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COME NEL GIOCO DELL’OCA, SUL “MODELLO ALBANIA” MELONI TORNA ALLA CASELLA DI PARTENZA – NONOSTANTE IL MEGA-FLOP, IL GOVERNO INSISTE SUI CENTRI PER MIGRANTI DI SHENGJIN E GJADER E PREPARA UN NUOVO DECRETO PER TORNARE AL PROGETTO ORIGINARIO: HUB DI FRONTIERA, PER OSPITARE I DISPERATI RACCOLTI IN MARE – AL MOMENTO LE DUE STRUTTURE SULL’ALTRA SPONDA DELL’ADRIATICO SONO STATE CONVERTITE IN CPR, OVVERO CENTRI DOVE VENGONO SPEDITI MIGRANTI IRREGOLARI, CHE SONO GIÀ OSPITATI IN ANALOGHE STRUTTURE SUL SUOLO ITALIANO, CON UN EVIDENTE QUANTO INUTILE DISPENDIO DI SOLDI PUBBLICI…
Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”
giorgia meloni edi rama – hotspot per migranti in albania
Come nel gioco dell’oca, i centri in Albania sono pronti a tornare alla casella di partenza. Cioè alla formula originaria: hub di frontiera, per ospitare i migranti raccolti in mare.
Non solo Cpr (centri per il rimpatrio), la scappatoia trovata dall’esecutivo un anno fa, per evitare che le costose strutture di Shengjin e Gjader restassero desolatamente vuote.
Il governo lavora a un nuovo decreto, confermano a Repubblica più fonti di primo piano di maggioranza. Il varo: a giugno. Il primo step è previsto già in questi giorni.
Domani in Parlamento arriva il testo di ratifica del nuovo accordo Italia-Albania di «cooperazione strategica», siglato dalla premier Giorgia Meloni e dal primo ministro albanese, Edi Rama, il 13 novembre 2025.
[…]
centro migranti DI GJADER IN ALBANIA
Il testo dell’intesa prevede di «implementare efficacemente il protocollo per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria», firmato sempre da Meloni e Rama il 6 novembre del 2023.
Nel provvedimento di ratifica, c’è scritto che le parti, cioè il governo italiano e quello di Tirana, convengono di «sviluppare ulteriormente la loro cooperazione relativa a soluzioni innovative in vista dell’entrata in vigore del Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo nel giugno del 2026».
[…] il progetto è riconvertire le strutture sulla sponda est dell’Adriatico alla missione originaria.
L’espediente messo a punto dal governo all’inizio dell’anno scorso ha infatti evitato, sì, che le due strutture restassero deserte, visti i pronunciamenti dei magistrati, ma ha avallato quello che all’opposizione suona come un dispendioso paradosso: sono stati convertiti in Cpr, cioè in centri dove vengono spediti migranti irregolari, che sono già ospitati in analoghe strutture su suolo italiano.
E i costi dell’operazione Albania sono noti: 670 milioni di euro nel periodo 2024-2028. Ecco perché l’esecutivo prepara l’ennesimo intervento.
Anche perché Meloni, nonostante le critiche, non si scosta da quel «funzioneranno» pronunciato sul palco di Atreju, ormai due inverni fa. Il governo allora, come si legge nelle carte del decreto di ratifica, attende che l’Ue vari definitivamente il nuovo patto. Atteso, c’è scritto «a giugno 2026».
IL DECRETO LEGGE SUI PAESI SICURI – VIGNETTA BY ELLEKAPPA
A quel punto, arriverebbe un decreto (si sta cercando la via tecnica più rapida: decreto legge, più probabile, o decreto ministeriale), per tornare al piano A. In maggioranza non tutti sono disposti a mettere la mano sul fuoco, sul fatto che dai magistrati non arrivino nuovi «sgambetti».
Ma c’è la convinzione che su larga scala lo scudo europeo, con annessa lista dei paesi terzi sicuri, tenga nel medio periodo. E per la campagna elettorale.
Non è un caso se si è deciso di incardinare il ddl sgomberi a Palazzo Madama: così tra poche settimane la Camera avrebbe l’agenda libera per lavorare sul nuovo provvedimento sull’Albania […]
giorgia meloni – migranti albania – vignetta altan
migranti ammanettati arrivano in albania
agenti di polizia davanti all hotspot per migranti di shengjin in albania
l hotspot per migranti di shengjin, in albani
giorgia meloni edi rama – hotspot per migranti in albania
Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”
giorgia meloni edi rama – hotspot per migranti in albania
Come nel gioco dell’oca, i centri in Albania sono pronti a tornare alla casella di partenza. Cioè alla formula originaria: hub di frontiera, per ospitare i migranti raccolti in mare.
