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La Cassazione ha rimesso mano alle condanne dell’inchiesta Maredolce, riaprendo l’ultimo capitolo sul mandamento mafioso di Brancaccio. Un passaggio che impone un nuovo giudizio lasciando a piede libero, almeno per ora, quasi tutti gli imputati per associazione mafiosa.
La sesta sezione penale ha annullato con rinvio a un’altra Corte d’appello: nel mirino sono finiti errori nel calcolo delle pene e nell’applicazione della recidiva. La partita è chiusa solo per Pietro Tagliavia, considerato il capo del clan e figlio di Francesco, finito all’ergastolo per le stragi di via D’Amelio e di via de’ Georgofili a Firenze. Il ricorso della Procura generale contro la condanna a 9 anni e 4 mesi di Tagliavia jr, decisa a gennaio del 2025, è stato infatti dichiarato inammissibile.
Il nuovo processo riguarda cinque imputati e le loro condanne. Dovranno essere ricalcolati i 9 anni e 4 mesi inflitti a Giovanni Vinci, assistito dagli avvocati Antonio Turrisi e Vincenzo Zummo; i 9 anni a Giacomo Teresi, difeso dall’avvocato Raffaele Bonsignore; i 7 anni e 4 mesi a Giovanni Mangano (avvocato Edi Gioè); i 7 anni, 3 mesi e 10 giorni a Antonino Marino (avvocato Antonio Turrisi) e infine gli 8 anni per Giuseppe Di Fatta, rappresentato dall’avvocato Angelo Barone. Il procedimento nasce dal blitz Maredolce, scattato nel luglio del 2017, quando polizia e guardia di finanza misero nel mirino l’assetto del mandamento di Brancaccio e gli affari legati a pizzo, droga e scommesse clandestine.
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