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Crans-Montana, i pm di Roma convocati a Berna: prima vittoria dell’Italia. Ma gli atti non sono ancora arrivati nella Capitale
Fissata per il 19 febbraio la riunione tecnica tra gli inquirenti

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07:08
È stata fissata una data per l’incontro: l’Ufficio federale di giustizia svizzero ha invitato la Procura di Roma ad una riunione tecnica nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana. Il 19 febbraio i magistrati romani saranno ufficialmente ricevuti a Berna da quelli del Ministero pubblico del Canton Vallese. Sarà il primo passo per la collaborazione: ci sarà uno scambio di informazioni sullo stato dei rispettivi procedimenti penali, verranno coordinate le misure investigative e verrà discussa la questione della costituzione di squadre investigative comuni. Si parlerà anche della possibilità di coinvolgere Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale.
Intanto, in attesa del 19 febbraio, i magistrati di piazzale Clodio hanno delegato gli agenti della Squadra Mobile ad ascoltare i feriti italiani, circa una dozzina, che sono stati ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, appena le loro condizioni lo consentiranno. Gli inquirenti stanno anche acquisendo la documentazione clinica delle vittime.
Il procedimento
Il procedimento avviato a Roma è coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Giovanni Conzo e dal pubblico ministero Stefano Opilio. Nel fascicolo si procede per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose aggravate. Le iscrizioni nel registro degli indagati verranno formalizzate appena le autorità svizzere invieranno gli atti richiesti con la rogatoria trasmessa il 13 gennaio scorso.
Nell’atto i magistrati romani hanno chiesto l’accesso ai verbali degli interrogatori degli indagati, alle audizioni dei testimoni, ma anche alla documentazione relativa alle autorizzazioni ricevute dal Comune, alle carte sul mancato rispetto della normativa sulla sicurezza, ai risultati di sopralluoghi e ispezioni, effettuate – o mai svolte – prima e dopo il rogo. Carte che non sono ancora arrivate in Italia.
«La procedura è quella usuale e seguirà il suo corso. L’invio dei documenti non è bloccato, ma sarà oggetto di ulteriori fasi che rispetteranno le norme in materia di assistenza internazionale in ambito penale», ha detto la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud.
La convenzione
A regolare la collaborazione tra Italia e Svizzera in materia di assistenza penale, è un accordo che completa una Convenzione europea del 1959. Prevede «indagini congiunte tra le autorità italiane e svizzere, l’uso di videoconferenze, e la gestione di rogatorie per la raccolta di prove». Nell’ambito di fatti oggetto di procedimenti in ciascuno dei due Stati, le autorità giudiziarie, «eventualmente accompagnate da organi di polizia, possono, previa informazione al ministero di Giustizia e all’Ufficio federale di polizia, operare congiuntamente in seno a gruppi d’indagine comuni». Si tratta di uno degli obiettivi dei magistrati romani.
La convocazione a Berna dei pm italiani arriva dopo che la tragedia di Capodanno si è trasformata anche in una crisi diplomatica tra Italia e Svizzera.
La crisi
Nei giorni scorsi Palazzo Chigi, con una lettera firmata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha ribadito che l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato nella Capitale, tornerà a Berna solo dopo la costituzione della «squadra investigativa comune» per fare luce sul dramma.
Il 24 gennaio, con un precedente comunicato, il governo aveva preso una durissima posizione contro la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, titolare, insieme alla moglie Jessica, del bar Le Constellation, dove la notte di Capodanno sono morte 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite. Una decisione presa, secondo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «nonostante l’estrema gravità del reato di cui Moretti è sospettato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico».
Nei giorni precedenti la procuratrice Pilloud aveva incontrato più volte l’ambasciatore italiano, rassicurandolo sul fatto che le indagini sarebbero state meticolose. L’ultima richiesta d’incontro del diplomatico, fatta prima del rientro in Italia, è però stata respinta.
