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XI JINPING STACCA LA SPINA A VLADIMIR PUTIN – IL NO DELLA CINA AL GASDOTTO “POWER OF SIBERIA 2” È UN CATACLISMA PER MOSCA: IL COLOSSO GAZPROM CROLLA IN BORSA, E PRESTO POTREBBE ESPLODERE IL DISSENSO DEGLI OLIGARCHI, PASCIUTI GRAZIE AI RICCHI CONTRATTI ENERGETICI DI MOSCA CON LE POTENZE STRANIERE – “LA STAMPA”: “I CINESI SONO SUFFICIENTEMENTE PRAGMATICI DA SAPERE CHI TIENE IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO.I BOMBARDAMENTI DEI DRONI UCRAINI CONTRO LE RAFFINERIE E I PORTI RUSSI RENDONO MOSCA UN FORNITORE POCO AFFIDABILE E TROPPO COSTOSO” – “PUTIN SI TROVERÀ PRESTO DAVANTI ALLA DIFFICILE SCELTA SE CERCARE UNA EXIT STRATEGY DALLA GUERRA OPPURE…”
Estratto dell’articolo di Anna Zafesova per “La Stampa”
Il primo risultato tangibile della visita di Vladimir Putin a Pechino è stato il crollo, alla borsa di Mosca, delle quotazioni di Gazprom, il gigante energetico che un tempo era il principale singolo contribuente russo e oggi è in perdita.
Il titolo ha perso il 3,5% in un giorno, bruciando quasi due miliardi di dollari di capitalizzazione nel corso di 24 ore, e trascinandosi dietro anche altre società legate all’energia. È il prezzo di una speranza che alla vigilia della partenza di Putin verso la Cina il suo portavoce Dmitry Peskov definiva “molto importante”, e che non si è avverata: nemmeno stavolta il Cremlino è riuscito a convincere Xi Jinping a firmare il contratto per vendergli 50 miliardi di metri cubi di metano l’anno, attraverso il gasdotto “Potenza della Siberia-2”.
Rispetto alla decisione del consiglio di amministrazione di Gazprom di non pagare agli azionisti i dividendi per il 2025, comunicata ieri sera mentre l’aereo del presidente russo aveva già preso la rotta verso Mosca, sono scenografia.
[…] Dietro alla vanità dell’immagine internazionale ci sono però degli interessi molto concreti, e i cinesi sono sufficientemente pragmatici da sapere chi tiene il coltello dalla parte del manico.
GASDOTTO RUSSIA CINA – POWER OF SIBERIA II
I bombardamenti ormai quotidiani dei droni ucraini contro le raffinerie e i porti russi rendono Mosca un fornitore energetico poco affidabile, oltre che problematico rispetto alle sanzioni occidentali, e soprattutto troppo costoso rispetto alle difficoltà dell’economia di guerra russa.
E anche se Peskov parla di “alcuni dettagli” da definire, la verità è che Pechino esige un prezzo stracciato, molto più basso dello sconto a 224 dollari per mille metri cubi invece dei 258 attuali (e dei 400 e passa per gli europei e i turchi).
Xi sa benissimo che Putin non è nelle condizioni di forzare la mano: il deficit del bilancio russo previsto per il 2026 è già stato sforato, le sanzioni stanno spingendo la Slovacchia e l’India a cercare fornitori meno scomodi, e il Cremlino si troverà presto davanti alla difficile scelta se cercare una exit strategy dalla guerra oppure rinunciare a rincorrere il consenso sempre più fragile e militarizzare definitivamente la Russia.
peng liyuan xi jinping vladimir putin
Un consenso che non riguarda solo gli elettori, anche se nell’anno del voto alla Duma lo scontento potrebbe trovare uno spiraglio per esplodere. Gazprom era una macchina da soldi anche per gli oligarchi, i fornitori, le società di comodo che gli ruotavano intorno e generavano – a danno degli azionisti, di cui il maggiore è lo Stato russo – profitti per il cerchio magico del Cremlino.
Impantanato al fronte, vulnerabile agli attacchi dell’Ucraina nel cuore della Russia, con un’economia vacillante, Putin non è andato a chiedere a Xi soltanto un gasdotto, ma una bombola di ossigeno per il suo regime. Che per ora gli è stata negata, almeno alle condizioni che desiderava.
xi jinping e vladimir putin a pechino – foto lapresse
xi jinping e vladimir putin a pechino – foto lapresse
Estratto dell’articolo di Anna Zafesova per “La Stampa”
Il primo risultato tangibile della visita di Vladimir Putin a Pechino è stato il crollo, alla borsa di Mosca, delle quotazioni di Gazprom, il gigante energetico che un tempo era il principale singolo contribuente russo e oggi è in perdita.
Il titolo ha perso il 3,5% in un giorno, bruciando quasi due miliardi di dollari di capitalizzazione nel corso di 24 ore, e trascinandosi dietro anche altre società legate all’energia. È il prezzo di una speranza che alla vigilia della partenza di Putin verso la Cina il suo portavoce Dmitry Peskov definiva “molto importante”, e che non si è avverata: nemmeno stavolta il Cremlino è riuscito a convincere Xi Jinping a firmare il contratto per vendergli 50 miliardi di metri cubi di metano l’anno, attraverso il gasdotto “Potenza della Siberia-2”.
Rispetto alla decisione del consiglio di amministrazione di Gazprom di non pagare agli azionisti i dividendi per il 2025, comunicata ieri sera mentre l’aereo del presidente russo aveva già preso la rotta verso Mosca, sono scenografia.
[…] Dietro alla vanità dell’immagine internazionale ci sono però degli interessi molto concreti, e i cinesi sono sufficientemente pragmatici da sapere chi tiene il coltello dalla parte del manico.
GASDOTTO RUSSIA CINA – POWER OF SIBERIA II
I bombardamenti ormai quotidiani dei droni ucraini contro le raffinerie e i porti russi rendono Mosca un fornitore energetico poco affidabile, oltre che problematico rispetto alle sanzioni occidentali, e soprattutto troppo costoso rispetto alle difficoltà dell’economia di guerra russa.
E anche se Peskov parla di “alcuni dettagli” da definire, la verità è che Pechino esige un prezzo stracciato, molto più basso dello sconto a 224 dollari per mille metri cubi invece dei 258 attuali (e dei 400 e passa per gli europei e i turchi).
Xi sa benissimo che Putin non è nelle condizioni di forzare la mano: il deficit del bilancio russo previsto per il 2026 è già stato sforato, le sanzioni stanno spingendo la Slovacchia e l’India a cercare fornitori meno scomodi, e il Cremlino si troverà presto davanti alla difficile scelta se cercare una exit strategy dalla guerra oppure rinunciare a rincorrere il consenso sempre più fragile e militarizzare definitivamente la Russia.
peng liyuan xi jinping vladimir putin
Un consenso che non riguarda solo gli elettori, anche se nell’anno del voto alla Duma lo scontento potrebbe trovare uno spiraglio per esplodere. Gazprom era una macchina da soldi anche per gli oligarchi, i fornitori, le società di comodo che gli ruotavano intorno e generavano – a danno degli azionisti, di cui il maggiore è lo Stato russo – profitti per il cerchio magico del Cremlino.
Impantanato al fronte, vulnerabile agli attacchi dell’Ucraina nel cuore della Russia, con un’economia vacillante, Putin non è andato a chiedere a Xi soltanto un gasdotto, ma una bombola di ossigeno per il suo regime. Che per ora gli è stata negata, almeno alle condizioni che desiderava.
xi jinping e vladimir putin a pechino – foto lapresse
xi jinping e vladimir putin a pechino – foto lapresse

