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LA CANNES DEI GIUSTI – LA FAMIGLIA DISFATTA, LA RICERCA DI UNA REALTÀ DIVERSA, L’OSSESSIONE PER LA RICERCA DI UN PADRE SONO I TEMI DI DUE FILM ABBASTANZA SIMILI CHE HO VISTO QUESTO POMERIGGIO – IL PRIMO, “QUELQUES MOTS D’AMOUR” DEL FRANCESE RUDI ROSENBERG, NON È MALE, MA NIENTE DI ECCEZIONALE – IL SECONDO, “CENIZA EN LA BOCA”, DELL’ATTORE MESSICANO DIEGO LUNA, E’ PIÙ INTERESSANTE, PERCHÉ TRATTA UN TEMA PIÙ DISTANTE DA NOI – CURIOSAMENTE I DUE FILM, COME MOLTI ALTRI A CANNES, CI MOSTRANO UN MONDO PIENO DI IMMIGRATI ALLA RICERCA DI UNA IDENTITÀ, DI UNA PACE E DELLA RICOSTRUZIONE DI UN QUALCHE NUCLEO FAMIGLIARE… – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
La famiglia disfatta, la ricerca di una realtà diversa, l’ossessione per la ricerca di un padre sono i temi di due film abbastanza simili che ho visto questo pomeriggio.
“Quelques mots d’amour”, opera seconda del francese Rudi Rosenberg (la prima era “Le nouveau”), presentata a Un Certain Regard, prodotto da Canal + e Netflix (e giù fischi in sala), interpretato dalla sempre strepitosa Hafsia Herzi, che si porta dietro di film in film tutto il peso dei suoi film precedenti, parte da una madre, Erika cioè Hasia Herzi, e due figli, Abigail detta Abi e Yoni, avuti da due padri diversi.
Ma se per Yoni non è un problema crescere senza un padre presente, anche se c’è, si vede, per Abi, interpretata da Ella Bedoucha, l’idea di non poter vedere suo padre, certo Antoine, è qualcosa di pesante e di intollerabile. Ma suo padre non vuole vederla, non la voleva quando è nata e si rifiuta di vederla adesso. Malgrado ogni sforzo fatto da Erika, Abi non si rassegna.
Sette anni dopo, Abi, interpretata da Nour Salam, considerata una rivelazione, non solo non si è ancora rassegnata, ma la ricerca del padre è diventata per lui una vera ossessione. Quando lo vedrà distrattamente sarà però incapace di cogliere il momento. Il film vive tutto del coinvolgimento dei suoi protagonisti e della faccia dolente, così umana di Hasia Herzi, che ha il dovere di tenere in piedi una famiglia che altrimenti si sgretolerebbe. Non è male, ma niente di eccezionale.
Più interessante, perché tratta un tema più distante da noi, “Ceniza en la boca”, opera seconda dell’attore messicano Diego Luna, presentata fuori concorso, tratta dal romanzo di Brenda Navarro, girata in Spagna con capitali ispano-messicani. Anche qui abbiamo una piccola famiglia alla deriva.
La mamma, Isabel, Adriana Paz, parte per Madrid con la sua fidanzata, lasciando i figli e affidando alla più grande Lucila, il compito di guardare il fratellino. Passati otto anni, ci spostiamo prima a Madrid, dove Isabel è stata raggiunta da Lucila ventenne, interpretata da Anna Diaz, bravissima, e dal fratello che è diventato un mezzo teppista che dà molti problemi a scuola.
Lucila decide di fare la sua vita a Barcellona, lontano dai suoi, lavorando per Glovo, o come baby sitter, o come badante di una vecchia signora. I problemi vengono ancora una volta dalla sua famiglia e assistiamo al calvario della ragazza che tanto fa per tornare al punto di partenza della sua vita. Anche se la prima parte è un po’ confusa, la seconda funziona molto bene, sia narrativamente sia per la prova di questa sconosciuta anna Diaz.
Curiosamente i due film, penso come molti altri a Cannes, a cominciare da “Butterfly Jam” di Balakov, ci mostrano un mondo pieno di immigrati alla ricerca di una identità, di una pace e della ricostruzione di un qualche nucleo famigliare. Anche la famiglia di Erika è una famiglia di immigrati in Francia. C’è un momento notevole in “Quelques mots d’amour” dove un pizzaiolo chiaramente nordafricano si finge italiano parlando anche italiano e Hafsia Herzi lo sputtana subito, urlandogli “…ma se sei marocchino!!”.
ceniza en la boca 2
ceniza en la boca 1
quelques mots d’amour 1
Marco Giusti per Dagospia
La famiglia disfatta, la ricerca di una realtà diversa, l’ossessione per la ricerca di un padre sono i temi di due film abbastanza simili che ho visto questo pomeriggio.
“Quelques mots d’amour”, opera seconda del francese Rudi Rosenberg (la prima era “Le nouveau”), presentata a Un Certain Regard, prodotto da Canal + e Netflix (e giù fischi in sala), interpretato dalla sempre strepitosa Hafsia Herzi, che si porta dietro di film in film tutto il peso dei suoi film precedenti, parte da una madre, Erika cioè Hasia Herzi, e due figli, Abigail detta Abi e Yoni, avuti da due padri diversi.
Ma se per Yoni non è un problema crescere senza un padre presente, anche se c’è, si vede, per Abi, interpretata da Ella Bedoucha, l’idea di non poter vedere suo padre, certo Antoine, è qualcosa di pesante e di intollerabile. Ma suo padre non vuole vederla, non la voleva quando è nata e si rifiuta di vederla adesso. Malgrado ogni sforzo fatto da Erika, Abi non si rassegna.
Sette anni dopo, Abi, interpretata da Nour Salam, considerata una rivelazione, non solo non si è ancora rassegnata, ma la ricerca del padre è diventata per lui una vera ossessione. Quando lo vedrà distrattamente sarà però incapace di cogliere il momento. Il film vive tutto del coinvolgimento dei suoi protagonisti e della faccia dolente, così umana di Hasia Herzi, che ha il dovere di tenere in piedi una famiglia che altrimenti si sgretolerebbe. Non è male, ma niente di eccezionale.
Più interessante, perché tratta un tema più distante da noi, “Ceniza en la boca”, opera seconda dell’attore messicano Diego Luna, presentata fuori concorso, tratta dal romanzo di Brenda Navarro, girata in Spagna con capitali ispano-messicani. Anche qui abbiamo una piccola famiglia alla deriva.
La mamma, Isabel, Adriana Paz, parte per Madrid con la sua fidanzata, lasciando i figli e affidando alla più grande Lucila, il compito di guardare il fratellino. Passati otto anni, ci spostiamo prima a Madrid, dove Isabel è stata raggiunta da Lucila ventenne, interpretata da Anna Diaz, bravissima, e dal fratello che è diventato un mezzo teppista che dà molti problemi a scuola.
Lucila decide di fare la sua vita a Barcellona, lontano dai suoi, lavorando per Glovo, o come baby sitter, o come badante di una vecchia signora. I problemi vengono ancora una volta dalla sua famiglia e assistiamo al calvario della ragazza che tanto fa per tornare al punto di partenza della sua vita. Anche se la prima parte è un po’ confusa, la seconda funziona molto bene, sia narrativamente sia per la prova di questa sconosciuta anna Diaz.
Curiosamente i due film, penso come molti altri a Cannes, a cominciare da “Butterfly Jam” di Balakov, ci mostrano un mondo pieno di immigrati alla ricerca di una identità, di una pace e della ricostruzione di un qualche nucleo famigliare. Anche la famiglia di Erika è una famiglia di immigrati in Francia. C’è un momento notevole in “Quelques mots d’amour” dove un pizzaiolo chiaramente nordafricano si finge italiano parlando anche italiano e Hafsia Herzi lo sputtana subito, urlandogli “…ma se sei marocchino!!”.
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DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO – LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) – INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE…