Crans-Montana, i pm di Roma convocati a Berna: prima vittoria dell’Italia. Ma gli atti non sono ancora arrivati nella Capitale
Fissata per il 19 febbraio la riunione tecnica tra gli inquirenti

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È stata fissata una data per l’incontro: l’Ufficio federale di giustizia svizzero ha invitato la Procura di Roma ad una riunione tecnica nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana. Il 19 febbraio i magistrati romani saranno ufficialmente ricevuti a Berna da quelli del Ministero pubblico del Canton Vallese. Sarà il primo passo per la collaborazione: ci sarà uno scambio di informazioni sullo stato dei rispettivi procedimenti penali, verranno coordinate le misure investigative e verrà discussa la questione della costituzione di squadre investigative comuni. Si parlerà anche della possibilità di coinvolgere Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale.
Intanto, in attesa del 19 febbraio, i magistrati di piazzale Clodio hanno delegato gli agenti della Squadra Mobile ad ascoltare i feriti italiani, circa una dozzina, che sono stati ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, appena le loro condizioni lo consentiranno. Gli inquirenti stanno anche acquisendo la documentazione clinica delle vittime.
Il procedimento
Il procedimento avviato a Roma è coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Giovanni Conzo e dal pubblico ministero Stefano Opilio. Nel fascicolo si procede per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose aggravate. Le iscrizioni nel registro degli indagati verranno formalizzate appena le autorità svizzere invieranno gli atti richiesti con la rogatoria trasmessa il 13 gennaio scorso.
Nell’atto i magistrati romani hanno chiesto l’accesso ai verbali degli interrogatori degli indagati, alle audizioni dei testimoni, ma anche alla documentazione relativa alle autorizzazioni ricevute dal Comune, alle carte sul mancato rispetto della normativa sulla sicurezza, ai risultati di sopralluoghi e ispezioni, effettuate – o mai svolte – prima e dopo il rogo. Carte che non sono ancora arrivate in Italia.
«La procedura è quella usuale e seguirà il suo corso. L’invio dei documenti non è bloccato, ma sarà oggetto di ulteriori fasi che rispetteranno le norme in materia di assistenza internazionale in ambito penale», ha detto la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud.
La convenzione
A regolare la collaborazione tra Italia e Svizzera in materia di assistenza penale, è un accordo che completa una Convenzione europea del 1959. Prevede «indagini congiunte tra le autorità italiane e svizzere, l’uso di videoconferenze, e la gestione di rogatorie per la raccolta di prove». Nell’ambito di fatti oggetto di procedimenti in ciascuno dei due Stati, le autorità giudiziarie, «eventualmente accompagnate da organi di polizia, possono, previa informazione al ministero di Giustizia e all’Ufficio federale di polizia, operare congiuntamente in seno a gruppi d’indagine comuni». Si tratta di uno degli obiettivi dei magistrati romani.
La convocazione a Berna dei pm italiani arriva dopo che la tragedia di Capodanno si è trasformata anche in una crisi diplomatica tra Italia e Svizzera.
La crisi
Nei giorni scorsi Palazzo Chigi, con una lettera firmata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha ribadito che l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato nella Capitale, tornerà a Berna solo dopo la costituzione della «squadra investigativa comune» per fare luce sul dramma.
Il 24 gennaio, con un precedente comunicato, il governo aveva preso una durissima posizione contro la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, titolare, insieme alla moglie Jessica, del bar Le Constellation, dove la notte di Capodanno sono morte 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite. Una decisione presa, secondo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «nonostante l’estrema gravità del reato di cui Moretti è sospettato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico».
Nei giorni precedenti la procuratrice Pilloud aveva incontrato più volte l’ambasciatore italiano, rassicurandolo sul fatto che le indagini sarebbero state meticolose. L’ultima richiesta d’incontro del diplomatico, fatta prima del rientro in Italia, è però stata respinta.
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