Freni tirati – giorgia meloni si mette di traverso nella corsa di freni per la nomina alla consob

[analyse_image type=”featured” src=”https://static.dagospia.com/img/patch/01-2026/salvini-tajani-meloni-freni-2224681_600_q50.webp”]

salvini tajani meloni freni

FRENI TIRATI – GIORGIA MELONI SI METTE DI TRAVERSO NELLA CORSA DEL SOTTOSEGRETARIO PER LA PRESIDENZA  DELLA CONSOB: PALAZZO CHIGI HA CHIESTO ALL’AVVOCATURA DELLO STATO UN PARERE LEGALE SULL’INCONFERIBILITÀ DEL MANDATO, DA MOMENTO CHE IL LEGHISTA HA SCRITTO LA RIFORMA DEL MERCATO DEI CAPITALI CHE HA MODIFICATO IL TESTO UNICO DELLA FINANZA –– COME DAGO-DIXIT, LO STOP A FRENI È LEGATO ALL’INDAGINE DELLA PROCURA DI MILANO SUL “CONCERTO” NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI… FRENI, CHE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA PARTITA…

Estratto dell’articolo di Nicola Borzi e Thomas Mackinson per “il Fatto Quotidiano”

 

federico freni – giancarlo giorgetti – foto lapresse

Sulla corsa verso la presidenza Consob del sottosegretario al ministero dell’Economia Federico Freni, oltre alla mediazione politica incombe anche una possibile valutazione legale. L’emersione di dubbi giuridici e della richiesta di un parere all’Avvocatura dello Stato da parte di Palazzo Chigi sono stati svelati dalle colonne del Corriere della Sera.

 

Un segnale che la questione non investe più solo le trattative nella maggioranza tra la Lega, sponsor naturale di Freni, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che dovranno eventualmente trovare una quadra anche sul successore del leghista al Mef, ma anche una valutazione preventiva di ordine tecnico e istituzionale. Tornano in movimento dunque le candidature alternative.

 

sergio mattarella giorgia meloni

Sul tavolo ci sono le norme del decreto legislativo 39/2013, emanato in attuazione della legge Severino dell’anno prima, che regolano il requisito di indipendenza delle autorità.

 

Divieti espliciti non ve ne sono, perché la Consob non è considerata un ente pubblico, ma resta l’interpretazione del concetto di inconferibilità regolato dagli articoli 3 e 4 del Dlgs. La criticità principale è l’eventuale passaggio di Freni, che già dal governo Draghi siede al Mef dov’è stato riconfermato da Meloni, dal ruolo attuale a quello di regolatore.

 

federico freni giorgia meloni

Sotto la lente c’è la sua delega alla legislazione, in base alla quale ha scritto la riforma del mercato dei capitali che ha modificato il Testo unico della finanza. Motivo, questo, per il quale da ambienti della Consob in questi giorni trapela con forza fastidio (eufemismo) per l’eventuale nomina di Freni.

 

Il via libera comunque sarà valutato a tre livelli: quello in seno al governo sarà basato sul parere giuridico dei tecnici, poi però servirà il via libera decisivo del Quirinale, cui spetta la firma del decreto sulla nomina proposta dalla Presidenza del Consiglio. Se il supremo garante istituzionale esprimesse forti riserve, la nomina di Freni sarebbe destinata a saltare.

 

FEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA

Il sottosegretario per ora resta il principale papabile, ma non è l’unico candidato. I suoi concorrenti, indicati nel consigliere Donato Masciandaro e nel commissario Consob Federico Cornelli sostenuto da Forza Italia, paiono volersela giocare sino all’ultimo. Più la fumata bianca tarda, però, più il favorito tende a indebolirsi e aumentano le probabilità di convergenza su un altro nome.

