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URSO, SEI SVEGLIO O DORMI? – IL COLOSSO SVEDESE DEGLI ELETTRODOMESTICI ELECTROLUX TAGLIA 1.700 LAVORATORI SU QUATTROMILA IN ITALIA E SPIEGA: “PAGHIAMO L’ACCIAIO IL 31% IN PIÙ DI QUANTO NON ACCADA IN CINA” – I SINDACATI, CHE HANNO INDETTO UNO SCIOPERO, DENUNCIANO: “NON SIAMO COMPETITIVI NEMMENO CON L’ACCIAIO DELL’ILVA” – IL MINISTRO DEL MADE IN ITALY RESTA IN SILENZIO E IL GOVERNO DEVE CERCARE “CONTROPARTITE” DA OFFRIRE A ELECTROLUX PER EVITARE I PESANTI TAGLI, COME ACCADUTO CON LA TURCA BEKO, QUANDO MELONI FU COSTRETTA A CHIAMARE ERGOGAN…
Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”
Che le cose si stessero mettendo male i sindacati lo avevano intuito già il mese scorso. Prima la decisione di chiudere uno stabilimento in Ungheria – ottocento dipendenti – poi quella di rinunciare alla produzione ad Anderson in Carolina del Sud, altri 1.200 lavoratori.
Il testo della convocazione dell’incontro di ieri con le rappresentanze sindacali a Mestre – è del 28 aprile – aveva confermato le preoccupazioni: «Piano di ottimizzazione e revisione organizzativa».
Nulla di nuovo sotto il cielo del settore degli elettrodomestici: per il governo Meloni è il secondo tempo della vicenda Beko, il gruppo turco che acquistò le attività europee dell’americana Whirpool.
GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO – FOTO LAPRESSE
Allora, dopo una lunga trattativa che costrinse la premier a telefonare direttamente a Recep Erdogan, Palazzo Chigi riuscì a evitare la chiusura dello stabilimento ex Merloni di Comunanza, nelle Marche.
Questa volta la faccenda è più complessa: l’annuncio dell’azienda svedese promette di ridurre drasticamente tutte le attività italiane sparse in cinque fabbriche. A marzo di quest’anno Electrolux dava lavoro in Italia a 4.542 persone, quattro anni fa erano 5.700: se andrà in fondo nei suoi piani, ne rimarranno 2.800.
Durante la riunione di ieri davanti ai sindacati raggelati l’azienda ha spiegato di essere costretta ai tagli per la difficoltà a far fronte alla concorrenza cinese e asiatica sui prodotti di gamma medio-bassa. Electrolux in Italia produce ancora di tutto: frigoriferi, congelatori, lavastoviglie, lavatrici, lavasciuga, forni, piani cottura e cappe da cucina.
La ragione di fondo dei tagli è la stessa per tutti, ed è beffarda per il sistema Italia: «Paghiamo l’acciaio il 31 per cento in più di quanto non accada in Cina», hanno spiegato gli uomini di Electrolux. […]
ADOLFO URSO E GIANCARLO GIORGETTI
«Non siamo competitivi nemmeno con l’acciaio dell’Ilva», denuncia il responsabile elettrodomestici dei metalmeccanici Cisl Massimiliano Nobis. Il dettaglio è particolarmente urticante per il governo, perché se c’è una vicenda che in questi quattro anni non ha trovato soluzione è quella dell’Ilva, la cui vendita al fondo americano Flacks – inizialmente data per certa – è naufragata per l’assenza di una proposta seria.
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso – sempre più sotto attacco anche all’interno del governo per i troppi dossier irrisolti – al telefono si chiude nel silenzio: «Ho fatto un comunicato, sto lavorando, non è il momento delle dichiarazioni».
Il comunicato non aggiunge nulla: promette di voler «svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie» e di «mantenere un confronto costante con l’azienda e i sindacati».
Secondo quanto ricostruito, l’idea sarebbe quella di offrire contropartite come quelle che hanno permesso di evitare la chiusura della Beko, salvata in extremis dopo una trattativa fra governi sulle partnership militari di Leonardo e il destino di Piaggio Aerospace, utile a Baykar, l’azienda specializzata nella costruzione di droni militari e guidata dal genero di Erdogan.
Questa volta però il contesto è del tutto diverso, perché Electrolux non è Beko e benché abbia ancora nella famiglia Wallenberg un socio importante, è una public company partecipata da svariati fondi di investimento fra cui l’americano Causeway.
I sindacati speravano che durante l’incontro si materializzasse la cinese Medea, da tempo interessata alle attività europee di Electrolux. «E invece niente», riferiscono i presenti.[…]
Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”
Che le cose si stessero mettendo male i sindacati lo avevano intuito già il mese scorso. Prima la decisione di chiudere uno stabilimento in Ungheria – ottocento dipendenti – poi quella di rinunciare alla produzione ad Anderson in Carolina del Sud, altri 1.200 lavoratori.
