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Candelora, la festa della luce contro l’oscurità del male
Ricorrenze e miti, il significato della festa

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Oggi è San Biagio ma ieri era la Candelora. In realtà tra le due solennità c’è un legame. Perché le feste vengono sempre insieme. L’una è indispensabile all’altra come anelli di una catena di simboli. Visto che per benedire la gola e prevenire tutti i mali che la riguardano si invoca proprio Biagio che, oltre ad essere santo fu anche medico. Ma per compiere questo rito servono le candele consacrate il 2 febbraio, durante la cerimonia della Candelora. Lo sapevano bene le nostre nonne, che impugnavano la stearica accesa mentre tracciavano il segno della croce sul collo di tutti i familiari. Un rituale domestico che conteneva in sé profilassi medicale e protezione divina insieme. Infatti, Biagio è stato per generazioni di cristiani quello che oggi è per noi un antinfiammatorio a largo spettro. Il principio attivo di un farmaco soprannaturale.
Il suo patronato sul sistema laringofaringeo deriva da uno dei suoi miracoli più celebri, quando salvò un bambino dal soffocamento provocato da una lisca di pesce conficcata nell’esofago.
La sua posizione calendariale il 3 febbraio, esattamente il giorno dopo la festa delle luci ne ha favorito il successo come santo e come terapeuta. D’altra parte, la celebrazione della Candelora cade in un momento nevralgico dell’anno, quando il freddo inverno cede il passo all’inizio della primavera. La luce vince sulle tenebre. Il ciclo del Natale si chiude, si ripongono in soffitta le statuine del presepe e la bella stagione diventa la meta da raggiungere. Ma il calendario astronomico va sempre di pari passo con quello religioso. In questo caso si tratta di più religioni. Perché ieri ricorreva anche il rituale ebraico delle lucerne, quando si accendono tutte le fonti di luce possibili e immaginabili. Ma la stessa data coincide con la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme. Secondo la legge di Mosè, infatti, quaranta giorni dopo la nascita i primogeniti andavano portati al cospetto dei rabbini e offerti a dio, il vero e unico proprietario di quella nuova vita. Secondo la tradizione però si poteva riscattare il bambino offrendo in alternativa colombe o altri animali sacrificali. Quando il Nazareno viene portato sull’altare, il sommo sacerdote Simeone il Giusto e la profetessa Anna si accorgono che è circondato da un’aura soprannaturale, riconoscono in lui il Messia e lo definiscono «luce del mondo». La sua natura numinosa e luminosa oggi è rappresentata proprio dalle fiammelle delle candele e dei ceri che durante le cerimonie vengono accesi non semplicemente per rischiarare le chiese, ma per illuminare le anime.
D’altra parte, la luce ha un significato universalmente riconosciuto e riconoscibile. Rappresenta il bene che trionfa sull’oscurità del male. Era così anche per i Romani, che in questo stesso tornante del calendario celebravano la festa dei Lupercali, nel corso della quale le città venivano invase da cortei di persone con le fiaccole in mano. Durante questa celebrazione dei giovani semi nudi correvano per le strade con delle fascette di cuoio e frustavano tutte le persone che incontravano, soprattutto le donne, per renderle pure e fertili. Questo rito si chiamava “februatio”, dal verbo latino februare cioè purificare, da cui il nome del mese di febbraio. Il celebre poeta latino Ovidio racconta nei Fasti che februa significava espiazione. E Februa era anche il nome dell’antica dea che poi nel pantheon latino viene chiamata Giunone e si festeggiava proprio durante le calende di febbraio, cioè all’inizio del mese. Non a caso la divina Februa, proprio come Giunone, proteggeva le partorienti e i matrimoni.
Attorno al 500 d.C. Papa Gelasio ottiene dall’Imperatore Anastasio I la cancellazione dei Lupercali e fissa sul calendario il rito cristiano della Candelora. Da allora la festa si è caricata progressivamente di tanti altri valori. E il baricentro si è spostato verso la figura della Vergine Maria, che d’altra parte nello stesso giorno della presentazione di Gesù si presentò al tempio per compiere un rituale di purificazione dedicato alle puerpere. Grazie a questa stratificazione di simboli e di riti alcuni luoghi dedicati alle Madonne sono diventati la meta privilegiata per i pellegrini della fede. In Italia svetta la Candelora di Monte Vergine, in provincia di Avellino, dove una Madonna Nera accoglie da secoli i fedeli che compiono la cosiddetta juta, nome dialettale della salita notturna al santuario. Quest’anno, a causa di una frana che impedisce il passaggio dei devoti, la cerimonia è stata cancellata. Ma il sindaco del comune di Mercogliano, dove inizia da sempre l’ascensione, l’ha definita una “tradizione sospesa, ma pronta a rinascere”, perché ha uno straordinario valore identitario. Come dire che quelle candele che risalgono le balze del Monte Partenio illuminano il cammino della comunità. Un itinerario del cuore.
