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IL CALCIO ITALIANO E’ ALLO SBANDO – DALLA GRANA ARBITRI AL RILANCIO DELLA NAZIONALE, IL NUOVO PRESIDENTE FIGC AVRA’ SUBITO DIVERSE GATTE DA PELARE – DOMANI IL TERMINE DELLE CANDIDATURE: MALAGO’, CHE HA GIÀ INCASSATO L’APPOGGIO DI SERIE A, CALCIATORI, ALLENATORI, ATTENDE CHE SI PRONUNCI ANCHE LA SERIE B PER AVERE LA VITTORIA IN TASCA E UFFICIALIZZARE LA CANDIDATURA (ABETE SI RITIRERA’ PRIMA DELLE ELEZIONI?) – IL MONITO DEL PRESIDENTE DEL CONI BUONFIGLIO: “CHIUNQUE PRENDERÀ IN MANO LA FIGC DEVE SAPERE CHE NON SONO PIÙ PROCRASTINABILI DECISIONI DI RIFORME, TUTELA E INNOVAZIONE”
Fabio Riva per “la Stampa” – Estratti
giovanni malago foto mezzelani gmt 911
La situazione è grave, ma non è seria. Possiamo riassumere “flaianeggiando”. E così quella mancata qualificazione ai mondiali che ancora strugge i cuori – e che farà vivere a molti un’estate di rimpianti e invidie – si dimostra sempre di più null’altro che l’inevitabile conseguenza d’una serie di disfunzioni e lacune strutturali del calcio italiano. Una serie, disarmante, giunta a livelli impensabili per portata e perimetro.
Per la carità, bene inteso: scandali e inchieste non sono mai mancati all’interno e nei pressi del rutilante Giuoco del Calcio nostrano, ma una tale concentrazione di disfunzioni e casi e inchieste e senso vertiginoso di crollo imminente ha un che di inedito. Dove ti giri vedi macerie e incertezza. Nonché, quel che forse è peggio, cabine di comando vuote o occupate da chi sta già preparando gli scatoloni.
Date e orari della prossima giornata di campionato, tra contemporaneità da Champions, esigenze di ordine pubblico, concomitanza con altri eventi etc. etc, sono stati un rebus risolto soltanto nella tarda serata di ieri.
(…)
Tutto questo accade mentre le istituzioni perdono i pezzi. Ricapitolando. La Figc, cioè l’organo che gestisce il baraccone, ha il presidente dimissionario. Gabriele Gravina ha lasciato il 2 aprile, dopo la sconfitta dell’Italia ai playoff per i Mondiali, e l’assemblea elettiva è fissata il 22 giugno.
Domani il termine per le candidature, con Giovanni Malagò e Giancarlo Abete in lizza per la successione, impegnati in incontri con le categorie (Serie A, Serie B, Serie C, Asso Allenatori e AssoCalciatori) sia pure tra cautele e diplomazie. «Avevo promesso alle componenti che ho incontrato, per correttezza e rispetto, di aspettare che si pronunciassero per sciogliere le riserve per la candidatura a presidente della Figc.
C’è ancora tanto tempo fino a mercoledì sera» dice l’ex numero uno del Coni, che ha già incassato in sostanza l’appoggio di Serie A, calciatori Allenatori e attende che si pronunci anche la serie B. Resta in attesa e fa calcoli anche Giancarlo Abete, attuale numero uno della Lega dilettanti.
Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ammonisce preventivamente e in modo bipartisan: «Chiunque prenderà in mano la Figc deve sapere che non sono più procrastinabili decisioni di riforme, tutela e innovazione». Vien da sé che in stessa del nuovo presidente federale, sia vacante anche la casella del ct: Gattuso si è dimesso dopo la sconfitta in Bosnia, per le due amichevoli di giugno è stato allertato il ct della Under 21, Silvio Baldini.
Ancor peggio la questione arbitri. Il presidente dell’Aia, Antonio Zappi, il 28 aprile ha preso atto del parere del Collegio di Garanzia che ha respinto il suo ricorso contro i 13 mesi di squalifica a causa di “pressioni indebite esercitate su dirigenti arbitrali per influenzare nomine e riassetti interni”. Una squalifica di oltre 12 mesi implica la decadenza dalla carica, che verrà ratificata in settimana. Seguiranno elezioni o commissariamento. Situazione analoga per ciò che concerne il designatore: Gianluca Rocchi si è autosospeso il 25 aprile a seguito dell’inchiesta che lo vede indagato per frode sportiva.
giovanni malago (2)
malago
malago marotta
giovanni malagò
giovanni malago foto mezzelani gmt 912
Fabio Riva per “la Stampa” – Estratti
giovanni malago foto mezzelani gmt 911