 

In ogni caso, alla luce dei precedenti, la nomina del sottosegretario al Mef non è tecnicamente esclusa. Anche i due precedenti numeri uno dell’autorità di vigilanza finanziaria infatti provenivano direttamente da incarichi governativi. Giuseppe Vegas fu indicato presidente della Consob dal quarto governo Berlusconi e ufficializzato dal Quirinale il 15 dicembre 2010.

 

Al momento della nomina, Vegas era viceministro dell’Economia. Alla sua uscita seguì un lunghissimo periodo di transizione, durato 15 mesi dal 14 dicembre 2017 al 20 marzo 2019, nel quale la Consob fu gestita collegialmente, con Anna Genovese a svolgere le funzioni di reggente.

 

paolo savona foto di bacco (3)

Il successore fu l’allora ministro per gli Affari europei Paolo Savona, nominato dal governo Conte-1 retto dalla maggioranza M5S-Lega. Savona venne nominato dal presidente Mattarella l’8 marzo 2019 e assunse l’incarico il 20 marzo 2019, lasciandolo lo scorso 8 marzo.

 

Mentre Savona non era nemmeno sfiorato dall’ombra di eventuali conflitti di interessi sulle riforme finanziarie, come Freni invece anche Vegas al Mef aveva deleghe di controllo. Ma a differenza dell’attuale sottosegretario, che ha scritto le nuove norme che la Consob dovrà far applicare, Vegas al ministero non si occupò di finanza privata quanto della riforma del federalismo fiscale.

 

federico freni foto di bacco

La questione non è meramente tecnica, ma ha risvolti che riguardano anche il risiko bancario. Alla Procura di Milano è infatti in pieno svolgimento l’inchiesta sull’ipotesi di “concerto” tra Mps e i suoi azionisti Caltagirone e Milleri nella loro vittoriosa scalata a Mediobanca. Assalto favorito dalla cessione da parte del Mef di gran parte della sua quota nella banca di Siena ai due imprenditori. […]

consob

Estratto dell’articolo di Nicola Borzi e Thomas Mackinson per “il Fatto Quotidiano”

 

federico freni – giancarlo giorgetti – foto lapresse

Sulla corsa verso la presidenza Consob del sottosegretario al ministero dell’Economia Federico Freni, oltre alla mediazione politica incombe anche una possibile valutazione legale. L’emersione di dubbi giuridici e della richiesta di un parere all’Avvocatura dello Stato da parte di Palazzo Chigi sono stati svelati dalle colonne del Corriere della Sera.

 

Un segnale che la questione non investe più solo le trattative nella maggioranza tra la Lega, sponsor naturale di Freni, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che dovranno eventualmente trovare una quadra anche sul successore del leghista al Mef, ma anche una valutazione preventiva di ordine tecnico e istituzionale. Tornano in movimento dunque le candidature alternative.

 

sergio mattarella giorgia meloni

Sul tavolo ci sono le norme del decreto legislativo 39/2013, emanato in attuazione della legge Severino dell’anno prima, che regolano il requisito di indipendenza delle autorità.

 

Divieti espliciti non ve ne sono, perché la Consob non è considerata un ente pubblico, ma resta l’interpretazione del concetto di inconferibilità regolato dagli articoli 3 e 4 del Dlgs. La criticità principale è l’eventuale passaggio di Freni, che già dal governo Draghi siede al Mef dov’è stato riconfermato da Meloni, dal ruolo attuale a quello di regolatore.

 

federico freni giorgia meloni

Sotto la lente c’è la sua delega alla legislazione, in base alla quale ha scritto la riforma del mercato dei capitali che ha modificato il Testo unico della finanza. Motivo, questo, per il quale da ambienti della Consob in questi giorni trapela con forza fastidio (eufemismo) per l’eventuale nomina di Freni.

 

Il via libera comunque sarà valutato a tre livelli: quello in seno al governo sarà basato sul parere giuridico dei tecnici, poi però servirà il via libera decisivo del Quirinale, cui spetta la firma del decreto sulla nomina proposta dalla Presidenza del Consiglio. Se il supremo garante istituzionale esprimesse forti riserve, la nomina di Freni sarebbe destinata a saltare.

