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CHE FIGURA DI TERNA! – L’ULTIMO PSICODRAMMA GOVERNATIVO RIGUARDA LA BUONUSCITA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA, L’AD IN SCADENZA DA TERNA, CHE PRETENDE 7,3 MILIONI DI EURO DALLA SOCIETÀ DELLA RETE ELETTRICA, CONTROLLATA DA CASSA DEPOSITI E PRESTITI – DA GIORNI CDP, MEF, TERNA E PALAZZO CHIGI SONO BLOCCATI IN UN BRACCIO DI FERRO CHE METTE IN SERIO IMBARAZZO TUTTI – LA MANAGER ERA STATA NOMINATA A MAGGIO 2023 IN TERNA, FORTE DEL SUO RAPPORTO CON ARIANNA MELONI. ORA IL GOVERNO HA DECISO DI NON RICONFERMARLA, FACENDO FILTRARE SCARSO APPREZZAMENTO PER I RISULTATI. MA È STATA INDICATA COME PRESIDENTE DELL’ENI (STIPENDIO DA 500MILA EURO ANNUI)…
1. TERNA, LA BUONUSCITA DA 7 MLN PER L’AD IMBARAZZA IL GOVERNO
Estratto dell’articolo di Carlo Di Foggia per “il Fatto Quotidiano”
L’ultimo psicodramma governativo nel mondo finanziario vale circa 7,3 milioni di euro. A tanto ammonta la buonuscita che l’amministratrice delegata in scadenza da Terna, Giuseppina Di Foggia, pretende dalla società della rete elettrica (da cui ha percepito oltre 2 milioni annui per tre anni), controllata dalla Cassa depositi e prestiti, mentre sta per approdare in Eni come presidente.
[…]
Sembra incredibile, ma da giorni Cdp, ministero dell’Economia (che la controlla), Terna e Palazzo Chigi sono bloccati in un braccio di ferro che può mettere in serio imbarazzo tutti. La manager, ex Nokia Italia, è stata nominata a maggio 2023 in Terna, forte del suo rapporto con Arianna Meloni, sorella della premier.
La settimana scorsa, il governo ha deciso di non riconfermarla, facendo filtrare scarso apprezzamento per i risultati. A sorpresa, però, è stata indicata come presidente dell’Eni (stipendio da 500mila euro annui), forse la più strategica delle società pubbliche. Che un Ad finisca a presiedere il cda di un’altra società, per di più dello stesso settore, è bizzarro, ma da lì in poi è iniziato lo psicodramma.
Di Foggia aveva negoziato una severance, una “buonuscita” per mancata riconferma, di 7,3 milioni, teoricamente in linea con quelle dei predecessori. Teoricamente, perché sia il suo predecessore, Stefano Donnarumma, sia Luigi Ferraris accettarono 4,6 milioni rinunciando da subito al resto. Lei no.
Il punto però è che la policy interna di Cassa depositi non prevede buonuscita se il manager passa in un’altra società controllata e Cdp controlla sia Terna che Eni. Una linea pensata per evitare sontuose buonuscite a manager che restano nel gruppo. Cdp dovrebbe applicarla, ma la palla è stata per ora rilanciata a Terna.
Ad allontanare la manager dalla buonuscita c’è anche lo statuto di Terna, che impedisce ai vertici di ricoprire ruoli nel cda di società attive nel settore energetico. È il caso di Eni, che terrà la sua assemblea per eleggere i nuovi vertici (Di Foggia compresa) il 6 maggio, prima di quella di Terna, il 12. Di Foggia si dovrebbe quindi dimettere prima e in quel caso non è prevista severance.
Lo stallo è tale che ieri il tema è stato addirittura al centro del cda di Terna. La manager insiste sulla buonuscita, pare anche forte di pareri legali. La giustificazione che filtra è che in Eni è il Tesoro a proporre la lista per il cda, mentre in Terna è Cdp e quindi non si applicherebbe la policy della Cassa, mentre sul divieto imposto dallo Statuto giocherebbero in suo favore i tempi stretti tra le 2 assemblee: il cda avrebbe chiesto un parere indipendente sul da farsi.
Tutti nei palazzi romani sperano che la manager rinunci ai soldi per evitare un epilogo imbarazzante, anche perché tre anni fa il Tesoro si dotò di una norma per non concedere o ridurre le buonuscite ai vertici delle partecipate. […]
2. IL CASO DELLA “BUONUSCITA” DI DI FOGGIA
Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per “il Foglio”
[…] E’ il caso Di Foggia. E’ la neopresidente di Eni, Giuseppina Di Foggia, ex ad e dg di Terna (in quanto dg era assunta) la sorpresa di queste ultime nomine.
[…] Nel 2023, Di Foggia, a mercati aperti, aveva rimosso due dirigenti apicali: il cfo Agostino Scornajenchi e il direttore Corporate Affairs, Giuseppe Del Villano.
La sua decisione è valsa a Terna una multa della Consob e il richiamo di Palazzo Chigi. Gli altri ad delle partecipate hanno deciso di rinunciare alle loro buonuscite ma Di Foggia la chiede ed è un caso che interroga i giuristi.
In punta di diritto è discutibile ed è imbarazzante per il governo. Crea imbarazzo perché Di Foggia è vero che non è stata riconfermata a Terna ma è stata premiata con la presidenza di Eni. In un momento energetico così difficile, come si spiega la buonuscita per chi esce da Terna e sbarca a Eni? Il diritto qui è una fiamma.
1. TERNA, LA BUONUSCITA DA 7 MLN PER L’AD IMBARAZZA IL GOVERNO
Estratto dell’articolo di Carlo Di Foggia per “il Fatto Quotidiano”
L’ultimo psicodramma governativo nel mondo finanziario vale circa 7,3 milioni di euro. A tanto ammonta la buonuscita che l’amministratrice delegata in scadenza da Terna, Giuseppina Di Foggia, pretende dalla società della rete elettrica (da cui ha percepito oltre 2 milioni annui per tre anni), controllata dalla Cassa depositi e prestiti, mentre sta per approdare in Eni come presidente.
[…]
Sembra incredibile, ma da giorni Cdp, ministero dell’Economia (che la controlla), Terna e Palazzo Chigi sono bloccati in un braccio di ferro che può mettere in serio imbarazzo tutti. La manager, ex Nokia Italia, è stata nominata a maggio 2023 in Terna, forte del suo rapporto con Arianna Meloni, sorella della premier.
La settimana scorsa, il governo ha deciso di non riconfermarla, facendo filtrare scarso apprezzamento per i risultati. A sorpresa, però, è stata indicata come presidente dell’Eni (stipendio da 500mila euro annui), forse la più strategica delle società pubbliche. Che un Ad finisca a presiedere il cda di un’altra società, per di più dello stesso settore, è bizzarro, ma da lì in poi è iniziato lo psicodramma.