Non solo Cpr (centri per il rimpatrio), la scappatoia trovata dall’esecutivo un anno fa, per evitare che le costose strutture di Shengjin e Gjader restassero desolatamente vuote.
Il governo lavora a un nuovo decreto, confermano a Repubblica più fonti di primo piano di maggioranza. Il varo: a giugno. Il primo step è previsto già in questi giorni.
Domani in Parlamento arriva il testo di ratifica del nuovo accordo Italia-Albania di «cooperazione strategica», siglato dalla premier Giorgia Meloni e dal primo ministro albanese, Edi Rama, il 13 novembre 2025.
[…]
centro migranti DI GJADER IN ALBANIA
Il testo dell’intesa prevede di «implementare efficacemente il protocollo per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria», firmato sempre da Meloni e Rama il 6 novembre del 2023.
Nel provvedimento di ratifica, c’è scritto che le parti, cioè il governo italiano e quello di Tirana, convengono di «sviluppare ulteriormente la loro cooperazione relativa a soluzioni innovative in vista dell’entrata in vigore del Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo nel giugno del 2026».
[…] il progetto è riconvertire le strutture sulla sponda est dell’Adriatico alla missione originaria.
L’espediente messo a punto dal governo all’inizio dell’anno scorso ha infatti evitato, sì, che le due strutture restassero deserte, visti i pronunciamenti dei magistrati, ma ha avallato quello che all’opposizione suona come un dispendioso paradosso: sono stati convertiti in Cpr, cioè in centri dove vengono spediti migranti irregolari, che sono già ospitati in analoghe strutture su suolo italiano.
E i costi dell’operazione Albania sono noti: 670 milioni di euro nel periodo 2024-2028. Ecco perché l’esecutivo prepara l’ennesimo intervento.
Anche perché Meloni, nonostante le critiche, non si scosta da quel «funzioneranno» pronunciato sul palco di Atreju, ormai due inverni fa. Il governo allora, come si legge nelle carte del decreto di ratifica, attende che l’Ue vari definitivamente il nuovo patto. Atteso, c’è scritto «a giugno 2026».
IL DECRETO LEGGE SUI PAESI SICURI – VIGNETTA BY ELLEKAPPA
A quel punto, arriverebbe un decreto (si sta cercando la via tecnica più rapida: decreto legge, più probabile, o decreto ministeriale), per tornare al piano A. In maggioranza non tutti sono disposti a mettere la mano sul fuoco, sul fatto che dai magistrati non arrivino nuovi «sgambetti».
Ma c’è la convinzione che su larga scala lo scudo europeo, con annessa lista dei paesi terzi sicuri, tenga nel medio periodo. E per la campagna elettorale.
Non è un caso se si è deciso di incardinare il ddl sgomberi a Palazzo Madama: così tra poche settimane la Camera avrebbe l’agenda libera per lavorare sul nuovo provvedimento sull’Albania […]
giorgia meloni – migranti albania – vignetta altan
migranti ammanettati arrivano in albania
agenti di polizia davanti all hotspot per migranti di shengjin in albania
l hotspot per migranti di shengjin, in albani
giorgia meloni edi rama – hotspot per migranti in albania

DAGOREPORT – UTERINO COM’È, GIULI NON HA RETTO ALL’ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA, SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) – FINIRÀ COSI’: L’ALESSANDRO MIGNON DELL’EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE…)

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” – È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C’È DA ATTENDERE LA PENSIONE – E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

DAGOREPORT – IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU – TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” – IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

FLASH! – NESSUN GIORNALE HA MESSO IN RILIEVO UN FATTO MAI SUCCESSO PRIMA: QUEL DISTURBATO MENTALE DI TRUMP HA PRESO IL TELEFONO E HA DIGITATO IL NUMERO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE LA QUESTIONE DAZI ENTRO IL 4 LUGLIO – SEMBRERÀ STRANO, MA CON QUESTA CHIAMATA È LA PRIMA VOLTA CHE L’AMMINISTRAZIONE TRUMP RICONOSCE L’UNIONE EUROPEA COME UN’ENTITÀ ECONOMICA ANZICHÉ VASSALLO CHE GLI DEVE BACIARE IL CULO…





















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