Il testo della convocazione dell’incontro di ieri con le rappresentanze sindacali a Mestre – è del 28 aprile – aveva confermato le preoccupazioni: «Piano di ottimizzazione e revisione organizzativa».
Nulla di nuovo sotto il cielo del settore degli elettrodomestici: per il governo Meloni è il secondo tempo della vicenda Beko, il gruppo turco che acquistò le attività europee dell’americana Whirpool.
GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO – FOTO LAPRESSE
Allora, dopo una lunga trattativa che costrinse la premier a telefonare direttamente a Recep Erdogan, Palazzo Chigi riuscì a evitare la chiusura dello stabilimento ex Merloni di Comunanza, nelle Marche.
Questa volta la faccenda è più complessa: l’annuncio dell’azienda svedese promette di ridurre drasticamente tutte le attività italiane sparse in cinque fabbriche. A marzo di quest’anno Electrolux dava lavoro in Italia a 4.542 persone, quattro anni fa erano 5.700: se andrà in fondo nei suoi piani, ne rimarranno 2.800.
Durante la riunione di ieri davanti ai sindacati raggelati l’azienda ha spiegato di essere costretta ai tagli per la difficoltà a far fronte alla concorrenza cinese e asiatica sui prodotti di gamma medio-bassa. Electrolux in Italia produce ancora di tutto: frigoriferi, congelatori, lavastoviglie, lavatrici, lavasciuga, forni, piani cottura e cappe da cucina.
La ragione di fondo dei tagli è la stessa per tutti, ed è beffarda per il sistema Italia: «Paghiamo l’acciaio il 31 per cento in più di quanto non accada in Cina», hanno spiegato gli uomini di Electrolux. […]
ADOLFO URSO E GIANCARLO GIORGETTI
«Non siamo competitivi nemmeno con l’acciaio dell’Ilva», denuncia il responsabile elettrodomestici dei metalmeccanici Cisl Massimiliano Nobis. Il dettaglio è particolarmente urticante per il governo, perché se c’è una vicenda che in questi quattro anni non ha trovato soluzione è quella dell’Ilva, la cui vendita al fondo americano Flacks – inizialmente data per certa – è naufragata per l’assenza di una proposta seria.
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso – sempre più sotto attacco anche all’interno del governo per i troppi dossier irrisolti – al telefono si chiude nel silenzio: «Ho fatto un comunicato, sto lavorando, non è il momento delle dichiarazioni».
Il comunicato non aggiunge nulla: promette di voler «svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie» e di «mantenere un confronto costante con l’azienda e i sindacati».
Secondo quanto ricostruito, l’idea sarebbe quella di offrire contropartite come quelle che hanno permesso di evitare la chiusura della Beko, salvata in extremis dopo una trattativa fra governi sulle partnership militari di Leonardo e il destino di Piaggio Aerospace, utile a Baykar, l’azienda specializzata nella costruzione di droni militari e guidata dal genero di Erdogan.
Questa volta però il contesto è del tutto diverso, perché Electrolux non è Beko e benché abbia ancora nella famiglia Wallenberg un socio importante, è una public company partecipata da svariati fondi di investimento fra cui l’americano Causeway.
I sindacati speravano che durante l’incontro si materializzasse la cinese Medea, da tempo interessata alle attività europee di Electrolux. «E invece niente», riferiscono i presenti.[…]

DAGOREPORT – UTERINO COM’È, GIULI NON HA RETTO ALL’ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA, SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) – FINIRÀ COSI’: L’ALESSANDRO MIGNON DELL’EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE…)

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” – È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C’È DA ATTENDERE LA PENSIONE – E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

DAGOREPORT – IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU – TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” – IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

FLASH! – NESSUN GIORNALE HA MESSO IN RILIEVO UN FATTO MAI SUCCESSO PRIMA: QUEL DISTURBATO MENTALE DI TRUMP HA PRESO IL TELEFONO E HA DIGITATO IL NUMERO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE LA QUESTIONE DAZI ENTRO IL 4 LUGLIO – SEMBRERÀ STRANO, MA CON QUESTA CHIAMATA È LA PRIMA VOLTA CHE L’AMMINISTRAZIONE TRUMP RICONOSCE L’UNIONE EUROPEA COME UN’ENTITÀ ECONOMICA ANZICHÉ VASSALLO CHE GLI DEVE BACIARE IL CULO…





















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