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Crans Montana, i genitori delle vittime contro Jessica Moretti: «Creatrice seriale di bugie, non ha usato l’estintore». Lei: non sono fuggita
Moretti replica alle accuse: «Io scappata con la cassa del locale? Tutto falso». L’ira del padre di Manfredi: «Non ha usato l’estintore e ha incolpato i dipendenti»

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Il momento del contrattacco. Seduta al tavolino di un bar, davanti a telecamere e taccuini, Jessica Moretti prova a fornire una propria versione dei fatti, respingendo con decisione ogni accusa che le viene rivolta. In particolare quella che negli ultimi giorni ha fatto più rumore: l’ipotesi che sia fuggita dal locale con la cassa mentre il suo bar, il “Le Constellation” di Crans-Montana, si trasformava in un rogo mortale costato la vita a 41 persone.
Un’accusa che Moretti definisce falsa e costruita su voci incontrollate. «Sono state dette tante bugie, troppe. Tra queste che io sarei scappata con la cassa. È falso. Non sono mai scappata. E non scappo nemmeno ora, perché voglio la verità», ha dichiarato nell’intervista, rivendicando la propria presenza e la volontà di chiarire quanto accaduto quella notte.
La linea
Ma la sua linea difensiva si scontra frontalmente con la reazione dei familiari delle vittime, che non arretrano di fronte alle sue parole. A replicare è Umberto Marcucci, padre di Manfredi, il sedicenne romano rimasto gravemente ferito e ancora ricoverato al Niguarda di Milano per le ustioni e le conseguenze dell’incendio divampato nella notte di Capodanno. La sua risposta è durissima: «Stiamo parlando di una “Schettino” che ha abbandonato la propria nave per prima». Il riferimento all’ex comandante della Costa Concordia rappresenta una presa di posizione netta e senza mediazioni. E fotografa lo scarto tra il racconto di Moretti e la percezione dei familiari di chi quella notte ha perso amici, figli e compagni. Una frattura che appare difficilmente sanabile. Eppure Jessica Moretti si dice convinta delle proprie ragioni, al punto da dichiarare piena fiducia nel lavoro degli investigatori, sostenendo che solo l’inchiesta potrà accertare la verità, anche nell’interesse delle famiglie colpite dal disastro.
La replica
Sono però proprio i parenti delle vittime a rilanciare con parole ancora più pesanti. «È una creatrice seriale di bugie che ne è uscita senza un graffio, l’unica che sapeva dove fosse l’estintore e non l’ha utilizzato e che negli interrogatori ha accusato i propri dipendenti», affermano, allargando il fronte delle responsabilità contestate. Il riferimento è alla posizione della cameriera Cyane, la ragazza che nei primi video circolati dopo l’incendio si vedeva muoversi nel locale con un casco in testa e in mano le candele scintillanti attaccate alle bottiglie. Sarebbe stata proprio lei, poi deceduta, ad innescare inavvertitamente il rogo partito dalla schiuma fonoassorbente.
Il contrattacco dei Moretti, però, sembra solo all’inizio e non è escluso che ci siano altre prese di posizione pubbliche nelle prossime settimane. Tra l’inchiesta penale, le cause civili connesse e il lungo percorso di cura dei feriti, la strada per arrivare a una verità condivisa sul rogo svizzero appare ancora lunga e complessa. Intanto, all’ospedale Niguarda restano ricoverati sette feriti: uno solo, Esposito, è ancora in rianimazione, mentre gli altri sei sono seguiti dal centro grandi ustionati. A breve torneranno a essere otto, perché anche Riva sta per essere trasferito nuovamente al Niguarda. Era stato portato d’urgenza al Policlinico per essere sottoposto a circolazione extracorporea (Ecmo), ma le fonti interne al nosocomio confermano un netto miglioramento del quadro clinico. Nei prossimi giorni verrà quindi riportato al Niguarda per proseguire le cure necessarie alla pelle gravemente danneggiata dalle fiamme dell’incendio di Capodanno.
