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Iran, Stati Uniti «pronti a negoziare un accordo». Possibile incontro questa settimana in Turchia
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2 febbraio, 07:23
Incontro con Usa possibile questa settimana in Turchia
Un incontro tra Stati Uniti e Iran potrebbe avvenire questa settimana in Turchia. Lo ha confermato ad Axios una fonte americana, dopo che due fonti della regione hanno rivelato che Turchia, Egitto e Qatar stanno lavorando ad un incontro ad Ankara tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e funzionari di Teheran, dopo che gli Stati Uniti si sono detti aperti alla possibilità di una riunione per negoziare un accordo.
Co-sceneggiatore Panahi arrestato a Teheran. «Aveva firmato critiche a Khamenei»
Il co sceneggiatore del film di Jafar Panahi «Un semplice incidente», Palma d’oro a Cannes lo scorso anno, Mehdi Mahmoudian, è stato arrestato a Teheran dopo aver firmato una dichiarazione di condanna delle azioni del leader supremo Ali Khamenei, vale a dire per aver autorizzato la violenza repressione delle proteste contro il regime, quindi «l’uccisione di massa e sistematica di civili». Secondo quanto ha reso noto Neon, il distributore americano del film, Mahmoudian è stato arrestato con altri due firmatari dell’appello, Vida Rabbani e Abdullah Momeni. Sono in totale 17 i firmatari, fra loro c’è anche Panahi, che si trova fuori dal Paese per la promozione del film, e Mohammad Rasoulof, il regista del film dello scorso anno, «Il seme del fico sacro» che vive in esilio in Germania. Ha firmato anche la Nobel per la pace Narges Mohammadi e Nasrin Sotoudeh, vincitrice del Premio Sakharov.
Usa all’Iran: «Pronti a un incontro e a negoziare un accordo»
Gli Stati Uniti hanno detto all’Iran «tramite canali multipli» di essere pronti a un incontro per negoziare un accordo. Lo riporta Axios citando un funzionario americano. La Turchia, l’Egitto e il Qatar stanno lavorano a un incontro fra l’inviato Steve Witkoff e alti funzionari iraniani ad Ankara alla fine della prossima settimana. Un funzionario della Casa Bianca ha ribadito che Trump non ha ancora preso una soluzione definitiva sull’Iran e resta aperto a una soluzione diplomatica.
Trump: «Speriamo in accordo o scopriremo se ha ragione Khamenei»
«Speriamo di raggiungere un accordo. Se non ci riusciremo, scopriremo se aveva ragione o meno». Donald Trump ha risposto così ai giornalisti a Mar-a-Lago che gli chiedevano un commento sulle dichiarazioni dell’ayatollah Ali Khamenei, secondo cui un attacco americano all’Iran provocherebbe una guerra regionale. «Abbiamo lì – ha avvertito ancora il presidente americano in un riferimento al dispositivo militare dispiegato nel Golfo – le navi più grandi e potenti».
Il giovane simbolo della protesta in Iran Erfan Soltani liberato su cauzione
Il manifestante simbolo delle proteste delle scorse settimane in Iran Erfan Soltani è stato rilasciato su cauzione: lo fa sapere l’avvocato. Il 26 enne era stato arrestato l’8 gennaio e subito condannato a morte con l’accusa di propaganda contro lo Stato. Soltani è stato rilasciato su cauzione, ha dichiarato il suo avvocato, dopo che gli Stati Uniti avevano messo in guardia sull’uccisione sebbene Teheran avesse negato la sua condanna a morte. Il 26enne “è stato rilasciato ieri e gli sono stati restituiti tutti i suoi beni, compreso il cellulare», ha dichiarato l’avvocato Amir Mousakhani, aggiungendo che per il suo rilascio è stata pagata una cauzione di «due miliardi di toman» (poco più di 10.000 euro).
Teheran pubblica l’elenco di 2.986 persone uccise nelle proteste
L’ufficio presidenziale dell’Iran ha pubblicato oggi sui media statali un elenco di 2.986 persone uccise nelle proteste, con il loro nome, cognome, nome del padre e parte del loro codice nazionale. «La pubblicazione dell’elenco, fornito dalla Polizia Scientifica dello Stato, è avvenuta su ordine del presidente Masoud Pezeshkian, in base ai principi di trasparenza, responsabilità e rendicontazione», ha dichiarato domenica l’ufficio, citato dall’Irna.
Khamenei: «Un attacco Usa porterà a una guerra regionale»
La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha lanciato l’allarme su una «guerra regionale» in caso di attacco da parte degli Usa. «Gli Stati Uniti devono essere consapevoli che qualsiasi attacco contro l’Iran porterà sicuramente a una guerra nella regione», ha affermato.