La situazione è grave, ma non è seria. Possiamo riassumere “flaianeggiando”. E così quella mancata qualificazione ai mondiali che ancora strugge i cuori – e che farà vivere a molti un’estate di rimpianti e invidie – si dimostra sempre di più null’altro che l’inevitabile conseguenza d’una serie di disfunzioni e lacune strutturali del calcio italiano. Una serie, disarmante, giunta a livelli impensabili per portata e perimetro.
Per la carità, bene inteso: scandali e inchieste non sono mai mancati all’interno e nei pressi del rutilante Giuoco del Calcio nostrano, ma una tale concentrazione di disfunzioni e casi e inchieste e senso vertiginoso di crollo imminente ha un che di inedito. Dove ti giri vedi macerie e incertezza. Nonché, quel che forse è peggio, cabine di comando vuote o occupate da chi sta già preparando gli scatoloni.
Date e orari della prossima giornata di campionato, tra contemporaneità da Champions, esigenze di ordine pubblico, concomitanza con altri eventi etc. etc, sono stati un rebus risolto soltanto nella tarda serata di ieri.
(…)
Tutto questo accade mentre le istituzioni perdono i pezzi. Ricapitolando. La Figc, cioè l’organo che gestisce il baraccone, ha il presidente dimissionario. Gabriele Gravina ha lasciato il 2 aprile, dopo la sconfitta dell’Italia ai playoff per i Mondiali, e l’assemblea elettiva è fissata il 22 giugno.
Domani il termine per le candidature, con Giovanni Malagò e Giancarlo Abete in lizza per la successione, impegnati in incontri con le categorie (Serie A, Serie B, Serie C, Asso Allenatori e AssoCalciatori) sia pure tra cautele e diplomazie. «Avevo promesso alle componenti che ho incontrato, per correttezza e rispetto, di aspettare che si pronunciassero per sciogliere le riserve per la candidatura a presidente della Figc.
C’è ancora tanto tempo fino a mercoledì sera» dice l’ex numero uno del Coni, che ha già incassato in sostanza l’appoggio di Serie A, calciatori Allenatori e attende che si pronunci anche la serie B. Resta in attesa e fa calcoli anche Giancarlo Abete, attuale numero uno della Lega dilettanti.
Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ammonisce preventivamente e in modo bipartisan: «Chiunque prenderà in mano la Figc deve sapere che non sono più procrastinabili decisioni di riforme, tutela e innovazione». Vien da sé che in stessa del nuovo presidente federale, sia vacante anche la casella del ct: Gattuso si è dimesso dopo la sconfitta in Bosnia, per le due amichevoli di giugno è stato allertato il ct della Under 21, Silvio Baldini.
Ancor peggio la questione arbitri. Il presidente dell’Aia, Antonio Zappi, il 28 aprile ha preso atto del parere del Collegio di Garanzia che ha respinto il suo ricorso contro i 13 mesi di squalifica a causa di “pressioni indebite esercitate su dirigenti arbitrali per influenzare nomine e riassetti interni”. Una squalifica di oltre 12 mesi implica la decadenza dalla carica, che verrà ratificata in settimana. Seguiranno elezioni o commissariamento. Situazione analoga per ciò che concerne il designatore: Gianluca Rocchi si è autosospeso il 25 aprile a seguito dell’inchiesta che lo vede indagato per frode sportiva.
giovanni malago (2)
malago
malago marotta
giovanni malagò
giovanni malago foto mezzelani gmt 912

DAGOREPORT – UTERINO COM’È, GIULI NON HA RETTO ALL’ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA, SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) – FINIRÀ COSI’: L’ALESSANDRO MIGNON DELL’EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE…)

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” – È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C’È DA ATTENDERE LA PENSIONE – E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

DAGOREPORT – IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU – TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” – IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

FLASH! – NESSUN GIORNALE HA MESSO IN RILIEVO UN FATTO MAI SUCCESSO PRIMA: QUEL DISTURBATO MENTALE DI TRUMP HA PRESO IL TELEFONO E HA DIGITATO IL NUMERO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE LA QUESTIONE DAZI ENTRO IL 4 LUGLIO – SEMBRERÀ STRANO, MA CON QUESTA CHIAMATA È LA PRIMA VOLTA CHE L’AMMINISTRAZIONE TRUMP RICONOSCE L’UNIONE EUROPEA COME UN’ENTITÀ ECONOMICA ANZICHÉ VASSALLO CHE GLI DEVE BACIARE IL CULO…





















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