[analyse_image type=”featured” src=”https://www.repstatic.it/content/contenthub/img/2026/02/06/072534893-1df45165-aae1-459d-ab81-4d02c0d252a2.jpg”]
No al racconto autoreferenziale
Per Davide e Matteo Sacchetto di Casa Tallone, nel Roero, il punto di partenza è ribaltare un luogo comune. “I giovani non bevono meno, bevono meglio”, dice Davide Sacchetto. Il nodo non è il prodotto, ma il modo in cui lo si racconta. “Se vuoi coinvolgerli non puoi parlare solo di tannini, esposizioni Nord o Sud e fermentazioni spontanee. Devi parlare di scelte, di persone, del perché uno decide di bere proprio quel vino e di fidarsi di quel vignaiolo. Se succede, c’è sempre un motivo”. È una presa di distanza netta da un racconto tecnico ed autoreferenziale, che privilegia le persone e il territorio rispetto a una narrazione più asettica e pomposa.
Un’impostazione che ritrova anche Emanuela Musabelliu, classe 1993, anima della cantina Hic et Nunc a Vignale Monferrato (Alessandria). “I giovani hanno una curiosità autentica, una voglia sincera di capire e di emozionarsi. Ma il vino non può essere raccontato solo con numeri o tecnicismi: va vissuto”. Per Musabelliu la bottiglia non è mai un oggetto isolato. Contano il contesto, la storia, perfino i piatti che accompagnano il vino. “Una bottiglia da sola non basta. Serve l’atmosfera, serve il racconto. È così che un assaggio diventa un’esperienza che resta”.
Uno sguardo che trova una conferma generazionale nelle parole della giovanissima Eleonora Fenocchio, 22 anni, dell’azienda di famiglia a Monforte: “Non so dire quale sia la ricetta giusta, e non mi considero un’esperta di marketing. Ma credo che alla base di tutto ci siano voglia e passione: quello che trasmetti arriva”. Anche per lei il tempo è un fattore decisivo. “All’inizio il vino è solo una bevanda, ed è normale. Poi, intorno ai ventisei o trent’anni, scatta qualcosa: inizi a voler capire cosa c’è dietro una bottiglia, quanta storia e quanto lavoro”. È lì che il vino smette di essere solo consumo e diventa conoscenza.
Basta guardare al passato
A tirare le fila di questa riflessione è Gianpiero Gerbi, enologo quarantenne, docente e vignaiolo in Valtriversa (Asti), che invita il settore a uno scarto culturale netto.
“Se vogliamo un futuro solido dobbiamo avere il coraggio di guardare avanti e di innovare, senza paura di cambiare. Continuare a replicare il passato è impossibile: il passato era un altro Piemonte. Un’altra Italia”. Un altro sistema, un altro pubblico, un altro modo di consumare. “I consumatori che avranno passione per il vino tra cinque o dieci anni non saranno quelli degli anni Novanta o dei Duemila. Saranno persone diverse, con abitudini diverse. E noi dobbiamo andare avanti insieme a loro”.
Per Gerbi la parola chiave è cultura, ma non come etichetta vuota. “Oggi il vino viene spesso definito un prodotto culturale, ma troppo spesso resta un mezzo debole per parlare davvero di cultura. Invece deve essere il centro. Chi fa vino deve avere qualcosa da dire, un messaggio profondo”. In Piemonte, sostiene, i valori non mancano, ma vanno coltivati, accresciuti, rimessi in circolo. “Il futuro passa dal tornare a usare il vino come strumento vivo di cultura, non come ripetizione di ciò che è già stato”.
I giovani oggi hanno più scelta
Dal versante dell’esperienza, Roberta Ceretto, produttrice nelle Langhe di una delle famiglie storiche più importanti del territorio, invita a leggere i cambiamenti senza semplificazioni. “Non credo che i giovani bevano di meno. Hanno più alternative”. La sua generazione vedeva il vino come un traguardo dell’età adulta; oggi contano di più benessere e moderazione. “E soprattutto il vino non è più solo: cocktail e mixology competono direttamente con il bicchiere a tavola – dice l’imprenditrice – Per questo dobbiamo ripensare il racconto, renderlo più semplice e più vero. Il vino non è solo un prodotto estetico o alcolico: è parte di un retaggio culturale profondo”.
In filigrana, tra generazioni diverse, emerge una linea comune: non inseguire i giovani, ma parlare la loro lingua. Non difendere il passato, ma dargli senso nel presente raccontandolo con passione, visione e soprattutto con un linguaggio semplice e vero.
[analyse_source url=”https://www.lastampa.it/il-gusto/2026/02/06/news/vino_la_parola_ai_giovani_non_e_vero_che_non_beviamo_ora_si_deve_ripartire_da_cultura_e_valori-425142062/”]