Alex Zanardi, l’ostinazione, la bellezza e il dottorCosta

Ciao a tutti! Sulla meravigliosa figura di Alex Zanardi, che il primo maggio scorso ci ha lasciato, c’è poco da aggiungere a quanto già detto e scritto in questi ultimi giorni. Vi invito a leggere qui, se ancora non lo avete fatto, il bellissimo ricordo di Nicola Andreetto, che ha trovato le parole giuste per esprimere la forza di Alex e l’eredità che ci ha lasciato.

Ci hanno molto colpito anche le parole del dottor Costa, che a Zanardi è stato molto vicino fin da quel terribile 15 settembre 2001 dell’incidente al Lausitzring: “Alex – ha scritto Claudio – ha dato a me più di quello che ho dato a lui… In questo momento dovrei dire di essere straziato dal dolore ma Alessandro, con la sua amicizia e sensibilità, ha ridisegnato i confini della mia anima di medico e di uomo. I suoi insegnamenti e la sua ironia mi hanno dato modo di non finire le lacrime e sopportare il peso di questa assenza rinnovando il sogno che dalla tragedia nasca, ancora una volta, il bello”.

Non siamo capaci di altrettanta profondità, ma amavamo Alex Zanardi come amiamo Costa e allora una cosa ci piace sottolineare. Quanto sia rara e ammirevole questa gente ostinata, tenace, che ha inseguito il proprio sogno nonostante tutto. Anche se le incontrollabili vicende della vita li volevano portare in altre direzioni. Claudio lo frequentiamo da sempre, è un medico straordinario e una persona speciale che ha rinunciato a una vita serena per la sua missione; qualche volta va oltre, si spinge su terreni difficili – etici, medici, filosofici – dove non riusciamo a stargli dietro. E non conoscevamo altrettanto bene Alex, ma tutti quelli che gli stavano vicino dicono che era altrettanto speciale. E del resto che non fosse facile stargli dietro lo hanno ammesso in tanti, dalle gare della Formula Cart alla handbike, dal cavatappi di Laguna Seca dove fece quel sorpasso spettacolare fino alle paralimpiadi. Noi siamo convinti che quella energia che lo ha sostenuto negli ultimi venticinque anni non sia stata una scoperta dopo l’incidente e la perdita delle gambe. L’aveva già dentro, da sempre.

E allora ci viene in mente un altro personaggio da leggenda: Mick Doohan sulla sua Honda NSR 500 bianca e blu, cinque volte campione del mondo dopo il drammatico episodio del ’92 ad Assen. E abbiamo davanti agli occhi la fotografia dove Claudio Costa, dopo la gara del rientro in Brasile, lo abbraccia e si commuove. Lui piange di gioia, l’australiano sorride imbarazzato. A Imola il medico lo aveva accolto in casa per mesi, per guarirlo gli aveva unito la gamba sana a quella malata (da amputare, per i chirurghi olandesi), gli aveva salvato la vita ed era lui quello che si commuoveva.

Questa capacità di restare autentici e di sognare un futuro pieno di bellezza ci pare la qualità più bella del mondo.


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