetti ridimensionati e cancellati. Soldi spostati più in là, oltre la deadline. Un impatto sul Pil al di sotto delle attese. Divari territoriali che non si sono colmati: al Sud – dicono i dati – la forbice tra le periferie e le città si è allargata invece di restringersi.

 

PNRR

Il comune denominatore è un rimescolamento di riforme e investimenti che è passato attraverso sette revisioni. L’ottava è a vista. Arriverà il 3 giugno, all’ultimo minuto utile, per aggiustare ancora il tiro ma soprattutto per racimolare qualche centinaia di milioni da destinare agli aiuti contro il caro energia.

 

[…]

 

Le metamorfosi del Piano sono contemplate nel racconto della presidente del Consiglio, che rivendica i diversi riadattamenti. Ma manca tutto quello che è finito nel cestino. Come gli investimenti tagliati, da Transizione 5.0 (-3,8 miliardi) alle comunità energetiche (-1,4 miliardi) , insieme alle misure contro il rischio di alluvioni e il dissesto idrogeologico (-910 milioni) per citare tre investimenti-pilastro delle transizioni chiave del Pnrr (digitale e ambientale).

 

GIORGIA MELONI PNRR

Se delle due grandi revisioni, la prima ha consentito l’innesto della costola di RepowerEU per affrancarsi dal gas russo, la seconda, più recente, ha dovuto prendere atto delle difficoltà a portare a termine i progetti.

 

E così sono stati riallocati 13 miliardi: nuovi investimenti sì, ma anche opere che non vedranno mai la luce. Altro “omissis”: 23,5 miliardi sono stati congelati dentro “salvagenti” finanziari. Tradotto: i soldi saranno spesi oltre la scadenza del Pnrr perché prima non si riuscirà.

 

lavori finanziati con i fondi del pnrr

Messi in fila, uno dopo l’altro, i “buchi” del Pnrr spengono le aspettative sulla spinta al Pil. È vero: l’Italia registrerebbe tassi di crescita negativi senza l’apporto del Piano. Ma l’impegno «all’altezza del compito» ha restituito un Pil potenziale molto basso. Tra lo zero e lo 0,3%. Una fiammella debole sopra una legna da 194,4 miliardi.

giorgia meloni – videomessaggio al convegno L’Italia del Pnrr

 

1. ALLARME FMI SUI CONTI

Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti foto lapresse 1

La crescita è troppo debole, il debito pubblico troppo alto. Così l’Italia rimane a galleggiare, a un soffio dall’andare a fondo ma incapace di muoversi in direzione della crescita. E con misure da accantonare perché orizzontali, prima tra tutte il taglio delle accise.

 

Autore dell’analisi: il Fondo monetario internazionale, nell’esame annuale sulla situazione economica, in cui certifica che il Pil italiano rimarrà inchiodato allo 0,5 per cento quest’anno e anche nel 2027 e mette in guardia sul fatto che il Paese rimane fragile: «Le prospettive a breve termine sono sempre più difficili a causa dell’incertezza globale e dell’aumento dei prezzi dell’energia». […]

 

PNRR

[…]  La doccia fredda del Fmi è arrivata nel giorno in cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – fresca di assemblea di Confindustria in cui ha addossato all’Ue le colpe della stagnazione – ha rivendicato i successi del governo nella gestione del Pnrr: «Qualcuno la considerava una sfida persino impossibile», ha detto durante un confronto a Milano sul “modello Pnrr”, invece «oggi possiamo rivendicare con un pizzico di orgoglio che siamo stati all’altezza del compito», ma «questo è il momento decisivo». […]

 

2. IL PNRR HA PERSO I PEZZI MA MELONI SI PROMUOVE “VINTA SFIDA IMPOSSIBILE”

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

giorgia meloni – videomessaggio al convegno L’Italia del Pnrr

Rivendica un impegno «all’altezza del compito». Bacchetta i gufi che parlavano di «una sfida impossibile da vincere». Parla di «primato europeo». Snocciola numeri da bilancio finale e detta impegni per affrontare «l’ultimo miglio» spingendo «il più possibile sull’acceleratore».