Candelora, la festa della luce contro l’oscurità del male
Ricorrenze e miti, il significato della festa

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Oggi è San Biagio ma ieri era la Candelora. In realtà tra le due solennità c’è un legame. Perché le feste vengono sempre insieme. L’una è indispensabile all’altra come anelli di una catena di simboli. Visto che per benedire la gola e prevenire tutti i mali che la riguardano si invoca proprio Biagio che, oltre ad essere santo fu anche medico. Ma per compiere questo rito servono le candele consacrate il 2 febbraio, durante la cerimonia della Candelora. Lo sapevano bene le nostre nonne, che impugnavano la stearica accesa mentre tracciavano il segno della croce sul collo di tutti i familiari. Un rituale domestico che conteneva in sé profilassi medicale e protezione divina insieme. Infatti, Biagio è stato per generazioni di cristiani quello che oggi è per noi un antinfiammatorio a largo spettro. Il principio attivo di un farmaco soprannaturale.
Il suo patronato sul sistema laringofaringeo deriva da uno dei suoi miracoli più celebri, quando salvò un bambino dal soffocamento provocato da una lisca di pesce conficcata nell’esofago.
La sua posizione calendariale il 3 febbraio, esattamente il giorno dopo la festa delle luci ne ha favorito il successo come santo e come terapeuta. D’altra parte, la celebrazione della Candelora cade in un momento nevralgico dell’anno, quando il freddo inverno cede il passo all’inizio della primavera. La luce vince sulle tenebre. Il ciclo del Natale si chiude, si ripongono in soffitta le statuine del presepe e la bella stagione diventa la meta da raggiungere. Ma il calendario astronomico va sempre di pari passo con quello religioso. In questo caso si tratta di più religioni. Perché ieri ricorreva anche il rituale ebraico delle lucerne, quando si accendono tutte le fonti di luce possibili e immaginabili. Ma la stessa data coincide con la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme. Secondo la legge di Mosè, infatti, quaranta giorni dopo la nascita i primogeniti andavano portati al cospetto dei rabbini e offerti a dio, il vero e unico proprietario di quella nuova vita. Secondo la tradizione però si poteva riscattare il bambino offrendo in alternativa colombe o altri animali sacrificali. Quando il Nazareno viene portato sull’altare, il sommo sacerdote Simeone il Giusto e la profetessa Anna si accorgono che è circondato da un’aura soprannaturale, riconoscono in lui il Messia e lo definiscono «luce del mondo». La sua natura numinosa e luminosa oggi è rappresentata proprio dalle fiammelle delle candele e dei ceri che durante le cerimonie vengono accesi non semplicemente per rischiarare le chiese, ma per illuminare le anime.
D’altra parte, la luce ha un significato universalmente riconosciuto e riconoscibile. Rappresenta il bene che trionfa sull’oscurità del male. Era così anche per i Romani, che in questo stesso tornante del calendario celebravano la festa dei Lupercali, nel corso della quale le città venivano invase da cortei di persone con le fiaccole in mano. Durante questa celebrazione dei giovani semi nudi correvano per le strade con delle fascette di cuoio e frustavano tutte le persone che incontravano, soprattutto le donne, per renderle pure e fertili. Questo rito si chiamava “februatio”, dal verbo latino februare cioè purificare, da cui il nome del mese di febbraio. Il celebre poeta latino Ovidio racconta nei Fasti che februa significava espiazione. E Februa era anche il nome dell’antica dea che poi nel pantheon latino viene chiamata Giunone e si festeggiava proprio durante le calende di febbraio, cioè all’inizio del mese. Non a caso la divina Februa, proprio come Giunone, proteggeva le partorienti e i matrimoni.
Attorno al 500 d.C. Papa Gelasio ottiene dall’Imperatore Anastasio I la cancellazione dei Lupercali e fissa sul calendario il rito cristiano della Candelora. Da allora la festa si è caricata progressivamente di tanti altri valori. E il baricentro si è spostato verso la figura della Vergine Maria, che d’altra parte nello stesso giorno della presentazione di Gesù si presentò al tempio per compiere un rituale di purificazione dedicato alle puerpere. Grazie a questa stratificazione di simboli e di riti alcuni luoghi dedicati alle Madonne sono diventati la meta privilegiata per i pellegrini della fede. In Italia svetta la Candelora di Monte Vergine, in provincia di Avellino, dove una Madonna Nera accoglie da secoli i fedeli che compiono la cosiddetta juta, nome dialettale della salita notturna al santuario. Quest’anno, a causa di una frana che impedisce il passaggio dei devoti, la cerimonia è stata cancellata. Ma il sindaco del comune di Mercogliano, dove inizia da sempre l’ascensione, l’ha definita una “tradizione sospesa, ma pronta a rinascere”, perché ha uno straordinario valore identitario. Come dire che quelle candele che risalgono le balze del Monte Partenio illuminano il cammino della comunità. Un itinerario del cuore.
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