DAGOREPORT – L’ENNESIMO ROUND TRA DONALD TRUMP E PAPA LEONE SI SVOLGERÀ IL 25 MAGGIO IN VATICANO – IL NUOVO “PAPAGNO” SARÀ LA PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA ENCICLICA DI ROBERT PREVOST. SI INTITOLA “MAGNIFICA HUMANITAS” ED È DEDICATA INTERAMENTE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE – NON FARÀ ASSOLUTAMENTE PIACERE A TRUMP SAPERE CHE TRA I RELATORI DEL DOCUMENTO PAPALINO, BRILLA IL NOME DI UN ALTRO ACERRIMO NEMICO DELL’AMMINISTRAZIONE USA: CHRISTOPHER OLAH, CO-FONDATORE DI ANTHROPIC, LA PRIMA AZIENDA BIG TECH CHE SI ONORA DELL’APPELLATIVO DI “ETICA” – ALTRO DISPIACERE PER TRUMP: IL 28 MAGGIO IL GENIO DI ANTHROPIC, DARIO AMODEI INCONTRERÀ A PALAZZO CHIGI L’ORMAI DETRUMPIZZATA GIORGIA MELONI E IL GIORNO DOPO, QUASI SICURAMENTE, SERGIO MATTARELLA. OGGETTO DEGLI INCONTRI: LO SVILUPPO DI UN DATA CENTER IN ITALIA E PROGETTI NELL’AMBITO DELLA DIFESA – MASSI’, E’ ANDATA ALLA GRANDE AD AMODEI LA DECISIONE DEL PADRE DI EMIGRARE IN CALIFORNIA: FOSSE RIMASTO A MASSA MARITTIMA, IN TOSCANA, CHE SAREBBE STATO DI LUI? TRA “SCUOLA OBSOLETA” E “POLITICA MARCIA”, UN AMODEI DE’ NOANTRI AVREBBE APERTO AL MASSIMO UNA PIZZERIA… – VIDEO

