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Sondaggi, Vannacci all’1,6%. L’alt di Salvini al generale: «Non entrerà nell’alleanza»
Il leader leghista frena sull’ex vice: «Non penso che Tajani e Meloni lo vogliano». L’azzardo dei vannacciani in Parlamento: emendamento per lo stop degli aiuti a Kiev

ROMA Il bilancino del secondo sondaggio segna quota 1,6%. Non sarà il 4,2% ipotizzato dal primo, ma basta per tenere i riflettori accesi sul nuovo partito di Roberto Vannacci. E spingere il centrodestra a evitare azzardi, come quello di escludere l’entrata in maggioranza del generale. Anche se, questa volta, tocca a Salvini tirare il freno a mano: «Non pongo veti, ma è lui che si è messo fuori dal centrodestra».
Intanto, i seguaci dell’ex parà lanciano il primo guanto di sfida: un emendamento per l’Aula sul decreto Ucraina che chiede di sopprimere l’articolo del testo che autorizza anche l’invio di aiuti militari. Una mossa destinata a cadere nel vuoto se il governo porrò la fiducia sul provvedimento, ma che ha tutto il sapore di un atto politico. Il primo targato “Futuro nazionale”.
I numeri
Ma ripartiamo dai sondaggi. È di ieri la pubblicazione della prima rilevazione dell’Istituto Only Numbers (di Alessandra Ghisleri) per “Porta a Porta”. Il sondaggio quota la lista Futuro Nazionale di Vannacci intorno all’1,6%. Una stima ridimensionata rispetto al 4,2% assegnato al neopartito dal sondaggio di YouTrend per Skytg24. Ma che, in ogni caso, non va presa sottogamba. È il meloniano Galeazzo Bignami, a Start su Skytg24, a farsi portavoce della linea di cautela di via della Scrofa: «Quando ci sarà un soggetto politico rifletteremo sul soggetto politico. Lui stesso ad oggi ha detto che non c’è». Rimandando la questione a data da destinarsi: «Abbiamo diversi problemi da affrontare, ci porremo quelli che il futuro ci riserverà di volta in volta».
Prudenza che sposa anche qualcuno in Fi: «Se Vannacci inizia a fare il picconatore alla destra del Governo, è normale che le strade si dividano. Se, invece, condividerà le cose che il governo sta facendo, qualcuno dovrà parlargli», ragiona la senatrice azzurra Licia Ronzulli. Mentre il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi frena e risponde al leader di Azione, convinto che Meloni che Salvini correranno dietro al generale per non perdere il proprio elettorato: «Vorremmo tranquillizzare Carlo Calenda: nessuno inseguirà Vannacci, che non è certo un punto di riferimento per la maggioranza, anzi». In ogni caso, il più scettico, almeno a parole, è Matteo Salvini: «Non penso proprio che né Meloni né Tajani lo vogliano, è lui che si è messo fuori dal centrodestra», dice a sera il capitano leghista, intervistato da Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. Tentando di smorzare i facili entusiasmi sul peso elettorale di Futuro Nazionale: «È meno di Renzi e Calenda, complimenti, tanta roba».
Resta, certo, l’indisponibilità di Vannacci a lasciare lo scranno da europarlamentare, a fronte delle 563mila preferenze collezionate e del vincolo di mandato, per cui ogni deputato rappresenta la Nazione. Un punto su cui il vicepremier sarebbe pronto a intervenire: «L’articolo della Costituzione che dice che i parlamentari non hanno vincolo di mandato sarebbe anche ora di cambiarlo, perché se vieni eletto in un partito, l’elettore ti vuole vedere in quel partito».
L’azzardo
Nel frattempo, i seguaci del generale si muovono. Pazienza se solo uno di loro – Emanuele Pozzolo – ha ufficializzato il passaggio da Fdi a Fn. Anche i due (ancora) leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso hanno apposto la loro firma su un emendamento al decreto Ucraina – che destina nuovi aiuti a Kiev – che verrà esaminato in Aula alla Camera. Un tasto dolente per la Lega, quello delle forniture a Zelensky, superato nelle scorse settimane solo grazie alla richiesta di eliminare la parola “aiuti militari” quantomeno dal titolo e dalla rubrica del testo. Condicio sine qua non per scongiurare il voto contrario del Carroccio.
Comunque insufficiente per i neovannacciani: «L’espressione “militari” – dicono – non è stata espunta dal corpo del provvedimento, mantenendo attiva, di fatto e diritto, la fornitura degli stessi a favore dell’Ucraina». Tant’è: all’emendamento, che chiede di sopprimere proprio l’articolo 1 del provvedimento che autorizza l’invio di «mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari», si affianca anche un odg che impegna l’esecutivo a interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell’Ucraina e desecretare le liste del materiale militare precedentemente inviato. «Abbiamo attuato le parole più volte espresse da Salvini di contrarietà all’invio di ulteriori armi a Kiev», dice Ziello, che incalza la maggioranza: «Vedremo come voteranno sul decreto: al termine della capigruppo non è stato detto che sarebbe stata posta la fiducia».
In realtà la decisione non è stata ancora presa e non è detto che il governo non si riservi di farlo, facendo decadere, quantomeno, tutti gli emendamenti presentanti (rimarrebbero da esaminare gli odg). Se l’impresa, sul fronte pratico, sembra destinata a risolversi nel nulla, di certo si trascinerà dietro un’eco politica. Anche per i vannacciani vale l’antico motto: «Nel bene o nel male, purché se ne parli».
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