Khamenei: «Gli Usa vogliono divorarci, glielo impediremo»
«Qual è il problema tra Stati Uniti e Iran? Che gli Stati Uniti vogliono divorare l’Iran, la nazione iraniana e la Repubblica islamica glielo impediscono». Così su X l’ayatollah Ali Khamenei ha sintetizzato lo scontro tra Washington e Teheran, che «resiste e continuerà a resistere e, a Dio piacendo, porrà fine ai danni e alle molestie degli Stati Uniti». «Per oltre 30 anni – accusa ancora la guida spirituale iraniana – gli americani sono stati presenti in Iran. Le risorse, il petrolio, la politica e la sicurezza dell’Iran erano nelle loro mani. Tutto era nelle loro mani. Ora che la loro presa è stata spezzata, stanno cercando di trovare un modo per tornare». Ma, assicura Khamenei, «la nazione iraniana resiste fermamente, impedendo» agli Stati Uniti di «prendere il controllo di questo Paese proprio come lo controllavano prima».
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Gli Stati Uniti sono pronti a un incontro per negoziare un accordo con l’Iran. Il messaggio è stato inviato «tramite canali multipli» da Washington a Teheran e, secondo Axios, Turchia, Egitto e Qatar lavorano ad un colloquio fra l’inviato Steve Witkoff e alti funzionari iraniani ad Ankara già alla fine della prossima settimana. I primi segnali della trattativa in corso per evitare l’escalation sono già arrivati: Teheran ha smentito le esercitazioni militari nello strategico stretto di Hormuz annunciate ieri dalla Tv di stato e, soprattutto, il giovane simbolo delle proteste, Erfan Soltani, è stato rilasciato. Soltani, 26 anni, era stato arrestato l’8 gennaio. Inizialmente ne era stata annunciata la condanna a morte per propaganda contro lo Stato, poi ritrattata dalle autorità iraniane. Gli Usa avevano più volte messo in guardia Teheran rispetto ad una sua esecuzione, minacciando di attaccare se fossero stati giustiziati i dimostranti. Dopo l’incertezza sulla sua sorte, l’ong Hengaw aveva ottenuto rassicurazioni che fosse vivo. Oggi la buona notizia: come annunciato dal suo avvocato Amir Mousakhani, Erfan è stato rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di «due miliardi di toman» (poco più di 10.000 euro).
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Incontro con Usa possibile questa settimana in Turchia
Un incontro tra Stati Uniti e Iran potrebbe avvenire questa settimana in Turchia. Lo ha confermato ad Axios una fonte americana, dopo che due fonti della regione hanno rivelato che Turchia, Egitto e Qatar stanno lavorando ad un incontro ad Ankara tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e funzionari di Teheran, dopo che gli Stati Uniti si sono detti aperti alla possibilità di una riunione per negoziare un accordo.
Co-sceneggiatore Panahi arrestato a Teheran. «Aveva firmato critiche a Khamenei»
Il co sceneggiatore del film di Jafar Panahi «Un semplice incidente», Palma d’oro a Cannes lo scorso anno, Mehdi Mahmoudian, è stato arrestato a Teheran dopo aver firmato una dichiarazione di condanna delle azioni del leader supremo Ali Khamenei, vale a dire per aver autorizzato la violenza repressione delle proteste contro il regime, quindi «l’uccisione di massa e sistematica di civili». Secondo quanto ha reso noto Neon, il distributore americano del film, Mahmoudian è stato arrestato con altri due firmatari dell’appello, Vida Rabbani e Abdullah Momeni. Sono in totale 17 i firmatari, fra loro c’è anche Panahi, che si trova fuori dal Paese per la promozione del film, e Mohammad Rasoulof, il regista del film dello scorso anno, «Il seme del fico sacro» che vive in esilio in Germania. Ha firmato anche la Nobel per la pace Narges Mohammadi e Nasrin Sotoudeh, vincitrice del Premio Sakharov.
Usa all’Iran: «Pronti a un incontro e a negoziare un accordo»
Gli Stati Uniti hanno detto all’Iran «tramite canali multipli» di essere pronti a un incontro per negoziare un accordo. Lo riporta Axios citando un funzionario americano. La Turchia, l’Egitto e il Qatar stanno lavorano a un incontro fra l’inviato Steve Witkoff e alti funzionari iraniani ad Ankara alla fine della prossima settimana. Un funzionario della Casa Bianca ha ribadito che Trump non ha ancora preso una soluzione definitiva sull’Iran e resta aperto a una soluzione diplomatica.