DAGOREPORT – CIAO CANNES, CIAO CORE! NON È CHE NON ESISTANO PIÙ I GRANDI FILM: SONO I FESTIVAL CHE NON HANNO PIÙ SENSO, “RELITTO PERFETTO” DI UN MONDO INGHIOTTITO DALLA TECNOLOGIA – QUEST’ANNO HOLLYWOOD È ASSENTE DALLA CROISETTE, SE NE FOTTE DI GIURIE E CRITICI, IMPEGNATA A COMPETERE CON SOCIAL, SERIE, GAMING, PIATTAFORME, NOTIFICHE, STREAMING PERMANENTE – CANNES OGGI RENDE MOLTISSIMO, MA GRAZIE A MODA, GIOIELLI, RED CARPET, CELEBRITY DRESSING, INFLUENCER, LUSSO E LUSSURIA PREZZOLATA; QUELLA CHE UNA VOLTA PRENDEVA IL NOME DI “MERCATO DELLA CARNE” – IL GLAMOUR UNA VOLTA ERA UNA APPENDICE DEL FESTIVAL. ORA SEMBRA LA SUA RAGIONE PRINCIPALE. MA I DIVI DOVE SONO? – IL RED CARPET PRODUCE PIÙ FLASH DEI FILM. LE MAISON COMPRANO PRESTIGIO CULTURALE. LE STAR PASSANO DA UN PRIVE’ ALL’ALTRO. E ANCHE LA POLITICA RISCHIA DI DIVENTARE PARTE DELLO SPETTACOLO…

FLASH! – CLAUDIA CONTE ANCHE QUEST’ANNO SARÀ CO-DIRETTRICE ARTISTICA DEL FERRARA FILM FESTIVAL! NELLA CITTÀ EMILIANA, SE LA TENGONO STRETTA: DOPO L’INGRESSO NEL TEAM DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, L’EVENTO HA OTTENUTO 25MILA EURO DAL MINISTERO DELLA CULTURA DI ALESSANDRO GIULI – IL POLVERONE SCATENATO DALLA “CONFESSIONE” DI ESSERE L’AMANTE DI MATTEO PIANTEDOSI NON HA SCALFITO L’IMMAGINE PUBBLICA DI CLAUDIA CONTE: LA TRASMISSIONE A RADIO1 (CON RUBRICA DELLA POLIZIA) PROCEDE, I PREMI CONTINUANO A PIOVERLE ADDOSSO (L’ALTRO GIORNO HA RICEVUTO IL LEONE D’ORO DEL GRAN PREMIO INTERNAZIONALE DI VENEZIA), E LEI CONTINUA A POSTARE I SUOI PENSIERINI SU INSTAGRAM E SU “L’OPINIONE”

FLASH! L’ADDIO DELLA RAVETTO ALLA LEGA SCOPERCHIA IL GRAN CASINO NEL NUOVO STAFF COMUNICAZIONE DEL PARTITO! SALVINI HA VOLUTO AFFIDARE I GRUPPI PARLAMENTARI A DAVIDE VECCHI, (CHE DA GIORNALISTA DEL “FATTO QUOTIDIANO”, LO PERCULAVA) E NEL GIRO DI POCHI MESI DUE DIPENDENTI SE NE SONO GIA’ ANDATI “PER IL BRUTTO CLIMA”. PARE CHE VECCHI PIACCIA SOLO A SALVINI E ALLA FAMIGLIA VERDINI – TRA LE RAGIONI DELL’ADDIO ALLA LEGA DELLA RAVETTO CI SAREBBE ANCHE LA DIFFICOLTÀ AD ACCEDERE ALLE TRASMISSIONI TV, L’UNICA COSA CHE VERAMENTE LE STAVA A CUORE…

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS – IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE – AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI – E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO?

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…





















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