 

Ecco il Pnrr di Giorgia Meloni. A tre mesi dalla scadenza, la premier fa capolino con un videomessaggio alla due giorni governativa a Milano dedicata al Piano nazionale di ripresa e resilienza […]

 

È il tentativo di monetizzare, oggi che il governo è in affanno, la svolta predicata appena arrivata a palazzo Chigi nell’autunno del 2022: un Piano più tangibile e vicino ai cittadini rispetto a quello messo a punto dai tecnici del governo Draghi. Ecco perché l’intervento si focalizza sulla considerazione di un Pnrr che, «grazie al lavoro fatto», ora «non è più qualcosa di astratto».

 

È invece – aggiunge la presidente del Consiglio – «più capace di rispondere ai bisogni concreti delle famiglie e delle imprese». A sostegno della tesi arrivano anche i dati freschi sulla tabella di marcia. Eccoli: 166 miliardi ricevuti su 194,4 complessivi, 416 traguardi raggiunti e 660mila progetti finanziati (550mila conclusi e circa 100mila in fase avanzata di realizzazione).

 

giorgia meloni tommaso foti – foto lapresse

 Il ministro per il Pnrr Tommaso Foti mette la ciliegina sulla torta: «Se non fossimo intervenuti – annota – oggi probabilmente non potremmo dire che il nostro obiettivo futuro è la decima rata». L’ultima. Vale 28,4 miliardi, il 15% di tutta la dote. Per incassarla bisognerà mettere in fila 159 obiettivi, il numero più alto per singola tranche. Più del triplo rispetto a quelli della nona.

 

[…] . Nella narrazione meloniana ci sono “omissis”. Progetti ridimensionati e cancellati. Soldi spostati più in là, oltre la deadline. Un impatto sul Pil al di sotto delle attese. Divari territoriali che non si sono colmati: al Sud – dicono i dati – la forbice tra le periferie e le città si è allargata invece di restringersi.

 

PNRR

Il comune denominatore è un rimescolamento di riforme e investimenti che è passato attraverso sette revisioni. L’ottava è a vista. Arriverà il 3 giugno, all’ultimo minuto utile, per aggiustare ancora il tiro ma soprattutto per racimolare qualche centinaia di milioni da destinare agli aiuti contro il caro energia.

 

[…]

 

Le metamorfosi del Piano sono contemplate nel racconto della presidente del Consiglio, che rivendica i diversi riadattamenti. Ma manca tutto quello che è finito nel cestino. Come gli investimenti tagliati, da Transizione 5.0 (-3,8 miliardi) alle comunità energetiche (-1,4 miliardi) , insieme alle misure contro il rischio di alluvioni e il dissesto idrogeologico (-910 milioni) per citare tre investimenti-pilastro delle transizioni chiave del Pnrr (digitale e ambientale).

 

GIORGIA MELONI PNRR

Se delle due grandi revisioni, la prima ha consentito l’innesto della costola di RepowerEU per affrancarsi dal gas russo, la seconda, più recente, ha dovuto prendere atto delle difficoltà a portare a termine i progetti.

 

E così sono stati riallocati 13 miliardi: nuovi investimenti sì, ma anche opere che non vedranno mai la luce. Altro “omissis”: 23,5 miliardi sono stati congelati dentro “salvagenti” finanziari. Tradotto: i soldi saranno spesi oltre la scadenza del Pnrr perché prima non si riuscirà.

 

lavori finanziati con i fondi del pnrr

Messi in fila, uno dopo l’altro, i “buchi” del Pnrr spengono le aspettative sulla spinta al Pil. È vero: l’Italia registrerebbe tassi di crescita negativi senza l’apporto del Piano. Ma l’impegno «all’altezza del compito» ha restituito un Pil potenziale molto basso. Tra lo zero e lo 0,3%. Una fiammella debole sopra una legna da 194,4 miliardi.

giorgia meloni – videomessaggio al convegno L’Italia del Pnrr

 

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! – CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI – CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ ‘A GIO’, SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? – SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA – NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA “CRYSTAL SYMPHONY” PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D’OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL – PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L’EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO “BARCLAYS”, JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E’ STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO…

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

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DAGOREPORT – IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA – LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA – RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) – CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ – MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

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