Processo “Petrolgate”, in appello tutti assolti: cadono le accuse sullo smaltimento dei reflui

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POTENZA – In appello cadono le accuse relative al processo “Petrolgate”. I giudici di secondo grado hanno ribaltato il verdetto di primo grado (risalente al marzo del 2021) assolvendo tutti gli imputati, a partire dall’Eni, alla quale era stata inflitta una sanzione amministrativa da 700mila euro e la confisca per equivalente, quale profitto del reato, di 44,2 milioni di euro (somma dalla quale erano stati detratti i costi sostenuti per l’adeguamento del Cova di Viggiano) per traffico illecito di rifiuti. Oltre a quella inflitta cinque anni fa al cane a sei zampe, cadono tutte le altre condanne di primo grado: assolti “perchè il fatto non costituisce reato” gli ex manager e dipendenti del Cova di Viggiano: Ruggero Gheller, Nicola Allegro e Luca Bagatti erano stati condannati a due anni (con pena sospesa), mentre un anno e quattro mesi erano stati inflitti a Enrico Trovato, Roberta Angelini e Vincenzo Lisandrelli, sempre con pena sospesa.

All’ex dirigente regionale, Salvatore Lambiase, era stata comminata una condanna a 18 mesi con pena sospesa. Per tutti e sette i condannati in primo grado l’iniziale accusa di traffico illecito di rifiuti era stata riqualificata nell’ipotesi prevista dall’articolo 452 quaterdecies del codice penale, ovvero attività organizzata per il traffico di rifiuti. Accusa ora caduta in secondo grado, al termine del processo d’appello che si è chiuso nel primo pomeriggio di ieri. Già in primo grado, lo ricordiamo, tra le 35 persone e le dieci società coinvolti si era registrata una raffica di assoluzioni. Secondo l’iniziale ipotesi accusatoria, Eni avrebbe smaltito tonnellate di reflui derivanti dalle attività estrattive in Val d’Agri, in parte reiniettando sostanze pericolose attraverso il pozzo Costa Molina 2 e in parte trasportandoli tramite autobotte verso diversi impianti di smaltimento, in quest’ultimo caso risparmiando decine di milioni di euro all’anno sui relativi costi attraverso l’utilizzo di un codice Cer errato. Per l’ex dirigente Lambiase, invece, l’accusa era di aver autorizzato lo scarico di parte di quei reflui tramite il pozzo Costa Molina 2 e di abuso d’ufficio (reato oggi depenalizzato, ndr) per il ritiro della diffida inviata ad Eni dopo le ripetute fiammate anomale che si erano verificate presso il Cova tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. Con l’assoluzione di tutti gli imputati cadono anche i risarcimenti che erano stati disposti nei confronti delle parti civili tra le quali figuravano il ministero dell’Ambiente, la Regione Basilicata, i Comuni di Viggiano, Grumento Nova, Montemurro e Pisticci e diverse associazioni ambientaliste. Per avere un quadro preciso sul verdetto emesso ieri dalla Corte d’Appello di Potenza bisognerà attendere il deposito delle motivazioni che avverrà entro i prossimi due-tre mesi.

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