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Pranzo veloce e scelta tattica: un light lunch riservato, poco tempo a disposizione in un’agenda fittissima e nel piatto non c’è il prevedibile risotto giallo, ma una zuppa di legumi che arriva da lontano e che ha fatto la storia de Il Luogo in via Montecuccoli, dall’apertura come trattoria toscana fino alla conquista delle due stelle Michelin. Negrini e Pisani vengono contattati dal cerimoniale, la richiesta è appunto di non preparare, se possibile, quel risotto che il presidente mangerà in tanti altri momenti. Meglio, allora, portare a tavola qualcosa che racconti una storia diversa e che parla una lingua contadina: verdure di stagione, legumi (fagioli di Sorana, ceci) e farro della Garfagnana. Mattarella si ferma lì. Chiede, ascolta, commenta. “Una grandissima emozione raccontare a Mattarella la nascita della zuppa etrusca che risale a sessant’anni fa, inventata appunto da Aimo Moroni”, dice lo chef Negrini.
Poi arriva in tavola il dentice e, in chiusura, l’omaggio a Milano entra di lato, al momento del dessert: una torta di riso, zafferano e cioccolato, “una dedica alla città” travestita da dessert. Semplice, leggibile, senza sovrastrutture. Un finale coerente con il tono dell’incontro.
Altro clima quello di sabato sera in Pinacoteca, quando Negrini e Pisani hanno cucinato per l’Executive Board del Comitato olimpico internazionale, ospiti di Regione Lombardia. Una cena istituzionale, certo, ma pensata per far passare Milano – e la sua cucina – in modo diretto. Minestrone, risotto alla milanese, cotoletta: i classici, filtrati dal linguaggio di Aimo e Nadia, senza travestimenti inutili.
Il colpo di scena arriva alla fine: a tavola c’è anche il sindaco Giuseppe Sala, e davanti agli ospiti internazionali compare un panino dolce, versione sweet del pane simbolo della città: “È simile a una tropézienne, farcita con caramello salato, ananas marinato al pepe e una crema di latte e vaniglia che ricorda un po’ la crema chantilly”, spiega Negrini. È Sala a darle un nome, lì per lì: “funny michetta”. Una battuta che suona come un battesimo e vale mille lezioni di marketing. Nei prossimi giorni, i fornelli restano accesi: star internazionali e della politica sederanno alle tavole più note, accanto a un mondo più complesso che rappresenta un’occasione unica per la regione e la sua cucina. Negrini ne è convinto: “Questi riflettori saranno un faro enorme sulla gastronomia lombarda. Se ne è sempre parlato, certo, ma non così. Pensiamo alla Valtellina: pizzoccheri, bresaola, Casera, Bitto. Non ho mai visto così tanta attenzione concentrata su un territorio che, in realtà, è ancora tutto da scoprire”.
I numeri sono enormi anche per la stessa ristorazione olimpica che, tra villaggi e siti di gara, dal 6 al 22 febbraio, sfornerà oltre 164 mila pasti al giorno per atleti, spettatori e tutto quanto ruota al mondo di Milano Cortina 2026: moltiplicati per i diciassette giorni dei giochi a cinque cerchi, ci si avvicinerà facilmente al muro dei tre milioni di pasti.
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