Crans Montana, i genitori delle vittime contro Jessica Moretti: «Creatrice seriale di bugie, non ha usato l’estintore». Lei: non sono fuggita
Moretti replica alle accuse: «Io scappata con la cassa del locale? Tutto falso». L’ira del padre di Manfredi: «Non ha usato l’estintore e ha incolpato i dipendenti»

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Il momento del contrattacco. Seduta al tavolino di un bar, davanti a telecamere e taccuini, Jessica Moretti prova a fornire una propria versione dei fatti, respingendo con decisione ogni accusa che le viene rivolta. In particolare quella che negli ultimi giorni ha fatto più rumore: l’ipotesi che sia fuggita dal locale con la cassa mentre il suo bar, il “Le Constellation” di Crans-Montana, si trasformava in un rogo mortale costato la vita a 41 persone.
Un’accusa che Moretti definisce falsa e costruita su voci incontrollate. «Sono state dette tante bugie, troppe. Tra queste che io sarei scappata con la cassa. È falso. Non sono mai scappata. E non scappo nemmeno ora, perché voglio la verità», ha dichiarato nell’intervista, rivendicando la propria presenza e la volontà di chiarire quanto accaduto quella notte.
La linea
Ma la sua linea difensiva si scontra frontalmente con la reazione dei familiari delle vittime, che non arretrano di fronte alle sue parole. A replicare è Umberto Marcucci, padre di Manfredi, il sedicenne romano rimasto gravemente ferito e ancora ricoverato al Niguarda di Milano per le ustioni e le conseguenze dell’incendio divampato nella notte di Capodanno. La sua risposta è durissima: «Stiamo parlando di una “Schettino” che ha abbandonato la propria nave per prima». Il riferimento all’ex comandante della Costa Concordia rappresenta una presa di posizione netta e senza mediazioni. E fotografa lo scarto tra il racconto di Moretti e la percezione dei familiari di chi quella notte ha perso amici, figli e compagni. Una frattura che appare difficilmente sanabile. Eppure Jessica Moretti si dice convinta delle proprie ragioni, al punto da dichiarare piena fiducia nel lavoro degli investigatori, sostenendo che solo l’inchiesta potrà accertare la verità, anche nell’interesse delle famiglie colpite dal disastro.
La replica
Sono però proprio i parenti delle vittime a rilanciare con parole ancora più pesanti. «È una creatrice seriale di bugie che ne è uscita senza un graffio, l’unica che sapeva dove fosse l’estintore e non l’ha utilizzato e che negli interrogatori ha accusato i propri dipendenti», affermano, allargando il fronte delle responsabilità contestate. Il riferimento è alla posizione della cameriera Cyane, la ragazza che nei primi video circolati dopo l’incendio si vedeva muoversi nel locale con un casco in testa e in mano le candele scintillanti attaccate alle bottiglie. Sarebbe stata proprio lei, poi deceduta, ad innescare inavvertitamente il rogo partito dalla schiuma fonoassorbente.
Il contrattacco dei Moretti, però, sembra solo all’inizio e non è escluso che ci siano altre prese di posizione pubbliche nelle prossime settimane. Tra l’inchiesta penale, le cause civili connesse e il lungo percorso di cura dei feriti, la strada per arrivare a una verità condivisa sul rogo svizzero appare ancora lunga e complessa. Intanto, all’ospedale Niguarda restano ricoverati sette feriti: uno solo, Esposito, è ancora in rianimazione, mentre gli altri sei sono seguiti dal centro grandi ustionati. A breve torneranno a essere otto, perché anche Riva sta per essere trasferito nuovamente al Niguarda. Era stato portato d’urgenza al Policlinico per essere sottoposto a circolazione extracorporea (Ecmo), ma le fonti interne al nosocomio confermano un netto miglioramento del quadro clinico. Nei prossimi giorni verrà quindi riportato al Niguarda per proseguire le cure necessarie alla pelle gravemente danneggiata dalle fiamme dell’incendio di Capodanno.
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