Trump: «Speriamo in accordo o scopriremo se ha ragione Khamenei»
«Speriamo di raggiungere un accordo. Se non ci riusciremo, scopriremo se aveva ragione o meno». Donald Trump ha risposto così ai giornalisti a Mar-a-Lago che gli chiedevano un commento sulle dichiarazioni dell’ayatollah Ali Khamenei, secondo cui un attacco americano all’Iran provocherebbe una guerra regionale. «Abbiamo lì – ha avvertito ancora il presidente americano in un riferimento al dispositivo militare dispiegato nel Golfo – le navi più grandi e potenti».
Il giovane simbolo della protesta in Iran Erfan Soltani liberato su cauzione
Il manifestante simbolo delle proteste delle scorse settimane in Iran Erfan Soltani è stato rilasciato su cauzione: lo fa sapere l’avvocato. Il 26 enne era stato arrestato l’8 gennaio e subito condannato a morte con l’accusa di propaganda contro lo Stato. Soltani è stato rilasciato su cauzione, ha dichiarato il suo avvocato, dopo che gli Stati Uniti avevano messo in guardia sull’uccisione sebbene Teheran avesse negato la sua condanna a morte. Il 26enne “è stato rilasciato ieri e gli sono stati restituiti tutti i suoi beni, compreso il cellulare», ha dichiarato l’avvocato Amir Mousakhani, aggiungendo che per il suo rilascio è stata pagata una cauzione di «due miliardi di toman» (poco più di 10.000 euro).
Teheran pubblica l’elenco di 2.986 persone uccise nelle proteste
L’ufficio presidenziale dell’Iran ha pubblicato oggi sui media statali un elenco di 2.986 persone uccise nelle proteste, con il loro nome, cognome, nome del padre e parte del loro codice nazionale. «La pubblicazione dell’elenco, fornito dalla Polizia Scientifica dello Stato, è avvenuta su ordine del presidente Masoud Pezeshkian, in base ai principi di trasparenza, responsabilità e rendicontazione», ha dichiarato domenica l’ufficio, citato dall’Irna.
Khamenei: «Un attacco Usa porterà a una guerra regionale»
La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha lanciato l’allarme su una «guerra regionale» in caso di attacco da parte degli Usa. «Gli Stati Uniti devono essere consapevoli che qualsiasi attacco contro l’Iran porterà sicuramente a una guerra nella regione», ha affermato.
Khamenei: «Gli Usa vogliono divorarci, glielo impediremo»
«Qual è il problema tra Stati Uniti e Iran? Che gli Stati Uniti vogliono divorare l’Iran, la nazione iraniana e la Repubblica islamica glielo impediscono». Così su X l’ayatollah Ali Khamenei ha sintetizzato lo scontro tra Washington e Teheran, che «resiste e continuerà a resistere e, a Dio piacendo, porrà fine ai danni e alle molestie degli Stati Uniti». «Per oltre 30 anni – accusa ancora la guida spirituale iraniana – gli americani sono stati presenti in Iran. Le risorse, il petrolio, la politica e la sicurezza dell’Iran erano nelle loro mani. Tutto era nelle loro mani. Ora che la loro presa è stata spezzata, stanno cercando di trovare un modo per tornare». Ma, assicura Khamenei, «la nazione iraniana resiste fermamente, impedendo» agli Stati Uniti di «prendere il controllo di questo Paese proprio come lo controllavano prima».
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Gli Stati Uniti sono pronti a un incontro per negoziare un accordo con l’Iran. Il messaggio è stato inviato «tramite canali multipli» da Washington a Teheran e, secondo Axios, Turchia, Egitto e Qatar lavorano ad un colloquio fra l’inviato Steve Witkoff e alti funzionari iraniani ad Ankara già alla fine della prossima settimana. I primi segnali della trattativa in corso per evitare l’escalation sono già arrivati: Teheran ha smentito le esercitazioni militari nello strategico stretto di Hormuz annunciate ieri dalla Tv di stato e, soprattutto, il giovane simbolo delle proteste, Erfan Soltani, è stato rilasciato. Soltani, 26 anni, era stato arrestato l’8 gennaio. Inizialmente ne era stata annunciata la condanna a morte per propaganda contro lo Stato, poi ritrattata dalle autorità iraniane. Gli Usa avevano più volte messo in guardia Teheran rispetto ad una sua esecuzione, minacciando di attaccare se fossero stati giustiziati i dimostranti. Dopo l’incertezza sulla sua sorte, l’ong Hengaw aveva ottenuto rassicurazioni che fosse vivo. Oggi la buona notizia: come annunciato dal suo avvocato Amir Mousakhani, Erfan è stato rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di «due miliardi di toman» (poco più di 10.000 euro).
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// cerco il widget. Necessario se c’è un’altro widget di Outbrain in pagina (es: inread)
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