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Crans Montana, Alexis Bollag morto dopo un mese dal rogo: aveva 18 anni. Chi era la giovane promessa del basket
Giocava a basket nelle giovanili del Pully Lausanne, club professionistico iscritto alla Swiss Basketball League.

È morto a distanza di un mese dall’incendio che ha devastato il bar Constellation di Crans-Montana. Aveva 18 anni è con la morte di questo giovane ragazzo svizzero, ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale di Zurigo, sale a 41 il numero delle vittime che hanno perso la vita nella strage di Capodanno.
Chi era Alexis
La conferma ufficiale è arrivata dal Canton Vallese: il ragazzo è deceduto sabato scorso. Alexis Bollag, originario di Lutry, in Svizzera, giocava a basket nelle giovanili del Pully Lausanne, club professionistico iscritto alla Swiss Basketball League.
Le indagini
Domenica è arrivato il messaggio del Papa in occasione della messa di trigesimo, parole di conforto rivolte ai familiari delle vittime, colpiti – come ha sottolineato il Pontefice – non solo dalla sofferenza, ma anche da un senso di incomprensione e abbandono.
Un riferimento che riecheggia le polemiche sollevate dai parenti, in particolare di quelli delle sei vittime italiane, per la scarcerazione del gestore del locale, Jacques Moretti, avvenuta dopo il pagamento della cauzione, e per un percorso giudiziario percepito come lento e accidentato.
Sul fronte delle indagini, la morte della 41ª vittima arriva in una fase ancora delicata. La collaborazione giudiziaria tra Svizzera e Italia, ritenuta decisiva per fare piena luce sulla strage, procede ma con evidenti complessità. Solo nei giorni scorsi la Procura vallesana ha dato il via libera all’assistenza giudiziaria richiesta dai magistrati di Roma, che hanno aperto un fascicolo per disastro colposo. Il 19 febbraio è previsto un incontro tra inquirenti.
L’iter resta tuttavia articolato: gli inquirenti italiani attendono la trasmissione completa degli atti istruttori svizzeri – dai verbali degli interrogatori alla documentazione sulle autorizzazioni comunali e sulle presunte violazioni delle norme di sicurezza – prima di poter imprimere un’accelerazione all’inchiesta. Al momento, il procedimento italiano è ancora contro ignoti. Anche sul piano operativo emergono difficoltà. Non è stato ancora definito l’invio di un team investigativo italiano sul posto, né la creazione di una squadra investigativa comune internazionale, passaggio ritenuto fondamentale per un’indagine realmente congiunta e per la raccolta diretta delle prove.
Intanto, tra gli elementi che potrebbero entrare agli atti figurano le 171 chiamate ai servizi di emergenza svizzeri nelle ore successive all’incendio: voci concitate, richieste di aiuto, la percezione iniziale di un intervento ordinario che si trasforma, minuto dopo minuto, nella consapevolezza di una catastrofe.
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La conferma ufficiale è arrivata dal Canton Vallese: il ragazzo è deceduto sabato scorso. Alexis Bollag, originario di Lutry, in Svizzera, giocava a basket nelle giovanili del Pully Lausanne, club professionistico iscritto alla Swiss Basketball League.
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Domenica è arrivato il messaggio del Papa in occasione della messa di trigesimo, parole di conforto rivolte ai familiari delle vittime, colpiti – come ha sottolineato il Pontefice – non solo dalla sofferenza, ma anche da un senso di incomprensione e abbandono.
Un riferimento che riecheggia le polemiche sollevate dai parenti, in particolare di quelli delle sei vittime italiane, per la scarcerazione del gestore del locale, Jacques Moretti, avvenuta dopo il pagamento della cauzione, e per un percorso giudiziario percepito come lento e accidentato.
Sul fronte delle indagini, la morte della 41ª vittima arriva in una fase ancora delicata. La collaborazione giudiziaria tra Svizzera e Italia, ritenuta decisiva per fare piena luce sulla strage, procede ma con evidenti complessità. Solo nei giorni scorsi la Procura vallesana ha dato il via libera all’assistenza giudiziaria richiesta dai magistrati di Roma, che hanno aperto un fascicolo per disastro colposo. Il 19 febbraio è previsto un incontro tra inquirenti.
L’iter resta tuttavia articolato: gli inquirenti italiani attendono la trasmissione completa degli atti istruttori svizzeri – dai verbali degli interrogatori alla documentazione sulle autorizzazioni comunali e sulle presunte violazioni delle norme di sicurezza – prima di poter imprimere un’accelerazione all’inchiesta. Al momento, il procedimento italiano è ancora contro ignoti. Anche sul piano operativo emergono difficoltà. Non è stato ancora definito l’invio di un team investigativo italiano sul posto, né la creazione di una squadra investigativa comune internazionale, passaggio ritenuto fondamentale per un’indagine realmente congiunta e per la raccolta diretta delle prove.
Intanto, tra gli elementi che potrebbero entrare agli atti figurano le 171 chiamate ai servizi di emergenza svizzeri nelle ore successive all’incendio: voci concitate, richieste di aiuto, la percezione iniziale di un intervento ordinario che si trasforma, minuto dopo minuto, nella consapevolezza di una catastrofe.
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