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Competitività europea, la mossa di Meloni: patto Italia-Germania
Al via un tavolo che si riunirà a margine di ogni vertice a partire dal summit del 12 febbraio

Un nuovo puntello si appresta a rinsaldare l’asse Italia-Germania, due nazioni «mai così vicine», copyright del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Al vertice informale europeo in programma il 12 febbraio ad Alden Biesen non ci sarà solo il “paper” scritto a quattro mani da Roma e Berlino per rilanciare la competitività europea, ma anche l’avvio di un’altra iniziativa che vedrà di nuovo insieme la premier italiana e il cancelliere tedesco, «la nuova coppia del potere Ue», o almeno è così che li descrive Politico.
Nella cittadina nella campagna belga alle porte di Liegi, spiegano fonti qualificate al Messaggero, è infatti in programma la prima riunione di un tavolo tecnico che, da qui in avanti, si porrà l’obiettivo di raccogliere idee e spunti per mettere le ali alla crescita europea, tirandola fuori dalle secche in cui si è cacciata, complici i troppi lacci e laccioli che nel tempo l’Ue si auto imposta. Con una regia a tre punte: Italia e Germania, giustappunto, e Belgio, altro protagonista dell’iniziativa.
A CACCIA DI SOLUZIONI
Al tavolo che andrà alla ricerca di soluzioni, e a cui Roma e Berlino si sono messe a lavoro subito dopo il vertice a Villa Pamphili del 23 gennaio scorso, prenderà parte “chi ci sta”, vale a dire tutti quei paesi, tra i 27, pronti a raccogliere il guanto di sfida per rimettere in piedi un’Europa che arranca. O, ricalcando le parole di Mario Draghi – che il 12 parteciperà al vertice informale assieme a Enrico Letta – un’Europa che «rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata».
Un pericolo che Merz e Meloni sono decisi a non correre, pronti a mettersi al volante di un’Europa che da troppo tempo ha rallentato la sua corsa.
L’iniziativa italo-tedesca, senza dimenticare il contributo belga, ricalca sostanzialmente il tavolo sui migranti promosso da Meloni nel dicembre del 2024 e diventato ormai un appuntamento fisso a margine di ogni summit europeo. In quella sede, con la regia dalla premier italiana assieme alla prima ministra Mette Frederiksen e al leader olandese Dick Schoof, va in scena una sorta di “brainstorming” con altri leader europei per raccogliere soluzioni e idee innovative da mettere in campo per arginare i flussi migratori. È lo stesso registro che ricalcherà il tavolo sulla competitività, muovendo i passi da alcuni punti fermi che Merz e Meloni hanno in mente e che passano dal taglio della burocrazia al mantra del “meno regole” – soprattutto in chiave critica verso il green deal – fino al rafforzamento del mercato unico e dell’industria. A partire dall’automotive, un comparto che sta particolarmente a cuore a Roma e Berlino, due economie che hanno tanti punti in comune, con un tessuto economico composto prevalentemente da piccole e medie imprese.
E LA FRANCIA?
Ma il tavolo che vedrà la sua prima riunione ad Alden Biesen è l’ennesimo indizio che fa una prova. Di una ritrovata sintonia tra Roma e Berlino che sembra gettare ombre sull’asse franco-tedesco, da sempre motore d’Europa ma che negli ultimi tempi, soprattutto dopo l’avvento di Merz al Bundeskanzleramt, sembra a tratti scricchiolare.
L’ultimo incidente di percorso si è consumato sul Mercosur, con Parigi che si è tirata fuori e l’Italia che ha dato disco verde in zona Cesarini, rivelandosi decisiva per sbloccare un accordo impaludato da un quarto di secolo. Ma a indebolire le affinità elettive tra Parigi e Berlino anche i rapporti con gli Usa, con l’Europa sull’ottovolante nella relazione con la Casa Bianca a guida Donald Trump.
Mentre Macron ha assunto una postura più muscolare – vedi la richiesta di ricorrere al “bazooka” europeo per disinnescare l’ultima minaccia dei dazi sull’affaire Groenlandia – sia Merz che Meloni spingono per il dialogo ad oltranza con Washington, nel tentativo di preservare l’asse con gli States mettendolo al riparto dalle intemperanze del tycoon.
L’INCONTRO CON VANCE E RUBIO
Per la premier italiana non veder franare il rapporto tra le due sponde dell’Atlantico resta una priorità assoluta. Ed è in quest’ottica che va inquadrato il nuovo incontro che avrà domani a Milano, in tarda mattinata, con il numero due della Casa Bianca J.D Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, come anticipato domenica scorsa da questo giornale. Una colazione a tre, in una città blindatissima, cogliendo l’occasione della presenza dei due pezzi da novanta dell’amministrazione Usa per l’inaugurazione dei Giochi olimpici Milano-Cortina, con l’attesa cerimonia d’apertura allo stadio Meazza alla presenza di una cinquantina tra capi di Stato e di governo.
Tra questi mancherà Macron, forse complice la crisi di governance del Comitato organizzatore dei Giochi olimpici 2030 sulle alpi francesi, con una serie di dimissioni a catena che ha suscitato le preoccupazioni del Cio. «Assente sì, ma non per questioni di placement…», assicurano intanto da Parigi, smorzando le voci sulla contrarietà di monsieur le President a prendere posto sugli spalti al fianco di Vance, come imposto – per mere questioni di alfabeto – dal rigidissimo cerimoniale.
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