Di Foggia aveva negoziato una severance, una “buonuscita” per mancata riconferma, di 7,3 milioni, teoricamente in linea con quelle dei predecessori. Teoricamente, perché sia il suo predecessore, Stefano Donnarumma, sia Luigi Ferraris accettarono 4,6 milioni rinunciando da subito al resto. Lei no.
Il punto però è che la policy interna di Cassa depositi non prevede buonuscita se il manager passa in un’altra società controllata e Cdp controlla sia Terna che Eni. Una linea pensata per evitare sontuose buonuscite a manager che restano nel gruppo. Cdp dovrebbe applicarla, ma la palla è stata per ora rilanciata a Terna.
Ad allontanare la manager dalla buonuscita c’è anche lo statuto di Terna, che impedisce ai vertici di ricoprire ruoli nel cda di società attive nel settore energetico. È il caso di Eni, che terrà la sua assemblea per eleggere i nuovi vertici (Di Foggia compresa) il 6 maggio, prima di quella di Terna, il 12. Di Foggia si dovrebbe quindi dimettere prima e in quel caso non è prevista severance.
Lo stallo è tale che ieri il tema è stato addirittura al centro del cda di Terna. La manager insiste sulla buonuscita, pare anche forte di pareri legali. La giustificazione che filtra è che in Eni è il Tesoro a proporre la lista per il cda, mentre in Terna è Cdp e quindi non si applicherebbe la policy della Cassa, mentre sul divieto imposto dallo Statuto giocherebbero in suo favore i tempi stretti tra le 2 assemblee: il cda avrebbe chiesto un parere indipendente sul da farsi.
Tutti nei palazzi romani sperano che la manager rinunci ai soldi per evitare un epilogo imbarazzante, anche perché tre anni fa il Tesoro si dotò di una norma per non concedere o ridurre le buonuscite ai vertici delle partecipate. […]
2. IL CASO DELLA “BUONUSCITA” DI DI FOGGIA
Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per “il Foglio”
[…] E’ il caso Di Foggia. E’ la neopresidente di Eni, Giuseppina Di Foggia, ex ad e dg di Terna (in quanto dg era assunta) la sorpresa di queste ultime nomine.
[…] Nel 2023, Di Foggia, a mercati aperti, aveva rimosso due dirigenti apicali: il cfo Agostino Scornajenchi e il direttore Corporate Affairs, Giuseppe Del Villano.
La sua decisione è valsa a Terna una multa della Consob e il richiamo di Palazzo Chigi. Gli altri ad delle partecipate hanno deciso di rinunciare alle loro buonuscite ma Di Foggia la chiede ed è un caso che interroga i giuristi.
In punta di diritto è discutibile ed è imbarazzante per il governo. Crea imbarazzo perché Di Foggia è vero che non è stata riconfermata a Terna ma è stata premiata con la presidenza di Eni. In un momento energetico così difficile, come si spiega la buonuscita per chi esce da Terna e sbarca a Eni? Il diritto qui è una fiamma.

DAGOREPORT – SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE’, A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) – MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO – L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E’ STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI – MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA’ IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA…

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? – PORRE UNA DOMANDINA ALLA “PONTIERA IMMAGINARIA” DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L’INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L’INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E’ FRUTTO DI CHISSA’ QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL’INVIATA DEL “CORRIERE”, VIVIANA MAZZA, CHE L’HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E’ PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE – TRA UN BOMBARDAMENTO E L’ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO”…

DAGOREPORT – MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE’ MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI – LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L’AMEBA CIOCIARO NON L’HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E’ INVECE RIAVVICINATO ALLA “FAMIGLIA”) – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E’ COSI’ BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE “IL GIORNALE”, CHE PREFERISCA PIU’ INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ”A MISURA DUOMO” CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE “QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI” NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO – DI PIU’: IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI – L’ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L’IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN’ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L’ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA “PORTA DELLE LACRIME”…

DAGOREPORT – REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L’ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN – SOLO L’EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE, DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO “AMICO” DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: “SU DI LEI MI SBAGLIAVO”) – OGGI E’ STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL “BOMBARDIERE” NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA’ ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

DAGOREPORT – È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE – IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP (“IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI”), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE – IN CAMPO LA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA – IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L’INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL’INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO…





















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