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Salvini archivia Vannacci: «Per noi capitolo chiuso». Il generale: «Il traditore è lui». I timori di FdI sulle “ombre russe”: chi lo finanzia?
Il leader leghista sull’europarlamentare: «Dispiace ma non mi preoccupa, gli abbiamo spalancato la porta di casa».

Nella Sala Salvadori della Camera ci sono talmente tanti giornalisti, che pure Matteo Salvini non riesce a trattenere la battuta: «Non pensavo che ci fosse tutto questo interesse per la giustizia». L’appuntamento, sulla carta, serve a presentare lo slogan per la campagna referendaria del Carroccio, che godrà del sostegno di 130 professori universitari del gruppo “Lettera 150”. Nei fatti, però, è l’occasione per interrogare il segretario leghista all’indomani della fuoriuscita di Roberto Vannacci. Farlo vicesegretario è stato un errore? Il suo nuovo partito ruberà consensi? O, al contrario, entrerà a far parte della coalizione di centrodestra? Tante domande, che il vicepremier liquida con due parole: «Capitolo chiuso». Pur con una certa dose di amarezza per il comportamento dell’ex parà: «Dispiace umanamente, ma non preoccupa. Gli abbiamo spalancato le porte di casa. Il ringraziamento è stato “mi tengo il posto”».
Il botta e risposta
A sentire il “Capitano”, quello con Vannacci è stato un incidente di percorso ormai archiviato («andiamo avanti»), capace addirittura di rafforzare l’appeal del partito di via Bellerio: «Le tessere sono aumentate da ieri ad oggi. La lega c’è ed è più forte». Le accuse di slealtà al generale non vanno giù: «È stato Salvini che ha tradito le promesse», dice a sera Vannacci intercettato da Repubblica nella zona arrivi dell’aeroporto di Bologna. Al quotidiano elenca le promesse tradite dal partito: «Non solo sulle armi all’Ucraina, ma anche sui princìpi di famiglia, e sulla legge Fornero». Un punto, quest’ultimo, su cui il fu vicesegretario del Carroccio si scaglia, con durezza, verso Salvini: «È quello che per anni ha detto che andava demolita e invece china il capo». Nella Lega l’idea di mettere in discussione la leadership di Salvini è fuori discussione: «Ma quale cambio ai vertici, è Vannacci che non c’entrava niente», è il ritornello ripetuto da molti colonnelli leghisti che negano che l’abbandono dell’ex militare abbia prodotto malumori, anzi: «Sotto, sotto – confessa fuor di microfono uno di loro – c’è del sollievo». Questo pure se le interpretazioni sulla scelta di includerlo nel partito continuano a divergere: per Luca Zaia, intervistato da 24Mattino, resta «un errore», per Massimiliano Romeo «una mossa fatta in un momento di difficoltà, che si è rivelata utile alle Europee».
Da via della Scrofa si sta a guardare con una buona dose di cautela. La scelta di Vannacci, in termini assoluti, «non preoccupa»: «Gli italiani ci hanno eletto quando Vannacci non c’era», dice il responsabile Organizzazione Giovanni Donzelli. Quanto al rischio di perdere consensi dagli elettori più a destra, «molti di questi non votano più Fdi dopo le posizioni assunte in politica estera», spiega un meloniano. Il vero dilemma sta nell’eventualità di includere (o meno) la creatura del generale – Futuro nazionale – nel contenitore del centrodestra alle prossime elezioni politiche: «Una questione prematura», la definiscono i più, che pure non chiudono apertamente.
I dubbi di FdI
Andranno verificati alcuni fattori – il posizionamento e i consensi che riuscirà a raccogliere – e andrà fugato un dubbio: «Chi finanzierà il partito del generale?». L’ombra di un sostegno filorusso al generale – noto per le sue posizioni pro-Putin – è il fattore che più impensierisce Fratelli d’Italia, e rende più in bilico l’intesa. Nella Lega, dove pure si giudica «prematura» ogni ipotesi di corsa unitaria, si studiano le contromosse: «Rilancio dei temi più cari come autonomia e federalismo», dice Romeo, e «presidio» dei temi toccati anche dal generale, ma con toni meno propagandistici, puntando sul «buon governo che la Lega sa offrire». L’altra questione toccata dal capogruppo leghista ha a che vedere con la legge elettorale allo studio, di impianto proporzionale: «Ora si dovrebbe aprire una riflessione». L’ipotesi che circola in queste ore è di innalzare la soglia di sbarramento, in funzione anti-Vannacci. Nel frattempo, Futuro nazionale segna l’adesione del primo deputato, l’ex FdI Emanuele Pozzolo. Presto seguirà il leghista Edoardo Ziello, mentre ancora non si esprimono i colleghi Rossano Sasso e Domenico Furgiuele. Non è detto che riescano a formare una vera e propria componente di gruppo misto: oltre al requisito numerico (bisogna essere almeno in tre) devono dimostrare di essere «un partito o movimento politico che, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera ha presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati o candidature nei collegi uninominali». Il capitolo del “Vannacci leghista” è chiuso, il prossimo è ancora tutto da abbozzare.
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