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Un sospettato escluso, diventa testimone
La Polizia Civile di Santa Catarina (Pcsc) ha escluso il coinvolgimento di uno dei quattro adolescenti inizialmente indicati come sospetti nella morte del cane Orelha. Secondo quanto comunicato dagli investigatori, il giovane non compare nelle immagini analizzate dalle squadre di polizia e la famiglia ha presentato prove che dimostrerebbero la sua assenza da Praia Brava nel giorno dei fatti.
Alla luce di questi elementi, l’adolescente ha cessato di essere considerato sospettato ed è stato riclassificato come testimone. Le indagini, tuttavia, proseguono nei confronti di altri tre minori.
Le accuse: tortura e tentato annegamento
Orelha non aveva un unico proprietario. Era un cane comunitario, accudito da residenti e commercianti della Praia Brava. Viveva nel quartiere da almeno dieci anni e faceva parte della quotidianità del luogo, tra pescatori, feste e turisti. L’ultimo avvistamento risale al 4 gennaio, quando passeggiava tranquillamente per le strade del quartiere.
Secondo i rapporti della polizia, il gruppo di adolescenti è sospettato di aver partecipato alle torture ai danni di Orelha, che a causa della gravità delle ferite è stato sottoposto a eutanasia durante le cure veterinarie. L’inchiesta segnala anche un presunto tentativo di annegamento di un secondo cane, chiamato Caramelo, che sarebbe riuscito a fuggire.
Oltre ai presunti maltrattamenti sugli animali, la polizia sta indagando su atti assimilabili a danneggiamento di proprietà e reati contro l’onore che operano nella zona di Praia Brava.
Il delegato generale della Pcsc, Ulisses Gabriel, ha dichiarato che l’obiettivo principale dell’indagine è l’“individualizzazione delle condotte di ciascuno dei quattro giovani coinvolti”.
Il quadro legale e l’applicazione dell’Eca
Poiché i sospettati hanno un’età compresa tra i 12 e i 18 anni incompiuti, il caso è disciplinato dallo Statuto del Bambino e dell’Adolescente (Eca) e non dal Codice Penale ordinario. In caso di conferma delle responsabilità: la legislazione brasiliana prevede che la misura socioeducativa più grave, l’internamento in carcere, abbia una durata massima di tre anni, salvo modifiche legislative in discussione.
La morte di Orelha ha innescato proteste contro i maltrattamenti sugli animali in diverse città del Brasile e ha riacceso il dibattito sulla responsabilità penale dei minori. Il caso continua a essere seguito da vicino dall’opinione pubblica, mentre la polizia prosegue l’analisi delle prove e l’ascolto dei testimoni.
Per ora, una certezza emerge dall’inchiesta: uno degli adolescenti è stato definitivamente escluso dai sospetti. Per gli altri, la verità giudiziaria è ancora tutta da accertare.
Le condizioni di Orelha e il primo soccorso
Orelha è stato trovato agonizzante sotto un’auto da una residente del quartiere e portato d’urgenza da un veterinario. Derli Royer, responsabile del primo intervento, ha descritto così le condizioni dell’animale: “Lesioni alla testa, all’occhio, soprattutto sul lato sinistro, ed era disidratato, senza quasi alcun movimento, non aveva riflessi – ha spiegato – .Si è cercato di fare le prime procedure, la fluidoterapia e di tentare di rimetterlo in piedi, ma, siccome era molto grave, è morto poco dopo”.
Alla domanda sulla possibilità che si fosse trattato di un incidente, Royer è stato netto: “È stata un’aggressione”.
Nessuna immagine dell’aggressione, ma indizi convergenti
La Polizia Civile ha confermato che non esistono immagini né testimoni diretti del momento esatto dell’aggressione. Tuttavia, secondo i delegati, esistono indizi convergenti che hanno portato a ipotizzare il coinvolgimento degli adolescenti.
Il 26 gennaio sono stati eseguiti mandati di perquisizione e sequestro nelle abitazioni dei sospettati e di alcuni familiari. Due adolescenti, rientrati dagli Stati Uniti da un viaggio scolastico, hanno consegnato telefoni cellulari e indumenti all’aeroporto internazionale di Florianópolis, in un’operazione concordata con la polizia.
Pressioni e indagini parallele
Nel corso dell’inchiesta è emerso anche un episodio di presunta coazione ai danni di un portiere di un condominio, testimone del caso. Secondo la polizia, il padre e lo zio di uno degli adolescenti avrebbero cercato di ottenere immagini che il portiere avrebbe pubblicato sui social. I tre familiari sono stati incriminati per coazione di testimone.
Il portiere, tramite il suo avvocato Marcos Vinícius de Assis dos Santos, ha dichiarato: “Non c’è mai stata, da parte del portiere, alcuna ripresa dell’accaduto. Non possiede alcun video, non ha filmato né ha assistito a nessun atto”.
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