 

FEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA

Il sottosegretario per ora resta il principale papabile, ma non è l’unico candidato. I suoi concorrenti, indicati nel consigliere Donato Masciandaro e nel commissario Consob Federico Cornelli sostenuto da Forza Italia, paiono volersela giocare sino all’ultimo. Più la fumata bianca tarda, però, più il favorito tende a indebolirsi e aumentano le probabilità di convergenza su un altro nome.

 

In ogni caso, alla luce dei precedenti, la nomina del sottosegretario al Mef non è tecnicamente esclusa. Anche i due precedenti numeri uno dell’autorità di vigilanza finanziaria infatti provenivano direttamente da incarichi governativi. Giuseppe Vegas fu indicato presidente della Consob dal quarto governo Berlusconi e ufficializzato dal Quirinale il 15 dicembre 2010.

 

Al momento della nomina, Vegas era viceministro dell’Economia. Alla sua uscita seguì un lunghissimo periodo di transizione, durato 15 mesi dal 14 dicembre 2017 al 20 marzo 2019, nel quale la Consob fu gestita collegialmente, con Anna Genovese a svolgere le funzioni di reggente.

 

paolo savona foto di bacco (3)

Il successore fu l’allora ministro per gli Affari europei Paolo Savona, nominato dal governo Conte-1 retto dalla maggioranza M5S-Lega. Savona venne nominato dal presidente Mattarella l’8 marzo 2019 e assunse l’incarico il 20 marzo 2019, lasciandolo lo scorso 8 marzo.

 

Mentre Savona non era nemmeno sfiorato dall’ombra di eventuali conflitti di interessi sulle riforme finanziarie, come Freni invece anche Vegas al Mef aveva deleghe di controllo. Ma a differenza dell’attuale sottosegretario, che ha scritto le nuove norme che la Consob dovrà far applicare, Vegas al ministero non si occupò di finanza privata quanto della riforma del federalismo fiscale.

 

federico freni foto di bacco

La questione non è meramente tecnica, ma ha risvolti che riguardano anche il risiko bancario. Alla Procura di Milano è infatti in pieno svolgimento l’inchiesta sull’ipotesi di “concerto” tra Mps e i suoi azionisti Caltagirone e Milleri nella loro vittoriosa scalata a Mediobanca. Assalto favorito dalla cessione da parte del Mef di gran parte della sua quota nella banca di Siena ai due imprenditori. […]

consob

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT – SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE’, A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) – MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO – L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E’ STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI – MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA’ IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA…

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? – PORRE UNA DOMANDINA ALLA “PONTIERA IMMAGINARIA” DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L’INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L’INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E’ FRUTTO DI CHISSA’ QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL’INVIATA DEL “CORRIERE”, VIVIANA MAZZA, CHE L’HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E’ PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE – TRA UN BOMBARDAMENTO E L’ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO”…

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT – MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE’ MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI – LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L’AMEBA CIOCIARO NON L’HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E’ INVECE RIAVVICINATO ALLA “FAMIGLIA”) – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E’ COSI’ BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE “IL GIORNALE”, CHE PREFERISCA PIU’ INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ”A MISURA DUOMO” CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE “QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI” NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO – DI PIU’: IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI – L’ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L’IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN’ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L’ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA “PORTA DELLE LACRIME”…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT – REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L’ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN – SOLO L’EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO “AMICO” DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: “SU DI LEI MI SBAGLIAVO”) – OGGI E’ STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL “BOMBARDIERE” NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA’ ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT – È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE – IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP (“IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI”), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE – IN CAMPO LA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA – IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L’INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL’INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO…

[analyse_source url=”https://www.dagospia.com/politica/freni-tirati-giorgia-meloni-si-mette-traverso-corsa-freni-per-nomina-471425″]


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.