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI’ DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI – IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E’ ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E’ DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ”DIVIDI E PERDI”, NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

DAGOREPORT – IL DEMANIO SI NASCONDE NEI DETTAGLI! MA QUANTO “COMUNICANO” ALL’AGENZIA GUIDATA CON PIGLIO MILITARE DALLA COGNATA DI PAOLO GENTILONI? CI SONO UNA VENTINA DI PERSONE TRA DIRIGENTI, GIORNALISTI, CONSULENTI E PRESUNTI ESPERTI, CHE AVREBBERO L’OBIETTIVO DI FAR CRESCERE LA VISIBILITÀ DELL’ENTE. IL RISULTATO? SU INSTAGRAM L’AGENZIA DEL DEMANIO HA LA BELLEZZA DI…5MILA FOLLOWER – TUTTI I BANDI, L’ORGANIGRAMMA, I CONTRATTI…

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON “BEATROCE” VENEZI: LA “FU BACCHETTA NERA” RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ”SKY ARTE”, “RINASCIMENTI SEGRETI” – NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA – ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… – VIDEO

DAGOREPORT – UTERINO COM’È, GIULI NON HA RETTO ALL’ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA, SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) – FINIRÀ COSI’: L’ALESSANDRO MIGNON DELL’EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE…)

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” – È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)





















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